Star Wars: Gli Ultimi Jedi – Il contraddittorio

Due anni fa Star Wars Episodio VIII – Gli ultimi Jedi ha spaccato in due il mondo tra chi lo riteneva un’aberrazione e chi un coraggioso passo in avanti. Ebbene, questa spaccatura è avvenuta anche all’interno della nostra redazione. Eddie e Dario si sono riempiti di botte e non si sono parlati per mesi. Un’amicizia stroncata perché l’uno non si capacitava di come l’altro potesse pensarla così diversamente. Di solito i due sono d’accordo più o meno su tutto, uniti nella loro battaglia disperata contro il mondo, ma stavolta no. Su una cosa possiamo convenire: quel maledetto di Rian Johnson voleva esattamente questo. Eccovi un succoso contraddittorio.

PERCHÉ NO

by Dario Antolini

Prima premessa: continuare Star Wars dopo Il ritorno dello Jedi non aveva senso. La storia era finita, l’Impero era sconfitto, Darth Fener era tornato Anakin Skywalker, l’Imperatore era morto e vissero tutti felici e contenti… dunque l’annuncio che nessun fan vorrebbe sentire, ossia che la Disney si era comprata il franchise, mi riempiva di mille paure.

Seconda premessa: Episodio VII mi era piaciuto. È un remake del IV immerso nel fan service, ma nel complesso era un discreto punto di partenza, anche se condizionato nel suo giocare sul sicuro dall’accoglienza fredda dei prequel, e metteva subito sul piatto mille domande per cui essere curiosi di vedere i sequel. A molti queste “mille domande” suonavano come buco di sceneggiatura, ma per me erano giustificate dall’essere parte di un primo capitolo, quindi con ben due film in cantiere per far quadrare tutto. Insomma, avranno ovviamente pensato a tutto prima di rendere Rey un X-Men a caso. Vero? Vero che ci hai pensato J.J.?

Conoscete tutti Kevin Feige no? Il capoccia che sta dietro ai Marvel Studios che supervisiona che tutto fili liscio e coerente nell’arco di 300 film per arrivare al gran finale senza buchi o intoppi di trama? Ecco, è esattamente quello che è mancato ai nuovi Star Wars. Certo, Feige e la Disney hanno dato ai 20 film della Marvel una coerenza talmente a prova di bomba che hanno tutti la stessa piattezza visiva e narrativa, ma almeno hanno un punto di arrivo, hanno Avengers: Endgame come centro di tutto. Che è un po’ quello che era Lucas per la trilogia originale, un supervisore che lasciava dirigere agli altri la sua creatura. Non solo è un ruolo fondamentale in una saga sviluppata in più film scritti e diretti da gente sempre diversa, ma è addirittura vitale dal momento in cui tu affidi il tuo primo film a J.J. Abrams, uno che (chiunque abbia visto Lost lo sa) è tanto bravo a porre domande quanto scarso a dare risposte. Ma come diceva mia madre quando ai colloqui coi professori scopriva che ero a un passo dalla bocciatura “tutti i nodi vengono al pettine”.

Chiunque sia cosi masochista da leggere i commenti dei social ricorderà l’accoglienza ricevuta da Gli ultimi Jedi, trattato come la più grande sciagura della storia dell’umanità dopo la peste e il surriscaldamento globale. Gli ultimi Jedi è palesemente lontano da quelle che erano le intenzioni (se mai ci fossero state) ai tempi de Il risveglio della Forza. Un po’ perché sbriga in fretta e furia molte delle domande del film precedente (qualcuno ha detto Snoke?), un po’ perché scritto con una schizofrenia preoccupante e un po’ perché ignora completamente quanto detto nei precedenti 6 film.

Sappiamo tutti quanto il fandom di Star Wars sia, insieme a quello dei Marvel Studios, un concentrato di psicotici e frustrati capaci di diventare pericolosi se non la pensi come loro (una volta ci ho parlato dal vivo, meravigliato dal fatto che esistessero davvero e non solo su internet… non è stato piacevole). Gli stessi fan capaci di minacciare di morte Kelly Marie Tran per quanto fatto su Gli ultimi Jedi (ossia recitare una parte che lei neanche ha scritto) salvo poi finanziare chi “gli ha rovinato la vita” abbonandosi a Disney + per urlare QUANTO E’ CARINOOOO Baby Yoda.

Insomma, è molto facile fare dei fan psicotici di Star Wars e dei fan a cui semplicemente l’8 non è piaciuto un solo fascio. Ma, se facciamo il titanico sforzo di togliere dalle critiche dei fan le urla, le minacce di morte, le petizioni per rifare il film, gli insulti e altre imbarazzanti reazioni emerge che… le critiche sono purtroppo giuste. Urlate con più odio delle leggi razziali del 1938, ma purtroppo motivate da ben 6 film precedenti.

Luke: “Non posso salvarlo”, Leila: “Lo so che mio figlio è perduto”, Luke: “Nessuno è mai davvero perduto”
Dialogo chiaramente scritto da uno schizofrenico.

Direi che l’incoerenza su cui viaggia tutto il film si possa riassumere in questo dialogo surreale, dove Luke cambia idea sulla redenzione nell’arco di 5 secondi. Perché quando basi tutta la trilogia classica sul concetto che chiunque può redimersi, con Luke Skywalker che vede ancora del bene in Darth Fener, ossia l’uomo che ha tenuto sotto scacco la galassia sotto un regime nazista per anni, e poi mi proponi lo stesso Luke Skywalker che ha la tentazione di uccidere il nipote MENTRE STA DORMENDO solo perché ha avuto brutte sensazioni su di lui (e meno male che “nessuno era davvero perduto”), allora sei giusto un pelo fuori strada. Ah, e in tutto questo Luke dovrebbe essere un Jedi. Dite quello che volete ma almeno Anakin/Darth Fener aveva la decenza di uccidere i bambini da svegli e in condizioni di difendersi.

Certo, il Luke de Gli ultimi Jedi è molto diverso da quello che ricordavamo: è un Luke decadente e che non crede più in nulla, un equivalente Jedi del Batman di Frank Miller, ed è di gran lunga la miglior prova attoriale della carriera di Mark Hamill, che si prende la sua seconda rivincita al cinema dopo aver avuto la prima negli anni ’90 grazie al Joker, ma resta qualcosa di terribilmente incoerente e forzato. Perché, se l’uomo più cattivo della galassia poteva redimersi, non può farlo neanche tuo nipote che è passato al lato oscuro solo l’altroieri dopo aver avuto tante tentazioni di tornare tra i buoni? Boh, nel dubbio ammazzalo nel sonno.

E meno male che c’e’ il triangolo Luke-Rey (<3)-Kylo Ren a tenere la scena, perché tutto quello che non riguarda loro sfocia nel soporifero. Finn, tolto il faccione inevitabilmente simpatico di John Boyega, è un vuoto di interesse. Poe Dameron ne è ancora più vuoto e non è un caso che pur di dare un senso ai due personaggi molti volessero una storia tra i due appellandosi alla legge di Rocky “io c’ho i vuoti, lei c’ha i vuoi e insieme li tappiamo”. Tutto quello che riguarda la Resistenza viaggia sui binari dell’anonimato, con personaggi come quello di Benicio Del Toro decisamente evitabili.

A tutto questo smentire quanto detto in precedenza aggiungiamo anche la cosa peggiore di questa nuova trilogia: la Forza.

Che la telecinesi sia con te.

Nonostante la bellissima spiegazione di Luke a Rey di cosa sia la Forza, praticamente in tutta la nuova trilogia la Forza è ridotta a banale telecinesi, presente anche nei vecchi film ma solo come elemento spettacolarizzante degli scontri. La Forza e i Jedi sono ormai equivalenti degli X-Men, persone che nascono con superpoteri e che non hanno bisogno del lungo e duro allenamento di cui parlano tutti, perché tanto la Forza emergerà da sola come deus ex machina per salvarti da situazioni scomode di sceneggiatura con nuovi poteri mai visti prima. Perché, piaccia o meno, il bambino che nella scena finale, senza manco sapere cosa sia la Forza o i Jedi, muove la scopa con
la Forza è un insulto a 40 anni di logica. Cosi come lo è Leila versione Superman, forse il momento più imbarazzante mai vissuto al cinema (e al cinema ho visto il primo Avengers).

Ma soprattutto ai nuovi Star Wars manca una cosa riconosciuta da Lucas stesso: il non esplorare oltre quello già mostrato. Nei prequel Lucas amava, col suo abuso di CGI, mostrare mondi e scenari inediti e suggestivi, completamente diversi di quelli che conoscevamo nella vecchia trilogia, dando sempre un idea di quanto la sua galassia lontana lontana fosse vasta. Al contrario, in questi episodi (tolto il bellissimo pianeta di sale dell’8) manca un impatto visivo che è sempre stato alla base di Star Wars. Ma soprattutto, manca vita. Difficile concepire come “vivi” i nuovi mondi che ci sono presentati, e viene da chiedersi se il tanto criticato feticismo di Lucas di mettere mille razze aliene in ogni sfondo non fosse più azzeccato di quanto non pensassimo.

Rian Johnson predica bene (ottima regia) e razzola male (pessima scrittura); aveva intenzione di stupire e sovvertire tutto in un modo che molti definiscono coraggioso. Belle intenzioni per carità… ma non si traduce necessariamente in “coraggio”, perché se mettere la logica da parte in favore dello spiazzamento dello spettatore è automaticamente un pregio allora dovremmo accogliere Highlander 2 come un capolavoro (per chi non lo sapesse, su Highlander 2 si scopre che i personaggi del primo film sono degli alieni da un altro pianeta. Cosi, a caso). La saga è finita nel 1983 senza lasciare spazio a seguiti, e fa molta tenerezza vedere la Disney promuovere il 9 come “la saga lunga 40 anni che giunge alla fine” o “la fine della saga degli Skywalker”, come se a qualcuno importasse davvero e concepisse minimamente il 9 come l’effettivo epico finalone. Mi spiace Topolino, ma un finale ce lo abbiamo già avuto, e il tuo lavaggio del cervello non me lo farà dimenticare.

PS: i Porg sono bellissimi.

PERCHÉ SÌ

by Eddie Da Silva

Che forza Gli ultimi Jedi. Ancora ricordo lo stupore uscito dalla sala: era tutto meno che il film che mi aspettavo. Penso di essermi sentito come uno spettatore a cui sia capitato di vedere per la prima volta Star Wars negli anni ’80. Sembrerà esagerato, ma è così. Rian Johnson mi ha liberato dal peso delle aspettative e mi ha regalato uno spettacolo realmente nuovo, dando un senso all’idea di mandare avanti una storia che aveva già avuto la sua degna conclusione. Okay, ha i suoi problemi: il ritmo a volte arranca, le storyline parallele faticano ad amalgamarsi e c’è un particolarmente insulso Benicio Del Toro. Il risveglio della forza ne usciva più “pulito”, ma questo se non si osa è abbastanza facile.

Per alcuni (tipo l’amico mio qua sopra) la sovversione operata da Rian Johnson sarebbe solo presunta, ma io a rivederlo a distanza di tempo sono rimasto sorpreso da come sia ancora più coraggioso di quanto ricordassi. George Lucas non ha nascosto di aver trovato deludente la mancanza di fantasia del VII, di questo ha detto solo che è “fatto benissimo”, un modo elegante per dire “bel lavoro ma no, non è così che io avrei mandato avanti la storia”. Lo posso capire, ed è giusto che non sia d’accordo con le scelte prese da questo film. Il punto è proprio questo.

Lucas ha sempre voluto diversificare tra loro i suoi film, sfidare sé stesso e vedere fin dove ci si potesse spingere con questo universo. J.J. Abrams con Episodio VII non ha fatto nulla di tutto questo, Rian Johnson invece sì: ha avuto il coraggio di dire “basta con gli Skywalker”, perché quella storia era già stata raccontata. Diamoci un taglio, facciamoli uscire di scena con il rispetto che gli è dovuto e lasciamo la saga in mano ai nuovi personaggi, cosa che avrebbe aperto la strada ad un nono capitolo finalmente “libero”. Ma se avete visto Episodio IX saprete già com’è andata.

La faccio brevissima: le scene migliori della nuova trilogia sono qui, per me. E non mi va nemmeno di discutere su certe cose, tipo la morte di Snoke, che è un plot twist incredibile oltre che una metafora di una potenza disarmante. “Basta col vecchio, non ne abbiamo bisogno”. Kylo Ren, di cui Johnson ha inquadrato benissimo le potenzialità drammatiche, è incazzato nero, non ne può più dell’ombra opprimente del passato. Che cazzo vuole Snoke? È il classico cattivo sulla sedia, preferibilmente dall’aspetto decrepito, quello che sentenzia e fa la risata grossa e non si sa perché dobbiamo stare lì ad ascoltarlo. Via.

Madonna che goduria.

E Kylo Ren è davvero un personaggio della Madonna, il miglior villain visto in un blockbuster dai tempi di Alfred Molina su Spider-Man 2 (a Hollywood i villain non li sanno più fare). È un personaggio vero, tormentato, umano, interpretato in maniera clamorosa da Adam Driver, che è forse il più grande attore della sua generazione. Già solo per come è gestito il suo arco narrativo ci troviamo di fronte ad una prova di maestria non da poco, ma poi c’è anche Luke Skywalker.

Anche qui, capisco tutto. La gestione del personaggio non è piaciuta nemmeno a Mark Hamill, che ha decisamente voce in capitolo, visto che quel personaggio l’ha plasmato forse più lui di George Lucas. Sul set del primo Guerre Stellari Lucas non dirigeva gli attori, che si sono trovati ad improvvisare i tratti più distintivi dei loro personaggi: non a caso gli interpreti e i personaggi sono così indissolubili e ad esempio lo spin-off su Han Solo non funziona manco un attimo. Insomma, per Mark Hamill quello non è Luke. Non il suo Luke, almeno. Eppure lo interpreta così bene, è così intenso e potente e umano, fallibile. Ed è un’altra cosa che dimostra che Johnson ha coraggio da vendere ma anche rispetto: ti consegna un Luke inaspettato, davvero rassegnato, ma alla fine non si scorda del simbolo di speranza che è stato e dà al suo sacrificio un valore simbolico ed affettivo fortissimo. È lo spartiacque tra passato e presente, e si fa da parte con una commovente dignità. E che gigante che è Mark Hamill.

Ultima nota: la storyline dei ribelli. Al cinema l’avevo seguita con meno trasporto, ma trovo che anche quella abbia alla base un discorso molto interessante. Poe Dameron, pilota impulsivo e cocciuto, incarna un certo tipo di eroe che negli anni abbiamo imparato ad apprezzare per la sua sfacciataggine. Fa di testa sua, non ascolta nessuno, e “vince” affidandosi al suo sfacciato individualismo. Qua no. Qua le sue scelte fatte senza dare ascolto agli ordini costano la vita ai membri della sua squadra, e solo dopo che l’avrà capito la ribellione sarà più coesa, più forte. Un altro archetipo cinematografico su cui viene fatto un discorso più inedito e moderno.

E quanto voglio bene a Laura Dern, è come una zia buona.

Gli ultimi Jedi era un film necessario. Non sono d’accordo con chi dice che non dà risposte: le dà, solo che non sono quelle che volevamo. Rey è figlia di mercanti di rottami, quindi la risposta alla domanda “di chi è figlia Rey?” c’è. “Chi è Snoke?” Un coglione. Direi che va benissimo. Purtroppo Episodio VIII si confrontava con un fandom impossibile, e ne è uscito negli anni con una reputazione sempre peggiore. Ma è un gran film. Imperfetto (sì ok Leila Superman fa schifo), gli avrebbe giovato qualche taglio qua e là, ma è una delle esperienze cinematografiche recenti che ricordo di aver vissuto con più meraviglia. E che bell’arredamento la stanzetta di Snoke.

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