Com’era il Dr. Strange di Steve Ditko e Stan Lee?

C’è sempre stato un filo sottile a unire Spider-Man e il Dr. Strange: entrambi figli di Steve Ditko, entrambi diretti da Sam Raimi, ed entrambi debuttanti come guest star di riviste non appartenenti a loro. Il Dr. Strange debutta infatti su Strange Tales, e come è facile intuire è il suo stesso nome a venire dalla rivista (anche se per un periodo il personaggio doveva chiamarsi “Mr. Strange”).

Strange Tales nella storia della Marvel è di enorme importanza: inaugurata nel 1951, fu infatti la primissima rivista della compagnia (all’epoca chiamata ancora Atlas Comics, dopo essere stata nota come Timely Comics dal 1939 al 1950) a dare ai propri lettori antologie horror per inseguire il successo della EC Comics, che coi vari Tales From the Crypt e Weird Scienceaveva cambiato l’industria soppiantando i supereroi con storie horror, segnando un’intera generazione di futuri cineasti e scrittori che faranno la storia del genere negli anni successivi come Stephen King, John Carpenter o George Romero.

Il resto per chi conosce la storia del fumetto è abbastanza noto: nel 1954 lo psichiatra Fredric Wertham pubblica un saggio-accusa sul mondo dei fumetti chiamato Seduction of the Innocent che smuove persino il Congresso degli Stati Uniti, e il mondo del fumetto viene travolto da un’ondata di censura senza precedenti, con la conseguente nascita del famigerato Comics Code Authority, l’organo di censura dei fumetti.

Nonostante la censura avesse vinto e loro fossero i bersagli principali, da questo puritanesimo la EC Comics ne uscì brillantemente e nella maniera più inaspettata creando la rivista satirica più famosa di tutti i tempi, Mad, che rese la casa editrice persino più rinomata e prestigiosa che nella sua fase horror.

Le “strange tales” prima del Dr. Strange

Cosa fece invece la Marvel? Beh, Strange Tales non abbandonò le storie di mostri, ma i toni divennero inevitabilmente più soft e le idee più limitate (tra le varie cose il Comics Code proibiva l’uso di vampiri, licantropi e zombie), e col tempo si preferì virare sulla fantascienza dei Drive-In con mostri meno “cruenti” come alieni, insetti giganti, ed elementi tipici del terrore post-atomico e dei B-Movie dei tempi.

Una nuova direzione in cui Strange Tales fu affiancata alla fine degli anni ‘50 da riviste dai nomi folkloristici come Tales to Astonish, Tales of Suspense, Journey into Mystery, e Amazing Fantasy… tutte riviste che dal 1961 furono poi coinvolte nel nuovo boom di supereroi post-Fantastici 4: se Tales to Astonish aveva Hulk e Ant Man, Tales of Suspense aveva Iron Man e Capitan America, Journey into Mystery era la rivista di Thor, mentre Strange Tales ospitava le storie della Torcia Umana (con apparizioni costanti anche della Cosa) e successivamente anche di Nick Fury, aggiunto nel 1965 per andare incontro alla 007-mania esplosa con Goldfinger l’anno prima. Tra l’altro un paio delle storie dedicate alla Torcia furono firmate dal papà di Superman, Jerry Siegel, che le scrisse con lo pseudonimo di “Joe Carter”.

Erano storie tendenzialmente auto-conclusive, ognuna con l’entità misteriosa del mese usa e getta e – senza volerlo– un “banco di prova” per i nomi di battaglia di futuri personaggi, come un gigantesco robot chiamato “Hulk” su Strange Tales #75, creato 2 anni prima di Bruce Banner, o anche un “Magneto” su Strange Tales #84.

Proprio in una di queste riviste – per la precisione nel primo numero di Amazing Adventures, meglio nota in seguito come Amazing Fantasy, dove debutterà Spider-Man – Stan Lee aveva già creato un eroe dai poteri magici, uno dei tanti personaggi one-shot creati per durare una manciata di pagine: il Dottor Droom, creato nel 1961 insieme a Jack Kirby e con le inchiostrazioni di Steve Ditko.

Droom era un dottore americano che riceveva dei poteri mistici da un antico maestro durante un viaggio in Tibet (ricorda qualcuno?), trasformandosi persino da caucasico in asiatico con tanto di pelle gialla, baffi, e occhi a mandorla. Quest’ultimo aspetto oggi sarebbe decisamente scomodo, ma era pur sempre il 1961, e paradossalmente fu a suo modo avveniristico, visto che Droom anticipò di 12 anni Shang-Chi come primo eroe Marvel asiatico (anche se per un vistoso caso di yellowface).

Inutile dire che Droom fu un inconsapevole prototipo del Dr. Strange, sia nelle origini, sia nell’aspetto (Ditko nei primi numeri disegnava Strange con un aspetto quasi orientale). Per quanto somigliante al Droom di Stan Lee, però, è certificato che l’idea del Dr. Strange fu di Ditko, come confermato da Lee stesso in una lettera scritta a Jerry Bails, uno dei primi a trattare il medium fumetto come materia degna di studio (“Stiamo lavorando a un nuovo personaggio chiamato Dr. Strange. Roba di magia nera, è un’idea di Steve”), motivo per cui nei credit del personaggio compare sempre un “Created by Steve Ditko with Stan Lee”, e non “Created by Stan Lee and Steve Ditko” come per Spider-Man. Lee limò il personaggio prendendo spunto anche da Chandu il Mago, protagonista di un celebre serial radiofonico negli anni ‘30, e da cui fu anche tratto un film con Bela Lugosi nel 1932.

Tolte le influenze di Chandu e Dr. Droom aggiunte da Lee, non si hanno invece notizie di particolari fonti d’ispirazione per Ditko, tanto che neanche Lee seppe identificarle (“Se Steve fosse un tipo da interviste sarebbe interessante chiedergli da dove avesse preso spunto per gli aspetti mistici e la mitologia del Dr. Strange. Ma purtroppo non lo è mai stato“).

Un fumetto piacevolmente fuori dal suo tempo

Un uomo si sveglia nel pieno della notte in preda agli incubi. Ha paura ad addormentarsi, perché ogni notte non fa che sognare una figura incappucciata legata da catene, che minaccia di tormentarlo finché non si pentirà di ciò che ha fatto in vita. Decide allora di rivolgersi a un esperto di magia nera di cui ha sentito parlare, un certo Dr. Strange, per risolvere i suoi problemi onirici. Così il Dr. Strange viene introdotto al mondo.

Per gli standard dei fumetti di supereroi dell’epoca è un’introduzione piuttosto anomala, come se il protagonista fosse l’uomo, e Strange solo “il personaggio misterioso del mese” tipico dei vari Tales of Suspense e compagnia. Inizialmente Ditko e Lee alle origini di Strange neanche ci pensano, tanto da rivelarle ben 5 mesi dopo (anche svelare le origini a mesi di distanza era poco usuale per la Marvel degli anni ‘60). La prima storia è infatti un mini-racconto di cinque pagine, in cui però Lee vede potenziale per il futuro (sempre nella lettera indirizzata a Bails, Lee scrisse “La prima storia è un riempitivo per Strange Tales, non è nulla di che, ma possiamo tirarne fuori qualcosa di interessante”).

Le prime avventure di Strange erano mini-racconti horror, praticamente l’erede delle weird tales degli anni ‘50, più simili alle classiche antologie del terrore di Strange Tales che alle storie di supereroi.

E in effetti le storie targate Lee/Ditko quella matrice horror non la perderanno mai, anche nel formato: se una tipica storia Marvel dell’epoca si svolgeva in circa 20-22 pagine, quelle del Dr. Strange erano tra le 5 e le 10, ambientate esclusivamente di notte tra mondi onirici, dimensioni parallele, e gli angoli più sperduti del pianeta.

Se si può rubare il soprannome di Dylan Dog, il Dr. Strange dei primi numeri si può definire una specie di “indagatore dell’incubo”, un esperto di magia nera chiamato a risolvere i casi paranormali più inquietanti: su Strange Tales #116 Strange deve salvare degli uomini che non si svegliano dal loro sonno da giorni, nel n°118 indaga su un villaggio delle alpi bavaresi dove i suoi abitanti sono posseduti da creature di un altro mondo, nel n°120 si addentra in una casa stregata per salvare un giornalista, e così via.

A costruire una mitologia e a dare una trama orizzontale a Strange sarà più che altro la galleria dei villain, formata prevalentemente da Mordo, Dormammu, e soprattutto Incubo, la prima e la più affascinante delle nemesi di Strange. Incubo è un’entità maligna che ha potere solo nei sogni: più gli umani dormono, più lui diventa forte e accumula potere, un potere che potrebbe farlo persino passare dal suo regno onirico al mondo reale.

Che Incubo abbia ispirato 20 anni dopo Freddy Krueger? Fuochino: non ci sono prove o altro che Wes Craven avesse preso spunto da Incubo per Nightmare (anche perché Craven prese ispirazione da una serie di vere e inspiegabili morti avvenute nel sonno), ma di certo conosceva il personaggio visto che – oltre ad esserne un fan – proprio lui nel 1992 fu ingaggiato per dirigere un film sul Dr. Strange, purtroppo mai realizzato.

Con l’avanzare dei mesi, Strange affronta sempre meno “il caso misterioso del mese” e viaggia in mondi sempre più psichedelici e complessi di prima, dove Ditko dà massimo sfogo alla sua creatività. Il picco creativo Ditko e la serie lo raggiungono soprattutto tra Strange Tales #133 e Strange Tales #138, dove il Dr. Strange è costretto a viaggiare “in una terra senza nome, in un tempo senza tempo” per trovare l’unica soluzione all’alleanza tra Dormammu e Mordo, ossia una misteriosa entità chiamata Eternità, probabilmente il personaggio visivamente più complesso e suggestivo di tutta la Marvel.

Insieme alla saga di Eternità, Strange Tales raggiungerà il suo apice nei tre numeri successivi, completamente ambientati nella Dimensione Oscura (il regno di Dormammu): un mondo fatto di esplosioni colorate, ponti, turbini, geometrie, costellazioni e altre intuizioni grafiche che renderanno le storie del Dr. Strange un fumetto unico nel panorama americano degli anni ‘60, e uno dei più atipici della storia della Marvel, soprattutto sul piano grafico.

Il Dr. Strange era a tutti gli effetti il tipico fumetto horror del decennio precedente uscito fuori tempo massimo, talmente “isolato” dal contesto dei supereroi dell’epoca che persino i crossover con gli altri eroi Marvel avverranno col contagocce (nel ciclo di Ditko Strange si limiterà ad un incontro con Thor e Loki, e ad uno con Spider-Man su Amazing Spider-Man Annual n°2): un personaggio unico per l’epoca, fuori dal suo tempo, creato in un momento storico in cui i supereroi erano tornati a primeggiare sull’horror e l’esoterico, che avevano perso terreno alla fine degli anni ’50 (anche a causa delle già citate censure del Comics Code, visto quanto erano stati determinanti i fumetti per il boom dell’horror di quegli anni).

Eppure, Strange alla fascia di lettori più adulta dell’epoca (soprattutto universitari) piace moltissimo, tanto da essere considerato universalmente come il personaggio Marvel più popolare nei college americani insieme a Spider-Man. Tra gli estimatori del Dr. Strange di Ditko ci fu anche Ken Kesey, noto soprattutto per essere autore del romanzo di Qualcuno Volò Sul Nido Del Cuculo ed elemento di spicco dei Merry Pranksters, gruppo di amici californiano considerato precursore del movimento hippie. Quanto precursore? Beh, vi basti pensare che nel 1964, per festeggiare l’uscita del secondo libro di Kesey, il gruppo viaggiò per tutti gli Stati Uniti a bordo di un vecchio pulmino (chiamato dai Pranksters “Furthur”) dipinto a tema psichedelico. Eh sì, lo stereotipo del pulmino hippie ultra-colorato lo hanno creato loro.

I Merry Pranksters

Ma che aveva di tanto speciale un fumetto sì diverso e pittoresco, ma fuori tempo rispetto ai gusti del lettore medio, e che non era neanche la principale attrattiva della rivista (le copertine di Strange Tales erano quasi sempre della Torcia Umana o di Nick Fury)?

Quanto c’è di vero nella psichedelia del Dr. Strange

L’arte psichedelica esiste più o meno da quando l’uomo ha scoperto gli allucinogeni (ossia… da sempre), dunque non ha una data di nascita ufficiale, senza contare che tecnicamente potrebbe già essere circoscritta al surrealismo. La sua concezione contemporanea nasce invece con la controcultura degli anni ’60 e l’esplosione dell’LSD, ma fu una nascita abbastanza graduale, parte di un sottobosco ancora piuttosto recente e inesplorato.

Creata nel 1938 dal chimico Alfred Hofmann, l’LSD nasce infatti come farmaco perfettamente legale (tanto che per oltre vent’anni fu prescritta per i casi di schizofrenia, alcolismo, o depressione, con risultati piuttosto positivi), ma i suoi effetti psichedelici non furono scoperti fino al 1943, quando un dosaggio errato causò ad Hoffman le allucinazioni per cui oggi la sostanza è famosa. Hofmann descrisse l’esperienza come un insieme di “visioni meravigliose, giochi di forme e colori caleidoscopici, immagini fantastiche che mi apparivano davanti agli occhi chiusi alternandosi, variando, trasformandosi in cerchi e spirali, esplodendo in fontane colorate, riarrangiandosi e ibridandosi in un flusso costante”. In pratica, stava descrivendo una vignetta del Dr. Strange.

Inizialmente sull’LSD non si sapeva molto, ma le possibili applicazioni che offriva sembravano infinite, tanto che negli anni ‘50 la CIA ci vide persino un potenziale utilizzo militare, con l’avvio di un controverso e illegale progetto chiamato “Progetto MKULTRA” per studiarne l’utilizzo come potenziale “siero della verità”.

Il Dr. Strange viene creato nel 1963, quando l’LSD era ancora usato come farmaco, gli allucinogeni erano un argomento poco trattato dai mass media, e la stessa cultura hippie era ancora abbastanza circoscritta. Ma i primi moti proibizionisti dell’LSD si stavano lentamente muovendo: proprio nel 1963, dove fece particolarmente discutere la figura di Timothy Leary (che Nixon definì “l’uomo più pericoloso d’America”), professore di Harvard espulso quell’anno dalla sua università per aver condotto esperimenti sull’LSD insieme ai suoi studenti nei passati 3 anni.

Timothy Leary

Qualcuno considera il 1966 come l’anno zero della moderna psichedelia nell’arte: non solo perché è l’anno in cui l’LSD negli Stati Uniti diventa illegale – dando alla sostanza un’aura ancora più “anticonformista” – ma anche per la simbolica uscita di Revolverdei Beatles, definito da John Lennonthe acid album” in quanto primo disco prodotto dai quattro dopo aver sperimentato l’LSD, senza contare che è sempre dal 1966 che iniziano a uscire quelli che sono considerati storicamente i primi film psichedelici moderni, come La ragazza dalla calda pelledel 1967, Il serpente di fuoco(scritto addirittura da uno sconosciuto Jack Nicholson e con Dennis Hopper e Peter Fonda nel cast, due anni prima che i tre collaborassero per Easy Rider), Sogni perdutidel 1968 (anche questo scritto da Nicholson e contenente la prima apparizione cinematografica di Frank Zappa), o Magical Mystery Tour (il terzo film dei Beatles). Ma nel fatidico 1966, il Dr. Strange e la sua estetica “allucinata” esistevano già da 3 anni.

Il connubio Dr. Strange – psichedelia in realtà fu abbastanza casuale, perché Ditko non fece mai uso di allucinogeni o altro per i suoi disegni. Anzi, pensare che Ditko usasse allucinogeni è quasi sminuente, perché Ditko non seguì lo stile psichedelico, Ditko anticipò lo stile psichedelico. I significati “allucinati” in realtà furono attribuiti al fumetto da chi aveva sperimentato qualche allucinogeno, trovando nelle vignette di Strange le stesse immagini surreali che avevano ricevuto durante i trip.

Proprio grazie a questa similitudine, l’estetica psichedelica del Dr. Strange trovò grande popolarità, portando il personaggio fuori dai confini dei fumetti: se date un’occhiata alla copertina di A Saucerful of Secrets dei Pink Floyd del 1968 sulla destra, tra le varie immagini sovrapposte, potrete scorgere il Dr. Strange in una vignetta tratta da Strange Tales #158 (anche se in questo caso non fu disegnato da Ditko ma da Marie Severin).

L’interesse dei Pink Floyd verso Strange fu ribadito anche l’anno successivo, quando il gruppo inserì nel testo di Cymbalineun riferimento alla creatura di Ditko (“You hear the thunder of the train/Suddenly it strikes you/That they’re moving into range/And Dr. Strange is always changing size”). Un legame, quello tra Strange e i Pink Floyd, che Scott Derrickson decise di omaggiare proprio nel film del 2016, inserendo Interstellar Overdrivein una scena del film.

Ditko abbandonerà il Dr. Strange dopo Strange Tales #146, dopo aver creato un mondo talmente avveniristico e storicamente rilevante che nessuno ebbe il coraggio di reinventare l’estetica mistica del Dr. Strange.

Ma anche dopo l’addio di Ditko, Strange Tales continuerà ad essere manifesto delle nuove correnti artistiche degli anni ‘60, ma non col Dr. Strange. Come detto in precedenza, infatti, Strange Tales era anche teatro delle storie soliste di Nick Fury, scritto e disegnato a partire dal 1967 da Jim Steranko, grafico da poco passato al mondo dei fumetti. Con le sue storie per Nick Fury, Steranko portò la pop art e l’op art nei fumetti, esaltando ancora di più il surrealismo e la psichedelia del Dr. Strange, unì Jack Kirby e Wally Wood a Andy Warhol e Salvador Dalì, prendendo in prestito da Kirby anche l’intuizione dei collage (che prima di Kirby nessuno aveva mai apportato ai fumetti) e un approccio più “fotografico” al disegno.

Un talento visionario di cui qualche anno dopo si accorse anche Hollywood, assumendo Steranko come concept artist per produzioni importanti come I Predatori dell’Arca Perduta e il Dracula di Francis Ford Coppola.

Strange Tales aveva catturato lo zeitgeist di quasi tre decenni molto diversi tra di loro: prima imboccando la nuova tendenza dei fumetti horror negli anni ‘50, e poi rendendosi protagonista dell’evoluzione e la sperimentazione dell’arte psichedelica, prima col Dr. Strange di Ditko e poi col Nick Fury di Jim Steranko. Una rivista dall’enorme importanza storica, con un personaggio altrettanto rilevante per la storia del fumetto, che fece uscire i supereroi dai confini della carta per fonderli con i cambiamenti artistici ed estetici della (contro)cultura degli anni ‘60. O meglio, anticipandoli.

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