Shazam! è il cinecomic come andrebbe fatto sempre

Che regalo bellissimo che è stato Shazam!. Prima di cominciare a recensirlo voglio spiegarvi brevemente il perché. Sul serio, ci tengo.

Non riesco a stare sul pezzo con i trend cinematografici o televisivi, recupero tutto in ritardo, ma i film di supereroi non me li perderei mai, nemmeno il più insulso. Ovviamente il motivo è uno solo: io i film di supereroi me li guardavo da ragazzino, e mi hanno di fatto avvicinato a questo affascinante medium fatto di immagini in movimento sincronizzate con il sonoro (il cinema).

Così come secondo Spielberg “un regista vuole girare i film che guardava da ragazzino”, io voglio vedere i film che guardavo da ragazzino. O almeno, di sicuro è così quando vado a vedere un film di supereroi. Non mi interessa che la cosa venga “legittimata” con un approccio “maturo e dark” (Nolan) o con delle pause cabaret posticce che sembrano ammiccare al pubblico e dire “oh, tranquilli, lo sappiamo che questo film è una stronzata” (MCU).

E quindi i cinecomic moderni mi deludono non di rado. Sono troppo spesso aridi, indistinguibili tra loro, così noiosamente standardizzati che mi viene da piangere. Poi raggiungono punte di inettitudine e di cattivo gusto mostruose, sia i Marvel che i DC. Però io ci torno sempre. Perché? Perché il ragazzino che amava quelle cose non è mai morto, è solo lì che aspetta di provare quel brivido ancora. E insomma, Shazam! ce l’ha fatta a rianimarlo. Contro ogni previsione.

Ecco la recensione, scusate

Entro in sala a vedere un nuovo film della DC con la puzza sotto il naso. Justice League è una ferita ancora aperta e sì, Aquaman (il nostro articolo qui) mi ha divertito ma manco mi sono strappato i capelli. Nei character poster Shazam fa la dab, e a me che sono un vecchio reazionario che siede in veranda con il fucile queste cose già fanno venire il nervoso.

“Sta a vedere che ci tocca un’altra schifezza finto-geniale alla Deadpool”, dico a Dario, il mio compagno di merende e co-fondatore di questo sito. Dario annuisce e fa previsioni ancora più spaventose delle mie. Entriamo ridacchiando tra noi e preparandoci al peggio.

Shazam! inizia con un suggestivo flashback in cui viene presentato il villain, un ragazzino disagiato a cui viene offerto il potere illimitato da uno stregone comparso lì dal nulla. Il ragazzino è a tanto così dall’ottenerlo, ma lo stregone cambia idea quando si accorge che il giovane non ha intenzioni nobili. “Ci vuole uno degno”, dice, e bam!, passiamo al presente.

Il protagonista, Billy Batson, è un orfano con un carattere impossibile che scappa da ogni famiglia adottiva a cui viene affidato, ed è alla disperata ricerca della sua vera madre.

La nuova famiglia a cui viene appioppato però è diversa, i tutori sono orfani a loro volta e lo trattano con un’empatia a cui non è abituato. È a quel punto che arrivano i comprimari, ovvero i fratellastri di Billy, e il film comincia a ingranare.

C’è tanto umorismo in Shazam!, e – sorpresa – si ride. I personaggi sono divertenti come gli attori scelti per interpretarli: il protagonista è il più schivo ma lo stesso gli vuoi bene, mentre il suo side-cick, Freddy, suo fratellastro disabile ma iperattivo (interpretato da quel talento di razza che è Jack Dylan Grazer, già bravissimo in It), è davvero centrato, il vero cuore del film (ci torneremo).

Anche gli altri ragazzini orfani più sullo sfondo funzionano alla stragrande: al mitico Pedro, il ragazzino in sovrappeso, è bastato un cenno del capo per entrare nelle mie grazie immediatamente, e pochi mesi dopo lo stucchevolmente disneyano Captain Marvel (e in un film sul vero Capitan Marvel) abbiamo avuto anche una bambina brillante che non snocciola orribili frasi da libro cuore ma semplicemente si comporta da bambina, risultando genuinamente simpatica.

Poi per il piccolo Billy arriva la svolta: lo stregone compare anche a lui e lo sceglie, capisce che è “degno”. A quel punto, se Billy grida “SHAZAM!” si trasforma nel suo “pieno potenziale”, che sarebbe un supereroe con i superpoteri e con un fisico imponente, interpretato da uno spettacolare Zachary Levy, bravissimo a rendere il “disagio” di un ragazzino intrappolato in un supercorpo adulto.

A quel punto, comunque, l’amicizia tra Billy e l’entusiasta Freddy decolla, e assieme a lei anche l’avventura.

Steven Spielberg presenta: Shazam!

I riferimenti del regista David F. Sandberg (che ha un canale YouTube fantastico, se siete aspiranti filmaker buttateci un occhio) e dello sceneggiatore Henry Gayden sono chiari: il cinema per ragazzi anni ’80, che potremmo per comodità schedare come “spielberghiano”.

Il cuore infatti è quello di una sognante produzione Amblin, di quelle in cui i bambini ci stavano simpatici perché venivano rappresentati da gente che si ricordava come fosse essere bambini.

Poi ovviamente viene omaggiato il non-ambliniano Big, film dalle tematiche molto simili (ve lo ricordate? C’era un ragazzino che si svegliava e di colpo era Tom Hanks).

Però badate bene, i riferimenti sono chiari se questi film li si conosce: non c’è il citazionismo ostentato, gridato col megafono di Stranger Things, o peggio ancora di Spider-Man: Homecoming, che per dirti che sta citando una scena di Una pazza giornata di vacanza ti deve far vedere che i personaggi stanno guardando letteralmente quella scena alla TV.

(sì, qua non si va per il sottile, ma nemmeno c’è una comparsa che osserva la scena e grida “COME BIG!”)

Da quei vecchi film recupera anche una certa scorrettezza, mostrandoci ad esempio i bulli come degli infami senza appello, che sputano in testa alla gente dalla ruota panoramica e sono contenti perché hanno preso in pieno un bambino. Questo in risposta alla teoria degli sceneggiatori di Homecoming (mi dispiace pure prenderlo come esempio una seconda volta, non mi è dispiaciuto, giuro!) secondo cui i bulli “ormai ti bullizzano solo sul web”. Se fossi un bullo sarei molto offeso da questi pregiudizi.

Shazam! è un film a cui ho voluto bene perché ha vendicato la mia idea che quel modo di fare e di intendere il cinema si può “attualizzare”, che pure in un film moderno, perfettamente in linea con le esigenze del pubblico generalista, ci può essere del cuore. Il modo in cui viene trattato il tema della famiglia è sentito e sorprendentemente toccante, e anche l’idea di fare del villain un doppio negativo del protagonista, con la stessa genesi ma un diverso “risultato”, è ottima.

Oh, poi i problemi ci sono! Il film forse è un po’ troppo lungo (un quarto d’ora in meno e non si faceva male nessuno), e a volte ci si lascia prendere un po’ troppo la mano dall’umorismo, che durante gli scontri risulta a tratti stucchevole. Ma poi comunque si fa perdonare con trovate effettivamente geniali, vedasi la parodia del classico “monologo del villain”.

Shazam! parla senza vergogna al suo pubblico giovane, e punta tanto a divertire quanto a meravigliare, dando una certa “nobiltà” al punto di vista dei suoi giovani protagonisti, pensati come alter ego dello spettatore, costantemente meravigliati dalle cose incredibili che gli succedono.

Shazam! gioca con l’idea di universo condiviso come sognavamo di vedere da anni

Un’altra cosa che francamente da Shazam! non mi aspettavo è una così bella gestione dell’idea di universo condiviso.

I riferimenti agli altri eroi DC sono lì non per invadere la narrazione, ma per servirla, per aggiungere tridimensionalità al mondo dei personaggi e a rendere interessante il loro punto di vista. È ovvio che Freddy sia entusiasta che il suo fratellastro è un supereroe: lui i supereroi li adora! Conserva ritagli di giornale, cimeli (una pallottola che ha colpito Superman, un batarang), conosce a menadito i superpoteri di tutti… insomma, ama quel mondo. Lo guarda con euforia e con stupore.

Il fatto che questo film si svolga nello stesso universo in cui esistono Batman e Superman è uno strumento che in definitiva viene utilizzato per suscitare fascino, non per ricordarci che stiamo guardando uno dei tanti tasselli di un mega franchise.

Mentre Shazam e il villain Sivana sono in cielo e se le stanno dando di santa ragione, passano davanti alla finestra di un bambino che sta giocando con delle action figure di Batman e Superman a cui sta facendo fare esattamente le stesse cose, in un momento assieme divertente, tenero e meta che è emblematico di quello che il film vuole essere: cinema.

Io nel 2002.

La DC nel suo costruire l’universo condiviso ha avuto una gestione molto sfilacciata, goffa, puntualmente derisa perché dall’altra parte c’era la Marvel che come pianificazione e successo di critica e pubblico non sbagliava praticamente un colpo (pure i cosiddetti “flop” facevano incassi comunque decorosi).

Non sono qui per negare che se dovessimo valutare l’universo DC solo in base alla sua organizzazione sarebbe da bocciare senza nemmeno passare per il via, però ecco, una volta che si riconosce questo problema anche chi se ne frega, no? Cioè, siamo appassionati di cinema o di produzione? A me frega dei film.

Shazam! è un film, e di quelli belli. Quando l’ho finito di guardare mi sono detto “che bello, avrei voluto avere di nuovo 14 anni!”, ma poi riflettendoci mi sono reso conto che durante le due ore di proiezione è stato effettivamente così. Grazie!

PS: Odio il fan service, ma il finale ha il più bel fan service del mondo. Due note di John Williams e sono stato effettivamente servito.

Eddie Da Silva

Killer professionista in pensione.

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