Tron: Legacy è tanto bello da vedere quanto brutto da guardare

Strano a dirsi oggi, ma la Disney fino a 10 anni fa poteva ancora floppare. E anche di brutto. Tralasciando crimini di guerra vari come High School Musical e le serie di Disney Channel, gli anni 2000 per la Disney non furono proprio rose e fiori, con film che oggi siamo abituati a definire “classici” che ai tempi furono in realtà flop o semi-flop (Atlantis, Il pianeta del tesoro).

Praticamente l’unica vera gallina dalle uova d’oro – neanche così prevista – fu Pirati dei Caraibi. E quando hai infiniti fantastiliardi, le idee scarseggiano, e vedi che tutti ti superano che fai? Ovvio, compri la concorrenza.

Il resto è storia: la Disney in pochi anni si compra Pixar, Marvel, Lucasfilm, ed eccoci al giorno d’oggi. E chissà come sarebbe messa oggi la Disney senza quelle acquisizioni, visto che quasi tutti i suoi tentativi di creare il prossimo grande franchise hollywoodiano furono dei flop clamorosi: Prince of Persia, L’apprendista stregone, John Carter da Marte, The Lone Ranger e, soprattutto, Tron: Legacy, verso cui la Disney poneva un’infinità di speranze.

Basti pensare ai mille progetti partiti a film non ancora distribuito, un vero e propria espansione in stile Star Wars prima ancora che la Disney si comprasse la Lucasfilm tra fumetti (Tron: Betrayal), serie TV (Tron: Uprising), cortometraggi (Tron: The Next Day) e videogiochi (Tron: Evolution). Non dei semplici atti promozionali, ma un vero e proprio sondaggio del terreno.

Il problema di Tron: Legacy è essere un blockbuster degli anni 2010

Tron: Legacy partiva dalla visione di Joseph Kosinski e dal suo TR2N, un ibrido tra un trailer e un cortometraggio per convincere la Disney a dargli luce verde sul progetto. TR2N aveva un’estetica unica, una sorta di cyberpunk attualizzato al mondo digitale, originale, non equiparabile a nient’altro mai visto prima, il che bastò alla Disney per iniziare a contare i soldi fatti ancor prima di incassarli. Il problema di Tron: Legacy è che alla fine rimase allo stesso punto di TR2N… nient’altro che una bellissima visione.

Sul piano tecnico Tron: Legacy è TR2N con un budget centuplicato: visivamente e tecnicamente eccezionale, pazzesco, ambizioso, forse l’ultimo film fantasy/fantascientifico ad avere un suo stile piuttosto che un’imitazione del Matrix/Signore degli Anelli/Star Wars/Harry Potter/fenomeno di turno.

Il problema è che (e non è un complimento) a rivederlo oggi in effetti Tron: Legacy nella sua formula è stato un capostipite di molti blockbuster dell’ultimo decennio: uno dei primi franchise dormienti dagli anni ’80 riesumati dopo anni di oblio (parlo di revival con l’intento di riavviare un intero franchise, non di cul-de-sac come Rocky Balboa o il quarto Indiana Jones), con qualche abuso di troppo del ringiovanimento digitale, scrittura piatta, svogliatezza generale di tutto il cast, durata eccessiva, tanta noia, e la speranza di creare un nuovo grande franchise in provetta, nato per essere un successo facendo i conti senza l’oste.

Ebbene, Tron: Legacy soffre in primis di questo: credersi un successo a botta sicura, illudersi che il pubblico possa bersi all’infinito la solita pigrissima formula e avere comunque una reazione positiva. Neanche gli si può dar torto purtroppo, visto che il ripetere la stessa formula all’infinito con minime e irrilevanti variazioni si rivelerà un successo (parlo ovviamente del MCU).

Probabilmente oggi che il pubblico è diventato ancor meno pretenzioso sarebbe un successo, e infatti un Tron 3 è stato prontamente messo in cantiere dopo anni di stasi.

Tra le altre cose, Legacy soffre anche un po’ della tendenza dei blockbuster dell’epoca a prendersi maledettamente sul serio, figlia della Cavaliere Oscuro-wave persino nello scimmiottamento alle musiche di Hans Zimmer. Perché sì, ci sono grandi tracce dei Daft Punk, ma anche un’infinità di temp music (musica predefinita su cui si fanno i pre-montaggi, messa come pezza in attesa del vero score del film) su cui il duo non ha colpe, a cui oggi purtroppo non sfuggono neanche colossi del campo come Danny Elfman, figuriamoci i Daft Punk qui al loro debutto cinematografico.

 Un film così insipido che oggi sarebbe un successo

Tron: Legacy è il classico film che in una delle inguardabili classifiche di WatchMojo sui “franchise con cui riprovarci” finirebbe tra le prime posizioni. Talmente originale, affascinante, e unico nel mondo che propone da fregarsene colpevolmente di tutto il resto, seguendo la credenza tutta Disney secondo cui basti regalare un paio di elementi validi per risultare iconico all’istante. Un po’ come la gara a chi trova l’aforisma più d’impatto sul primo Avengers.

Come avrete capito non sopporto la Disney moderna. Critiche semplicistiche del tipo “la Disney fa solo film per bambiniiiiii” non mi interessano e le lascio volentieri a qualcun altro: non sopporto la Disney dell’ultimo decennio per l’ossessiva standardizzazione dei suoi prodotti, fatti in serie e così uguali a sé stessi da sembrare creati in laboratorio, con una formula destinata ad appiattire ogni slancio personale di qualsiasi regista, con film che sembrano mirare unicamente ad arrivare a più tipi di pubblico possibile e mettere d’accordo tutti. E quando si vuole piacere assolutamente a tutti, si sacrifica inevitabilmente parte della propria personalità. E un film, senza una personalità propria, non è nulla.

Così come trovo esagerato quando le loro rare e timide – ma non particolarmente audaci -concessioni di autorialità vengono spacciate per encomiabili esempi di libertà creativa, come nel caso di Pantera Nera, Winter Soldier o I Guardiani della Galassia, che a me piacciono pure, ma che vengono esaltati in modo esasperato solo perché provvisti di un minimo di personalità in più della – non esaltante – media.

Ma spacciare per chissà cosa (o peggio ancora, per “innovativo”) una qualsiasi intuizione leggermente più coraggiosa e fuori dallo standard medio è una tendenza che oggi colpisce un po’ tutti, non solo la Disney.

E’ il gioco delle parti: rendere un prodotto vendibile a chiunque è comprensibile da un punto di vista aziendale, lo è meno dal mio di semplice spettatore che ci tiene a vedere prodotti diversificati e non fatti con lo stampino.

E il grande rimpianto è proprio quello: stavolta con Tron: Legacy la Disney aveva tra le mani qualcosa di DAVVERO originale, mai visto prima (ovviamente escludendo il primo Tron), e con un gran bel potenziale. E invece si è preferito non rischiare col blockbuster pigro, noioso, dalle dinamiche viste e straviste, dandoci una delle vittime più illustri della formula dell’usato sicuro che tanto attanaglia Hollywood. Magari con Tron: Ares andrà diversamente, ma ho qualche dubbio, ulteriormente motivato dalle recenti manovre di Bob Iger & co. (ogni riferimento ai nuovi Mulan, Aladdin, Dumbo, Il Re Leone è perfettamente voluto).

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