Kong: Skull Island, un monster movie che va dritto al punto

Seconda guerra mondiale. Due soldati, piloti, precipitano su un isola. Un americano e un giapponese, lontani dagli occhi del mondo. Ma questo non importa. L’onore e la patria vengono prima di tutto, dunque i due iniziano a combattere all’ultimo sangue, senza esitare. Li conosciamo da meno di un minuto, ma per qualche ragione siamo agitati: chi vincerà? Poi qualcosa di mastodontico appare, e improvvisamente ogni altra preoccupazione viene spazzata via. Senza perdere tempo abbiamo dunque modo di ammirare Kong in tutta la sua maestosità. Per un istante, sì, ma da subito. Si parte bene.

Ambientato negli anni della guerra in Vietnam, precisamente alla fine, il film serve ad esplorare le origini dell’universo introdotto da Godzilla (2014) mostrandoci il ruolo giocato dall’uomo, quindi l’ascesa della MONARCH, agenzia segreta che studia I titani e li tiene nascosti dal mondo.

Se c’è una cosa che amo vedere in film di questo genere, è la distruzione di centri abitati. Un monster movie o un film con robottoni non può non avere palazzi che che si frantumano in mille pezzi. Una storyline dedicata agli umani e l’assenza di palazzi demoliti è un’operazione rischiosa per un monster movie, non perché sia sbagliato il concetto, ma perché è molto facile sbagliarne l’esecuzione.

Il film ruota intorno alla spedizione per studiare un’isola inesplorata e appena scoperta chiamata Skull Island. Il team assemblato per questa missione è suddiviso in 4 blocchi:

  1. I soldati euforici all’idea di riabbracciare le loro famiglie, ma che a meno di 24 ore dal previsto ritorno a casa si trovano cimentati in questa missione a causa del loro comandante (Samuel L. Jackson), un uomo che non conosce casa se non nella guerra.
  2. Gli scienziati della MONARCH – agenzia ritenuta una buffonata e prossima alla chiusura – intenti a provare al governo l’esistenza dei mostri.
  3. Il team di scenziati snob odiosi che si vede lontano chilometri che moriranno male (perché infondo vogliamo che muoiano male) e che in effetti muoiono male
  4. Brie Larson, fotografa ritenuta cazzuta che vuole fare grandi cose e Tom Hiddleston, personaggio disturbato (per poco più di 1 minuto), eroe della situazione, Indiana Jones wannabe, inutile.

Momenti di team bonding sulla nave diretta all’isola, momenti di esitazione, momenti cazzuti in cui l’uomo trionfa sulla natura, e infine l’arrivo sull’isola dove iniziano a fare casino a ritmo di musica con elicotteri e bombe sismiche. Sembra di vedere un videoclip musicale molto bello, sembra strano ma siamo già affezionati ai soldati, empatizziamo con loro, vorremmo vederli tornare a casa riabbracciare le loro famiglie e BOOM! Arriva Kong, distrugge tutti gli elicotteri, decima la squadra, ammazza gente, fa esplodere cose e ha anche ragione. L’azione non manca.

Ora per i sopravvissuti (attori con facce conosciute, o semi) che sono sparsi per l’isola è il momento di andare al punto di estrazione e riunirsi tutti. Dunque la seconda parte è un film di sopravvivenza nella giungla condito da morti belle e creature pazze.

Il personaggio di Samuel L. Jackson da guerrafondaio quale è vuole uccidere Kong, i soldati vogliono tornare dalle proprie famiglie mentre Tom e Brie trovano la tribù dei nativi che venera Kong come il Salvatore dagli Skull-Crawler, mostri mangia uomini che hanno ucciso i genitori di Kong lasciandolo come ultimo della sua specie, il tutto spiegatoci da Hank Marlow (John C. Reilly), il soldato americano precipitato sull’isola quasi 30 anni prima.

Non succedono cose inaspettate, il film prosegue esattamente e come da programma: umani uccisi da Skull Crawler, Kong che uccide gli Skull Crawler, Samuel L. Jackson che prova a uccidere Kong ma muore, botte finali tra il gran capo dei mostri cattivi e Kong, Kong Re indiscusso dell’isola e i pochi sopravvissuti che se ne tornano a casa. Tutto molto semplice, lineare e prevedibile, ma non è un problema.

Il film sa quello che vuole essere e non prova nemmeno per un momento a fingersi qualcosa di più o di diverso, trovando in questa onestà un grande punto di forza. L’esecuzione è molto buona. I mostri ci sono, l’azione è ottima e soprattutto ci importa della sorti degli umani (non tutti).

È sempre più raro vedere un monster movie che riesca a trovare il perfetto equilibrio tra tutti gli elementi, ma la pellicola di Jordan Vogt-Roberts riesce perfettamente nel compito, rendendo un’opera che doveva fare solo da tassello pre-Godzilla vs. Kong una più che piacevole esperienza nel complesso.

Condite da immagini bellissime, colori vivi, qualche personaggio interessante, mostri giganti e tanta azione, le 2 ore di Kong: Skull Island hanno quel sapore nostalgico da film d’avventura d’altri tempi, ispirandosi a quella ricetta ma senza esserne l’ennesima riproposizione moderna mal riuscita.

Un film divertente e a tratti davvero esaltante, a mio avviso accolto forse in maniera troppo severa da certa critica. Perché, pur tralasciando tutto il resto, un Monster Movie in cui – pur avendo ammirato giganteschi titani che si picchiano – vedere un umano che torna a casa sano e salvo ci emoziona, è un Monster Movie giusto e come andrebbe fatto.

Arnob Mobin Muktadir

Pilota di Robot giganti. Amante di film e videogiochi. Supereroe. Povero.

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