Dora e la città perduta, o come imparai ad apprezzare quell’idiota di Dora

Fidatevi, parlerò anche del film ma prima di farlo è IMPERATIVO che vi faccia sapere che ho sempre odiato Dora l’esploratrice. Due erano le cose: o era una stupida idiota o mi trattava da stupido idiota. E io da un maledetto cartone non mi faccio trattare da idiota. Avevo 19 anni, una ragazza, una vita decente, un futuro brillante e quella ragazzina schifosa pretendeva di insegnare a me? Ero io che dovevo insegnare a lei.

Ad ogni puntata mi trovavo ad aspettare con ansia l’arrivo di Swiper, il vero eroe della serie. Sweeper era un grande: arrivava, rubava con prepotenza oggetti dalle mani di Dora e non li teneva per sé. No. Li buttava via, davanti alla mocciosa, mentre lei guardava. Swiper agiva solamente per odio e astio verso Dora. Perché? Perché poteva. Perché Dora se lo meritava. Ricordo quella scema che mi incitava a dire ‘Swiper no swiping’ per fermare Swiper. E mi ricordo quanto mi sentivo potente a farle capire che la vittoria era mia dicendo ‘Swiper YES swiping’.

Un grande.

Esce il trailer del film live action, e io – 24 anni di età, povero, con il mio computer rotto pagato tre euro e settantaquattro centesimi a mio cugino anziché farglielo buttare (non accetto regali per ‘pena’, una questione d’onore) – mi appresto a guardarlo e ammettere la mia sconfitta definitiva. Aveva vinto lei. Ma contro ogni pronostico quel trailer si è rivelato essere l’inizio di una grande avventura e una nuova amicizia.

Il film sa da subito cosa vuole essere: un film d’avventura cartoonesco, divertente e senza troppe pretese. Dora è tale e quale al cartone e viene catapultata lontano dalla giungla, al liceo, lontana dal suo habitat naturale. Il “mondo reale” è super macchiettistico, però è giusto così, i toni del film sono quelli. Il liceo è pieno di idioti e Dora è vista come una sfigata, insomma la classica storia della nuova arrivata al liceo, e il culmine è il cugino Diego, vecchio compagno di avventure nella giungla che ormai si vergogna di lei.

Eppure non riuscivo ad essere felice delle disgrazie di Dora. Volevo tirare un pugno in faccia a quello schifoso del cugino, volevo allearmi con lei perché la stragrande differenza con il cartone è che qui Dora è un personaggio umile e piacevole che sa il fatto suo.

Accompagnata da Diego (ex-cool dude, ora un fesso), il classico ‘sfigato’ di cui ci frega zero e l’immancabile ragazza più popolare (e stronza) della scuola, Dora per forza di cose si trova catapulta dal liceo alla giungla, a prender parte ad un un’avventura per salvare i genitori e trovare la leggendaria città d’oro.

Con un cast di volti non proprio sconosciuti come Eva Longoria, Michael Peña, Danny Trejo e Benicio del Toro nel ruolo del grandissimo Swiper, vedere le avventure di Dora e le macchiette è stata una piacevole esperienza ed esattamente ciò che un film del genere dovrebbe essere: divertente, leggero, cartoonesco, zero serio, autoironico e a tratti pazzo.

Non è un capolavoro, sia chiaro, non vuole esserlo. E lo apprezzo. È film prevedibile e in questo caso è una cosa positiva, perché è quel prevedibile che ahimè vogliamo e ci aspettiamo da un film simile e ci viene dato senza però risultare noioso.

Non ci si affeziona ai personaggi se non a Dora, grazie anche all’ottima performance di Isabela Moner. Riderete, vi divertirete e a fine film tradirete il tipico sorriso che un tempo era un classico al termine dei film pomeridiani che ci hanno accompagnato nella nostra infanzia.

Se siete alla ricerca di un qualcosa che vi tiri su di morale, o se semplicemente volete passare un piacevole pomeriggio di relax, date un’occasione a Dora e la città perduta. Perché da questa Dora io ho avuto modo di imparare, e in questa Dora al posto di una nemesi ho trovato un’amica. E chi trova un amic*, trova un tesor*.

Arnob Mobin Muktadir

Pilota di Robot giganti. Amante di film e videogiochi. Supereroe. Povero.

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