Con il 9 la saga di Fast & Furious è diventata davvero intoccabile

Quest’anno la saga di Fast and Furious fa 20 anni precisi. Assurdo. Insomma, 20 anni consecutivi di film credo che siano un traguardo riuscito solo a James Bond, se vogliamo escludere i franchise a intermittenza come Rocky o Indiana Jones. Mantenendo sempre incassi da favola, per giunta. La sopravvivenza e la freschezza di F&F è data da una semplice regola: rinnovarsi continuamente.

Certo, qualcuno potrebbe controbattere dicendo “ma se nel 9 corrono e sfondano macchine esattamente come nell’ unoduetrequattrocinqueseisetteotto (Hobbs & Saw è fuori dall’equazione in quanto non meritevole), che differenza c’è?”. Al che la mia risposta sarebbe: “Ma avete idea di quanto sia difficile dopo 20 anni tirare fuori idee sempre più folli delle precedenti?”.

Purtroppo è fake, ma neanche troppo.

Partiamo subito col dire che F&F 9 non è il capitolo qualitativamente migliore (il 5 è ancora lì ad occupare lo spot), ma indubbiamente è il più folle, adorabile, divertente, nonsense, e anche il peggiore della saga a livello di scrittura. Sì, so benissimo che cercare la scrittura su F&F è come cercare una pizza in una gelateria, ma non è quello il punto a cui volevo arrivare, anche perché in realtà il mio è un complimento.

Anche gli altri capitoli avevano uno svolgimento piuttosto elementare, per non dire stereotipato, e ci andava benissimo comunque, perché quello che cercavamo in F&F era ovviamente altro. Ma qui nel 9 i passaggi di trama sono pigri, insensati, sotto persino i propri standard: una pigrizia consapevole, quella che speravamo tutti che la saga abbracciasse. È il film dove F&F sembra dire più che mai agli spettatori “sappiamo per cosa siete qui e per cosa non siete qui”: un gigantesco, orgoglioso, e trionfalistico “possiamo fare quello che ci pare”, urlato con la consapevolezza di essere diventati talmente rodati da non aver più bisogno di giustificarsi.

 Se negli altri film Vin Diesel per cadere da 200 metri necessitava di atterrare su una macchina per attutire la caduta e rendere “plausibile” che fosse ancora vivo, stavolta non serve più neanche quella. Stavolta alle leggi della fisica si preferiscono le leggi della saga, capaci di piegare ogni logica a proprio piacimento. Se negli altri film le leggi della fisica si fingeva che non esistessero, nel 9 non esistono e basta. F&F è ormai libero dalle catene, e nessuno può dirgli nulla. Perché? Perché qualsiasi ironia possiate fare sulla saga, loro l’hanno già fatta innumerevoli volte (e in meglio), qualsiasi critica possiate fare ai F&F, loro l’hanno già constatata.

Come si può “ferire” una saga che ha già anticipato tutte le mosse dei suoi detrattori (come tutti i meme sulla “famiglia” usciti ultimamente: tutta roba che la vera Familia faceva dal 2001)? Non si può. F&F si fa ancora una volta beffe degli sfottò e dei vari “di questo passo nel prossimo film che faranno, andranno nello spazio?” mandandoceli per davvero i suoi protagonisti nello spazio, e in un modo persino più ridicolo e cartoonesco di quanto i suoi detrattori avrebbero potuto fantasticare, con una messa in scena che sembra un mix tra una scena dei Looney Tunes e un B movie degli anni ’80. E anche questo è da intendersi come un complimento. Ovviamente.

F&F 9 è anarchia e libertà, una licenza di follia.

C’è una gag nel film che vede Roman Pearce constatare di non avere neanche una cicatrice o un segno permanente di tutte le sue folli avventure vissute nel corso della saga, tanto da iniziare a sospettare seriamente di essere un supereroe invincibile (e non sarebbe neanche impossibile, visto che su Hobbs & Shaw i superpoteri sono stati sdoganati). Beh, sembra quasi sia il franchise stesso a parlare: ormai F&F si sente – perché lo è – davvero un franchise invincibile, che può permettersi di perdere tutte le sue star, di rinunciare a qualsiasi scelta di trama logica, e persino ad  una fetta di fan (quelli più nostalgici e legati alle corse illegali dei primi film) senza uscirne indebolito o con un graffio.

E a proposito del primo film: sarà che 20 anni sono una cifra abbastanza tonda che viene per forza da guardarsi indietro, ma per per certi versi il 9 è anche il capitolo più malinconico della saga, pieno di bilanci, di sguardi al “da dove siamo partiti” e di “dove siamo arrivati”. E partendo 20 anni fa come mix tra Point Break e Need for Speed, per poi ritrovarsi pian piano ad essere un Mission Impossible sotto steroidi fuso a Grand Theft Auto, beh, la saga ne aveva parecchie di riflessioni sul “dove siamo arrivati”.

Al contrario dei film precedenti sono presenti parecchi flashback, ambientati nel 1989 e tutti relativi ai Toretto Bros da giovani (e nel credere che Vinnie Bennett possa essere un giovane Vin Diesel bisogna fare uno sforzo di sospensione di incredulità superiore al vedere la Familia andare nello spazio).

I flashback in questione sono un ritorno al passato non tanto di scenario, ma di atmosfera, un ritorno alla Los Angeles del primo film, quella Los Angeles ancora divisa tra nu metal e hip hop fatta di MTV e meches bionde. Perché pur essendo ambientati nel 1989, i flashback sono scanditi da musiche volutamente anacronistiche, come i Prodigy, inesistenti nel 1989.  Più che un ritorno al 1989 dei giovani fratelli Toretto, è un ritorno al 2001 del primo film, giusto per sottolineare ulteriormente il percorso di costante autorinnovamento fatto dalla saga in 20 anni.

E a proposito di autorinnovamento, che dire del cast? Escono Gal Gadot, Paul Walker, o personaggi importanti Han, ed entrano Ronda Rousey, Jason Statham, Charlize Theron e Kurt Russell (!). Ci lascia The Rock ed entra… John Cena. Alziamo le mani.

La libertà passa anche attraverso la rinuncia a The Rock

Che poi The Rock, John Cena, Roman Reigns, volendo anche Ronda Rousey… è un caso che la saga col tempo abbia coinvolto così tanti wrestler? A pensarci l’intera saga di F&F non è altro che un gigantesca telenovela con dinamiche prese in prestito dal mondo del wrestling, piena di ritorni di fiamma e turn continui. Per chi non lo sapesse, il turn nel wrestling è il cambio di schieramento: passare dall’essere un face (buono) all’essere un heel (cattivo) e viceversa. C’è anche il terzo ruolo, il tweener, che sta un po’ nel mezzo tra il face e l’heel.

Paul Walker inizia da tweener, per poi diventare face. Michelle Rodriguez è face, poi è tweener inconsapevole, poi di nuovo face. The Rock inizia da heel nel 5 e finisce da face. Jason Statham è un super mega heel nel 7, e diventa contro ogni pronostico un face nell’8. Cavolo, persino Vin Diesel ha un turn heel nell’8! Sui turn del 9 non mi pronuncio per non fare spoiler.

E poi gente che perde la memoria, altri che cambiano schieramento ogni 5 minuti, fratelli e sorelle che vengono fuori a caso, figli illegittimi… F&F è una gigantesca telenovela con dinamiche da wrestling, persino nella vita reale, dove The Rock è diventato l’heel della situazione abbandonando Vin Diesel e la Familia per la gloria personale (Hobbs & Saw) e la rincorsa alla Casa Bianca.

Addirittura ai tempi di F&F 8 si vociferava che la rottura tra Vin Diesel e The Rock non fosse che una strategia pubblicitaria creata per il film (nell’8 ci fu il già citato turn heel di Vin Diesel) che avrebbe trovato la sua conclusione in uno scontro finale a Wrestlemania 34, svoltasi guarda caso proprio nel mese di uscita di F&F 8.

Che poi la storia tra The Rock e Vin Diesel non è altro che la riproposizione – nella vita reale – dell’Hollywood Rock del 2003. Mi spiego: dopo La Mummia 2, tra il 2001 e il 2002, The Rock iniziò a prendersi pause dal ring sempre maggiori, apparendo sempre meno come wrestler e sempre più proiettato ad Hollywood. I fan, sentendosi traditi da uno dei loro beniamini più grandi, iniziarono a fischiarlo pesantemente, anche in match dove il nostro Rocky era il buono.

Per dare un senso ai fischi, quando The Rock tornò brevemente a lottare nel 2003, la WWE lo ripresentò come heel. Il suo nuovo personaggio fu modellato su come i fan vedevano The Rock: un arrogante superstar che rinnegava il suo passato di wrestler per le sirene hollywoodiane. Questa versione fu ribattezzata “Hollywood” Rock.

Senza saperlo questa storyline anticipó di 15 anni quanto avvenuto tra l’ormai Dwayne Johnson e la Familia. “Hollywood” Rock 15 anni fa era solo un personaggio creato apposta per l’occasione, ma adesso The Rock è diventato un brand a parte, un uomo che usa ogni film per fare autopromozione per scopi più alti, come testimoniato anche da Hobbs & Saw. Insomma, The Rock è diventato “Hollywood” Rock per davvero. Anche se in questo caso sarebbe più appropriato “President” Rock, viste le sue ambizioni da Casa Bianca.

La saga ha bisogno di The Rock, e non di “President” Rock, o peggio, di un semplice e più borghese “Dwayne Johnson”. Perché se F&F 9 ha dimostrato qualcosa, è che la saga ha bisogno di essere libera da catene per essere davvero sé stessa.

E se President Rock volesse tornare, farebbe meglio a sentirsi a sua volta libero dal peso della sua campagna elettorale.

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