Uscisse oggi, I vidioti sarebbe molto più affascinante

Magari il nome di “Weird Al” Yankovic non vi dirà molto, ma è probabile che lo abbiate visto comunque in TV o al cinema, visto che in quasi tutte le sue apparizioni interpreta sé stesso, anche in prodotti molto conosciuti come la trilogia di Una pallottola spuntata o How I Met Your Mother. E probabilmente avrete visto inconsapevolmente anche qualche clip de I Vidioti, visto che alcune delle sue gag su internet anni fa venivano spesso condivise, pur ignorandone il film d’origine.

In America “Weird Al” è una figura decisamente conosciuta sin dagli anni ’80, quando si era fatto un certo nome parodiando alcune delle canzoni più note dell’epoca. Yankovic amava perculare la cultura pop con canzoni demenziali, e visto che il cinema stava andando di pari passo con la sua “passione” grazie soprattutto ai Padre, Figlio, e Spirito Santo della commedia parodistica anni’80, Mel Brooks, i fratelli Zucker, e Jim Abrahms, per Yankovic sembrava fosse il momento di approdare al cinema traducendo la sua comicità sul grande schermo.

Dopo aver fatto un apparizione su Una pallottola spuntata e Tapeheads nel 1988, “Weird Al” mise nero su bianco un soggetto originale, cucito su misura per lui stesso.

Quando ancora si facevano i film a misura di comico

Inizialmente il film doveva essere poco più che un gag reel fatto di sketch autoconclusivi, finché poi non si preferì dare una storia e un contesto alle gag per rendere il tutto più cinematografico, con l’intenzione di renderlo un mix tra Walter Mitty (non il film con Ben Stiller che è un remake, ma l’originale del 1947, qui uscito come Sogni Proibiti) e i film-parodia dei tempi sulla falsariga di Balle spaziali.

La storia cucita su misura è su George Newman (interpretato da “Weird Al” stesso), un tizio un po’ svagato, perennemente distratto dai suoi viaggi mentali che lo portano letteralmente a sognare ad occhi aperti, che si ritrova a capo di una sfigata emittente locale che nessuno guarda, Canale 62, dove può dare sfogo alla sua fantasia senza paura delle conseguenze.

Ne nascono una serie di programmi e film folli che incredibilmente trovano un proprio pubblico, tanto da mettere in pericolo gli ascolti di Canale 8, network che farà di tutto per bloccare l’ascesa del nuovo canale.

L’idea di base era fantastica: esiste una realtà tanto sgangherata quanto potenzialmente divertente quanto quella delle TV locali? Piene di folklore, appartenenti a un’era ormai passata, lontane dalla sempre più inquietante globalizzazione, e (relativamente) libere di fare come vogliono, quello della TV private era un contesto perfetto su cui basare una commedia, eppure I Vidioti si accontenta di essere un – comunque divertente – collage di gag.

Non che sia una colpa, visto che per Yankovic stesso I Vidioti doveva essere “solo” una mitragliatrice di gag demenziali, con il polt di Canale 62 usato come semplice scusa per dargli un contesto più cinematografico, ma è palese che le cose più divertenti sono riconducibili soprattutto alle sgangherate vicende di Canale 62, con intuizioni anche originali (come il TG di Canale 62 fatto di sole riprese dal basso a causa del cameraman nano) piuttosto che ai singoli sketch.

Alcune gag parodistiche di Yankovic sono simpatiche, altre fantastiche (Conan il bibliotecarbaro, Il mondo di Raul), altre memorabili (Spatola City, Ghandi 2), ma l’impressione è che se avesse voluto essere una commedia vera e propria, piuttosto che un film al servizio delle singole gag, sarebbe potuto essere una vera perla, mentre ad essere delle perle sono “solo” gli sketch televisivi di Canale 62.

Forse il film non credeva abbastanza in sé stesso, o meglio, nel suo concept ridotto a “semplice” motore per gag divertenti ma fini a sé stesse.

Il caro vecchio mondo analogico

L’idea di un film nel mondo delle TV private libere e lontana dalla globalizzazione sarebbe interessante soprattutto oggi che omologazione e franchising ossessivo hanno reso tutto più o meno uguale a sé stesso, dove ormai il folklore e le realtà strettamente locali stanno sparendo sempre di più.

L’essere liberi dal (non avere) pubblico generalista permetteva di sperimentare e lanciare volti sconosciuti (soprattutto nel ramo dello sport, vero fiore all’occhiello delle TV locali), importando anche prodotti che all’estero erano cult assoluti ma su cui qui nessuno ebbe l’intuizione di puntare davvero, come Seinfeld (il nostro articolo qui), arrivato qui su La 7 quando ancora si chiamava TMC e purtroppo mai davvero dominante sul mercato italiano quanto avrebbe potuto essere (ma del resto persino un istituzione come Friends in Italia ha avuto molto più successo con l’approdo su Netflix nel 2016 che con i primi passaggi in RAI più di 20 anni fa).

E a proposito di Seinfeld, I vidioti segnò l’ultima apparizione al cinema di Michael Richards prima di esordire – sempre quell’anno – nella sitcom di Jerry Seinfeld & co. , oltre che una delle ultime di Fran Drescher pre-La tata.

Sì, lo so, la nostalgia non fa vedere le cose con obiettività, e bla bla bla… lo so, ma lasciatemi i miei 5 minuti di “si stava meglio prima”: avevamo – col senno di poi – poche cose, e magari anche di scarsa qualità, ma ce la facevamo andare bene. Oggi invece abbiamo tutto, e non ce lo facciamo mai andare bene, motivo per cui forse I vidioti uscì in un momento storico in cui non si poteva ancora apprezzare appieno l’ironico romanticismo intorno al mondo che rappresentava.

Il film fu un mezzo flop per la sua uscita nella rovente estate del 1989, dove si ritrovò schiacciata da Batman, Indiana Jones, Ghostbusters II, Vendetta privata, e Arma Letale 2. Ma venne presto riscoperto grazie a, manco a dirlo, i vari passaggi nelle TV locali.

Le cassette (vi ricordate quando le chiamavamo così invece del più borghese “VHS”?) de I vidioti andarono a ruba senza possibilità di nuove edizioni a causa dello scarso successo al botteghino, tanto che fino al 2002, quando fu riproposto in DVD, i VHS de I vidioti venivano rivendute anche a 100 dollari. Per assurdo oggi ne potrebbero valere 10 volte tanto.

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