Il giustiziere della notte 4: Charles Bronson vs. gli spacciatori di droga

Alzare il tiro dopo Il giustiziere della notte 3 (l’articolo qui) era semplicemente impossibile, quindi tanto valeva rinnovare il parco cattivi. Storicamente Hollywood dal dopoguerra ha avuto tre grandi villain da usare in ogni occasione: i sovietici (causa Guerra Fredda), il trafficante internazionale di droga sudamericano (causa Pablo Escobar), e i Terroristi (causa 11 settembre).

La saga del Giustiziere della notte era ormai arrivata al 1987, e i trafficanti sudamericani ad Hollywood andavano così tanto che 2 anni dopo persino James Bond dovette adattarsi e mettere da parte la SPECTRE e i russi per affrontare Mr. Plata o plomo (sul serio, su Vendetta privata se ne fregarono così tanto di andare per il sottile che diedero al cattivone Sanchez l’iconica frase di Pablo Escobar).

Prendi questo, spacciatore!

E poi il trafficante internazionale di droga era il cattivo perfetto: potevi renderlo una macchietta, spogliarlo di umanità, fargli investire le vecchiette sulle strisce e picchiare i bambini senza che ci fossero controversie politiche o religiose come per sovietici o terroristi. Insomma, carne da macello su cui nessuno avrebbe avuto nulla da ridire o recriminare: in pratica dei cattivi perfetti per la saga di Paul Kersey.

Charles Bronson sfida (di nuovo) Los Angeles

Che poi in realtà l’idea di far affrontare a Paul Kersey dei terroristi c’era pure, venendo però scartata. Incredibilmente, il 4 è l’unico film della saga dove non ci sono stupri di mezzo a innescare Paul Kersey (che comunque se li sogna a inizio film), e il primo a non essere diretto da Michael Winner.

Tolte queste due variabili, non ci sono particolari rotture rispetto ai capitoli precedenti: stavolta il nostro architetto preferito dichiara guerra al traffico di droga dopo che la figlia della sua nuova compagna muore di overdose. Neanche 24 ore dopo viene avvicinato da un misterioso milionario chiamato Nathan White che, guarda un po’, ha perso anche lui qualcuno per overdose, e sa bene dell’attività di Kersey come Punitore ante litteram. E visto che al contrario di Kersey oltre a tanto risentimento ha anche qualche bel milioncino, ha investito qualche soldi per scoprire tutto dei signori della droga di Los Angeles.

Alla fine, super plot twist, si scoprirà che White non è davvero chi dice di essere, ma un altro signore della droga che stava sfruttando Kersey per far fuori i rivali.

Chiaramente non è ai livelli di divertimento del 3, ma Il giustiziere della notte 4 fa il suo, e rispetto agli altri ha anche qualche morte un po’ più pittoresca del solito. Nulla di chissà quanto esagerato, ma almeno cerca di farlo con un minimo di fantasia. Forse il suo più grande limite è proprio quello, ossia non voler andare oltre la follia del 3, soprattutto quando gli elementi c’erano tutti: dopo 3 film alle spalle c’è sempre meno da dire, sei al quarto capitolo, che da sempre è quello dove ormai il controllo si è bello che perso (giusto in quell’anno usciva Superman IV), hai dei cattivi a cui puoi fare di tutto senza rimorsi, e invece alla fine Il giustiziere della notte 4 si accontenta di essere una godibile killing spree senza particolari slanci.

Tra i vari sicari tra l’altro c’è uno sconosciuto Danny Trejo, che proprio con questo film va ad inaugurare la sua iconica galleria di morti (ad oggi sono 65), e ad aggiungersi alla lista dei cattivoni secondari della saga che faranno strada (nel primo Jeff Goldblum era uno dei teppisti che violentava la figlia di Kersey, mentre nel 2 toccava a Laurence Fishburne).

Se mettete pausa a 1.20 potete ammirare il pupazzo-stunt di Danny Trejo in tutta la sua espressività.

Il giustiziere della notte 4 ebbe un gran successo nel mercato dell’home video, oltre ad avere – per motivi che sinceramente mi sfuggono – un remake fatto a Bollywood chiamato Mohra, un blockbuster che nel 1994 si rivelerà il secondo più grande incasso dell’anno in India. Il suo lascito si ferma praticamente qui: 1 ora e mezza di divertimento, e un remake indiano. Ad avercene…

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