A Black Widow mancano coraggio, cinismo e azione all’altezza

Ho sempre pensato che fare un film sulla Vedova Nera fosse un errore, o meglio, che lo fosse un film sulla storia personale della Vedova Nera. Mi spiego: odio i prequel-spiegoni. Avete presente quei personaggi dal passato misterioso o comunque poco chiaro, su cui vengono fatti brevi accenni qua e là, lasciando al pubblico il compito di ricostruire con un po’ di fantasia la sua biografia? Da Wolverine a Joker, ogni volta che qualcuno decideva di ricostruirne per filo e per segno buona parte delle origini, ecco che i personaggi venivano spogliati di parte del loro fascino.

Mi viene in mente anche lo stand alone su Han Solo: cavolo, non solo hanno dovuto mostrarci 1) il primo incontro con Chewbacca; 2) Il primo incontro col Millennium Falcon; 3) Il primo incontro con Lando;  4) Han Solo che fa la rotta di Kessel in meno di 12 parsec… NO, hanno dovuto persino dirci PERCHÉ HAN SOLO SI CHIAMA “HAN SOLO” (perché viaggia… solo. E giuro che non è una battuta).

Insomma, odio la sagra dello spiegone: ammazza la fantasia (e non parlo delle fan theory) e rende i prodotti schiavi dai loro stessi tormentoni.

Dunque quando ho sentito Scarlett Johansson dichiarare “Black Widow farà chiarezza su cosa è successo a Budapest” un po’ di puzza di bruciato l’ho sentita. Il riferimento è ovviamente alla gag-tormentone dei film degli Avengers riguardo una vecchia missione a Budapest tra la Vedova e Occhio di Falco (“Mi ricorda Budapest”/”Tu ed io la ricordiamo in modo molto diverso”), spesso menzionata nei vari film dai due ma mai davvero spiegata nello specifico.

La gag era carina, una cosa simpatica da proporre nei loro scambi di battute, ed era bello che si rimanesse sempre sul vago, lasciando perennemente nel dubbio i fan su cosa cavolo fosse successo a Budapest. E così passiamo dal sapere poco della Vedova si passa al sapere… tutto!

Ma questo sono io che mi lamento dei prequel-spiegoni. Passiamo al film vero e proprio.

Anzi non subito, perché devo anche lamentarmi della Vedova Nera del MCU.

Da oltre 13 anni la Vedova Nera del MCU prova a venir proposta come quella dei fumetti: una spia doppiogiochista al di là del bene e del male. Non un’eroina, ma una macchina omicida con centinaia di morti sul curriculum, e più in generale un personaggio con una moralità ambigua, vaga, e spesso vacillante. Beh, nonostante la Vedova Nera di Scarlett Johansson per 10 anni ci abbia riempito la testa di “Ho fatto cose brutte in vita mia”/“Sono un persona kattiva”/ “Ho fatto cose di cui non vado orgogliosa”/ “Una volta ho attraversato col rosso”, la Vedova del MCU è da anni la spia doppiogiochista omicida più pucciosa, dolce, e leale del mondo, con un senso morale talmente solido da non avere una singola sfumatura della moralità ambigua che tanto ostenta in tutti i film: un personaggio che si vuole proporre piena di sfumature di grigio tendenti al nero, ma che in realtà è sempre stata mostrata nel bianco.

Motivo per cui l’esplorazione di questo fantomatico passato oscuro della Vedova non mi è mai sembrata una vera priorità: che passato oscuro credibile può avere un personaggio che non è mai stato davvero mostrato come oscuro?

Black Widow prova ad essere un Winter Soldier 2: meno film caciarone a caso del MCU e un po’ più spy story, senza mai riuscirci del tutto, sentendosi un po’ troppo in dovere di essere prima di tutto un film dei Marvel Studios (sono passati 13 anni e ventordici film e dobbiamo ancora sentire nominare le parole “Tony Stark” e “Avengers” 300 volte a film per ricordarci che è ambientato tutto nello stesso universo?), poi un film di supereroi, poi un film pieno di sentimentalismi, e solo infine una spy story sporca e cattiva, per quanto possa essere “sporco e cattivo” un film PG-13 del 2021.

In compenso di meglio rispetto al resto del MCU ci sono dei colori finalmente accesi e soprattutto – Dio, quanto mi mancavano – dei titoli di testa (rovinati da una cover atroce di Smells Like Teen Spirit).

Gli spunti interessanti per fare qualcosa di diverso c’erano anche, castrati e tenuti col freno a mano dal solito inventario che i Marvel Studios si portano appresso prima ancora di urlare “Ciak!”, dalle solite musiche impercettibili e uguali a loro stesse, alla solita CGI onnipresente che appiattisce anche i setting un minimo più ambiziosi del solito – come la prigione innevata di Red Guardian -, al ringiovanimento digitale sparso qua e là (forse su Rachel Weisz abbiamo assistito al primo decente della storia dei Marvel Studios), i soliti deus ex machina tipici del MCU tramutati da tecnologia risolvi-tutto (la polverina rossa per il controllo mentale… maddai), fino ai soliti – quante volte ho detto ‘sta parola? – e infiniti spiegoni, oltre che scene d’azione piuttosto mediocri, tra le peggiori del MCU (non proprio un gold standard) che cercano solo di scuotere la camera più che possono pur di risultare adrenaliniche: la somma “telecamera epilettica + coreografia figa” è un espediente facilone che può aiutarti in un film qualsiasi, ma non in un action che vorrebbe proporsi come una spy story piena di azione mozzafiato, e che invece non riesce neanche a fare nulla che la saga di James Bond non abbia già fatto in meglio, da svariati decenni, e neanche nei suoi film migliori.

Il problema di Black Widow è essere capitato nella mani sbagliate

Se dovessi scegliere una scena che più di tutte descrive Black Widow opterei per – non è spoiler – il confronto finale nella Stanza Rossa tra la Vedova e il cattivone Dreykov, la cosa migliore del film dopo David Harbour: concettualmente bella, che sa di cinefumetto vecchia scuola, intensa, persino violenta, ma rovinata da spiegoni, altri flashback-spiegoni, e un freno a mano chiamato PG-13 ad impedire alla scena di diventare cruda e d’impatto quanto vorrebbe essere (uno di quei casi dove la presenza di sangue avrebbe cambiato tutto), e con troppe interruzioni da parte delle scene parallele di Red Guardian/Taskmaster/Melina/Vedova Bionda a spezzarne l’intensità.

Un grosso peccato, soprattutto visto il mezzo miracolo che fa Ray Winstone a tirare fuori un minimo di genuino sadismo dal solito cattivone inutile del MCU, nonostante gli spunti praticamente nulli e lo scarso screen time.

Ogni tanto prova ad essere anche un po’ JamesBondeggiante, anche in modo abbastanza esplicito, come quando la Vedova guarda Moonraker in TV (“Ezechiele 25:17” su Winter Soldier, Una pazza giornata di vacanza visto in TV su Homecoming… non sia mai che la Marvel omaggi qualcosa senza urlarlo col megafono, eh), senza mai però entrare del tutto nel mood, abbandonandosi anche ad una trama abbastanza pretenziosa nei suoi sentimentalismi (le povere e pucciose Vedove Nere tenute schiave dal cattivone sovietico – uomo ovviamente – che vuole dominare il mondo… che fine hanno fatto le care vecchie spie russe consapevoli e senza scrupoli? Capisco che ad Hollywood ci sia sempre più paura a rappresentare la banalità del male, però…).

Che poi oh, sarò io un vecchio reazionario, ma riempire una spy story di “profondità”, sentimenti, e drammi familiari penso sia incompatibile con il genere stesso.

Caruccio anche il prologo con Ever Anderson (la figlia di Milla Jovovich) a fare la piccola Natasha, forse utile ad espiare il senso di colpa per non aver scritturato Milla Jovovich per il ruolo 13 anni fa (si, Jovovich-Natasha è un accostamento facilone, ma che ci volete fare, era perfetta e stop).

Essendo un midquel (il film è ambientato dopo Civil War) poteva beneficiare della libertà di essere un film, e non un film-ponte verso il prossimo Avengers come molti altri, e invece il film decide di azzopparsi da solo, a discapito di un soggetto potenzialmente anche interessante, che avrebbe però necessitato di un maggiore coraggio a sporcarsi le mani, di altri studios dietro e, come tutte le spy story, anche di un pò di cinismo in più.

Black Widow non è neanche lontanamente tra i peggiori del MCU (anche perché esserlo vorrebbe dire essere accostabili a Captain Marvel, un insulto che non merita neanche The Room), perché per lo meno lascia sparso qua e là qualche spunto potenzialmente interessante, mai davvero sfruttato al meglio, con un soggetto che, con la stessa trama e lo stesso svolgimento, se fosse capitato ad un altro studio ne avrebbe cavato fuori qualcosa di interessante, piuttosto che un film che si fa del male da solo accontentandosi di fare il solito compitino. Che purtroppo è quello che al pubblico sembra sempre bastare.

O forse è la presenza Rachel Weisz a farmi essere così buono, visto che ai tempi de La Mummia fu la mia prima cotta insieme alla Jennifer Connelly di Hulk.

PS. Non è comico come gli stessi Marvel Studios, che predicano l’importanza della rappresentazione delle varie culture anche attraverso i casting, abbiano assegnato tutti i ruoli di russi/ex societici (ossia il 90% dei personaggi) solamente ad attori americani e britannici? Otre che un per nulla stereotipato gigante russo con “KARL MARX” tatuato sulle nocche che, intendiamoci, a me fa ridere, ma va abbastanza in controtendenza con tutte le lezioncine di vita sugli stereotipi razziali che ci vogliono dare?

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