Ingrid va a ovest: un film che analizza (bene) le ossessioni social

Parliamo di Ingrid va a ovest, un film del 2017 che mi sono deciso a guardare solo l’altro giorno. Perché? Perché parlava di social, e le opere di finzione che parlano dei social mi annoiano. Errore. Ingrid va a ovest è bello. Magari non rimarrà negli annali, ma è un film che ha un obiettivo chiaro in mente e lo porta a casa con competenza e onestà. Il suo punto di forza, l’aspetto che lo fa sembrare anche più bello di quanto non sia, è la recitazione: mediamente ottima, a tratti impressionante.

A tal proposito, ma che attrice fenomenale è Aubrey Plaza? Con quel personaggio pubblico finto-disagiato (guardate una sua qualunque intervista, fanno spesso molto ridere) con cui vorrebbe farti credere che nel mondo dell’intrattenimento ci è entrata per caso, e invece la guardi recitare e capisci che la dedizione con cui si cala in un ruolo è da attrice di quelle a cui dare i premi importanti (glieli daranno, datele tempo).

In questo caso specifico Miss. Plaza interpreta la Ingrid del titolo, una ragazza mentalmente disturbata e malata di social network con il vizietto di stalkerare le influencer. Vuole entrare nelle loro vite “perfette”, è il suo unico scopo, non conosce letteralmente altro modo di vivere la sua vita.

È in apparenza la definizione stessa di persona “vuota”, è irrazionale e persino pericolosa, eppure ci si trova spesso a provare una gran pena per lei. Anche quando fa cose orribili. Questo non perché il film voglia farcela piacere, anzi, sembra proprio mettersi d’impegno nel farti vedere di quali cose sia capace pur di perseguire i suoi obiettivi assurdi.

Ingrid va a ovest inizia mostrandoci la sua protagonista in lacrime. Sta mettendo istericamente like a tutti i post di una tizia, poi scopriamo che è diretta al matrimonio di quest’ultima ed è disperata perché non è stata invitata. Arriva vestita in tuta e ancora in lacrime, grida qualche insulto e spruzza lo spray al peperoncino negli occhi della sposa.

Un inizio praticamente perfetto, che ci fa entrare subito nell’ottica: questo non è un film che parla dell’ossessione per i social in maniera inoffensiva, ma vuole – quando possibile – colpire duro, che non significa puntare il dito e dire “i social sono il maleeee”, ma analizzare certe dinamiche senza preoccuparsi di risultare sgradevole o spiazzante.

Ingrid, in seguito a questo “spiacevole” episodio, viene internata in una clinica psichiatrica. Quando esce per lei non è cambiato assolutamente nulla, se non la preda: stavolta è il turno di Taylor Sloane (Elizabeth Olsen), famosa influencer di Instagram che vive a Los Angeles.

Ingrid approfitta dell’eredità lasciatale dalla sua defunta madre, vola fino a Los Angeles e fa di tutto per diventare amica di Taylor. Ci riesce. Certo, per farlo si informa sulle cose che le piacciono, si impegna con tutta sé stessa per emularla, le rapisce il cane e poi glielo riporta per fare subito buona impressione… Però insomma, ci riesce, quindi mica è così scema.

Comunque la influencer “tipo” americana è interpretata egregiamente da Elizabeth Olsen.

Che tipa, Elizabeth Olsen. È la sorella delle gemelle Olsen, è identica a loro e ormai le ha scalzate, nessuno se le ricorda più (tranne noi, tranne noi…). Elizabeth sa qual è l’immagine legata alle sorelle e giustamente opta per scelte ragionate, vuole costruirsi una carriera da attrice rispettabile, e lo sta facendo con successo. Recita in progetti “piccoli” come questo e al contempo è nella serie più chiacchierata dell’anno (che è ancora lungo, vediamo cosa ci aspetta), che a sua volta è parte del franchise più chiacchierato del decennio. Ed è brava veramente.

Il suo lavoro sul personaggio della influencer è speculare a quello di Aubrey Plaza per la stalker: la sua Taylor è una persona diciamo “realizzata”, ma che per inseguire quel tenore di vita e per non perdere colpi lascia per forza qualcosa per strada.

Il suo essere un’entità social così chiacchierata ha i suoi aspetti positivi (conoscere sempre persone nuove) e negativi (sforzarsi di compiacerle). Taylor sorride sempre e cerca di far sentire tutti benvoluti per puro tornaconto personale, o meglio, per non affondare, ed è un personaggio altrettanto tragico – come il confronto finale tra lei e Ingrid suggerisce.

Perché sì, il teatrino messo su dalla problematica Ingrid crolla. Questo perché entra in scena il fratello cocainomane pazzo di Taylor, che si accorge dell’ossessione singolare di Ingrid per la sorella e la mette spalle al muro. Da lì in poi tutto crolla vertiginosamente, tra humor nero e momenti drama in cui il personaggio di Ingrid scivola in un patetismo via via più insostenibile, e che solo un’attrice coraggiosa come Aubrey Plaza poteva riuscire a rendere così bene.

Che poi, se ci si pensa bene, il teatrino di Ingrid è solo la versione “monca” – sorretta da una personalità borderline – di quello di Taylor: entrambe parlano in modo artefatto, entrambe hanno un ragazzo più per una questione di “status” che per altro, entrambe cercano solo di non risprofondare in una solitudine che conoscono bene (ci viene rivelato che anche Taylor ha un passato da “sfigata”); la differenza è che Taylor sa come farlo senza sfociare in atteggiamenti criminali.

Il finale è poi deliberatamente provocatorio ma intelligente, e di nuovo ci lascia incapaci di formulare un’opinione troppo netta sulla faccenda: è tutto spettacolo o alla gente forse dell’umanità dietro all’esibizione social importa qualcosa? Non ci sono morali e non ci sono risposte “dirette”, ma solo gli spunti per riflettere su un argomento più complesso di come di solito si tende a liquidarlo. Insomma, Ingrid va a ovest è cinema fatto bene. Non lo sottovalutate come ho fatto io.

MA ORA VENIAMO AL VERO MOTIVO PER CUI ABBIAMO DECISO DI SCRIVERNE

In questo film c’è il figlio di Ice CubeO’Shea Jackson Jr. – nel ruolo di Dan Pinto, il ragazzo di Ingrid, un aspirante sceneggiatore con l’ossessione per… Batman. Ma non Batman in senso generico: Batman Forever.

Ha un van a cui ha fatto cambiare la targa in “BATM8N”, e ovviamente lo chiama “batmobile”. Ha una casa, che ovviamente chiama “batcaverna”. Ha una venerazione per Val Kilmer (miglior Batman di sempre) e Joel Schumacher (regista più sottovalutato del mondo). Gira sempre con la colonna sonora di Batman Forever in macchina perché non si sa mai. Un amico nostro, praticamente.

<3

E poi è il personaggio più umano e più amabile del film, quello che regala i momenti leggeri più centrati e l’unico a tenere realmente ad Ingrid. Si sente legato a Batman perché è orfano come lui e lo usa come modello per fare del bene agli altri. Uno scemotto adorabile, ed il personaggio che avremmo voluto scrivere noi. Grazie.

Eddie Da Silva

Killer professionista in pensione.

Un pensiero su “Ingrid va a ovest: un film che analizza (bene) le ossessioni social

  • Marzo 26, 2021 in 2:32 pm
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    Mi ha incuriosito mooooltissimo, lo guarderò!

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