Le storia dietro al mito di Superman

Grande Depressione, Nazismo e criminalità: questo è un lavoro per Superman.

Gli anni ’30 sono un decennio molto critico per il mondo, in Europa le dittature spuntano fuori come funghi, e neanche dove resiste la democrazia la vita sorride: dopo un decennio con gangster che tengono in pugno le metropoli americane durante il proibizionismo, gli anni ’20 si chiudono nel peggiore dei modi, con il crollo della borsa che farà vivere anni infernali a tutti gli Stati Uniti. La Grande Depressione non lascia spazio a sogni ottimistici e sembra la definitiva pietra tombale del tanto decantato Sogno Americano; l’unico modo per non morire di fame è darsi al crimine, e in tutto il mondo si iniziano a muovere i fili che porteranno ad una guerra da 60 milioni di morti. In un contesto così drammatico un certo personaggio di un certo fumetto direbbe “Questo è un lavoro per Superman”.

Negli anni ’30 le più grandi forme di evasione sono la radio, il cinema e il fumetto: letture brevi, economiche e semplici, che riscuotono successo tra i bambini e gli adulti meno istruiti, che ai tempi non erano proprio pochi. Con un Adolf Hitler sempre più importante nella tesa politica mondiale, le persone trovano conforto negli eroi fittizi proposti sopratutto dagli show radiofonici e dalle riviste pulp. Eroi senza il prefisso “super”, solo semplici uomini in carne ed ossa in una cultura pop dove il massimo esempio di superpotere è ancora fermo alla forza di Ercole, che sarà infatti l’unica ispirazione per Hugo Hercules, sconosciuta strip fumettistica di breve vita del 1902 per il Chicago Tribune, che con la sua superforza fu il primo
esempio certificato di superpotere della storia dei fumetti, a cui seguirà John Carter da Marte di Burroughs (già creatore di Tarzan) nel 1912, un uomo che una volta trasportato su Marte assume un incredibile forza a causa della minor gravità del pianeta rosso (vi ricorda qualcuno?).

I “superman” prima di Superman sono dunque leggende popolari, protagonisti di riviste pulp, o personaggi di romanzi, come Robin Hood, Zorro, Tarzan, la Primula Rossa, The Shadow, Doc Savage, John Carter e tanti altri… ma nessun supereroe. Perché, per quanto oggi sembri un archetipo assodato, nel 1933 i supereroi nessuno li ha ancora inventati. Perchè il 1933? Perché è proprio in quell’anno che arriva Superman. O almeno prende forma nelle menti dei suoi autori, visto che il pubblico dovrà aspettare il 1938.

Come nasce un fumetto che oggi vale 3 milioni di dollari?

Jerry Siegel e Joe Shuster si conoscono al liceo Glenville di Cleveland all’età di 16 anni, nel 1930. Hanno così tante cose in comune che diventano subito amici: entrambi sono figli di immigrati ebrei, ed entrambi sono ossessionati dalle storie di avventura, dai film, e sopratutto dalla fantascienza. Shuster è timido e introverso, al contrario di Siegel che è pieno di energia e intraprendenza: a soli 14 anni aveva già pubblicato decine di racconti fantascientifici su una fanzine da lui stesso creata di nome “Cosmic Stories”, la prima fanzine di stampo fantascientifico mai esistita (le fanzine erano riviste autoprodotte da appassionati, ed è grazie a loro che esiste il termine “fan”). Prodursi una propria fanzine, con storie tutte scritte da solo, a 14 anni, negli anni ’30, senza Internet, rende bene l’idea del bisogno che aveva Siegel di condividere la sua creatività col mondo. Shuster invece ama disegnare nonostante la povertà e i pochi mezzi (avere della carta pulita era un lusso, quindi spesso disegnava sul retro della carta usata dai macellai per confezionare la carne); i loro due talenti li porteranno a pubblicare nella loro fanzine anche fumetti. Hanno continue intuizioni e scambi di idee, fino a quando nel 1933 non arriverà quella decisiva, un fumetto con un nome che cambierà il mondo: “The Super-Man”.

Il primo a usare il termine “Superman” (almeno in tedesco) fu Nietzsche, non è chiaro se per errore di traduzione in inglese o altro (l’originale tedesco Übermensch è spesso tradotto anche come

“Oltreuomo”), ma è più probabile che il nome sia stato influenzato dal primo libro di Tarzan (di cui entrambi erano fan), in cui Jane, lo storico amore del personaggio, definisce Tarzan “a superman”.
Ironico come, influenzato dal film del 1978, oggi nella versione canonica del fumetto sia proprio Lois Lane a definire il kryptoniano “a superman” e a coniare il nome proprio come Jane fece con Tarzan. Aldilà del nome, “The Reign of the Super-Man” non ha nulla del personaggio che conosciamo oggi: nella storia il Super-Man in questione era uno dei tanti senzatetto della Grande Depressione che, dopo aver ottenuto dei poteri telepatici da uno scienziato pazzo, decide di conquistare il mondo; ma una volta ucciso il suo “creatore” non sa come replicare l’esperimento che gli ha donato i poteri, e di conseguenza alla fine della storia torna ad essere un senzatetto dimenticato dal mondo, proprio quando era a un passo dal conquistarlo.

All’epoca le strisce dei giornali erano il più grande traguardo che un fumettista potesse raggiungere, e Siegel e Shuster propongono la loro idea a vari quotidiani, ma nessuno sembra interessato. Constatando che le strisce di eroi hanno più successo di quelle di criminali, i due non solo cambiano allineamento al personaggio, ma aggiungono poteri sempre più sensazionali al Superman (senza trattino in questa seconda versione) per impressionare gli editori, come la resistenza ai proiettili e la superforza, completamente assenti da qualsiasi altro fumetto.

L’ispirazione per i poteri di Superman verrà anche da un romanzo del 1930, dove il protagonista acquisisce forza e resistenza sovrumane grazie a un siero. Il romanzo si chiama Gladiator, da cui nel 1938 fu anche tratto un film comico (che in Italia usci’ con il nome di Eroe per forza) appena 2 mesi dopo il debutto di Superman nelle edicole.

Non c’e’ due senza tre.

Siegel sviluppa con altri artisti una versione preliminare delle origini, tra cui una in cui Superman è un neonato umano mandato indietro nel tempo dai genitori per sfuggire a un cataclisma del futuro, ma (anche) questa versione viene respinta. Siegel sospetta sia perchè gli editori vogliono un disegnatore più esperto del 19enne Shuster, e per questo contatta altri disegnatori. Shuster appena lo viene a sapere è una furia, e brucia tutte le sue tavole del Superman salvando solo la copertina, unica testimonianza di questa seconda versione.

In seguito Siegel e Shuster si riappacificano, e nonostante il loro ottimismo stia iniziando a svanire, invece che mollare continuano a limare il personaggio. E stavolta la terza versione sarà quella definitiva. Superman (ora senza trattino o il “the”) ha nuove origini: non è più un uomo dal futuro ma da un altro pianeta, che proprio come John Carter acquisisce i suoi poteri solo su un pianeta straniero. Ma questo Superman ha qualcosa di mai visto prima… una tuta aderente con un mantello e uno scudo con un enorme “S sul petto. E no, non è una cosa scontata. Storicamente il primo supereroe in tuta aderente è Phantom nel 1936, ma solo perché Superman tarda ad essere pubblicato.

Shuster progetta l’idea della tuta nel 1934, ma essendo ancora un mondo senza eroi in costume non ha nessun riferimento di base… tutti gli eroi dell’epoca avevano si un vestiario tipico, ma sempre con vestiti di tutti i giorni, come The Shadow che andava in giro con mantello e cappello.
Ma l’intuizione arriva: prendendo spunto dalle tute aderenti degli atleti e gli strongman (i sollevatori di pesi) del circo, considerati all’epoca massima espressione delle possibilità atletiche del corpo umano, Shuster progetta un costume colorato e con le mutande sopra i pantaloni (usanza degli acrobati per avere più libertà di movimento) e crea quello che sarà la base di ogni singolo costume futuro. I nerd di nuova generazione possono ridere quanto vogliono dei mutandoni di Superman (scordandosi magicamente che ce li ha pure Batman, solo che lì nessuno ride), ma fu un intuizione vincente, visto che ogni singolo costume, anche quelli che cercando di distaccarsene, ne fu debitore: dai mutandoni, al simbolo sul petto, fino al mantello rosso (oggi associato all’archetipo di supereroe in generale), simbolo di eleganza e autorità a tal punto da essere indossato anche dalle forze dell’ordine fino a pochi anni prima.

A Superman viene anche aggiunta un identità segreta, che non era un tema nuovo nella narrativa occidentale: il primo ad usufruirne fu Dumas nel 1846 per il suo Il Conte di Montecristo, dove il protagonista Edmond Dantès assume la falsa identità del nobile Conte di Montecristo con lo scopo
di portare a termine una vendetta progettata per anni. Nel 1903 sull’espediente della doppia identità si baseranno anche la serie di romanzi de La primula rossa, dove il protagonista Percy Blakeney agisce nell’ombra sotto il nome di battaglia di Primula Rossa per difendere i nobili dalla Rivoluzione Francese, firmando le sue azioni lasciando una primula (un tipo di fiore) dove agisce.

Molto popolare tra i ragazzi di inizio ‘900, la Primula Rossa verrà citata da tutti i futuri “padri” dei supereroi figli di quella generazione (tra cui Stan Lee) come principale fonte di ispirazione. La Primula Rossa lanciò infatti tanti di quegli archetipi, dal nome di battaglia, alla lotta per la giustizia (seppur, in questo caso, reazionaria e atta a difendere i nobili), al marchio per firmare le proprie gesta (ripresa da Zorro con la sua Z, o da Phantom, che lasciava il segno del teschio sul volto dei suoi avversari), da essere considerato il primo vero “supereroe” della cultura occidentale.

Nel 1919 ci pensò poi Zorro a popolarizzare molti degli elementi della Primula Rossa, creando espedienti narrativi che nel mondo dei fumetti verrà ereditato da The Shadow, primo eroe fumettistico a portare il concetto di doppia identità. Nel caso di Superman, il suo alter ego sarebbe stato Clark Kent, basato sulla leggenda del cinema muto Harold Lloyd, che proprio come Kent nei suoi film subiva spesso comici soprusi dai bulli, e con cui condividerà anche l’estetica fatta di occhiali e capelli neri impomatati. Il contorno era pronto: Clark Kent sarebbe stato un giornalista del Daily Star prendendo spunto dal vecchio lavoro di Shuster per il “Toronto Daily Star” (diventerà “Planet” dopo qualche anno), la città si sarebbe chiamata Metropolis come l’omonimo film, basandola sull’estetica e la skyline di Toronto, dove Shuster aveva passato i primi 10 anni di vita (e non su New York come tutti i successori faranno).


Per l’eterna fidanzata di Superman Lois Lane, l’ispirazione venne da uno dei primissimi esempi di parità dei sessi al cinema: Torchy Blane, eroina e giornalista d’assalto protagonista di una serie di film della Warner, interpretata prima da Glenda Farrell e successivamente da Lola Lane (il nome suona familiare?). Per l’aspetto di Lois, Shuster pubblicò un annuncio in cui si cercavano modelle su cui basare degli schizzi; a presentarsi fu una ragazza di nome Joanne Carter che legò il suo nome a Superman per sempre: prima prestando il suo aspetto per la prima storica Lois Lane, e poi diventando al moglie di Siegel per ben 48 anni fino alla sua morte.

Elementi come Kryponite e il volo (il primo Superman faceva solo grandi balzi) saranno aggiunti anni dopo da serial radiofonici e cartoni.

Stavolta la National Comics (la futura DC) approvò l’idea.

Superman sfida gli anni ’30.

18 Aprile 1938: Action Comics #1, prima uscita dell’unica testata fumettistica della storia americana ad arrivare a 1000 numeri: debutta Superman. E quel numero che all’epoca valeva 10 centesimi oggi vale un milione di dollari. Secondo le abitudini dell’epoca la storia è molto breve, e le origini di Superman ci vengono narrate in sole 8 vignette di una singola pagina. Non compaiono i genitori adottivi di Superman, per gli approfondimenti della sua vita ci sarà tempo, i lettori vanno catapultati subito nell’azione.

La prima storia si chiama “Superman, campione degli oppressi”, e nei primi numeri i nemici di Superman non sono quelli che potremmo aspettarci oggi, ma mariti che picchiano le mogli, assassini che fanno finire innocenti sulla sedia elettrica, lobbisti, e senatori corrotti che vogliono causare guerre in Sud America: niente alieni o mostri fantascientifici tipici del personaggio, i cattivi che affronta il Superman originale di Siegel e Shuster sono quelli di cui si legge sui quotidiani, e il concetto di “supercriminale” deve ancora essere inventato. L’unico villain classico creato da Siegel e Shuster sarà Lex Luthor. Il Superman moderno ha una regola: mai intervenire nella storia e nel processo evolutivo dell’uomo; Superman potrebbe fermare guerre e ingiustizie ovunque, ma non lo fa, perché sa bene anche lui che questo vorrebbe dire influenzare e far sottostare la Storia dell’uomo alla sua volontà, quasi come a sostituirsi a Dio o alla natura per far prendere all’umanità una direzione voluta da lui e da nessun’altro. Insomma, sarebbe come ergersi a dittatore.

Ma il Superman degli anni ‘30 è molto diverso, è un interventista che non si fa problemi a influenzare gli eventi del mondo a suo piacimento, oltre che minacciare ed usare la forza bruta sugli umani non collaborativi. Sempre nella prima storia Superman si trova in mezzo a una guerra tra il fittizio stato sud-americano di San Monte e un non specificato Stato europeo, guerra creata a tavolino da lobbisti e senatori per aumentare il commercio delle armi. Superman prima prende il senatore che ha approvato l’atto di guerra per portarlo (a suon di minacce di colli spezzati) sul terreno di guerra per fargli capire cosa significa essere su un campo di battaglia con la morte dietro l’angolo. Infine rapisce i generali dei due eserciti, li porta in un posto isolato per poi minacciare “Se non vi stringete la mano e non ponete fine alla guerra spolvererò le vostre facce”.

Nessuna storia meglio di questa spiega cos’era in origine Superman. L’Uomo D’acciaio sarà sempre più coinvolto nelle vicende belliche, prima intento a distruggere carri armati e sottomarini senza uno schieramento specifico (con l’avanzata di Hitler è facile immaginare quale) per poi passare a
immagini più esplicite con umiliazioni a soldati con la svastica sul braccio. L’interventismo di Superman influenzerà quello di tutti i supereroi venuti dopo di lui, sopratutto alla Timely Comics (la futura Marvel).


E’ un uccello o è un aereo?

Ma cosa significò Superman all’epoca? Impossibile descriverlo e paragonarlo a qualcosa di moderno. Immaginate di essere un lettore degli anni ‘30: i vostri grandi eroi sono “solo” esseri umani che fanno si imprese straordinarie, ma pur sempre imprese da umani. Poi arriva un alieno da un altro mondo “più veloce di un proiettile, più potente di una locomotiva e capace di saltare gli edifici con un balzo”, con un costume colorato, una doppia identità e un enorme logo sul petto. Immaginate di aver mangiato soltanto pane per tutta la vostra vita ed improvvisamente, dopo tanti anni, vi fanno provare per la prima volta la cioccolata: a cambiare non è più solo il sapore, ma tutti i vostri gusti in generale. Questo è grossomodo il modo in cui Superman cambiò i gusti dei lettori di tutto il pianeta, obbligando tutti gli altri editori ad adattarsi a lui.

Action Comics arrivò a vendere cosi tante copie da costringere la DC a varie ristampe per accontentare la domanda, e a commissionare ai propri fumettisti la creazione di “un nuovo Superman” per bissarne il successo. Chiunque faceva follie per assicurarsi i diritti televisivi e cinematografici di Superman, e la richiesta di nuove storie fu talmente elevata che la DC dopo neanche un anno si vide costretta a creare una seconda rivista di Superman oltre Action Comics. Il primo numero della nuova rivista, chiamata semplicemente “Superman”(primo personaggio ad avere una rivista a suo nome), era una ristampa del primo numero di Action Comics, con in più le origini rinarrate con qualche approfondimento (stavolta col debutto di Johnatan e Martha Kent). Il personaggio che per 5 anni nessuno voleva pubblicare era diventato il figlio prediletto d’America, e la più grande macchina da soldi che l’industria avesse mai visto.


Le cose non andarono altrettanto bene per Siegel e Shuster. I due cedettero alla DC i diritti di Superman per una cifra modesta, sia perché all’epoca era la prassi che i diritti spettassero solo alla casa editrice, sia perché stiamo pur sempre parlando di due ingenui ed entusiasti ragazzi di appena 25 anni, che sapevano ben poco di royalties e diritti d’autore. Il loro compenso era solo relativo alle sceneggiature e ai disegni delle storie, senza una minima percentuale sui soldi che smuoveva la loro creatura e ben presto anche il loro controllo creativo si azzerò: Superman era ormai di proprietà della DC, forte di un contratto tra l’altro mai più ritrovato, e non più dei due ragazzi di Cleveland che avevano creato la più grande icona che il mondo avesse visto. Mentre la DC si arricchiva con Superman tra cartoni, fumetti, e serial televisivi, i suoi padri continuavano ad essere trattati come estranei, fino ad arrivare al colmo, quando nuove storie di Superman vennero commissionati a scrittori che non fossero Siegel. Ai tempi non era consuetudine che un personaggio non fosse scritto direttamente dal suo creatore, motivo per cui Siegel si senti’ “spogliato” di quello che era suo di diritto, constatando quanto chiunque si arricchisse con la sua creatura tranne lui, fino a lasciare la DC nel 1944. Paradossalmente, più Superman cresceva, e più Siegel e Shuster soffrivano.

Finita la guerra i due fecero causa alla DC, sperando di ottenere l’appoggio di tutti i fumettisti dell’industria, prigionieri della stessa burocrazia in cui si trovavano i due ragazzi di Cleveland. Il primo a cui chiesero sostegno in tribunale fu Bob Kane, unico uomo accreditato per la creazione di Batman, ma che di Batman aveva inventato poco o niente, che proprio con l’Uomo Pipistrello viveva la stessa situazione di Siegel e Shuster venendo pagato solo per le singole storie scritte. Kane accettò di sostenerli per una causa che coinvolgeva tutti i fumettisti, ma da uomo meschino quale era, fece il gesto più deprecabile della sua vita: in privata sede infatti minacciò di denunce la DC, per cui ancora lavorava, sostenendo che il contratto con cui aveva venduto i diritti di Batman anni prima fosse illegale, in quanto firmato quando era ancora minorenne. Per farlo tacere la DC trovò un accordo con Kane: gli avrebbero riconosciuto una percentuale sulle vendite del Pipistrello (privilegio che nessun fumettista aveva e a cui tutti ambivano), in cambio del suo ritiro dal sostegno a Siegel e Shuster in tribunale. Kane accettò, tradì Siegel e Shuster, e si arricchì con Batman sulle basi di una bugia: in realtà Bob Kane quando “creò” Batman nel 1939, appropriandosi delle idee di Bill Finger, di anni ne aveva ben 24.
La bugia di Kane minorenne o quasi alla creazione di Batman sopravvive tutt’oggi, con molte biografie che riportano erroneamente come Kane creò il Pipistrello ad appena 18 anni, senza però spiegare come sia possibile nascere nel 1915 ed avere 18 anni nel 1939.


“Questo è un lavoro per la Warner.”

Nelle storie di Superman i nomi di Siegel e Shuster ormai non comparivano neanche più tra quello dei creatori, lasciandoli cadere praticamente nel dimenticatoio. Dopo anni di cause perse e umiliazioni, le strade dei due si separarono: Siegel continuò a scrivere per case editrici minori, con l’eccezione di un breve periodo alla Marvel e una parentesi nella prestigiosa divisione italiana di Topolino, dove non abbandona la sua passione per la fantascienza dando ai personaggi Disney scenari più fantasy del solito, come una storia in cui Paperino si ritrova sulla Terra del futuro, minacciata dall’imminente impatto con la Luna, fino a ritirarsi a vita privata per la scarsa salute, e persino con pensieri suicidi. Non più generoso fu il futuro di Shuster, che prima di finire a lavorare come postino, si ritrovò a disegnare vignette horror e di fetish sadomasochista negli anni ‘50, prima che una malattia che lo stava rendendo cieco lo costringesse a rinunciare al disegno per sempre. Siegel abbozzò sempre qualche timido tentativo a riprendersi Superman, ma Shuster, sempre più malato e disilluso, non se la sentì di continuare ancora una battaglia persa a 31 anni dal loro addio alla DC, con entrambi ridotti in miseria senza potersi neanche permettere altri avvocati. Ma poi, nel 1975, la storia di Superman stava per cambiare.

Proprio quell’anno la Warner (che aveva da poco acquisito i diritti cinematografici della DC) decide di portare Superman al cinema: il
programma è farlo uscire per il Giugno del 1978, 40esimo anniversario dell’uscita (di copertina) di Action Comics. Siegel vide l’opportunità, e ne sfruttò la risonanza mediatica per tornare all’attacco: fu fatta girare tra giornalisti, fumettisti e case editrici una lettera da lui firmata in cui il vergognoso trattamento subito da lui e Shuster veniva messo a nudo. La lettera istruì una nuova generazione di fumettisti che all’epoca della nascita di Superman non erano neanche nati sulla vera storia di Superman, come Neal Adams, che oltre al rivoluzionare Batman e Freccia Verde negli anni ’70 era un assiduo difensore dei diritti degli artisti. La lettera raggiunse anche Sheldon Dorf, uno dei fondatori del San Diego Comic-Con, che li invitò alla convetion più famosa del mondo per divulgare ulteriormente la loro storia. Stavolta, ignorarli era impossibile.

Anche se esente da colpe, la Warner non voleva macchiare di cattiva pubblicità il film più costoso e ambizioso della storia di Hollywood, e ancor meno ritrovarsi in tribunale in una causa dove l’unica “forza” della DC sulla questione veniva da un foglio di carta mai più ritrovato, e tramite
negoziazioni con i diretti interessati e la DC si arrivò all’unica soluzione possibile: accreditarli finalmente come creatori. Grazie alla Warner, il film di Superman aveva fatto giustizia e ora poteva davvero definirsi “completo” con quel “Superman created by Jerry Siegel and Joe Shuster” svolazzante negli spettacolari titoli di testa, che da lì sarebbe tornato per sempre anche nei fumetti.

Un accredito apparentemente innocuo, uno dei tanti che devi “sorbirti” prima di vedere il film, ma che in realtà celava dietro decenni di sofferenze ed ingiustizie e che, se si conosce questa storia, fa decisamente un altro affetto.


Complice anche una ritrovata serenità, Siegel apprezzò molto il film di Donner, e per lui e Shuster fu anche stanziata una pensione a vita di 30.000 dollari; una miseria, se consideriamo la portata della loro creazione, ma dopo 30 anni di ingiustizie era tutto tranne che scontato.

È l’Agosto del 1976 quando i nomi di Siegel e Shuster, che ormai avevano rispettivamente 61 e 62 anni, tornano ad apparire su una rivista DC. Non succedeva del 1944. Siegel e Shuster moriranno entrambi a Los Angeles, nel 1996 e nel 1992.


Sembra assurdo che Superman abbia solo 82 anni, cosa che lo rende persino più giovane di qualche nonno. È una di quella figure che sembrano esistere da sempre, e che continua a vivere nonostante troppo spesso venga erroneamente definito “noioso” o “troppo perfetto”, nonostante i numeri raccontino altre cose. 82 anni dopo infatti Superman gode ancora di ottima salute: molto prima del famoso monologo di Kill Bill, fu il primo personaggio a smuovere intellettuali in analisi critiche di un fumetto, negli anni in cui erano ancora considerate “letture per bambini”, come nel famoso caso di Umberto Eco, che nel 1964 pubblicò un saggio per cui si attirò anche parecchie critiche da chi considerava i fumetti materiale indegno da essere studiato con analisi; ed è tutt’oggi, dopo 82 anni, il personaggio ad aver venduto più copie nella storia del fumetto mondiale, con più di 600 milioni di numeri venduti, distanziando il secondo (Batman) di ben 120 milioni di copie.

Nel 2014 una copia originale del primo numero di Action Comics (si sostiene che ancora ne esistano più o meno 50 in tutto il mondo) è stato venduto per più di 3 milioni di dollari. Nel 2016 Ebay pubblicò una lista dei franchise che generavano più vendite nei 10 anni precedenti, con Superman che si piazzò sesto, davanti a trend più giovani come Harry Potter, Il signore degli anelli, o Game of Thrones. Ad inizio 2020, nonostante il boom degli Avengers, un sondaggio condotto in America riguardo il proprio personaggio dei fumetti preferito, ha visto trionfare sempre Superman. Non male per un personaggio “noioso”.