Gli slasher stanno tornando in auge e sono femministi

Quante volte ci è capitato di sentir dire che i film horror, in particolar modo quelli con antagonisti uomini, siano misogini? E quante volte per questo stesso motivo si è supposto che fossero ideati per un target prettamente maschile?

Premettendo che questo non vuole e non può essere un esame completo della questione, la domanda che si lega irrimediabilmente a quelle precedenti è: come è possibile allora che la maggioranza del pubblico di quei film sia di genere femminile sin dai tempi dei grandi classici del genere?

L’articolo Chicks dig scary movies di Christine Spines su Entertainment Weekly (lo trovate qui) riporta una dichiarazione del produttore Brad Fuller a proposito del film Non aprite quella porta (The Texas Chainsaw Massacre: “I don’t think there was anyone who expected that women would gravitate toward a movie called The Texas Chainsaw Massacre […] For us, the issue now is that it’s harder for us to get young men into the theater than women”[1].

Un riassunto della trama: un gruppo di amici in viaggio ha la sfortuna di fermarsi nei pressi di una casa abitata da una famiglia con la passione per la tortura, la manifattura in pelle umana e, solo nell’originale di Tobe Hooper del 1974, il cannibalismo. Come in molti slasher movie, solo una ragazza del gruppo riesce a sopravvivere giocando di astuzia e velocità.

Come mai Brad Fuller fu così stupito dall’entusiasmo femminile verso questo film?

Le risposte potrebbero essere molteplici, ma la più banale, nonché la più semplice, è che la maggior parte delle persone (con particolare riferimento al genere maschile, ma non solo) non crede che ad una ragazza o ad una donna possa interessare un film spietato, truculento e apparentemente privo di significato come The Texas Chainsaw Massacre . Non quando le sale offrivano titoli come Una moglie (Cassavetes); Chinatown (Polanski); Alice non abita più qui (Scorsese); Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto (Wertmüller). Stesso dicasi per il remake del 2003, anno in cui uscivano anche: Big Fish (Burton); Lost in translation (Coppola); Anything Else (Allen); Love Actually (Curtis).

Per comprende meglio questo apparente fenomeno, facciamo un passo indietro.

Che cos’è lo slasher movie? È un genere di film horror che presenta come dinamica portante un serial killer, nella maggior parte dei casi mascherato, che perseguita e uccide gruppi di ragazzi, per lo più adolescenti o giovani sotto i tent’anni anni. Volendo scendere ancora più nel dettaglio, quello che tutti noi sappiamo, anche grazie alle tre regole dell’horror enunciate nel film Scream (1996), è che i lussuriosi, drogati e alcolizzati vengono puntualmente uccisi; che il serial killer è nella maggior parte dei casi un uomo bianco e che la final girl destinata a sopravvivere è quella che comunemente potrebbe essere definita come la “sfigata” del gruppo. Non c’è bisogno di elencare titoli illustri per sapere che questi sono i punti cardini di ogni slasher movie, ma volendoli unire sorge un quadro che aiuta a comprendere come mai sia un genere così popolare proprio tra il genere femminile.

Purtuttavia la domanda rimane. Come è possibile che alle donne possano piacere e appassionare dei film dove la maggior parte dei personaggi femminili viene ritratta come debole, superficiale e dai facili costumi? Mettendo da parte la timida/innocente del gruppo (la final girl), tutte le altre ragazze sono attraenti e spigliate, fameliche e sessualmente attive. Il fatto che non siano più vergini, o che perdano tale verginità proprio durante il film, le rende automaticamente delle vittime che moriranno per mano del serial killer. Come riporta Jude Ellison Sady Doyle ne Il mostruoso femminile:

“Lo slasher vede il sesso così: gli uomini penetrano e le donne sono penetrate, gli uomini sono predatori e le donne prede. […] La pelle di una ragazza è solo una membrana che attende di essere perforata, e la verginità, o la sua perdita, è ciò che la definisce. Perdere la verginità in questi film equivale a perdere la vita, perché chi è penetrato è vinto e umiliato attraverso la stessa penetrazione: aprire il proprio corpo a qualcuno significa sanguinare, soffrire, morire[2]

Come la stessa autrice poi affermerà, è risaputo che anche i ragazzi che fanno sesso vengano poi uccisi all’interno di questi film. I serial killer infatti non sembrano quasi mai interessati al sesso della vittima, eccezion fatta per quelli che hanno uno scopo motivante più specifico di altri. Ogni vittima rimane a sua volta “vittima” del proprio vizio, ed è per tale motivo che la vergine tende ad essere la final girl o l’unica superstite: perché non presenta, apparentemente, alcun vizio. Dogma spiegato magistralmente nel film Quella casa nel bosco (2011).

Dunque se la morte giunge indistintamente per uomini e donne, cosa disturba maggiormente le persone di questi film, tanto da definirli sessisti? Quello che in molti hanno criticato sono le modalità misogine in cui la morte della sfera femminile viene affrontata: lo sguardo è irrimediabilmente più sessualizzato rispetto a quello rivolto nei confronti del partner maschile. Quanti spogliarelli e quante provocazioni da parte delle ragazze vengono mostrati in questi film?  Quanti seni rifatti abbiamo visto squarciarsi e restare in bella vista? Non a caso il primo film della saga di Scary Movie (2000) mostra proprio un seno siliconato accoltellato come un must del genere. Tutte le ragazze che vengono uccise sono ritratte come perennemente vogliose di sesso e di attenzioni, bellissime creature bramose di mostrare le loro grazie carnali alla prima occasione possibile: che sia il bagno al lago, il gioco alcolico o ancora meglio, le scene di sesso. Insomma, si tratta chiaramente del tipo di ragazza disprezzata dalla donna del mondo reale, per cui però ci si aspetti che un ragazzo medio paghi il biglietto del film.

Non meno significativa all’interno del genere è l’identità del serial killer. Nei casi in cui l’assassino viene rivelato, scopriamo essere un maschio bianco adulto, il che rende le uccisioni femminili ovviamente più traumatiche all’occhio di una donna, soggetto che probabilmente almeno una volta nella vita ha subito un qualche genere di molestia (sessuale o verbale che sia). Il nemico in agguato dei film slasher corrisponde al nemico numero uno per antonomasia delle donne: l’uomo.

Questi elementi sono innegabili, eppure, le statistiche parlano chiaro. Sono sempre le donne a vedere e ad apprezzare maggiormente questo genere di film. Come mai?

Forse perché, al posto di additare questi prodotti colmi di misoginia e violenza come incitazioni o degli “esempi da seguire” e censurare, bisognerebbe vederli sotto una diversa prospettiva.

La rappresentazione di questi efferati assassinii è l’esagerazione di tutto ciò che una donna deve subire e affrontare quasi quotidianamente. Non ometto il quasi solo per un fatto puramente statistico, ma c’è da tenere presente che il numero giornaliero di femminicidi nel mondo rimane preoccupante. (l’ISTAT riporta che solo in Italia, negli ultimi anni, il numero si è assestato a circa due vittime al giorno)[3].

Negli slasher movie i personaggi sono costantemente in pericolo, e le ragazze tra di loro che si fidano del sesso opposto (dai casi più maliziosi come in Venerdì 13 a quelli più timidi come in Scream) o che osano vestirsi con abiti reputati arditi, vengono puntualmente punite. Ricorda qualcosa, ragazze?

Senza scomodare casi di bigottismo in cui si sente dire che la ragazza “se l’è cercata”, tutti questi film sono un esempio di ciò che accade ogni giorno. Tenendo presente ciò, diventa quindi facile comprendere che quando una donna o una giovane ragazza vedono uno slasher, subentra una sorta di catarsi che in qualche modo libera la loro rabbia. Le sanguinose uccisioni delle ragazze non dovrebbero essere viste come un feticcio maschile, o come una scusa per andare a vedere un film che mostri delle tette senza prendersi la responsabilità di incentrare interi delitti su di esse. Il nome slasher deriva proprio dal verbo to slash, ferire con una lama affilata. Il collegamento diretto tra la penetrazione della lama e quella del membro maschile è spontaneo e corretto, ma non per questo dobbiamo assumere che la finalità del film e delle sue uccisioni siano la soddisfazione delle pulsioni maschili. Anzi, ne sono l’esorcismo. Gli slasher movie sono un atto di liberazione, e quest’ultima avviene anche grazie ovviamente alla final girl, il nostro ultimo elemento fondante. La final girl è una ragazza, o per meglio dire la ragazza, che riesce a sopravvivere ad un predatore uomo, presumibilmente più forte di lei. Come se ciò non bastasse, non bisogna trascurare il fatto che supera in astuzia i suoi amici maschi rimasti vittime.

Se non è una rivalsa questa, cos’altro potrebbe esserlo?

Quello che gli slasher movie lasciano alle donne a fine film, è un senso di rivincita nei confronti del mondo maschilista che le maltratta quotidianamente e anche la speranza che, al momento giusto, possano diventare loro stesse le eroine della propria storia.

Citando sempre la Doyle: “che sia nella realtà o nella finzione, tutte noi vogliamo essere la final girl[4].

Se negli anni ’70 e poi nei tardi ’90 questa prospettiva passava inosservata o fraintesa, ultimamente il messaggio del genere slasher si fa sempre più forte e chiaro.

In questo momento storico, grazie all’avvento del metoo e ad una sempre più forte propaganda femminista, gli slasher movie stanno tornando ad infestare i nostri cataloghi con titoli sempre più orientati verso il women’s empowerment. Solo che stavolta le storie lasciano meno spazio ad equivoci. Film targati Netflix come A Classic Horror Story, Final Girls e la trilogia di Fear Street sono tutti esempi di quanto la nuova prospettiva femminista stia facendo rivalutare questo genere da molte persone che prima erano refrattarie alla loro visione. Con un approccio più estetico sul piano tecnico e meno sessualizzato nei contenuti, i nuovi slasher movie stanno conquistando la simpatia di target sempre più giovani che, viziati dai nuovi effetti speciali, non si sarebbero mai interessati ai classici del genere. Il risultato è sicuramente incoraggiante sul piano sociale, ma la scarsa qualità delle nuove proposte fa ovviamente riflettere su quanto questa nuova ondata possa fare del bene al genere.

Per fare un esempio, i nuovi capitoli di Halloween sono molto più fiacchi rispetto ai precedenti (anche paragonati a quelli meno riusciti). In Halloween del 2018 ritroviamo una Laurie Straude che è sia madre che nonna, demotivata da una vita vissuta nei fantasmi del passato e consumata dalla sete di vendetta. Fondamentalmente la metafora di una donna che si è lasciata incastrare in un “matrimonio” infelice e che nel film ha la possibilità di uccidere il suo partner maschile. L’accento è posto più volte sulla sua condizione in quanto donna emarginata ridotta a vivere come un’eremita. Continua ad essere incensata come un’eroina dai compaesani, come è anche giusto che sia, ma alla fine della fiera rimane una donna sola, come molte donne che hanno sacrificato la loro vita e la loro persona sottostando a condizioni disumane imposte dalle figure maschili. Tutto questo è estremamente sensibile e giusto da rappresentare, ma Halloween non è e non deve essere un film drammatico. La parte horror del film, così come anche nel nuovo capitolo Halloween Kills uscito nelle sale appena qualche mese fa, viene relegata ad un angolino per far spazio a queste tematiche.

Come si è detto prima, non è il luogo sbagliato in cui parlarne: sono tutti argomenti che venivano già affrontati precedentemente nello stesso tipo di film. Il problema è il confine da non oltrepassare per non snaturare il genere rendendolo un mix di caratteristiche che esulano dalla sfera horror. Halloween è solo un esempio di come gli slasher si stanno alterando per seguire le nuove sensibilità sociali.

Film come Ready or Not, Girls with Balls e il già citato Final Girls, sono dei simpatici ma goffi tentativi di attualizzare il genere. In primis per la quantità di love stories all’interno di essi.

Fin dall’antichità si sa che l’amore è un tema che non invecchia mai e rende qualsiasi persona più sensibile, dunque è vincere facile far empatizzare lo spettatore con protagonisti che cercano di sfuggire al serial killer per salvare non solo i loro fondoschiena, ma anche i propri sentimenti. Il fatto che nei “vecchi” slasher si parlasse poco di sentimenti e molto di sesso, musica, compiti e altre tematiche apparentemente frivole e giovani, rappresentava pienamente ciò che dovevano essere gli interessi degli adolescenti nonché future vittime. Non che i giovani d’oggi non parlino di sentimenti, ma se devono farlo all’interno di un film, possono benissimo farlo in una commedia romantica, genere che continua a proliferare senza bisogno di aiuto.

Questa nuova ondata di slasher sta romanticizzando l’adolescenza in un modo che sfiora l’imbarazzo. Sfido chiunque a non provare empatia nei confronti di Nancy Thompson in A Nightmare on Elm Street (1984) che sì, ha un fidanzato (e sì, è Johnny Depp), ma le cui attenzioni sono completamente focalizzate su Freddy Krueger dall’inizio alla fine. Ciò che rendeva ancora più toste e vendicative le final girls nei vecchi titoli, era proprio la costanza con cui venivano perseguitate e la determinazione con cui esse cercavano di salvarsi la pelle. Cercare di sopravvivere ad un serial killer in nome dell’amore, castra la catarsi della spettatrice donna che resta impigliata a sentimentalismi del tutto fuori luogo. Le ragazze vogliono la loro vendetta su schermo per vendicare sé stesse, non l’amore.

Un altro scivolone che tendono a fare gli horror moderni, e questo purtroppo non è un’esclusiva del genere slasher, ma a cui è doveroso accennare, è questa propensione verso scene di combattimento sempre più assurde e forzate. In Girls with Balls (2018), una squadra di pallavoliste composta da ragazze che lo spettatore non vede l’ora vengano ammazzate per quanto sono fastidiose, resta ingabbiata in una sorta di caccia con una setta di maniaci composta da soli uomini bianchi. Tralasciando la scarsa qualità del prodotto in sé (perché a mio avviso è davvero un brutto film), ogni scena di combattimento è una vera e propria scena action. Le ragazze si difendono a colpi di schiacciate, pugni e armi in sequenze che ricordano le più becere scene d’azione di film di serie B. Purtroppo Girls with Balls non è l’unico film a presentare queste scene. La tendenza ad introdurre elementi action in cui le vittime si difendono come se fossero Dwayne Johnson è sempre più dilagante nel genere horror. Ma perché è così importante che venga rimosso proprio dagli slasher?

Il fatto che un gruppo di ragazzi (e qui includiamo tutto il gruppo di amici tipico del genere) unendo le forze possa sovrastare un unico assassino, è un pensiero che ha sempre sfiorato molti: il “dividiamoci” classico dei film horror, è la pessima idea da manuale per eccellenza. Ma è proprio questa impossibilità che alimenta il genere. La superiorità del serial killer non può essere messa in discussione o ridicolizzata da scene in cui il gruppo, o il singolo, riescono a tenere testa all’incarnazione del male o alla follia omicida. Dunque inserire scene in cui le future vittime cercano di fronteggiare di petto l’assassino, smembra completamente la corsa ansiogena al successo, sminuisce la vittoria e ridicolizza la minaccia. Il fatto che ci siano delle ragazze che non mostrano paura dinanzi a uomini incappucciati con dei fucili puntati sulle loro teste non le rende coraggiose, le rende solamente stupide.

Il senso dell’horror è che bisogna avere paura e negli slasher bisogna essere terrorizzati e inquietati dalla persona che continua ad uccidere. Nondimeno, se togliessimo la certezza che la minaccia insista nell’assassino è superiore alla potenza di reazione delle vittime, non ci sarebbe nessuna sfida impari, dunque non avrebbe senso fare questi film. Continuando a scomodare A Nightmare on Elm Street, la trappola preparata da Nancy in casa sua è una vera prova di coraggio e astuzia, ma questa stessa non influisce minimamente sull’inquietudine che proviamo e che prova Nancy dinanzi a Freddy.

Le scene di inseguimento che troviamo in Scream sono tutt’altra questione. Ghostface è un killer che a tratti si dimostra imbranato, ma così come lo spettatore ride perché ha preso una porta in faccia, l’istante dopo è terrorizzato dal ritrovarselo dietro l’angolo con il pugnale teso in aria.

Scream fornisce inoltre l’esempio perfetto per parlare di un’altra peculiarità del genere slasher che sta lentamente mutando.

Come detto poc’anzi, in Scream non sono rari i momenti in cui lo spettatore è portato a ridere. Vuoi per la goffaggine del killer, vuoi per le battute dei protagonisti, è un film che pietrifica dal terrore e dalle risate allo stesso tempo. Così come Final Destination (2000), ricco di spunti divertenti ma al contempo inquietanti come il finale stesso. In realtà non è del tutto una novità. Nella maggior parte degli slasher è presente una componente che scatena se non la risata, quantomeno un sorriso ghignante; cosa che alcune volte porta anche a domandarsi perché si stia sorridendo poco prima di una morte truculenta o un inseguimento mozzafiato. Tutto sta nell’ironia sottile tipica del genere. Moltissimi killer hanno una componente grottesca, e al suo interno risiede una finissima ironia disturbante. Che sia per una battuta inquietante o per un tratto della maschera, per una caduta del killer o per un’imprecazione della vittima, una distorta ironia è sempre presente nelle pellicole slasher. Questa affilata ed esile esclusività rispetto agli altri generi del cinema horror, è stata presa e distorta all’interno dei nuovi titoli.

In film come A Classic Horror Story (2021), l’ironia viene gonfiata a tal punto da farla diventare vera e propria comicità, ed è del tutto fuori luogo al pari delle azioni action. Difatti sortiscono lo stesso identico effetto: dimezzano la paura, depotenziano la minacciosità del killer e non forniscono affatto spessore alle vittime.

Riassumendo, in queste nuove pellicole si possono trovare simpatici protagonisti dalla battuta pronta, pronti a scontrarsi a duello con gli assassini in nome dell’amore. Ora in compenso sono chiare come il sole due cose: 1) che la final girl è una tipa cazzuta che ne uscirà rinforzata e 2) che le uccisioni non sono un modo per rappresentare desideri sessuali maschili. Prima di tutto, perché si scopre quasi subito grazie alla componente action e comica che la final girl è una tipa in gamba che sa combattere con coraggio, ed in secondo luogo perché è mossa non solo dal desiderio di sopravvivenza, ma anche da quello di voler amare e di voler essere penetrata da ciò che dice lei e quando lo vorrà lei. In questi film la final girl prende il toro per le corna e urla direttamente un “NO” secco. Il serial killer, l’originaria metafora della minaccia maschile, viene ridimensionata ad un ostacolo da superare, non scompare completamente ma è meno credibile e quindi meno terrificante. Il risultato sul pubblico femminile è incerto. Di sicuro alla fine le ragazze hanno la meglio, ma con tutti questi incredibili poteri in bella vista, si sentono davvero meglio a fine film? Pensano davvero di farcela una volta uscite dalla sala, nel mondo reale, dove non è dato comune sapere come funziona un fucile a pompa trovato per caso? La catarsi viene raggiunta nonostante sia stato tutto più facile?

Personalmente ritengo che questa nuova ascesa sia positiva ed è importante riconoscere che ci sono ampi margini di crescita possibili. Auguri per la tua morte (2017), è stato uno degli apripista delle recenti produzioni slasher, e a mio avviso, quella più riuscita. Nonostante siano presenti gli elementi svecchiati del genere quali love story, comicità e parti squisitamente action, il risultato è sorprendentemente fresco e coerente. Magari non arriverà ad inquietare come la scena iniziale magistralmente diretta di Scream, ma porta avanti una strada da percorrere.

Tuttavia è abbastanza evidente che quasi nessuno ha ancora trovato la quadra in questa nuova equazione. Non credo che gli slasher e i film horror in generale debbano necessariamente giocare sporco, benché siano tra i pochi generi che possono permetterselo. È importante in questo periodo storico assecondare i bisogni sociali e cercare di essere inclusivi e non offensivi pur rimanendo entro i confini del genere cinematografico di competenza.

Non voglio aprire una parentesi su quanto il politicamente corretto stia cambiando il mondo dell’intrattenimento, ma una cosa è abbastanza certa: questi slasher movie per ora ci stanno solo intrattenendo.

Lista di film

Proto-slasher (anni ’60, ’70)

  • Psyco (1960), di Alfred Hitchcock
  • Reazione a catena (1971), di Mario Bava
  • Black Christmas (1974), di Bob Clark
  • Non aprite quella porta (1974), di Tobe Hooper
  • Le colline hanno gli occhi (1977), di Wes Craven

Old School Slasher (anni ’70, ’80)

  • Halloween – La notte delle streghe (1978), di John Carpenter
  • Venerdì 13 (1980), di Sean S. Cunningham
  • Il giorno di San Valentino (1981), di George Mihalka
  • The Slumber Party Massacre (1982), di Amy Jones
  • Nightmare – Dal profondo della notte (1984), di Wes Craven

Generazione X (anni ’90)

  • Candyman (1992), di Bernard Rose
  • Scream (1996), di Wes Craven
  • So cosa hai fatto (1997), di Jim Gillespie
  • Urban Legend (1998), di Jamie Blanks
  • Halloween – 20 anni dopo (1998), di Steve Miner

Anni 2000

  • Alta tensione (2003),
  • La casa dei 1000 corpi (2003), di Rob Zombie
  • Grindhouse – A prova di morte (2007), di Quentin Tarantino
  • Halloween II (2008), di Rob Zombie
  • Jennifer’s Body (2009), di Karyn Kusama

Anni 2010-2020

  • You’re Next (2011), di Adam Wingard
  • Scream 4 (2011), di Wes Craven
  • Quella casa nel bosco (2011), di Drew Goddard
  • The Final Girls (2015), di Todd Strauss-Schulson
  • Auguri per la tua morte (2017), di Christopher Landon
  • Halloween (2018), di David Gordon Green
  • Girls with Balls (2019), di Olivier Afonso
  • A Classic Horror Story (2021), di Roberto De Feo e Paolo Strippoli
  • Finché morte non ci separi (2019), di Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett
  • Scream (2022), di di Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett

[1] C. Spines; https://ew.com/article/2009/07/24/chicks-dig-scary-movies/;  visitato 8 Novembre 2021.

[2] J.E. S. Doyle; Il mostruoso femminile; TLON edizioni; pp.55; 2021.

[3] F. Bartolomeo,  https://www.istat.it/it/files/2018/04/Analisi-delle-sentenze-di-Femminicidio-Ministero-di-Giustizia.pdf

[4] J.E. S. Doyle; Il mostruoso femminile; TLON edizioni; pp.69; 2021

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