In un mondo di Conjuring, Spiral è la nostra unica speranza

Sono appena tornato da una di quelle giornate-cinema che mi concedevo un tempo, quando le cose erano belle. Mi sono sparato due film in una sera in sala, uno dopo l’altro. Il primo è stato Spiral – L’identità di Saw, di cui avevo letto malissimo e per il quale ero quindi molto curioso; il secondo invece era The Conjuring 3. Avevo voglia di horror e ce ne erano ben due: occasione ghiotta. A fine serata, un po’ esausto, ho cominciato a rimuginare su un po’ di cose.

Per dirne una, entrambi i film sono parte di un franchise che esiste grazie a James Wan, regista del primo Saw (il suo esordio) e del primo The Conjuring.

Il primo franchise – pur diventando sempre più annacquato di capitolo in capitolo – ha tenuto per anni in vita l’horror per le masse, nello specifico quello dalle trovate truci e raccapriccianti (quasi sempre degne di nota, al contrario magari delle trame); il secondo invece sta lentamente uccidendo il genere. Specifico: lo sta uccidendo in ambito mainstream. Bisogna fare qualcosa, la saga di Conjuring deve essere fermata.

Questa storia che entro in sala a vedere un horror e mi ritrovo liquidato con sermoni sulla “forza dell’amore” ha veramente stancato, e lo trovo peraltro diseducativo. Vogliamo davvero insegnare alle nuove generazioni che l’horror è questo?

Citazione sottile.

Sì, ci sono i demoni, fanno “bu!”, praticamente nessuno si fa male, alla fine l’amore salva la baracca. Sangue? Poco, tendente allo zero. I demoni poi se ne vanno perché i personaggi si amano troppo. Dai.

Vi prego di non scambiare queste lamentele per puerili: pure io mi innervosisco con chi rigetta il sentimento nelle opere a prescindere, ma il fatto è che c’è modo e modo di parlare di sentimenti. Stephen King è uno che sa farlo, e nelle sue mani la nostra empatia verso i personaggi – che lui ci racconta sempre minuziosamente – è un’arma potentissima: quando li fa scivolare nell’orrore siamo assolutamente coinvolti, a volte disperati, vogliamo che ce la facciano, e magari per strada perdiamo proprio il nostro personaggio preferito!

Nei film di Conjuring ‘sta roba manco a pagarla. Un festival dello jumpscare – senza nemmeno più l’ingegno del buon James Wan, qui sostituito dal Michael Chaves de La Llorona – a tensione e ritmo zero, nonché un trionfo del didascalico e del melenso.

I personaggi sono bidimensionali, provare empatia verso di loro è impossibile. È un problema? Ma no! Basterebbe fare bene le parti orride! Macché, ci accontentiamo del sentimentalismo posticcio. Non si sobbalza davvero nemmeno una volta, e le scene horror finiscono nove volte su dieci a tarallucci e vino, senza conseguenze per nessuno (se non nella primissima scena, comunque mediocre) e magari con qualche frasetta da film di Moccia.

Penso che sia uno dei film più blandi, noiosi e vuoti che abbia visto in tempi recenti, e pensare che avrebbe avuto delle premesse intriganti abbastanza da renderlo un terzo capitolo diverso e potenzialmente più interessante dei primi due. Si annega invece in un mare di indifferenza, una discesa nel sovrannaturale con il freno a mano tirato e senza ironia, quindi letteralmente senza nulla da offrire.

Diverso invece è il discorso di Spiral, il nuovo capitolo della saga di Saw.

Una nuova speranza

Spiral è un film che fa malissimo diverse cose, attirandosi inevitabilmente addosso le critiche infervorate dei cinefili più esigenti, ma almeno si ricorda del piacere del sangue. Si ricorda cos’è un pop-corn movie che, se non sa offrirti una scrittura sofisticata e solida, sa compensare con dell’intrattenimento coinvolto e dalle nobili intenzioni.

In questo caso parliamo di un thriller derivativo e senza il minimo gusto per il racconto, senza un tocco che sia uno, ma che sa compensare con delle morti ingegnose e sanguinolente e con un tono vagamente meno serioso di molti altri capitoli di Saw, certamente aiutato in questo dalla presenza di Chris Rock (qui anche produttore).

Rock nel ruolo del detective protagonista alterna momenti riusciti ad altri in cui il suo sguardo ostentatamente serioso – che forse cerca la posa da eroe determinato ma che fa molto Zoolander – regala alla visione quel tocco di ridicolo involontario che non guasta.

Carina anche l’idea di chiamare Samuel L. Jackson ad interpretare suo padre, in un ruolo in cui può attivare il pilota automatico e comunque mangiarsi in scioltezza la scena, specie in compagnia del cast di contorno rubato ad un serial crime qualunque di quelli che beccate su Rai 2.

La scrittura è dozzinale, sommaria e didascalica, in particolar modo nei passaggi che vogliono marcare l’appartenenza del film al franchise di Saw. “Quello è un imitatore di Jigsaw!” “Sì, è vero, ha pure il pupazzo! Proprio come Jigsaw. Perché è un imatatore di Jigsaw. Quello dei film vecchi, insomma”. Più o meno il livello è questo, e dire che si potevano trovare mille modi per parlare del passato della saga in maniera accettabile, settando anche meglio il mood. Ma infondo chi se ne frega.

Esattamente come facevano molti slasher o splatteracci dei bei tempi andati, Spiral sa che non può riuscire a dirci nulla di nuovo e punta tutto sul giro di giostra, perché è lì che le trovate vanno cercate, ed è lì che il film le trova, uccidendo le sue pedine – perché di questo si tratta – con divertita crudeltà.

Siamo comunque nel 2021 – da leggere una volta tanto con una nota di biasimo verso il presente –, quindi non possiamo aspettarci gli stessi livelli di gore che la saga poteva concedersi nei primi anni 2000, ma ne troviamo comunque in quantità generosa e con la giusta resa spettacolare (discutibile giusto la CGI dell’antefatto).

Spiral ci ricorda che si stava meglio quando c’era il cosiddetto torture-porn, quando l’horror mainstream disgustava i genitori e deliziava gli adolescenti a caccia di torbido, com’è giusto che sia. Sì, è un film che sembra scritto da un sedicenne, e pure la regia fuori dai momenti splatter è mediamente sciatta, eppure lo spettacolo scorre via senza fatica ed intrattenendo più che degnamente, disgustandoci come dovrebbe fare.

Insomma, quel che penso è che se le masse hanno bisogno di votarsi ad un franchise per guardare film horror, che tornassero a farlo con Saw. L’alternativa d’altronde sono i demoni che cadono a terra sconfitti dalla forza dei caldi abbracci. Fate voi.

Eddie Da Silva

Killer professionista in pensione.

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