E con Far From Home è ufficiale: la Marvel odia Spider-Man

Il mondo si sta riprendendo dopo gli eventi di Avengers: Endgame, e così Peter Parker (Tom Holland), nonostante la perdita del suo amico/mentore Tony Stark. Peter è innamorato di MJ (Zendaya) e intende conquistarla durante un viaggio in Europa con la scuola, lasciandosi per un attimo indietro le sue responsabilità da amichevole Spider-Man di quartiere. Inutile dire che non sarà così semplice, e che i guai troveranno (forzatamente) il modo di inseguirlo.

Ci risiamo: è uscito un nuovo film su Spider-Man e per tutti, critica e pubblico, è improvvisamente “il film definitivo sul personaggio”, “addirittura sopra a Spider-Man 2!”, “Aaaaah finalmente! QUESTO è Spider-Man”. Stessa tiritera che si ripete incessantemente dai tempi del primo, agghiacciante Amazing Spider-Man (ve lo ricordate?).

Chiariamolo, se non fosse così incensato lo vivrei con il dovuto distacco: un film adolescenziale che riesce a strappare più di una risata ed ha un ritmo tutto sommato okay, un protagonista simpatico ed in palla (Holland meritava film più alla sua altezza) e anche se come al solito non lascia niente ed ha la sua buona dose di insulsaggini, bene o male come filmetto leggerino ci potrebbe anche stare. Quel che non va bene è spacciarlo per una bomba ad orologeria.

Spider-Man: Far From Home è un minestrone di elementi che non trovano mai coesione, un tradimento ancora più deciso nei confronti del personaggio ed un pastrocchio di coerenza narrativa che francamente alla Marvel non mi ricordo di aver mai visto prima.

Il tradimento verso il personaggio può essere negato solo da una categoria di persone: i negazionisti. Una rivisitazione? Certo, sicuro, okay. Nel 2019 il mondo descritto in questo universo condiviso ha già visto alieni, supereroi, Dei e altra roba strana. Peter Parker è un teenager sedicente nerd (level = “mi piace tanto Star Wars”) che si cala in questo mondo futuristico con comprensibile euforia; non è l’unico supereroe di New York ed era giusto fare i conti con questo aspetto, cosa che né a Sam Raimi né a Marc Webb (ma come, non ve lo ricordate? Aveva fatto il film definitivo sul personaggio nel 2012!) era toccata. Vero, tutto giusto, ma giunti alla seconda puntata si ha ancora di più l’impressione che più che contestualizzarlo i vari sceneggiatori abbiano voluto direttamente riscrivere il personaggio da zero, privandolo dei suoi tratti fondamentali in qualunque contesto.

Non sono un purista, non lo sono mai stato. Per dire, con quelli che condannano la scelta di Sam Raimi di eliminare gli spara-ragnatele in favore delle ragnatele organiche manco ci discuto: il rispetto per il personaggio non sta nella filologia, sta nel coglierne lo spirito. Spider-Man – Un nuovo universo, che è un grandissimo film, parla di svariati Spider-Man, tutti diversi, ma tutti Spider-Man. Mi spiego? Miles Morales non è Peter Parker, eppure è Spider-Man. Ci sono tutti gli elementi che ci hanno fatto amare il personaggio negli anni: la perdita, il dolore, l’incertezza ed il senso di responsabilità, il peso del mondo sulle spalle di un ragazzino.

Ora già so cosa state per dirmi e vi fermo subito: Far From Home affronta (o meglio prova ad affrontare) tutti questi temi, è vero, ma lo fa solo quando ha già inanellato abbastanza gags e non sa che altro inventarsi.

Poi c’è sempre e in maniera ancora più decisa il problema Tony Stark, ovvero il tentativo di venderci un playboy miliardario battutaro come il nuovo zio Ben, e questa ossessione di dover appoggiare il film sull’entità di Iron Man come se Spider-Man non fosse un personaggio abbastanza carismatico da reggersi il film da sé. Il cattivo di turno ce l’ha di nuovo con Stark, ci sono continui riferimenti a Stark, a salvare Peter dall’ennesima situazione di pericolo ci sono i gadget di Stark o un aereo privato di Stark. Quando volete dare al personaggio il tempo di respirare?

Cose che succedono in questo film: Zia May sa che Peter Parker è Spider-Man ed è tutta contenta (boh), flirta con il regista del Re Leone/assistente Iron Man (madonna l’imbarazzo); Tony Stark – come unico lascito dopo la sua morte – regala a Peter degli occhiali-smart in grado di manovrare tecnologia super all’avanguardia da miliardi di dollari e lui li regala a Mysteryo nella scena più forzata e patetica del film dicendo “Io mi voglio limonare MJ, non mi va di fare il supereroe, che si può fare? Mmmm… Tony mi ha detto che si fida di me… quindi sapeva che avrei fatto la scelta migliore! Tieni Mysteryo, tizio che conosco da due giorni, ecco tutta per te l’eredità lasciatami dal mio unico mentore, la cosa più vicina che ho avuto ad un padre!”.  Ed il peggio arriva subito dopo, con la (scioccante…) rivelazione di Mysteryo ed un momento di un didascalico che manco Glass.

Dopo una scena del genere riprendersi sarebbe stato impossibile per chiunque, ed infatti il film precipita vertiginosamente perdendo di ogni credibilità, dandoci modo di pensare con ancora più rabbia ai difetti che fino a quel momento eravamo riusciti in qualche modo a mettere da parte in favore del divertimento senza pretese: i personaggi sono tutti delle macchiette, peggio ancora che su Homecoming (che a me era pure piaciuto). Non sono personaggi veri, stanno tutti lì a rappresentare qualche stereotipo dei teen-agers secondo autori che scrivono sforzandosi di farteli sembrare irresistibilmente simpatici mentre sotto sotto li detestano, guardandoli con bonario paternalismo.

Il flirt tra zia May e Happy è finto, messo lì per strappare quelle due risate che proprio non arrivano, e come tentativo fa quasi tenerezza. Zendaya e Tom Holland hanno un momento molto tenero in una scena al Teatro dell’Opera a Praga che lascia intravedere del potenziale, ma nonostante l’innegabile chimica tra i due attori non ci sono più momenti all’altezza. Tutto sbagliatissimo e filmato nel modo più blando possibile, come al solito.

Film di cui mi scorderò due secondi dopo aver chiuso questa recensione, ma se mi allungate una piotta (100€) posso scrivere che è meglio di quelli di Raimi e cancellarla. Fatemi sapere.

Piccolo angolo spoiler:

Nella prima scena post-crediti appare J.K. Simmons di nuovo nei panni di J. Jonah Jameson. Non ci si emoziona neanche così.

Sono uscito dalla sala senza vedere la seconda scena post-crediti perché sinceramente ho una vita, e mi hanno poi spiegato che era importantissima perché si scopre che fino a quel momento il Nick Fury che avevamo visto nel film non era Nick Fury ma uno skrull. Vabbè.

Eddie Da Silva

Killer professionista in pensione.

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