Il giustiziere della notte n. 2: Charles Bronson vs. Los Angeles

Il primo Giustiziere della notte (il nostro articolo qui) era finito nel modo più bello possibile: Charles Bronson non mostrava nessun pentimento per i suoi omicidi, la polizia si voltava dall’altra parte fischiettando, non c’era nessuna lezione imparata e nessuna crescita del personaggio, solo l’instancabile voglia di accoppare ancora più cattivoni, e con un finale per cui la testa diceva “èsbagliato”, a cui la pancia rispondeva “che goduria”, talmente fascistoide che oggi al primo test screening verrebbero ordinati prima di subito dei reshoot di massa per consegnare al pubblico un film con un messaggio per lo meno più distensivo e meno cinico.

Che poi è quello che pensava Brian Garfield, l’autore del romanzo originale, che rigettò l’aver trasformato Paul Kersey in un eroe invece che in un pazzo fuori di testa, e per risposta al film scrisse un sequel nel 1975, dove Kersey veniva mostrato come un soggetto decisamente disturbato per pulirsi la coscienza dal film del 1974.

Ma visto che vendere i diritti delle proprie opere ad Hollywood è un po’ come vendere “i propri figli al mercato degli schiavi” (ogni riferimento alla frase con cui George Lucas descrisse la vendita di Star Wars alla Disney è puramente voluto), la Cannon abbracciò l’idea di un seguito, che però non avrebbe preso quasi nulla del sequel cartaceo di Garfield, un po’ come per dire “Ehi questo idiota ancora pensa di avere potere decisionale sulla sua opera” e rimarcare che l’unico possibile “capitolo 2” era tale solo se di stampo Hollywoodiano.

Essendo del 1982 Il giustiziere della notte soffre della sindrome di quasi tutti i sequel degli anni ’80: ripetere alla lettera gli eventi del primo. Basta leggere cosa disse il regista Michael Winner del film per capire quanto il concetto di sequel ai tempi fosse diverso da quello di oggi: “E’ a questo che servono i sequel, come Rocky II o Rocky III… non vuoi vedere Sylvester Stallone andare in Congo e fare l’infermiere. E poi gli stupri non invecchiano mai”.

Teppisti a Los Angeles

Sì, l’ultima frase tolta dal contesto sembra una cosa atroce, ma in realtà era un modo strano per dire che lo schema del primo film (violenza fisica e sessuale ai cari di Paul Kersey) sarebbe stati ripetuti in modo identico. Ma a Los Angeles.

Infondo era proprio questa la formula del successo de Il giustiziere della notte, come per Taken è il rapimento di un membro della famiglia di Liam Neeson: uno schema da ripetere all’infinito, che nel resto della saga avrà poche variazioni, visto che alla fine in ogni capitolo Charles Bronson una scusa per tornare a far fuori tutti la trova sempre.

Serve essenzialmente a scaldare i motori per il 3

Qui a fare da spinta motivazionale per Paul Kersey infatti è lo stupro alla sua domestica e a sua figlia (ridotta in stato catatonico dopo il trauma del primo film), in una scena simile ma molto più brutale di quella del primo film (anzi, è proprio una delle scene di violenza sessuale più crude mai viste in qualsiasi film). Nonostante questa scena far presagire una copia del primo film ma con molta più sfrontatezza, in realtà il resto della violenza del film si mantiene nei soliti standard.

Il primo film, datato 1974, aveva involontariamente gettato le basi dell’action anni ’80, quello del one man army che con qualche proiettile ribalta il mondo da solo. Ma negli 8 anni di distanza il genera action stava cambiando radicalmente: solo l’anno prima il mondo aveva visto I predatori dell’arca perduta, e da lì a pochi mesi avrebbe conosciuto anche Rambo, e ora non bastava più sparare ai cattivoni ma anche avere un minimo di prestanza fisica.

Charles Bronson, che nel primo film dove sapeva solo sparare, qui sa anche menare le mani con gente molto più giovane di lui (che volendo ci starebbe pure, visto che Paul Kersey nel primo film era descritto come un reduce della guerra in Corea) oltre che agire in modo molto più programmatico rispetto all’improvvisazione del primo, ma tolto questo le novità rispetto al primo sono nulle, e sarà il terzo capitolo ad ereditare davvero la nuova ondata di cinema action Hollywoodiano.

Nel primo film, Paul Kersey non reincontra mai i criminali che gli hanno violentato moglie e figlia: essendo il film una “denuncia” della violenza urbana non erano i singoli criminali ad avergli rovinato la vita, ma la violenza della città stessa, con la sua crociata che diventa uno sfogo disperato più che una vendetta verso singole entità. Il giustiziere della notte n. 2 è invece l’opposto: un film di vendetta godibile ma abbastanza blando, una catena di uccisioni schematiche e programmate neanche troppo divertenti o crude, e senza neanche la trama e il cinismo dell’originale.

Il plot stesso in realtà è liquidato con parecchia fretta e menefreghismo, come se Paul Kersey non aspettasse altro per rimettersi in carreggiata e fare stragi, visto che il film è essenzialmente Charles Bronson che ammazza gente.

Morpheus

Qualcuno potrebbe giustamente dirmi “E quale sarebbe il problema se il film è “Charles Bronson che ammazza gente”? Beh, assolutamente nulla, se non che l’azione non è neanche così esagerata come avrebbe necessitato di essere. Ripetere lo stesso schema del primo film non era di certo un’idea vincente in partenza, dunque tanto valeva aumentare il volume, esagerare e alzare il tiro, anche solo per sembrare più fresco, che è poi la lezione che imparerà Il giustiziere delle notte 3, che farà di esagerazioni e follia le sue armi vincenti.

Se bisogna essere un sequel con poco da raccontare, tanto vale farlo col botto.

Un pensiero su “Il giustiziere della notte n. 2: Charles Bronson vs. Los Angeles

  • Aprile 12, 2021 in 1:27 pm
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    Mi pare che il soggetto del vero sequel ideato da Brian Garfield sia stato riesumato molti anni dopo da James Wan, che ne ha tratto il suo Death Sentence con Kevin Bacon.

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