Suicide Squad è il film che avremmo girato noi a 14 anni coi soldi

Abbiamo avuto l’extended cut a redimere Batman v Superman, e a breve avremo la Snyder Cut a redimere Justice League (dò per scontato che sia meglio perché fare peggio della versione di Whedon è impossibile), chissà se avremo anche il famigerato Ayer’s Cut sul tanto odiato e disastroso Suicide Squad. La domanda è: importerebbe davvero a qualcuno? Insomma, Suicide Squad è talmente brutto e sbagliato nell’anima che nessuna imposizione dall’alto della Warner potrebbe aver essersi macchiata di un atrocità del genere.

Perché sì, che ci sia stato qualche ritocco post-shitstorm di Batman v Superman è indubbio (vi ricordate il primo depressissimo trailer? E quello tutto cool ed energico con Bohemian Rhapsody appena la Warner ha sentito puzza di bruciato?) ma Suicide Squad non è brutto per qualche visibile ritocco posticcio, Suicide Squad è brutto perché è un macello e basta.

Già dai primi minuti Suicide Squad corre ai ripari dall’accoglienza di Batman v Superman in modo talmente disperato dal voler risultare cool a tutti i costi, ostentando ad ogni occasione un colonna sonora talmente sputtanata da sembrare la playlist impazzita di un 14enne, come se dovesse rifugiarsi nei sentimenti popolari evocati da canzoni ancora più popolari per darsi una personalità che accontenti tutti (sul serio: Bohemian Rhapsody, House of the Rising Sun, Without Me, Sympathy for the Devil, Seven Nation Army… l’Ayer’s Cut cosa avrebbe incluso? We Are the Champions? Creep? Enjoy the silence? Thriller?)

Ma perché ci tocca sempre la morale? Dobbiamo sentirci in colpa anche quando ci divertiamo?

Suicide Squad ha un difetto che si eleva sopra tutti (che poi è lo stesso problema del Joker con Phoenix): non ha il minimo coraggio ad essere un film con dei protagonisti cattivi. Vorrebbe essere un film su reietti della società, ma finisce per essere un film su reietti della società che si scoprono teneri e pucciosi, in modo inutilmente melenso e retorico, quando il suo scopo dovrebbe essere solo non prendersi sul serio, e puntare all’essere una follia piuttosto che un insegnamento da quattro soldi, con pipponi sull’onore tra criminali e morale da strada su quanto “i veri criminali non siamo noi, ma quelli che stanno dentro al Parlamento”.

Non dicono proprio queste parole ma la sostanza è quella: criminali buoni e incompresi, Governo cattivo e impunito. Per di più con l’aggravante di essere attuato su personaggi che non devono essere antieroi, ma solo degli psicotici senza appello. Parlo in particolare dell’Harley Quinn suicide girl, che nonostante sia una pazza omicida malata di mente viene mostrata come una vittima incompresa, racchiudendo in sé tutto quello che il film NON doveva essere.

Due parole sul Joker di Jared Leto: una barzelletta. Anzi, magari lo fosse, perché se facesse ridere allora il Joker lo sarebbe eccome: meglio pietoso. E tremo al pensiero di quanto se la stesse sentendo calda Leto nel fare quel trapper conciato da Joker rubato al Buz Luhrmann/Guy Ritchie di turno. Che poi a rendere Leto un Joker accettabile non ci sarebbe voluto molto con quella faccia da spaventapasseri che ha (sì lo so, rimorchia più di tutti noi messi insieme, ma sempre una faccia da spaventapasseri resta). Un Joker da cancellare al più presto, anche se almeno al contrario di altre versioni non attacca pipponi su quanto la società sia cattiva (anche se quel “We live in a society” nel trailer della Snyder Cut mi ha fatto tremare di paura).

Pagliaccio.

Per farla breve: Suicide Squad non ha il coraggio di proporre dei cattivi, né di avere un minimo di ironia (fare battute non significa avere ironia), proponendo i suoi presunti antieroi come eroi a cui la società cattiva ha appiccicato il prefisso “anti”. Per dirla come la direbbe David Ayer, Suicide Squad è un film che non ha le palle, nonostante per tutto il film ci tenga a ribadire di averle perché… boh, perché hanno tatuaggi in faccia e dicono parolacce.

Forse il film avrebbe necessitato di un Rated R per respirare di più, ma probabilmente Ayer avrebbe sfruttato il rating solo come scusa per dire qualche parolaccia in più piuttosto che per sentirsi libero da vari tabù, come per cogliere la possibilità di rappresentare senza censure la relazione malata tra Joker e Harley Quinn, qui ripulita da abusi e violenza di coppia per diventare una versione adolescenziale di Bonnie e Clyde.

Vorrebbe essere Blade 2, ma finisce per l’essere un Blade Trinity peggiore

Alla fine gli unici personaggi a salvarsi sono Amanda Waller perché buca abbastanza lo schermo, Harley Quinn perché è Margot Robbie, Will Smith perché è Will Smith, e Slipknot (a “L’uomo che può arrampicarsi ovunque” ho riso come un idiota) perché coi suoi 10 secondi di screentime almeno ha la decenza di morire come un cretino in quello che è forse l’unico momento di autoironia del film. Non so neanche quanto voluto.

Se tutti i personaggi del sequel di Gunn seguiranno la falsariga di Slipknot, il film mi ha già conquistato. E viste le premesse, come John Cena con quel casco da scemo, sono sicuro che non rimarrò deluso.

Qualcuno potrebbe pensare che le mie critiche sono riconducibili alle imposizioni della Warner, dal Joker ridimensionato, al tentativo di alleggerire il film e renderlo una Guardiani della Galassia per poveri, anche perché stando ad Ayer – e non solo – il film in origine sarebbe dovuto essere molto più dark e sulla falsariga del primo trailer, come se “dark” si traducesse automaticamente in “migliore”. Che poi “Il film in origine doveva essere più dark” è da sempre la prima frase che sentiamo ogni volta che un film risulta un disastro, un automatismo che scatta come quando, ad ogni strage nel mondo, Twitter si riempe di “I miei pensieri e le mie preghiere alle vittime”. Cavolo, uscisse oggi anche il Catwoman di Halle Berry “sarebbe dovuto essere più dark”.

Difficile pensare che un eventuale Ayer’s Cut possa salvare chissà quanto: dark o meno tutta la storyline di Incantatrice e del fratello pazzo è così noiosa da far rimpiangere Thor: The Dark World, ed è tutto così piatto visivamente che se si prendesse una clip a caso potrebbe essere confuso con altri 500 film identici (fine del mondo col raggio blu sparato in cielo? Dove l’ho già visto?).

Senza contare che, anche escludendo tutto quello che è stato palesemente aggiunto/modificato post-Batman v Superman (punto i miei 10 cent su Killer Croc che dice “Io sono bellissimo” e sul DIVERTENTISSIMO fetish per gli unicorni rosa di quel simpaticissimo mattacchione Capitan Boomerang), non si intravede alcuna speranza di redenzione.

Perché Suicide Squad manca completamente di spunti interessanti: dopo una prima parte ubriaca di intro e Greatest Hits, tutta la parte centrale è essenzialmente la Suicide Squad che parla mentre passeggia, con qualche scazzottata di CGI di mezzo, alternata con una spruzzatina di flashback, per poi tornare a parlare passeggiando, magari lamentandosi del meteo o di quanto i veri criminali non stanno in galera ma dentro il Parlamento.

Il tutto con un po’ di regia videoclippara piena di immagini avulse dal contesto, giusto per poterle montare in sede di trailer e far sembrare il film più cool di quanto non fosse (Harley e Joker che si gettano nell’acido sembra uno di quei videoclip di metà anni 2000 dove il cantante di turno ricreava e impersonava nel videoclip la scena del blockbuster a cui legava il singolo).

Poi si arriva al solito terzo atto di tutti i cinecomic, ossia un noioso festival di CGI di 40 minuti filati, e tutti a casa, pronti al prossimo parco divertimenti di 2 ore e 20.

Suicide Squad è un anonimo blockbuster random coi soliti 40 minuti di troppo, che si sente tanto figo, mattacchione, e con una colonna sonora che avrebbe scelto il mio io 11enne dopo aver scoperto YouTube. Colpa della Warner? Neanche mi interessa: con buona pace di Jared Leto, preferisco dimenticare.