Dovreste recuperare il Superman dei Fleischer Studios

Nel 1941 Superman è il personaggio più conosciuto del pianeta già da un paio di anni, e tutti ne vogliono una fetta. Da circa un annetto la WOR, una delle principali radio newyorkesi, (nonché una delle stazioni più antiche di tutti gli Stati Uniti, istituita nel 1922 e tutt’oggi esistente), manda in onda il primo adattamento in assoluto dell’ultimo figlio di Krypton: uno show radiofonico piazzato strategicamente intorno alle 5 del pomeriggio, quando i bambini sono ormai usciti dalle scuole, con la sua trionfale e iconica sigla (“Up in the sky, look! It’s a bird! It’s a plane! It’s Superman!”) che appassiona gli Stati Uniti.

Nella versione radiofonica Superman è solo un visitatore proveniente da Krypton (che non è stato distrutto ed è situato dall’altro lato del Sole rispetto alla Terra), non è stato adottato dai Kent, ed è sensibile ad un materiale chiamato kryptonite. Se i primi due elementi vennero in seguito modificati per allinearsi alla storia del fumetto, la kryptonite non solo rimase nello show, ma – come tutti sappiamo- venne anche aggiunta nei fumetti.

Oltre alla kryptonite lo show radiofonico sarà responsabile anche della creazione di Jimmy Olsen e del primo incontro in assoluto tra Superman e Batman (nella puntata del 2 marzo 1945), che anticipò di 7 anni il loro primo incontro ufficiale nei fumetti, datato 1952, giusto per far capire l’influenza che ebbe nella mitologia dell’Azzurrone.

Nella primavera 1941 lo show radiofonico è un successo che coinvolge tutti gli States e il messaggio che lancia è chiarissimo: l’America vuole più Superman. I primi a tentare l’acquisto dei diritti cinematografici di Superman furono i dirigenti della Republic Pictures (già produttori dei serial su Dick Tracy, Zorro, e The Lone Ranger), che commissionarono persino delle sceneggiature, poi accantonate una volta che la trattativa non andò in porto, vedendosi così costretti a ripiegare sul Capitan Marvel della Fawcett Comics (ossia il futuro Shazam), nel 1941 popolare tanto quanto Superman.

Anche se “accantonate” non è del tutto corretto, visto che le sceneggiature per il loro Superman mai prodotto furono riciclate per un altro serial chiamato Mysterious Doctor Satan (uno dei villain del serial, Copperhead, era stato pensato apposta per Superman). Ad ogni modo, gli uomini della Republic con Adventures of Captain Marvel divennero i primi in assoluto a portare un supereroe sul grande schermo.

Il motivo del mancato acquisto della Republic fu l’entrata in scena della Paramount, che si impossessò dei diritti di Superman con l’intento di farne non un adattamento live action come la Republic, ma una serie di corti animati da mandare al cinema perché, guarda caso, possedevano gli studi d’animazione più rivoluzionari del Paese, i Fleischer Studios.

Non esistono più da quasi 80 anni e dunque potreste non averli mai sentiti nominare, ma non potete non conoscere alcune delle loro opere più famose come Braccio di Ferro, I viaggi di Gulliver o Betty Boop.

I primi a usare il sonoro

Fondati nel 1921 dai fratelli Fleischer, Max e Dave, e inizialmente noti come Inkweel Studios, i Fleischer Studios detengono molti dei primati della storia dell’animazione americana, oltre che una serie di invenzioni rivoluzionarie che hanno fatto scuola per le generazioni successive.

Giusto per dirne una: il primo cartone animato sonoro mai esistito è loro. Ma non solo: avete presente la classica pallina sullo schermo che, durante una canzone, rimbalza da una parola all’altra del testo per guidare il pubblico a cantare in sincronia? Beh, la inventarono i Fleischer Studios tramite il personaggio di Koko il Clown e i suoi Song Car-Tunes nel 1925, cartoni con lo scopo di far cantare i bambini insieme tramite l’invenzione della “palla rimbalzante”.

Una sorta di precursore del karaoke, un espediente geniale in tempi in cui il cinema era ancora muto. E a proposito di cinema muto, i Fleischer come già detto furono anche i primi a produrre un cartone dotato di sonoro nel giugno 1926, My Ole Kentucky Home, anticipando di ben 2 anni Dinner Time (ottobre 1928) e Steamboat Willie (novembre 1928, famoso per essere il corto del debutto di Topolino), entrambi erroneamente considerati come “il primo corto d’animazione sonoro”.

I fratelli Fleischer furono inoltre gli inventori del rotoscope, la rivoluzionaria tecnica d’animazione che consentiva nel ricalcare le immagini di una pellicola filmata in precedenza, in modo da rendere i movimenti umani più fluidi e realistici.

Nel 1941, da poco più di un anno i Fleischer sono reduci dal successo de I viaggi di Gulliver, quando gli arriva la proposta della Paramount di una serie di corti da 10 minuti l’uno su Superman. I fratelli Fleischer vedono però il progetto pieno di insidie: stando ai fumetti una serie su Superman avrebbe dovuto includere terremoti, palazzi che crollano, distruzione, superpoteri, e tante altre animazioni tutt’altro che semplici. Senza contare le altissime aspettative per essere la primissima trasposizione audiovisiva mai fatta su quello che già era il fumetto più famoso del mondo.

Troppo tempo e lavoro per i già impegnatissimi e perfezionisti Fleischer Studios, che all’epoca stavano già pianificando il loro secondo lungometraggio dopo Gulliver, Hoppity va in città.

I fratelli escogitarono un modo per declinare l’offerta nel modo più gentile possibile, sparando una cifra così alta per la realizzazione di Superman che la Paramount avrebbe dovuto rifiutare per forza: 100.000 dollari di budget per ogni corto, praticamente quattro volte i costi di Braccio di Ferro! Con loro grande sorpresa la Paramount al contrario accettò, ridimensionando in seguito il budget a 50.000 dollari.

Dimezzato, certo, ma comunque una cifra importante che avrebbe reso Superman il prodotto animato più costoso dell’epoca (850.000 dollari totali per i 17 episodi). Tecnicamente il primato di prodotto animato più costoso era ancora del Biancaneve del 1937 (1 milione e 488.000 di budget), frutto però di costi di produzione non previsti e sfuggiti dal controllo (il budget iniziale ufficiale fu di “soli” 250.000 dollari), talmente alti che Walt Disney stesso dovette ipotecarsi la casa.

Per il casting vocale la scelta non poteva essere più semplice: Bud Collyer e Joan Alexander, dello show radiofonico per la WOR, erano ancora i primi e i soli ad aver dato una voce a Superman e Lois Lane, dunque per rendere tutto più familiare al pubblico i ruoli andarono (di nuovo) immediatamente a loro.

Il resto del cast vocale fu selezionato tramite scelte già interne ai Fleischer: Jack Mercer, già celebre voce di Braccio di Ferro, doppiò lo scienziato pazzo del primo episodio, mentre Jackson Beck, doppiatore di Bruto (sempre per Braccio di Ferro) fece da voce narrante. Tra l’altro sempre Beck un paio d’anni dopo approderà proprio nello show radiofonico di Superman, dando la voce ad Alfred durante una delle tante apparizioni di Batman.

Per rendere il tutto ancora più familiare dallo show della WOR fu presa in prestito anche la mitica sigla d’apertura “È un uccello! È un aereo! È Superman!” a cui fu aggiunto un trionfale “Più veloce di un proiettile, più potente di una locomotiva, capace di superare i palazzi con un balzo”, che in seguito verrà a sua volta preso in prestito dal serial radiofonico. Dalla radio Collyer portò con sé anche il suo celebre “This look like a job for Superman! (Questo sembra un lavoro per Superman)”.

Il contributo dei Fleischer Studios alla mitologia di Superman è enorme: non solo allungarono la vita dei già citati tormentoni radiofonici, ma introdussero una serie di novità destinate ad attaccarsi al personaggio per sempre. Un esempio? Il Superman dei Fleischer aveva il potere del volo. Era la primissima volta che si sarebbe assistito a Superman effettivamente in movimento, il che creò un insospettabile problematica: a vedersi Superman si muoveva in modo decisamente goffo. Il motivo? Fa strano pensarlo oggi, ma Superman nei fumetti non sapeva volare, ed era solito spostarsi per Metropolis solo con enormi balzi. Nei fumetti, con le vignette che “congelavano” le immagini e suggerivano il movimento forse gli enormi balzi di Superman potevano risultare efficaci, ma vedere effettivamente Clark Kent saltellare da un palazzo all’altro come una lepre umanoide non era proprio il massimo dell’eleganza e dell’eroismo.

I Fleischer ebbero dunque l’intuizione di far volare Superman, chiedendo prima l’autorizzazione alla DC, che diede subito il suo benestare, tanto che Superman iniziò a volare anche nei fumetti. Nonostante la nuova abilità, nei corti dei Fleischer non è comunque raro vedere Superman spostarsi ancora con enormi balzi piuttosto che col volo (soprattutto nel quarto corto, The Artic Monster).

I corti

I Fleischer animarono fedelmente l’estetica di Joe Shuster come già fatto col Braccio di Ferro di Segar. I corti furono in tutto 17, seguendo la media di quasi uno al mese. Al tempo Superman non aveva ancora una galleria di super-cattivi rodata come oggi (l’unico villain classico ad aver debuttato era Lex Luthor, comunque ancora lontano dall’essere la nemesi definitiva di Superman), dunque l’ultimo figlio di Krypton nei corti affronta principalmente villain abbastanza tipici dei tempi, creati apposta per l’occasione come scienziati pazzi, spie giapponesi, mostri giganti, rapinatori, o avversità naturali come terremoti o vulcani che esplodono.

Ogni episodio era autoconclusivo, dalla trama non particolarmente elaborata (erano pur sempre corti di 8-9 minuti al massimo) non diversamente dai fumetti dell’epoca, con pochi dialoghi, tanta azione, e una struttura abbastanza consolidata: a Lois e Clark viene affidato un caso dal Daily Planet, i due vanno sul posto, qualcosa va storto, Lois è in pericolo, this look like a job for Superman, ed ecco che finalmente l’Azzurrone entrava in scena salvando la situazione, per poi concludere con un siparietto finale tra Lois e Clark di nuovo a Metropolis.

Quello che rende unico il Superman dei Fleischer non sono tanto i suoi contenuti, limitati dalla scarsa durata, ma la sua incredibile messa in scena e la sua eccellenza tecnica e artistica, dai bellissimi fondali ispirati alle copertine delle riviste pulp, all’animazione fluida, elegante, all’avanguardia, come era tipico dei Fleischer Studios. Parte della riuscita del loro Superman fu anche merito delle musiche di Sammy Timberg (già compositore del celebre tema di Braccio di Ferro), Winston Sharples e Lou Fleischer, il terzo fratello Fleischer, che divennero i primi in assoluto a dare un tema musicale all’Uomo d’Acciaio.

Il corto di debutto, The Mad Scientist, ebbe persino una candidatura agli Oscar del 1942 come “Miglior corto animato”, perso in favore di Porgimi la zampa della Disney. Nonostante la nomination, non è tanto il primo corto a passare alla storia quanto il secondo, The Mechanical Monsters, considerato uno dei massimi capolavori dei Fleischer, nonché il corto di Superman più celebre in assoluto, tanto da essere omaggiato anche in tempi più recenti da autori di un certo peso come Hayao Miyazaki su Il castello errante di Howl.

Piccola curiosità sull’impatto culturale di The Mechanical Monsters: è proprio qui che si assiste per la prima volta in assoluto all’iconica immagine di Clark Kent che si cambia in Superman in una cabina telefonica. Sia nei fumetti che nei corti animati Clark Kent era solito cambiarsi ove possibile, mentre la prima vignetta nota con un la trasformazione in Superman in una cabina telefonica è del tardo 1942, quasi un anno dopo i Fleischer.

E a proposito di immagini avveniristiche, particolarmente interessante è il già citato The Artic Monster, che oltre ad anticipare di 12 anni l’immaginario di Godzilla (un dinosauro viene ritrovato ibernato in Siberia e portato al Museo di Storia Naturale di Metropolis, per poi scongelarsi e seminare il panico in città), anticipa anche una scena del Superman di Richard Donner del 1978, ossia il momento in cui Superman fa crollare una montagna per tappare una diga appena.

E a proposito dei futuri live action di Superman, su Japoteurs, decimo corto realizzato,c’è anche un parziale anticipo di Superman Returns, con l’Azzurrone che blocca un aereo in piena caduta libera per poi depositarlo in piena Metropolis.                           

Japoteurs sarà di grande importanza per due motivi: oltre ad essere il primo realizzato dai Famous Studios (eredi dei Fleischer Studios, ma ci torneremo dopo), sarà anche il primo a fare riferimenti all’attualità americana dell’epoca: ergo, la Seconda Guerra Mondiale. I 17 corti dei Fleischer uscirono tra il settembre 1941 e il luglio 1943, proprio in mezzo al crescente coinvolgimento bellico degli USA. Il Giappone bombardò infatti Pearl Harbour il 7 dicembre 1941, con gli States che risposero dichiarando guerra già il giorno successivo. Su Japoteurs (uscito nel settembre 1942, ben 10 mesi dopo l’inizio della guerra) Superman si ritrova infatti a dover recuperare il più grande bombardiere americano mai costruito, dirottato da un gruppo di spie giapponesi presenti a bordo.

Il Giappone faceva parte dell’Asse, il ché rendeva implicitamente gli USA in guerra anche con Italia e Germania, ma nei corti di Superman saranno solo i giapponesi ad essere raffigurati come nemici degli Stati Uniti. Inizialmente la guerra vide gli americani combattere esclusivamente nel Pacifico contro i giapponesi, e solo l’anno successivo, dal novembre 1942, contro le forze armate nazi-fasciste in Europa (o meglio, alle porte dell’Europa, in Algeria).

Superman affrontò i giapponesi anche nel 12esimo episodio, Eleventh Hour, dove Clark Kent e Lois sono tenuti prigionieri  Yokohama. Nel corto è inoltre presente una scena ripresa da Action Comics #2, dove Superman salva Lois da un plotone d’esecuzione facendo da scudo umano dai proiettili.

Nonostante la guerra in corso, questi sono gli unici episodi a fare riferimenti agli affari bellici a stelle e strisce, visto che nel resto dei corti Superman tornerà ad affrontare le solite minacce. Anzi, con l’avanzare della guerra le avventure di Superman avranno uno stampo ancor più fantascientifico e meno realistico, come su The Mummy Strikes, dove affronta delle mummie tornate in vita, o The Underground World, con la minaccia di un popolo di uomini-aquile che vivono nel sottosuolo.

Rispetto al fumetto i momenti romantici con Lois sono quasi del tutto assenti, privilegiando invece una certa rivalità professionale tra i due. L’unica eccezione è nell’ottavo corto (Volcano) dove Lois dà un bacio a Superman al buio, salvo poi realizzare essere Clark.

La fine dei Fleischer Studios

Superman per i Fleischer fu un successo enorme, che purtroppo non bastò a salvarli dal fallimento. Nonostante oggi li ricordiamo come gli anni della Golden Age dell’animazione, gli anni ’30 e ’40 furono in realtà anni di grandi innovazioni tecniche tanto quanto di incredibili flop, dovuti anche a costi di produzione che spesso sfuggivano dal controllo (già nel 1939 la Paramount fece una multa di 300.000 dollari ai Fleischer per essere andati fuori budget con Gulliver).

Stesso discorso si poteva fare per la Disney, dato che molti di quelli che oggi consideriamo dei classici – come Fantasia, Bambi, Pinocchio – per quanto faccia strano pensarlo al tempo furono dei fragorosi flop. Tra questi flop ci fu l’ambizioso secondo lungometraggio dei Fleischer, Hoppity va in città, che incassò solo 240.000 dollari contro il milione di budget, che andò a logorate una situazione interna già bella che tesa. Tra il 1941 e il 1942 infatti Max e Dave Fleischer smisero di collaborare insieme a causa di attriti personali, spianando la strada alla Paramount per acquistare la totale proprietà degli studios con l’estromissione dei due fratelli.

Fu così che i Fleischer Studios cambiarono nome in Famous Studios, proseguendo per un certo periodo il lavoro dei Fleischer (8 dei 17 corti di Superman furono realizzati sotto il marchio Famous), per poi però intraprendere altre strade.

Non fu infatti un semplice cambio di nome e gestione, ma la vera e propria fine di un’era: con l’addio dei fratelli Fleischer se ne andarono tanti storici collaboratori, sceneggiatori, doppiatori, compositori e animatori degli anni passati che avevano resi grandi i Fleischer. Pur producendo cartoni ancora oggi popolari (come Casper o Lulu) il gap qualitativo tra Fleischer e Famous Studios era sotto gli occhi di tutti. I Famous Studios continuarono a produrre cartoni fino alla loro chiusura nel 1967, avvenuta piuttosto in sordina, senza mai più raggiungere i livelli degli originali Fleischer.

Il Superman dei Fleischer fu un instant classic, così riuscito da risultare omaggiato o bonariamente parodiato già al suo tempo, come dalla Warner nel 1943 con “Super-Rabbit” e nel 1956 nel corto “Stupor Duck”, qui in Italia tradotto “Superpapero” (presente anche su “Daffy Duck e l’isola fantastica”), persino nei suoi slogan.

Questo Superman, così come i Fleischer Studios in generale, è oggi materia di studio per chiunque si voglia approcciare al mondo dell’animazione, e ha ispirato autori come Kerry Conran, regista di Sky Captain and the world of tomorrow (che di riferimenti a questo Superman ci riempirà il film), il già citato Miyazaki, Alex Ross, che modellerà sempre il suo Superman usando quello dei Fleischer come riferimento, Frank Miller, ma soprattutto da Paul Dini e Bruce Timm, che per loro stessa ammissione prenderanno proprio questo Superman come riferimento visivo per la loro celebre serie animata di Batman. In tempi più recenti il Superman dei Fleischer è stato omaggiato pochi mesi fa su Superman & Lois, dove nell’episodio pilota Superman indossa un costume ispirato esplicitamente a quello dei Fleischer.

I corti dei Fleischer oggi sono di dominio pubblico e facilmente reperibili in alta qualità su YouTube.

Un pensiero su “Dovreste recuperare il Superman dei Fleischer Studios

  • Settembre 29, 2021 in 5:33 pm
    Permalink

    Ho letto molto i vostri articoli e siete molto bravi e acculturati. Ammiro la vostra volontà nel descrivere le cose e reperire informazioni, in particolare su questo pezzo sui Fleischer; Mechanical Monsters è praticamente perfetto in termini tecnici, alla colorazione (la lava mio dio! Sembra vera!) ai movimenti. Anche la rimasterizzazione in 4k gli rende pienamente giustizia nonostante siano passati 8 decenni.

    Continuerò a seguirvi con piacere. A presto!

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