The Nice Guys è la miglior commedia action degli ultimi anni

Shane Black ha piazzato uno dei migliori film americani degli ultimi anni e non se ne è accorto nessuno.

Liquidato superficialmente dai più come una “cazzata” (e cito fonti autorevoli), The Nice Guys fu a suo tempo in realtà un regalo bellissimo, il ritorno ad un’idea di cinema di intrattenimento della quale in tempi meno aridi  Black stesso era stato l’esponente più illustre (dalla sua penna capolavori come Arma Letale e L’ultimo Boyscout, nonché l’ottimo Spy). Niente. Nonostante la presenza di star come Ryan Gosling (nel ruolo della vita, poi ci torno) e Russel Crowe non incontrò il successo meritato.

E poi quanto spaccava questo Red Band Trailer?

Trama. Los Angeles, 1977. La pornostar Misty Mountains è morta. Sua nonna è convinta di averla vista dopo il presunto omicidio. Holland March (Gosling), scalcinato detective privato con l’innata dote di sbrogliare i misteri più fitti “cadendo” letteralmente addosso alle prove, viene incaricato di cercarla.

Le sue tracce portano ad una certa Amelia (Margaret Qualley): quest’ultima non gradisce essere seguita, quindi assolda il rude picchiatore Jackson Healy (Crowe) per togliersi March dai piedi. Dopo una serie di sfortunati eventi i due si troveranno a collaborare su un mistero intricato fatto di pornografia, ricatti e morte, e che porterà dritto all’industria automobilistica di Detroit.

Definito una “commedia noir” come l’esordio di Black, Kiss Kiss Bang Bang (il nostro articolo qui), The Nice Guys è un film che fa ridere, e su questo siamo (spero) tutti d’accordo. I motivi sono molteplici. Gosling e Crowe sono affiatati e sono i primi a divertirsi, ad esempio, e ad una commediella americana media basterebbe questo. Qui l’aspetto essenziale è però che sono prima di tutto supportati da un materiale a prova di bomba.

A vedere molte interviste di Black in merito, la questione che emerge è sempre la stessa: “questa è prima una detective story, poi una commedia”. L’impianto narrativo è infatti costruito a regola d’arte e le gag sono organiche, funzionali, spesso fini (penso al “tavolo umano” alla festa pazza ad Hollywood) e imprevedibili (la scena in cui i due amici si liberano di un cadavere), comunque sempre capaci di elevare le brillanti trovate della sceneggiatura.

La scrittura di Black lavora su più livelli: la costruzione di personaggi incasinati, degli underdog in piena regola, che togliendogli quel velo ironico sarebbero perfetti anche per un dramma; il mistero, messo in piedi con precisione chirurgica; la commedia, sempre di gran gusto e mai prevedibile, mai cercata con quell’occhio ossessivo e mai autocompiaciuta, che spesso ha derive surrealiste irresistibili (l’ape gigante, l’apparizione di Nixon). E poi il tocco finale è il buddy, genere di cui Black è praticamente il papà: è vero che Arma letale viene dopo altre cose come 48 ore di Walter Hill, ma di fatto ha definito le regole del filone.

Russell Crowe e Ryan Gosling sono sublimi; il primo nel suo personaggio migliore dopo tantissimo tempo, il secondo in una prova titanica, sottovalutatissima. Purtroppo il simpatico canadese dagli occhi di ghiaccio è da inserire dritto dritto nella lista degli attori criticati più superficialmente dal pubblico generalista, sempre con quella storia dell’espressività (utilizzata 9 volte su 10 senza cognizione di causa, basti pensare che c’è chi è seriamente convinto che NICOLAS CAGE sia inespressivo…), e se c’è una prova che dovrebbe mettere tutti a tacere è proprio questa qua, che puntualmente viene sottovalutata in quanto “comica”.

Ovviamente il personaggio di Gosling è molto di più dei suoi (esilaranti) tic comici: le varie sfumature che riesce a metterci dimostrano uno studio fatto a dovere sul personaggio, che anzi nei momenti “seri” rivela tutta la malinconia di base con cui è concepito.

Ma è questa la forza del film, come un po’ di tutte le cose di Black: l’energia e l’affetto con cui vengono raccontati i perdenti, gli antieroi tipici del noir, gente piena di difetti e dal passato tragico.

I suoi emarginati, persone che hanno sbagliato troppe volte e in cui non crede più nessuno, si ritrovano a portare avanti piccole-grandi battaglie personali: come già con il Joe Hallenbeck di Bruce Willis ne L’ultimo boy scout (forse la sceneggiatura capolavoro di Black, ne parlavamo qui), i due protagonisti di The Nice Guys vincono lottando contro realtà torbide ma soprattutto contro il loro status, contro il fatalismo del noir che li vorrebbe costantemente sconfitti, condannati dal proprio passato. La loro forza sta nel non demordere nemmeno messi nelle situazioni più assurde, non importa quanto male si facciano (letteralmente: Ryan Gosling cade non si sa quante volte da altezze notevoli, arrivando a considerare l’ipotesi di essere immortale).

La sceneggiatura di The Nice Guys costruisce personaggi interessanti e tangibili, dandoci tra le altre cose un saggio su come andrebbe scritto il personaggio del “bambino intelligente” (ma d’altronde parliamo dell’autore di Scuola di mostri), archetipo tanto caro ad Hollywood: la figlioletta sagace di Ryan Gosling (Angourie Rice) nel film non è solo divertente, ma è anche estremamente funzionale e attiva ai fini della narrazione (cruciale il suo contributo per l’arco del personaggio di Russell Crowe).

Black gioca poi abilmente con i cliché delle detective story, dell’hard boiled, in generale con gli archetipi del cinema “rude”, sovvertendoli dove serve per dare al racconto le sue svolte più inaspettate e per creare le gag più riuscite.

Come quando Robert Downey Jr. – in uno slancio tipicamente macho – azzarda una roulette russa per interrogare un sicario in Kiss Kiss Bang Bang e finisce con l’ucciderlo, Ryan Gosling ci spiega i trucchi del mestiere del detective in voice over, tirandosela anche un po’, e poi finisce ferito quasi a morte durante un’operazione semplicissima.

Shane Black usa gli ingredienti che hanno definito tutto il suo cinema, sfrutta la sua conoscenza profonda del genere hard boiled alimentata da letture su letture, e alla fine affina la sua formula, sempre più sfiziosa, sempre più densa di riferimenti e sempre più impeccabile.

Come accennavo sempre nel pezzo su Kiss Kiss Bang Bang, i suoi lavori sono perfetti se si vuole godere dell’arte della scrittura più di ogni altra cosa. Poi anche come regista se la cava benissimo, dato che le trovate vanno tutte a segno, ma rimane abbastanza “invisibile”, lasciando che sia la sua sceneggiatura perfetta a lasciarci ammirati. Peccato che la scrittura non sia una cosa a cui molti fanno realmente caso, come dimostra l’accoglienza fredda riservata a un film così pregevole.

Il divertimento in The Nice Guys sta nel vedere quanto abile sia Black a rimescolare le carte, a scrivere un film che in fin dei conti somiglia parecchio agli altri suoi e allo stesso tempo no; un film che tra le righe ci invita anche a non dare per scontate né per morte le qualità dei suoi predecessori illustri, dato che resuscitando quella vecchia scuola di pensiero umilia la stragrande maggioranza delle commedie action americane degli ultimi anni.

Eddie Da Silva

Killer professionista in pensione.

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