La maschera del fantasma è il miglior film su Batman

Batman – La serie animata debutta nel 1992 e fin da subito si impone come la summa di tutto ciò che è Batman, un regalo ai fan e l’omaggio definitivo a un’icona. Per chi scrive è tranquillamente la miglior serie animata di tutti i tempi (insieme a South Park). In pieno fermento per questo miracoloso fenomeno pop, la Warner Bros. commissiona ai suoi creatori un film animato, inizialmente pensato per la televisione.

Gli autori – principalmente Eric Radomski e Bruce Timm, ma anche Paul Dini, Alan Burnett, Martin Pasko e Michael Reaves – accettano di buon grado e si mettono al lavoro, finché non arriva una novità inaspettata: il film avrà una distribuzione cinematografica! Negli States esce infatti nelle sale il 25 dicembre del 1993, andando incontro a un immeritato flop, mentre in Italia arriva direttamente in Home Video.

Negli anni, il film di Bruce Timm ed Eric Radomski si è guadagnato una certa reputazione tra i fan dell’Uomo Pipistrello, che lo considerano – a ragione – il miglior film sul personaggio.

Batman – La maschera del fantasma non è il miglior film con dentro Batman (quello è Batman – Il ritorno), ma è il miglior film su Batman, quello in cui per una volta il focus è su di lui e non sul villain di turno. Okay, ci sarebbe Batman Begins, ma per coincidenza anche La maschera del fantasma narra la storia delle origini del Crociato di Gotham, e con una vena disperata che lo rende un film decisamente più anomalo e interessante.

Trama. Una misteriosa figura mascherata uccide mafiosi a Gotham City, e in molti pensano sia opera di Batman. Un mistero fitto, al quale si aggiunge il ritorno in città di una vecchia fiamma di Bruce Wayne, Andrea Beaumont. Inizierà un doloroso viaggio nei ricordi per il cavaliere oscuro: quelli dei giorni di un Batman ancora in embrione, che operava senza il suo iconico costume muovendo i primi passi come vigilante e quelli di un Bruce Wayne che, grazie alla sua storia d’amore con Andrea, stava quasi per rinunciare alla lotta contro il crimine. Questo prima che lei lo abbandonasse inavvertitamente.

Quella de La maschera del fantasma è una storia sulla perdita, sulla solitudine e sull’ossessione; tematiche trattate senza timidezza da un team di sceneggiatori in stato di grazia, che prendono dichiaratamente a modello la struttura narrativa in flashback di Quarto potere. L’idea di Bruce Timm e soci è infatti quella di far peggiorare la situazione di flashback in flashback, dando ai primi un piglio quasi da commedia romantica e virando sempre più sul dramma con i successivi. Il risultato è un film incredibilmente malinconico, quello che meglio ha saputo rendere il tormento di Bruce Wayne.

La sua trasformazione definitiva in Batman è un momento di una potenza e di un’epica che nessuno dei film live action sul Crociato di Gotham ha saputo raggiungere, e lo sguardo spaventato di Alfred quando lo vede per la prima volta nello storico costume è la sintesi perfetta del personaggio: un alter ego che incarna il lato più oscuro della psiche di Bruce Wayne, che prende il sopravvento sfuggendo alla sua comprensione e a quella dei suoi cari.

Queste sensazioni vengono amplificate dalla colonna sonora orchestrale di Shirley Walker, compositrice straordinaria (ne parliamo approfonditamente qui) che per questo film realizza il suo lavoro migliore, il più ambizioso e imponente. Trivia: pare che il coro “latino” che sentiamo nella prima traccia siano in realtà i nomi di impiegati della Warner letti al contrario. Trivia n.2: il sintetizzatore per tutta la colonna sonora è suonato da Hans Zimmer, ex allievo della Waker.

È come se i membri storici del team della serie animata avessero vissuto La maschera del fantasma come un’opportunità per provare a superarsi: la poetica è qui espressa al suo massimo, tra le evidenti influenze dai film noir classici e la sua volontà di accorpare tutte le suggestioni che hanno reso il personaggio di Batman iconico negli anni.

Uno degli aspetti più affascinanti della serie e del film è senz’altro la sua mania per il retrò: i personaggi vivono in mondo atemporale, che ingloba elementi della contemporaneità a una cornice art déco. Ma il noir non lo si respira solo nei rimandi estetici agli anni ’40, non è omaggiato solo nei cliché, come il taglio e le luci espressionistiche delle inquadrature: c’è anche una forte comprensione dei dettami teorici, della poetica.

Citando Shane Black, “il romanticismo propriamente detto nel noir viene rinnegato, respinto, e i protagonisti vengono privati di tutto. Tutto sembra dire che la vita è questo, che non c’è nulla di buono e che siamo tutti soli. Ed ecco svelato il trucco: è proprio questo, in qualche modo, a diventare romantico”.

Una lezione che si può applicare anche a La maschera del fantasma; non solo un grande film d’animazione, ma un signor noir, un racconto sorprendentemente umano, profondo e sentito. E anche un film su Batman che meriterebbe la stessa gloria dei suoi colleghi più blasonati. Ma forse il suo fascino sta proprio nell’essere un capolavoro “nell’ombra”.

Eddie Da Silva

Killer professionista in pensione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.