Skyfall rinnova James Bond tornando alla tradizione

Skyfall è uno dei film più strani da valutare in ottica della saga di James Bond. Tenta di essere il più sovversivo del franchise, e al tempo stesso è quello che più si riallaccia alla tradizione spezzata da quel filmone di Casino Royale; un film che decostruisce Bond, ma che al tempo stesso si rifugia nei suoi elementi più classici.

Nel 2012 le influenze de Il Cavaliere Oscuro ancora mietono vittime, proponendo reinterpretazioni pseudo-crepuscolari di svariati franchise (l’anno dopo toccò a Superman), e Skyfall sembrava partire proprio con quelle intenzioni. Dopotutto si poteva sottrarre da certe influenze il personaggio che più di tutti aveva beneficiato della “rivoluzione” Nolaniana post-Batman Begins, ossia il Bond di Daniel Craig?

Ed ecco qui un James Bond decadente, affannato, con la barba, che non sa neanche più prendere la mira: un Bond umanizzato già visto su Casino Royale, ma coi suoi affanni che erano dettati dall’inesperienza, mentre stavolta la decostruzione di Bond passa per un autentico decadimento (Bond che “perde i poteri” nei test fisici dell’MI6 è una delle cose migliori del film) mai visto prima in tutta la saga.

Se me l’avessero descritta così senza aver visto il film, o se mi avessero fatto sentire in anteprima la colonna sonora di un Thomas Newman qui purtroppo molto HansZimmerizzato (lo scontro finale in Scozia ha le stesse identiche sonorità de Il Cavaliere Oscuro) avrei detto “Wow, molto interessante. Ma vi prego, non vi ci mettete pure voi a imitare Il Cavaliere Oscuro”.

E che dire di una scelta autoriale come quella di Sam Mendes, totalmente estraneo all’action, che poteva far presagire un James Bond che si vergognava ad essere un film di James Bond come Il Cavaliere Oscuro si vergognava ad essere un film di Batman? Grazie a Dio invece tutto si è giocato con intelligenza, e non con la sola voglia di inseguire la tendenza.

Skyfall e GoldenEye hanno lo stesso scopo, ma in due modi diversi

Skyfall aveva inoltre il compito di modernizzare nuovamente James Bond. Fa strano usare la parola “modernizzare” quando Casino Royale era uscito solo nel 2006, eppure tra il 2006 e il 2012 il mondo era completamente cambiato, mentre l’universo di Bond era ancora tecnologicamente fermo alla “rivoluzione” di GoldenEye.

Skyfall è il primo film di 007 ambientato nel contesto digitale contemporaneo dello smart-qualsiasi cosa, il primo a mettere a confronto James Bond e il “nuovo” mondo, non nascondendo mai quanto il confronto tra il vecchio e il nuovo mondo sia in generale il tema centrale di tutto il film anche al di fuori del singolo personaggio di Bond. Il cercare un compromesso tra tradizione e innovazione (sia nei temi che nello stile) del film vede James Bond venir messo di nuovo a confronto con un mondo in cui è sempre più un dinosauro, condividendo – oltre alla già citata tecnologia – un altro dei temi di GoldenEye.

Per certi versi Skyfall fa qualcosa di ancora più difficile di Casino Royale: proiettare 007 nel 21° secolo senza però privarsi dei suoi elementi più familiari, ricollegare Bond al cordone ombelicale da cui si era volutamente staccato con Casino Royale.

Come detto vengono richiamati all’appello Moneypenny, un M più vicino a quello classico (persino il suo mitico ufficio con la porta insonorizzata) e Q, qui riadattato a nerd della Silicon Valley, anche perché in effetti vedere oggi un Michael Caine di turno aggiornare sulle ultime innovazioni tecnologiche un tizio con 40 anni in meno di lui sarebbe stato… beh, strano. Non so se questo Q con il Bond classico avrebbe funzionato lo stesso, ma in contrasto con lo 007 Craig è decisamente azzeccato.

Persino Craig – soprattutto nella parte centrale – sembra più vicino al Bond classico, con una dose di ironia decisamente più sostanziosa che nei film precedenti, pur restando comunque fedele alla sua inimitabile coattagine. Cavolo, torna persino l’Aston Martin del 1964! Sì, si era già rivista su Casino Royale, ma non armata ed equipaggiata alla Goldfinger.

Il ritorno alla tradizione sta anche nella Bond song: dopo la rockettara You Know My Name, tanto diversa dalle sonorità bondiane quanto bella, e Another Way to Die, tanto diversa dalle sonorità bondiane quanto brutta, si torna a sentire qualcosa di più classico, fortunatamente anche troppo classico (in alcuni momenti riprende a piene mani Goldfinger, e non è un difetto), l’ultima vera Bond Song degna di questo nome. Se ripenso a quella lagna di Writing’s on the Wall mi viene da rimpiangere Die Another Day.

Il vero seguito di Casino Royale. O comunque la sua naturale evoluzione

Persino il finale – o meglio, tutto il terzo atto – si potrebbe definire sovversivo per gli standard della saga e dei blockbuster in generale: non un festival di azione annacquata, inutilmente pirotecnica, e talmente caciarona da essere noiosa, ma un puro e semplice anti-climax voluto. Niente stunt o esplosioni, lo scontro finale di Skyfall è atmosfera pura, è “solo” un -relativamente – sobrio scontro nella buia e vecchia casa dei genitori di Bond persa nell’affascinante deserto delle highlands scozzesi, fatta di semplici trappole e di fucili da caccia… niente di più lontano dal solito macello finale che dobbiamo sorbirci in ogni blockbuster.

Una delle sequenze finali migliori di tutta la saga: diversa, originale, affascinante, e sobria, oltre ad essere una delle rarissime occasioni dove vengono dispensati dati biografici sulla misteriosa vita del James Bond pre-MI6 (almeno nei film, nei libri Fleming ha dato a 007 una biografia ben dettagliata).

Sul piano action Skyfall non è tra i migliori Bond (anche perché per fare meglio della doppietta di Martin Campbell toccherebbe chiamare uno specialista) ma è comunque uno dei più riusciti in tutto il resto, che ricerca la tradizione senza mai sforare nella nostalgia, guarda oltre i dogmi della saga senza però snaturare nulla.

Se proprio c’è una cosa che però stona con tutto è il personaggio di Silva (Javier Bardem), troppo schiavo dell’eredità del Joker di Heath Ledger, che aveva un po’ lanciato il mantra secondo cui ogni villain doveva essere fascinoso, risultare complesso a tutti i costi, avere chissà quale rapporto simbiotico col protagonista, e ridere sempre senza motivo.

Nella saga di Bond in particolare, a risultare i migliori sono sempre stati i villain assolutamente non complessi, come Le Chiffre, giusto per restare all’era Craig, che trasudava un carisma mostruoso senza avere chissà quale scrittura, sfumature particolari, o dialoghi elaborati.

Skyfall è uno dei migliori film della saga, e il migliore dell’era Craig dopo Casino Royale, l’ulteriore prova di quanto il franchise di 007 possa adattarsi a qualsiasi era o cambiamento sociale restando sempre fedele a sé stesso. Dopotutto, se a 50 anni esatti dal suo debutto Skyfall è stato il più grande incasso di sempre della saga (inflazione inclusa) significa che a non voler vedere cambiare 007 è proprio il pubblico in primis. E meno male.

Un paio di considerazioni su No time to die

Visto che a parlare di Spectre sarà il mio illustre collega, ne approfitto per fare due considerazioni sparse su No time to die: 1) No time to die è il titolo più figo della saga. 2) La canzone di Billie Eilish non l’ho sentita, mi rifiuto da sempre di ascoltare le Bond Song in anteprima senza vederle a braccetto coi titoli di testa. 3) Nei 6 anni di distanza da Spectre è cambiato tutto, ma mi auguro di non vedere James Bond spogliato della sua indole retrograda solo per andare incontro alla sensibilità moderna: 007 è, come anche Skyfall ha dimostrato, un’icona tradizionalmente e orgogliosamente datata che non deve cambiare per nulla al mondo, ma anzi confrontarsi, con la solita ironia, col mondo che cambia davanti ai suoi occhi, senza però venirne addomesticato. 4) Pare che 007 avrà un Aston Martin elettrica.

Qualcuno ha gridato allo scandalo, ma personalmente l’idea di un Aston Martin elettrica con a cuore le tematiche green, ma che sotto al cofano è una macchina di morte tra razzi e mitragliatrici la trovo geniale, oltre che di un’Ironia molto Bondiana. Quindi se volete mettere i progressi che il mondo ha fatto da Spectre fatelo pure, ma vi prego trattateli con autoironia, che 007 non è mai stato qui per farsi investire dal progresso.

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