Com’era il Batman degli anni ’30?

È sempre affascinante leggere le prime storie di personaggi così iconici, se non altro per cogliere tutte le differenze tra le versioni di partenza e quelle più assodate con gli anni. Non tutti sanno che Superman al debutto non sapeva volare, o che inizialmente Bruce Banner si trasformava in Hulk solo in assenza del sole (nei primi numeri la luce solare teneva a bada le radiazioni gamma di Hulk), che Tony Stark doveva caricare l’armatura che lo teneva in vita con più costanza di un iPhone, o che i Fantastici 4 non operassero a New York ma a Central City, ma tutti sanno che il primissimo Batman – quello degli anni ’30 – uccideva, che aveva dei buffi guanti viola, e che… uccideva ancora.

Essendo del 1939, tecnicamente definirlo “degli anni ’30” al plurale è anche sbagliato, ma è comunque indicativo per intendere la prima versione di Batman, quella di Bill Finger e Bob Kane tra il 1939 e il 1942, e distaccarlo dalle versioni più comunemente associate agli anni ’40, come il Batman di Dick Sprang. Ma com’era effettivamente il primo Batman? Era solo uno spietato giustiziere che uccideva freddamente i criminali? O c’erano altre differenze?

Tanto per iniziare, i fumetti di supereroi ai tempi non erano di certo concepiti per essere ristampati o riletti a distanza di tempo. Erano perlopiù storie usa e getta, a tratti improvvisate e con scarso interesse nella continuity, che avevano il solo scopo di dare una nuova storia ogni mese senza alcuna intenzione di costruire una coerenza e la mitologia a cui oggi siamo abituati.

Dunque, se mai voleste leggervi il Batman di quegli anni, scordatevi eventi lineari, coerenti, e programmati con lungimiranza. Anzi, alla memoria dei lettori era data così poca importanza che non era raro vedere Bob Kane riciclarsi le stesse pose in storie diverse:

Storie diverse, stessa posa.

Erano storie ovviamente più brevi e ingenue, figlie dei loro tempi e proprio per questo incredibilmente affascinanti, dove tutto era ancora da definire, e dove il Cavaliere Oscuro poteva persino perdersi per le strade notturne di Gotham City, scendendo addirittura dalla Batmobile per… chiedere indicazioni ai passanti!

E che dire di Bruce Wayne costretto ad andare all’ufficio postale per ritirare una lettera indirizzata esplicitamente a Batman da tutti i giornali, rivelando di fatto la sua verà identità all’impiegato postale? Ci credereste che è lo stesso tizio che anni dopo si guadagnerà l’appellativo del “più grande detective del mondo”? Altri, meravigliosi tempi.

L’esistenza stessa di Batman all’interno dello stesso universo DC degli altri personaggi non era particolarmente chiara: il primo vero riferimento agli altri eroi DC avviene su Detective Comics #66, dove Due Facce ha intenzione di rapinare un cinema proprio mentre sta proiettando un film di Superman. Non viene chiarito se nell’universo di Batman Superman è un personaggio di fantasia o se effettivamente esiste, ma è la prima apparizione dell’Azzurrone in un fumetto di Batman. I due si incontreranno per la prima volta nel 1942 in radio, e nel 1952 nei fumetti.

Nelle prime storie Batman (anzi, “Il Bat-Man”, come veniva chiamato) non ha la Batmobile (la macchina c’è, ma nulla con gadget o cose simili), nessun Bat-segnale, né Bat-caverna, niente Wayne Enterprises (il perché Bruce Wayne sia ricco non viene mai svelato), niente Alfred, e le storie non sono ambientate a Gotham City bensì a New York… insomma, il Pipistrello non aveva quasi nulla degli elementi che conosciamo oggi.

Anzi, a dirla tutta Batman non aveva neanche delle origini! Inizialmente Batman è una figura misteriosa, che parla raramente e di cui nessuno sa nulla, che agisce senza tante spiegazioni, con i lettori che non hanno la più pallida idea del perché un miliardario non abbia nulla di meglio da fare che rischiare la vita ogni notte e buttare criminali in vasche piene d’acido invece che passare il tempo con qualche bionda. Le origini e le motivazioni di Batman verranno rivelate solo dopo 6 mesi di storie, mentre l’unico elemento ad oggi familiare è la presenza del commissario Gordon, che proprio con Bruce Wayne occupa la primissima vignetta della storia editoriale del Pipistrello.

Il Bat-costume era pressoché identico ad oggi, con le eccezioni dei mitici guanti viola e delle orecchie posizionate ai lati della testa invece che sul capo. I celebri Bat-gadget erano molto meno variegati, limitandosi ai classici Batarang, Bat-corda, e ad una serie di cilindri di gas incastrati nella Bat-cintura, che ne motiveranno il design, che anche con l’introduzione dei futuri nuovi Bat-gadget rimarrà immutato praticamente fino all’arrivo di Miller negli anni ‘80, che sostituirà la cintura a cilindri con un cinturone militare.

In assenza della Bat-caverna, la Batmobile e tutti gli altri veicoli del Cavaliere Oscuro inizialmente sono nascosti in un semplice tunnel sotterraneo a Villa Wayne, poi addirittura in superficie, in un fienile posto nel giardino privato di Bruce Wayne.

I primi villain e i primi comprimari

Negli anni ‘30 le storie di supereroi tendevano a ispirarsi alle riviste pulp dell’epoca, magazine pieni di avventure che spaziavano tra più generi: dal giallo, al thriller, fino al fantascientifico e all’occulto, spesso anche in luoghi esotici e lontani dalle metropoli americane come l’Africa, il Sud America, e l’est Europa, in assenza delle odierne possibilità di viaggiare visti quasi come luoghi misteriosi e appartenenti a un altro pianeta.

Nelle prime storie Batman si limita a combattere gangster, ricettatori, rapinatori di gioielli e comuni assassini, ma anche esoterici culti induisti e asiatici, rappresentati ovviamente tramite macchiettistici omini malefici dalla pelle gialla. Talmente gialla da aver bisogno di guanti per potersi mimetizzare tra di loro. Suvvia signori, era il 1939.

Per avere dei veri e propri super-criminali da fumetto bisognerà attendere l’arrivo di villain come il Dr. Morte (Detective Comics #29), il Monaco (#31), o Hugo Strange (#36), tutti personaggi che in un modo o nell’altro faranno la storia del Pipistrello.

Il Dr. Morte sarà infatti il primo villain di Batman a ricorrere in una seconda storia, cosa per l’epoca poco usuale per i fumetti di supereroi, dove i cattivi erano tendenzialmente dei personaggi usa e getta con l’unico scopo di morire alla fine della storia. E proprio contro uno degli scagnozzi del Dr. Morte, Batman ci delizierà con una delle sue uccisioni più cattive, usando un colpo di tacco per spezzare il collo del malcapitato Mikhail.

Il Monaco è invece legato a Detective Comics #31, in quella che è forse per Batman la storia più nota, affascinante e pittoresca di quei tempi, dotata inoltre di una tra le copertine più iconiche della storia della DC, omaggiata più volte nel corso dei decenni.

Come si può intuire dalla copertina è la prima storia in assoluto dove Batman e l’horror si incontrano, decisamente in controtendenza rispetto al solito approccio hard boiled/poliziesco delle sue prime storie. Stavolta si entra nel territorio del sovrannaturale con vampiri, incantesimi, lupi mannari, gorilla giganti, e castelli infestati dell’Ungheria con botole sotto i piedi e trappole nelle pareti. Ah, e si può assistere anche a Batman che spara a un vampiro mentre dorme.

Delicatissimo.

Sempre Detective Comics #31 segna anche la prima apparizione di alcuni dei gadget più iconici del Pipistrello, come il Batarang e il Bat-plano, oltre che il debutto della prima storica – e spesso dimenticata – fidanzata di Bruce Wayne, Julie Madison. Molto prima dei flirt con Catwoman e Thalia al Ghul, Julie Madison fu concepita da Finger e Kane per essere la fidanzata fissa di Batman, seppur un po’ dimenticata nel tempo e nelle storie a venire (anche se può vantare un apparizione live action su Batman & Robin).

Oltre a Julie Madison e Gordon, l’unico personaggio ad apparire in più di una storia è Wong, “il sindaco di Chinatown”, uno dei primi alleati/informatori di Batman, che morirà dopo un paio di apparizioni per un’innocua accettata in testa.

Nonostante tutto Wong si dimostrerà piuttosto duro a morire visto che, stando alla didascalia, riuscirà a trovare la lucidità di lasciare indizi a Batman grattando una scritta sulla scrivania, pur avendo un’accetta conficcata nel cranio! La sua pellaccia dura verrà motivata dall’essere un discendente diretto di Gengis Khan.

A proposito dei Bat-gadget citati prima, al contrario di quanto si pensa il Batman 1.0 usa armi da fuoco abbastanza raramente, e quasi mai per uccidere qualcuno, preferendo metodi più umani come colli spezzati, lanci nel vuoto, e vasche d’acido.

Nulla di particolarmente spinto rispetto ad altri eroi dell’epoca, considerando che ai tempi certi fumetti erano tendenzialmente considerati letture per i bambini.

Papà, leggimi un’altra storia prima di andare a dormire.

Tornando ai villain, il primo super-criminale che Kane e Finger crearono subito dopo il Monaco fu Hugo Strange, l’unico di questo “anno uno” del Pipistrello ad essere sopravvissuto negli anni. Dopo decenni di oblio infatti, Strange verrà ripescato dal cilindro negli anni ’70, per poi trovare la sua definitiva affermazione tra il grande pubblico in tempi più recenti grazie ad Arkham City.

Sui primi incontri tra Batman, il Monaco, e Hugo Strange è stata fatta una rilettura in chiave moderna nel 2006, nella doppia storia Batman: Luna Oscura. Storia che ha anche una certa importanza cronologica, in quanto si pone come seguito ufficiale degli eventi di Batman: Anno Uno di Frank Miller.

Tra i cattivi più dimenticabili e dimenticati dell’epoca c’è sicuramente l’Orda Scarlatta (Detective Comics #33), un gruppo criminale che vuole dominare il mondo con… un raggio della morte piazzato sopra un dirigibile che vola su New York, praticamente un’unione del non plus ultra tecnologico dei tempi.

Oggi che lo usiamo per curare la miopia o per scannerizzare il codice a barre al supermercato potrà farci sorridere, ma negli anni ’30 il laser era seriamente considerata l’arma del futuro. Il mito del “raggio della morte” nasce negli anni ’20, trovando grande popolarità soprattutto nella fantascienza degli anni ’30, da Flash Gordon a Buck Rogers, e creando l’archetipo dell’arma futuristica che dura tutt’oggi, che perderà parzialmente il suo alone futuristico quando l’uomo inventerà per davvero l’inquietante arma del futuro: la bomba atomica. Secondo varie teorie complottiste il “raggio della morte” sarebbe stato davvero scoperto nientepopodimenoche da Nikola Tesla, mentre un’altra nota leggenda metropolitana vuole che persino Mussolini nel 1935 sovvenzionò Marconi per progettare un’arma simile.

Proprio gli effetti dell’ “arma del futuro” plasmeranno un altro personaggio piuttosto inquietante, Charles Maire (Detective Comics #34), un uomo senza volto proprio a causa di un raggio laser puntato sulla sua faccia, che senza volerlo anticipò il look del Question di Steve Ditko. Hugo Strange a parte, nessun villain del primo anno di avventure del Pipistrello verrà riproposto negli anni, motivo per cui probabilmente non avrete mai sentito parlare di cattivoni come Frenchy Blake (Detective Comics #28), il Duca D’Orterre (#34), il Conte Grutt (#37), la già citata Orda Scarlatta, e gli Uomini Accetta (#39), una gang con l’obiettivo di conquistare Chinatown… usando accette come armi. Sì, è un nome spettacolare.

Arrivano Robin, il Joker, e tutto il resto

Nonostante Batman sia generalmente considerato un eroe solitario, le sue storie soliste durarono appena un anno, visto che già dal 1940 su Detective Comics #38 debutterà Robin. Oltre al commissario Gordon, che comunque appariva abbastanza raramente, Robin è il primo vero comprimario del Pipistrello ad comparire con regolarità.

Il concetto di spalla/aiutante nella narrativa occidentale esisteva praticamente da sempre (basti pensare a Sancio Panza, o al Dr. Watson, per fare due esempi celebri), ma è indubbio che sia stato Robin a dare lo slancio definitivo per la creazione di personaggi come Bucky per Capitan America, Toro per la Torcia Umana, Kid Flash, Speedy, Wonder Girl, Aqualad, ecc.

Stando a Bill Finger, l’idea di Robin gli venne perché sentiva il bisogno di far parlare Batman con qualcuno, così da evitare troppe vignette mute col Pipistrello, che a suo dire rendevano troppo “vuote” le storie. Prendendo ispirazione dal già citato Watson, Finger propose l’idea a Kane, che la approvò, venendo poi limata da Jerry Robinson, il ghost writer ufficiale di Kane.

Dopo l’arrivo di Robin, la mitologia di Batman si iniziò per la prima volta ad espandere: grazie anche all’inaugurazione della seconda rivista dedicata a Batman dopo Detective Comics (chiamata semplicemente “Batman”), arriva il Bat segnale, la Batmobile inizia ad assumere un aspetto più batmanesco, e New York diventa “Gotham City” (anche se implicitamente era sempre la Grande Mela, tanto che in alcune vignette era perfettamente visibile la Statua della Libertà vicino il porto di Gotham).

Con Robin fu anche rinnovato il parco comprimari: esordì la seconda ragazza ufficiale di Bruce Wayne, ossia Linda Page, tornò a farsi vedere il Commissario Gordon dopo una lunghissima assenza (come detto, appariva piuttosto raramente), e debuttarono uno dopo l’altro alcuni dei più celebri villain del Pipistrello: tra il 1940 e il 1942 esordirono infatti il Joker, Clayface, il Pinguino, lo Spaventapasseri, e Catwoman (al debutto chiamata semplicemente “the Cat”), con cui verrà costruito un rapporto ambiguo e di reciproca attrazione già dalla primissima apparizione.

A questo nuovo cast si aggiunse in un secondo momento (nel 1943) il nuovo maggiordomo di Bruce Wayne, Alfred Beagle, un prototipo di quello che poi sarà il più conosciuto Alfred Pennyworth.

Dopo un anno di villain usa e getta, la prima vera nemesi di Batman ad essere creata per durare fu, guarda un po’, il Joker. Bill Finger non amava riciclare gli avversari di Batman, ritenendo che usare troppo gli stessi personaggi facesse apparire la crociata del Pipistrello “vana”, motivo per cui persino il Joker fu concepito per morire alla sua prima apparizione con una pugnalata al cuore.

Alla fine come tutti sappiamo il Joker sopravvisse, imponendosi immediatamente come la nemesi n.1 di Batman, tanto da poter vantare già 6 apparizioni nei suoi primi 12 mesi di vita tra Detective Comics e Batman.

La paternità del Joker è tutt’oggi molto discussa: si conoscono le sue fonti d’ispirazione (L’uomo che ride del 1928, la carta da gioco del jolly, e la Steeplechase Face, la mascotte del luna park di Coney Island dal 1897) ma non chi lo creò effettivamente tra Bill Finger, Bob Kane e Jerry Robinson, tutti e tre democraticamente riconosciuti come padri ufficiali del personaggio.

La versione più probabile, stando alle ricostruzioni, è che l’input fosse venuto da Jerry Robinson, che voleva creare per Batman una nemesi definitiva, prendendo la relazione tra Sherlock Holmes e Moriarty come ispirazione, e che aspetto e caratterizzazione fossero stati infine limati da Finger e Kane. Bob Kane ha sempre preferito tenere il credit tutto per sé (una costante della sua carriera), al contrario di Robinson che ha sempre considerato il Joker un lavoro di gruppo, dove ognuno aveva fatto la sua parte.

Al contrario del Joker, Clayface/Faccia d’argilla era molto diverso da quello che conosciamo oggi; non il noto mostro d’argilla ma Basil Karlo, un attore di film horror (il nome era un mix voluto tra Basil Rathbone e Boris Karloff) che dopo aver scoperto della lavorazione di un remake di un suo vecchio successo, impazzendo all’idea di essere rimpiazzato, colto da una furia omicida inizia ad uccidere tutti i membri della troupe sul set, prima di essere fermato da Batman e Robin.

Il mostro d’argilla che conosciamo oggi è invece Matt Hagen, creato nel 1961 e che con il Clayface originale condividerà solo il nome, e proprio per questa omonimia la DC finirà per fonderli in un unico personaggio nelle versione successive.

Dopo il Joker, il Pinguino è il villain che più verrà utilizzato come nemesi del Dinamico Duo, apparendo con una certa costanza fino agli anni ‘50, passando poi per un lungo periodo di assenza che finirà solo nei ‘70.

Ideato da Bob Kane dopo aver preso spunto dalla mascotte delle sigarette Kool negli anni ‘40, ossia un pinguino con bastone e cilindro, alla sua prima apparizione il Pinguino non è ancora un gangster di nome Oswald Cobblepot, ma un gentiluomo appassionato d’arte e pezzi unici chiamato “Mr. Boniface”, che dopo un manciata di vignette uccide col suo classico ombrello-mitra uno dei boss di Gotham City, iniziando la sua scalata criminale per cui sarà più conosciuto dai lettori.

La fase camp di Batman iniziò 25 anni prima di Adam West

Sin dall’arrivo di Robin nel 1940 le storie prenderanno decisamente un’altra piega, conosciuta ai più per essere quella degli episodi del Batman di Adam West, ma con 25 anni di anticipo: toni più leggeri, storie più ingenue, atmosfere meno inquietanti, violenza semi-inesistente, e battute a go go che sembrano venute fuori dai Batman di Joel Schumacher (che, ci tengo a sottolinearlo, io adoro). Le famose atmosfere cupe e violente del Batman anni ‘30 che decenni dopo ispireranno autori come Dennis O’Neil, Neal Adams, Tim Burton, Paul Dini, e Bruce Timm, erano dunque durate poco più di un annetto, venendo definitivamente accantonate con l’arrivo del Ragazzo Meraviglia.

L’arrivo di Robin fu infatti mirato anche a dare ai lettori un personaggio più vicino alla loro età, usandolo come espediente per rendere un po’ più a portata di bambini le storie che – fa strano a pensarlo con gli occhi di oggi – in realtà erano pensate per dei bambini anche quando Batman uccideva regolarmente in ogni storia o quasi, fino ad inserire persino messaggi per i più giovani, come su Detective Comics #43 trasformato per una vignetta in uno spot anti-gioco d’azzardo per i minorenni.

Batman stesso inizia a cambiare, e non solo mettendo da parte le sue esecuzioni omicide. Il Pipistrello inizia infatti a sorridere regolarmente (!) e a fare instancabilmente battute mentre combatte, compiacendosi addirittura della sua simpatia.

Ogni tanto qualche eccezione fedele al titolo di Detective Comics ci sarà, come su Detective Comics #57, una delle migliori storie del Pipistrello dell’epoca, dove Batman e Robin sono chiamati a sventare gli omicidi di Jasper Sneed, un miliardario che ha appena scoperto di avere solo 24 ore di vita dopo essere stato avvelenato. Sospettando della sua avida famiglia come colpevoli dell’avvelenamento, Sneed inizia a sfruttare il suo ultimo giorno di vita per far fuori uno ad uno i suoi familiari, prima di essere fermato dal Dinamico Duo.

Ma la più grande eccezione a questa nuova deriva camp sarà Detective Comics #66, l’albo del debutto di Due Facce. Niente battute o momenti leggeri, ma un autentico dramma degno dei fumetti più moderni, con il primo vero cattivo del Pipistrello ad essere vittima di una tragedia piuttosto che una semplice e macchiettistica entità maligna.

Esplicitamente ispirata al Dr. Jekyll e Mr. Hyde, la storia della trasformazione di Harvey Kent (divenne poi “Dent” negli anni ’50, per evitare omonimie con Clark Kent) in Due Facce è rimasta pressoché invariata da allora, anche se l’alone di tragedia che circonda il personaggio era molto più presente nella sua prima versione che in quelle successive.

La sua stessa scelta di intraprendere una vita criminale è dettata dal caso, condizionato dalla sua caratteristica moneta con cui decide con un lancio ogni sua azione, a seconda di quale lato uscirà, se quello “buono” o quello “cattivo”. Harvey Kent infatti affida alla moneta se intraprendere una vita da criminale o attendere la fine della guerra per farsi operare dal Dr. Ekhart, deportato in un campo di concentramento nazista (uno dei rari riferimenti di Batman all’attualità dell’epoca), l’unico dottore al mondo capace di ricostruire la sua faccia.

Due Facce inizialmente non è cattivo, ma solo un uomo che ha perso il lume della ragione (nella stessa storia con un lancio di una moneta sul lato “cattivo” decide di derubare una banca, per poi donare il tutto in beneficenza con un secondo lancio della moneta sul lato “buono”!), un villain decisamente avanti per l’epoca. Purtroppo anche lui verrà riscoperto solo negli anni ‘70.

Un’altra piacevole eccezione è presente in Detective Comics #65, dove Batman è costretto a collaborare con l’agente Tom Bolton, l’unico poliziotto a Gotham ad odiare il Pipistrello. Il motivo del suo risentimento è semplice: nel 1937 Batman era stato accusato dell’omicidio del criminale Mike Nolan, di cui l’agente Bolton è in realtà il figlio segreto. Bolton aveva cambiato cognome anni prima per arruolarsi in polizia, in modo da redimere l’onore della sua famiglia, senza però mai dimenticare il padre, assassinato (secondo lui) dallo stesso Batman con cui è chiamato a collaborare. Una bella storia, una delle poche piene di dramma e tridimensionalità in un mare di avventure piuttosto bizzarre e ingenuotte.

L’ultimo dei villain più classici di Batman a debuttare fu lo Spaventapasseri, che apparì solamente due volte prima di essere messo nel cassetto, in quanto ritenuto troppo inquietante per i bambini, cadendo nel dimenticatoio fino al 1967, dove fu ripescato a ben 25 anni dalla sua ultima apparizione, venendo finalmente dotato della più famosa delle sue armi, la tossina della paura, assente nella sua prima versione. Incredibilmente una sorta di “gas terrorizzante” Finger e Kane lo avevano già ipotizzato su Detective Comics #46, non per lo Spaventapasseri, ma per un redivivo Hugo Strange. Prima di avere un altro villain passato alla storia bisognerà attendere l’Enigmista, che però arriverà nel 1948.

Come avrete letto, tutti questi cattivoni avevano un unico comun denominatore: essere stati dimenticati negli anni in attesa di essere rilanciati nei decenni successivi. Gli anni ’50 furono infatti il peggior periodo del Cavaliere Oscuro, con tutti i villain classici messi da parte in favore di improbabili storie di fantascienza, buffi alieni, viaggi nel tempo, e tante altre cose che col personaggio c’azzeccavano ben poco ben poco. A riportare parzialmente in auge il vecchio Batman e i suoi storici villain ci pensò Julius Schwartz all’inizio degli anni ’60, ad esclusione di una breve fase a metà decennio dove fu costretto ad adattarsi al successo della serie con Adam West.

Persino il Joker, che sopravviverà più di tutti anche negli anni ’50 – seppur rivisto un una versione più giocosa e cartoonesca – avrà una sua fase di stasi, visto che tra il 1969 e il 1973 non apparì più (4 anni, abbastanza assurdo a pensarlo oggi, che il Joker viene spremuto e inserito dagli autori anche in storie dove non se ne sente la necessità), prima di essere riportato alle origini, più violento e psicotico che mai, dal leggendario ciclo di Dennis O’Neil e Neal Adams.

Che fine ha fatto il Batman originale?

Il Batman degli anni ’30 è tecnicamente canonico, seppur ricollocato in una terra alternativa. Nel 1985, in occasione di Crisi sulle Terre Infinite, la DC fece una mappatura completa di tutte le storie mai pubblicate, in modo da tracciare chiaramente il confine tra storie appartenenti alla continuity ufficiale, e quelle appartenenti a versioni troppo “vecchie” dei personaggi per essere coerenti con quelle contemporanee (per esempio: come può Batman seguire la sua celebre regola del “non uccidere” se lui stesso negli anni ’30 faceva stragi? Oppure, perché Superman prima faceva solo dei grandi balzi invece di volare?).

Tutte le storie DC tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e il 1985 finirono su una dimensione chiamata “Terra 1” e tutte quelle tra il 1939 e il 1945 su “Terra 2” (in realtà è un po’ più complicata di così, ma facciamola semplice per ora).

Essendo parte di un universo ormai “morto”, al primo storico Bruce Wayne fu data persino una data di nascita precisa (1915) e una biografia più definita, includendo anche la sua vita post-Batman. Ritiratosi a vita privata, Batman ebbe una figlia da Catwoman nel 1957, Helena Wayne, che anni dopo sarebbe diventata più nota come Cacciatrice (che verrà riproposta anche nell’universo DC “ufficiale” come “Helena Bertinelli” con un altro background alle spalle), succedendo poi a James Gordon come Commissario della polizia di Gotham.

Vedovo di Catwoman nel 1977 e colpito da un cancro terminale nel 1979, senza più nulla da perdere, Bruce Wayne decise di indossare il costume di Batman per l’ultima volta, a 62 anni suonati, per fermare un criminale di nome Bill Jensen. Nel loro scontro finale però perderanno la vita entrambi, mentre Gotham continuerà ad essere difesa da Cacciatrice e Robin. Ed è così che tecnicamente la storia del Batman degli anni ‘30, il primo vero Batman, finì.

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