Il giorno sbagliato, un film in cui Russell Crowe è arrabbiatissimo

Il giorno sbagliato – in originale Unhinged, “svitato” – si può definire un “thriller” se lo si vuol vendere ai propri genitori (ai miei infatti l’ho appena fatto vedere), ma diciamo la verità: è un horror. O forse no, ok, è un thriller, che però quando ci deve mostrare gli omicidi lo fa come se fosse un horror. Fate voi.

La trama è questa: un pazzo monta un casino – sfonda, mena, uccide – perché una povera ragazza osa suonargli il clacson. La prende così male che la segue, le ruba il telefono, dà letteralmente fuoco ai suoi cari. Certo, la cosa non dovrebbe sorprendere: lo vediamo ammazzare la propria moglie all’inizio del film! Capiamo subito che il tizio non ha nulla da perdere, che è capace delle peggiori efferatezze, e quindi la suspense c’è, è ben giostrata, e certi momenti sono genuinamente spiazzanti.

Comunque il pazzo – un personaggio assolutamente irredimibile – è interpretato da Russell Crowe. Sì, quello degli Oscar. Ingrassatissimo, cattivissimo: non gliene frega più niente. Un grande. Ma poi quanto si vede che ha fatto il gladiatore? Potrebbe benissimo essere il coatto da non stuzzicare nel traffico qui a Roma.

“Abbassa er finesssrino che te doo di’ na cosa, va’…”

Il giorno sbagliato viene spesso accostato a Un giorno di ordinaria follia di Joel Schumacher, e in effetti il paragone ci sta, ma c’è un forte richiamo anche a Duel di Spielberg: togliete a entrambi lo stile, aggiungete molta più cattiveria e direi che ci siamo. Proprio concettualmente è uno di quei film che – se oggi vengono schedati come “B-Movie” – magari negli anni ’90 avrebbe prodotto la Warner (e di cui oggi custodirei una graziosa edizione DVD “snapper”), affidandolo a gente come Schumacher, appunto, o Tony Scott. No, forse Tony Scott una cosa così l’avrebbe girata nei primi 2000… Ma non è questo il punto, quanto piuttosto che nelle mani di un Tony Scott questo film sarebbe potuto essere un capolavoro.

Ma è sempre un bello spettacolo, eh! La regia di Derrick Borte è concentrata, gli interpreti anche, la sceneggiatura di Carl Ellsworth – a cui tendenzialmente non ho visto dare molto credito – costruisce con precisione chirurgica la premessa, tanto che quando il film esplode non possiamo fare a meno di temere per le sorti dei protagonisti, bevendoci tutto sommato senza problemi la sequela di eventi assurdi che vengono messi in scena.

Ma parliamo per un attimo della sua filosofia, molto più profonda di quanto il film non dia a sembrare. No, scherzo. Il giorno sbagliato è un ottimo film di genere (thriller, horror, o thriller-horror) in cui c’è un tizio che uccide chiunque gli capiti a tiro e sotto sotto mentre lo odi ti stai anche divertendo. La storia di un pazzo che non ha più nulla da perdere e di una giovane donna che preferirebbe sopravvivergli.

Russell Crowe, signore e signori, è uno che sa slacciarsi la cravatta e buttarsi senza paura in un ruolo sporchissimo, e a occhio e croce sembrerebbe decisamente godersela. Ma io è da The Nice Guys (filmone di un sottostimato da far rabbia) che ho capito che è uno di noi.

Quando uscì The Nice Guys mi dicevano “oh, è diventato Bud Spencer!!!”. Non ero d’accordo. Ora che gli posso dire?

Unhinged è intrattenimento deciso, compatto, che dura il giusto (un’ora e ventidue senza titoli di coda), fa sobbalzare in più di un’occasione e diverte da matti. Non vi serve sapere altro. Schiacciate play.

Contenuti extra: qualche divagazione su dei possibili sequel (ALLARME SPOILER SE NON AVETE ANCORA VISTO IL FILM)

Adesso vi parlo della mia teoria per trasformare Unhinged in un franchise. Fidatevi che ha senso.

Avete presente come finisce il film? Tutto si è risolto, Russell Crowe è stato ucciso con delle forbici (in una scena degna di Scream, a proposito di horror) e i nostri eroi sono salvi. La protagonista e suo figlio se ne vanno via in macchina, stremati, quando un tizio gli taglia la strada. La signorina fa nuovamente per suonare il clacson ma, memore dell’esperienza assurda vissuta nel “giorno sbagliato”, si arresta. Il figlio tira un sospiro di sollievo e le dice: “ottima scelta”. Lo spettatore sorride, alleggerito di un peso. Buon finale, ma si può fare di meglio.

Approfitto per piazzare questa fan-art bellissima.

Pensate se invece avesse suonato. Pensate se la macchina del pirata della strada si fosse fermata, se il finestrino si fosse abbassato e se BAM!, avesse rivelato la presenza di Nicolas Cage. Tutti pronti per un altro giro di giostra.

Alla fine di ogni film la stessa cosa: arriva un pirata della strada/maniaco più pazzo di quello prima e ad interpretarlo c’è una vecchia gloria. Un loop infinito per la povera protagonista, costretta a un certo punto addirittura a migrare in un altro paese pur di uscirne.

Anche quando è altrove, però, scopriamo che proprio non sa controllarsi: continua a suonare il clacson! E’ un difetto congenito, ce lo aveva anche suo padre. Magari nel quinto film (un direct-to-video) possono girare in Messico e schiaffarci Danny Trejo, che ne so. In un capitolo ci vedrei bene pure un De Niro (che si è prestato a stronzate peggiori) in stile Cape Fear. Ah, e Mel Gibson! Pensaci, Hollywood.

Eddie Da Silva

Killer professionista in pensione.

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