Pronti a morire, il folle western di Sam Raimi

1878, vecchio West. Nella cittadina di Redemption, sottomessa dal crudele fuorilegge John Herod (Gene Hackman), arriva una misteriosa pistolera, detta “The Lady” (Sharon Stone). In città vengono aperte le iscrizioni a un torneo di duelli tra pistoleri, organizzato proprio da Herod: The Lady ha un conto in sospeso con quest’ultimo e decide di aderire. Sfiderà pistoleri agguerriti; personaggi pittoreschi che pensano solo a dare spettacolo, a sparare per primi e a vincere.

Il cinema di Sam Raimi è tra i più esaltanti in cui ci si possa imbattere: tecnica, senso estetico e dello spettacolo, umorismo “fisico” dei migliori, momenti drammatici potenti e serviti sempre con gusto. Pronti a morire è forse la summa di tutto questo; non il suo film migliore nel complesso, ma quello che offre la panoramica più precisa delle sue abilità e sicuramente – dopo La casa II e L’armata delle tenebre – il più divertente.

È proprio Sharon Stone, che qui interpreta e produce, a volerlo a bordo: ha visto L’armata delle tenebre ed è rimasta folgorata dalla sua forza creativa, quindi vuole che questo suo atipico western non sia da meno. Allo stesso tempo è proprio la sua presenza come star a garantire da sola l’originalità del film: un’eroina donna, tanto bella quanto tosta, pensata per offrire finalmente un’alternativa femminile all’eroe western canonico.

Raimi entra ufficialmente nel giro delle grandi produzioni, e non solo lui: alle intuizioni di Sharon Stone si devono, in un certo senso, le carriere di Russell Crowe (qui al suo primo film americano) e soprattutto di un Leonardo Di Caprio allora appena ventenne, che la Stone vuole così tanto a bordo da pagargli di tasca sua il salario. Come ciliegina sulla torta, il veterano Gene Hackman torna nei panni di un villain bastardo alla stregua di quello interpretato ne Gli spietati. Tutti gli ingredienti sono al posto giusto.

Nei primi anni ’90 il western a Hollywood è in pieno revival: il grande successo de Gli spietati incoraggia gli studios a percorrere quel sentiero, con risultati al botteghino a volte ottimi (Tombstone) e a volte deludenti (l’ambizioso Wyatt Earp di Lawrence Kasdan). Il ’93 e il ’94 sono poi anni in cui si tentano approcci audaci, con un western all black prima (Posse) e uno completamente al femminile poi (Bad Girls), ma si tratta di film che purtroppo non lasciano particolarmente il segno. Il vero western postmoderno lo porta a casa Raimi nel ’95, diversi anni prima Django Unchained e con risultati altrettanto entusiasmanti.

L’idea dello sceneggiatore Simon Moore, tanto interessante quanto rischiosa, è quella di incentrare tutto il film sui duelli tra pistoleri. Per evitare di rendere il film ridondante, Raimi gira ogni duello in maniera diversa, trovando sempre un punto di vista nuovo e interessante per la camera.

Ritmo, trovate continue, momenti drammatici assestati in maniera esemplare: Pronti a morire è un’esperienza cinematografica completa, un film che solo Raimi poteva girare così, tra eccessi da fumetto (come in Darkman e paradossalmente più che nei tre Spider-Man) e movimenti di macchina ancora frenetici, tra i quali è giusto segnalare uno degli utilizzi più concitati (e riusciti) dell’effetto vertigo di Alfred Hitchcock a memoria di cinefilo.

Questo è forse anche il film in cui emerge con più forza il suo lato geek. Raimi non è Quentin Tarantino, nel senso che la sua cinefilia non è sbandierata allo stesso modo, ma da come affiora capiamo che il suo cinema è altrettanto appassionato, denso di riferimenti: in Pronti a morire l’influenza di Sergio Leone è fortissima, ma è contaminata da quella per l’umorismo slapstick dei Three Stooges, da eccessi visivi da cartone animato. C’è un entusiasmo percepibile nel mescolare i generi, i registri e gli immaginari.

Non guastano l’apporto di Dante Spinotti come direttore della fotografia e di Alan Silvestri come compositore: la luce e i colori caldi di Spinotti rendono l’ambientazione polverosa del vecchio west di una bellezza irreale, specie nelle scene notturne, mentre le musiche di Silvestri sono epiche e memorabili. Peccato che nessuno dei due abbia più collaborato con Raimi in altre cose.

Pronti a morire è anche uno spartiacque nella carriera del regista del Michigan: nessuno dei film dopo ha più avuto gli stessi eccessi stilistici, la stessa voglia di infilare riprese matte in ogni singola sequenza. Non ne fa mistero nemmeno lui, che dopo il semi-flop di questo film si è dichiarato nauseato dalla sua ricerca di stile a ogni costo. Eppure che qui il focus non sia solo sulle invenzioni registiche è piuttosto palese: il film è pieno di momenti drammatici di grande impatto, che senza un lavoro certosino sulle motivazioni dei personaggi non avrebbero mai funzionato così bene.

Penso al confronto finale tra Gene Hackman e Leonardo DiCaprio: una scena diretta e recitata con una classe a cui è impossibile rimanere indifferenti. DiCaprio è già un attore fine e solidissimo, e dà vita magistralmente a un pistolero giovane, talentuoso e sbruffone. Un ragazzino che si sente invincibile, ed effettivamente nei duelli ha sempre la meglio. Capiamo però da subito una cosa: il John Herod di Hackman è suo padre, ma non vuole ammetterlo. Herod sminuisce di continuo il ragazzo, mentre in lui cresce il desiderio di rivalsa, ed è proprio quando decidono di sfidarsi che DiCaprio lascia emergere la vulnerabilità del suo personaggio. Un momento straziante, che spiazza e commuove proprio perché in così netto contrasto con i toni scanzonati e sopra le righe del film.

Ma la capacità di Raimi, che negli anni si è fatta via via più sottile, è sempre stata quella di far coesistere registri all’apparenza antitetici. In Pronti a morire il mondo in cui si muovono i personaggi è esagerato e fumettoso, pensato per divertire; questo però non significa che non sia popolato da personaggi veri. È cinema che non sottovaluta il suo pubblico e non si tira mai indietro.


Eddie Da Silva

Killer professionista in pensione.

2 pensieri riguardo “Pronti a morire, il folle western di Sam Raimi

  • Febbraio 21, 2022 in 1:29 pm
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    Vi dono un rene per la recensione di Tombstone.

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    • Febbraio 21, 2022 in 2:19 pm
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      Ahahahaha! Va bene, allora la prepariamo!

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