Spectre è sottovalutato

Spectre a suo tempo fu considerato abbastanza unanimemente una “delusione”, e in effetti ricordo di averlo vissuto anch’io così. Troppa l’aspettativa dopo un gran film come Skyfall? Sicuramente. Poi è anche vero che ci sono problemi indubbi, ma riguardandolo oggi sono arrivato alla conclusione che forse, all’epoca, fummo tutti un tantinello più severi del dovuto. Soprattutto dopo aver ripassato i capitoli davvero brutti della saga.

Ragazzi, Spectre è bello. Non bello come Skyfall, assolutamente non bello come Casino Royale, ma ad esempio sta almeno almeno tre spanne e mezzo sopra a Quantum of Solace.

Da Skyfall si porta dietro Sam Mendes, che dirige con la solita, inscalfibile classe: stavolta è orfano della fotografia del grande Roger Deakins, ma può contare su Hoyte van Hoytema, un “sostituto” più che all’altezza.

Si apre con un piano sequenza bellissimo, a riprova del fatto che tecnicamente si viaggerà su livelli piuttosto alti. Tutta la sequenza pre-crediti ambientata in Messico è proprio una intro potentissima, che si ricorda che i film di Bond vanno inaugurati con il botto, e per botto s’intende “voglia di stupire”. Perfetta. Poi arriva la Bond Song. Ragazzi, per me quella canzonaccia è ancora un tasto dolente.

Non facciamoci distrarre dalle (splendide) orchestrazioni: si tratta di una nenia melensa condita da un falsetto urticante, probabilmente la cosa meno Bond che si possa concepire, persino meno di Die Another Day di Madonna. E ce ne vuole. Come se non bastasse i credit sono anti-Bondiani anche visivamente, con quella patina da spot di Dior.

Ma che è ‘sta cosa

Ma passiamoci sopra, via, anche se sappiamo tutti che la bond song ha sempre la sua importanza nel consegnare un capitolo della saga all’immaginario collettivo. Il film prosegue, e mentre Bond indaga sullo SPECTRE – organizzazione criminale ideata da Ian Fleming e che qui fa il suo ritorno nella saga dopo oltre 40 anni – è in larghissima parte godibilissimo: scene d’amore con Monica Bellucci (che nella versione italiana, doppiata da sé stessa, ci fa una figura orrenda; in originale è ok), inseguimenti adrenalinici a Roma (per un breve attimo nemmeno troppo lontani da casa mia…), scazzottate con Batista…

Una cosa che ho notato, a rivederlo, è che Mendes non tratta per nulla con sufficienza il camp bondiano, anzi, lo rivendica! Gli sgherri italiani nella sequenza in Messico (di nuovo, se guardate il film in originale recitano proprio in italiano) dicono cose tipo “insomma, quando lo facciamo esplodere lo stadio? Facciamo alle 6?”, gli sgherri muoiono con soluzioni comiche degne dei Looney Tunes… il contrasto con la messa in scena fortemente autoriale di Mendes è stranissimo, ma platealmente studiato, ed evita con maestria di scadere nel ridicolo.

La filosofia alla base resta quella di Skyfall: fare un bond movie moderno, visivamente potente, ma tornando alle origini. Spectre è il Bond Movie classico con tutti gli elementi al posto giusto e trattati nella giusta maniera: i nuovi Q e Moneypenny sono perfetti, per dire, e il Bond che emerge con classe da sequenze spaccatutto (come il bellissimo inseguimento sul lungotevere) è finalmente quello classico, che però non risulta stonato in un blockbuster contemporaneo, confermandosi essenzialmente un’icona immortale.

Ne esce malino giusto l’M di Ralph Fiennes, a cui viene regalata una sotto-trama che francamente annacqua un po’ la narrazione, allungando la durata (quasi due ore e mezza: un po’ troppo) senza aggiungere nulla di troppo significativo.

Come in sala ho accusato anche a casa alcune lungaggini, e dopo una prima ora bella coinvolgente continuo a pensare che abbia delle cadute di ritmo belle vistose. Lasciano perplessi anche la Bond Girl Madeleine Swan, interpretata da Léa Seydoux, di cui 007 si innamora più che delle altre senza che lo script sappia “giustificarlo”, ed il Blofeld di Christoph Waltz, sicuramente ben interpretato ma che poteva fare più scintille, cosa che una scrittura abbastanza pigra non gli ha permesso.

Non è un film impeccabile, insomma, ma nei suoi momenti migliori è cinema action di buonissimo livello, e riesce a non far abbassare la media al clclo-Daniel Craig. A proposito, il nostro in una scena girata a Roma recita anche in italiano, rispondendo ad uno sgherro coatto che gli fa “fermo lì! Fatti riconoscere, stronzo” con la seguente frase: “io sono Topolino, e tu chi saresti?”, al che lo sgherro, intimidito, gli chiede scusa e lo lascia passare. No, dai, sto barando: lo sgherro non lo lascia passare per la risposta “pungente”, ma perché subito dopo Bond gli fa un saluto simil-Star Trek che sta a indicare che fa parte della élite dei cattivi e può partecipare all’evento di cattivi a cui vorrebbe infiltrarsi. Però lo “scusa” dello sgherro è bellissimo, è proprio quello del coatto che ha trovato uno più coatto di lui.

Adesso sappiamo come rispondere ai coatti quando ci “imbruttiscono”, come si dice qui nella capitale. “Aò a coso ma chi te credi da esse???” “Topolino.” “Ah, oddio, scusa”. Che mondo bellissimo, quello dei film di James Bond.

Eddie Da Silva

Killer professionista in pensione.

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