Il piccolo grande mago dei videogames è un gigantesco spot della Nintendo

Il piccolo grande mago dei videogames è all’apparenza un semplice e godibile film da sabato pomeriggio di Italia 1, con protagonisti ragazzini alla loro ultima grande avventura prima di vedersi esplodere gli ormoni ed entrare nella pre-adolescenza e con adulti che sono solo degli intrusi rompipalle, eppure dietro nascondeva ben altri intenti.

Per farla breve: negli anni ’80 in Giappone si fanno una marea di soldi producendo videogiochi, mentre dall’altra parte dell’Oceano, negli States, si fanno una marea di soldi producendo il nuovo grande amore del pubblico lanciato da Rocky, i film di tornei (“Tournament movie” non esiste, quindi se doveste vederlo utilizzato altrove sappiate che ho il copyright), o comunque i film che puntano all’epica sportiva come metafora della scalata della vita, magari con qualche You’re the best around di turno in sottofondo all’avanzare coi round.

Da Karate Kid ad Over the Top, questo genere che in realtà non è un vero genere negli anni ’80 va alla grande, e la Universal si interroga se non sia il caso di fare un film sui tornei videoludici, non ancora la realtà che conosciamo oggi ma già in netta ascesa (nel 1980 negli USA fu organizzato un torneo di Space Invaders che contò ben 10.000 iscritti). Praticamente il primo film mai fatto sugli eSports.

Al tempo stesso nel 1988 la Nintendo subì dei ritardi nella distribuzione in Nord America di alcuni dei suoi titoli di punta, tra cui Super Mario Bros 3 e Zelda II (che infatti arriveranno in Occidente con quasi 2 anni di ritardo). C’era dunque bisogno di una massiccia campagna pubblicitaria, e fu così che un bel giorno Universal e Nintendo si incontrano, imbastendo un dialogo che sarà andato sicuramente così: “Hiroshima è acqua passata, voi avete bisogno di lanciare Super Mario 3 da noi, noi vogliamo un film su quei cosi tipo Pac-Man che tanto piacciono ai giovani, i nostri paesi non sono più in guerra dal 1945… facciamo un film”.

Tradotto: il film doveva servire essenzialmente a lanciare i prodotti Nintendo tramite la più grande operazione di product placement di sempre. Oggi i tecnicismi inglesi sono abbastanza sdoganati, ma se non doveste conoscerne il significato, la traduzione grossomodo è “metti nel film il logo di una multinazionale che paga bene, che uccide i cuccioli di foca, e che distrugge le foreste dell’Amazzonia, però mi raccomando non troppo palese o ci denunciano di product placement”. Se non ho usato la traduzione italiana, “pubblicità occulta”, è perché in questo film di occulto ci fu ben poco.

E se vi siete sempre chiesti “Perché mai dovrei comprare una cosa solo perché l’ho vista in un film?”, vi basti pensare che Il giustiziere delle notte 3 (qui il nostro articolo) aumentò la vendita della 475 Magnum (si, la pistola) ogni volta che andava in onda. Anche se il mio preferito personalmente resta lo scambio di battute tra James Bond e Vesper Lynd su Casino Royale, quando quest’ultima ammira l’orologio di 007 chiedendogli:

-Vesper: “Rolex?”

-Bond: “Omega.”

-Vesper: “Bellissimo…”. Sottile come un Boeing 747.

Se siete nati tra il 1980 e il 2000 potrebbe intrattenervi. Sennò vi sembrerà solo un insipido spottone

Il film parla di Jimmy, bambino di 9 anni che si è chiuso nel mutismo dopo la morte di sua sorella. È un bambino speciale di poche parole e tanto cervello. L’unico modo in cui riesce ad esprimersi è facendo il fenomeno in ogni videogioco possibile, motivo per cui i suoi fratelli lo faranno partecipare ad un super torneo Nintendo in California.

Se ho fatto tutta quella premessa sul product placement di prima, è proprio perché Il piccolo mago dei videogames è ricordato essenzialmente per quello, ossia per essere stato un super spot dei prodotti Nintendo. Il Power Glove, numeri verdi a pagamento (davvero esistenti) della Nintendo per il supporto ai videogiocatori mostrati in bella vista, riviste con nomi poco fraintendibili come “Nintendo Power”, titoli di giochi visibilissimi in tempi dove un livello di pubblicità così esplicito in un film non era ancora ben vista e – cigliegina finale – la conclusione del torneo in una super partita a Super Mario Bros 3, che negli USA sarebbe uscito solo 3 mesi dopo il film, tanto che qualcuno ironicamente considera Il piccolo grande mago dei videogames il primissimo film tratto da un videogioco, prima ancora del film di Super Mario Bros nel 1993.

Nonostante possa sembrare (anche perché lo è e basta) un freddo spottone ambientato a Nintendolandia, per fortuna il film capitò nelle mani discretamente salde di Todd Holland, regista scoperto da Steven Spielberg in persona dalla carriera non proprio stellare, ma abbastanza ricca da meritarsi una certa stima ai miei occhi (tradotto: è stato regista e co-produttore di Malcolm in the Middle e ha diretto Il Cane Pompiere, un film dove un cane fa il pompiere, roba che profuma di Italia 1 da ogni poro, e tanto basta), che trasformò il tutto in un classico film per famiglie degli anni ’80, magari accettabile solo da un certo tipo di pubblico e di generazione. Che considerando gli intenti con cui partiva il film è già qualcosa.

Insomma, pochi ma giusti elementi per trasformare una pubblicità formato gigante in un godibile film per ragazzi cresciuti a pane e sabati pomeriggi su Italia 1, con Christian Slater nel pieno del suo magico 1989 fatto anche di California Skate e Schegge di follia, con cui divenne l’idolo delle adolescenti d’America prima di vedersi ufficialmente soffiare il posto l’anno dopo da Luke Perry con Bevery Hills 90210, musiche che sembrano gli scarti di Bill Conti alla colonna sonora di Karate Kid (ovviamente è un complimento) e Tobey Maguire alla sua prima – e non accreditata- apparizione cinematografica nei panni di uno scagnozzo del bullo del film, con tanto di mullet.

Negli USA è pure un discreto cult con tanto di scene tagliate che riemergono ogni tanto per la gioia dei fan, saltuarie reunion del cast, e tutto il resto. E chissà, magari senza la sua aura di spot di 90 minuti, sarebbe potuto essere un cult del sabato pomeriggio persino da noi.

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