Godzilla II – King of Monsters, o quanto abbiamo bisogno della sala

Le critiche negative al Godzilla del 2014 – primo capitolo della saga del MonsterVerse – erano in modo unanime rivolte alla mancanza di scazzottate tra mostri e la scrittura poco brillante dei personaggi. Ebbene, in King of the Monsters uno dei due problemi viene risolto egregiamente, mentre l’altro invece peggiora, e non poco.

Ho gioito delle molteplici visioni in sala di Godzilla II, perché era tutto ciò che desideravo che fosse: nulla da fare, sul grande schermo risultava un’opera inarrivabile. Il grande schermo è la parola chiave, in quanto la sala con la sua atmosfera era riuscita brillantemente a nascondere, o meglio, far passare sopra alle parecchie brutture del film.

Se nella pellicola del 2014 tutto quel che concerne il ruolo dell’essere umano, pur non essendo il massimo a livello di scrittura dei personaggi, poteva avere comunque un senso, nel sequel la parentesi ‘umana’ è una disgrazia che sfocia nel ridicolo (e non un ridicolo divertente).

Madison (Millie Bobby Brown) vive con la mamma, separata dal padre per via della crisi familiare causata dalla perdita del fratello negli eventi di del primo capitolo della saga. Il padre (Kyle Chandler) odia Godzilla e i mostri (comprensibile), mentre la madre (Vera Farmiga) – con un plot twist pietoso – si rivela essere un’ecoterrorista che ritiene che gli umani siano un virus e che i mostri debbano riprendersi la terra per curare l’ecosistema, così che la razza umana – con i suoi pochi superstiti – possa ripartire imparando dai propri errori. La signora si mette in società con il gran capo degli ecoterroristi (Charles Dance), un personaggio di un piattume indescrivibile.

Il loro scopo è liberare i mostri (17, escluso Godzilla) e controllarli (?) attraverso un macchinario. Come “parentesi umana” potrebbe anche essere accettabile, se solo si ponesse come la scemenza che in effetti è. Il problema è che i toni del film non sono affatto in linea con l’idea in questione, trattata troppo seriamente, con troppa solennità e con uno screen-time eccessivo. L’esecuzione di questi momenti non è pessima, bensì orrenda, e rende le parentesi umane ingombranti, distraenti e fastidiose.

L’essere umano non può influire così tanto ed essere così ingombrante: noi siamo inutili e insignificanti, e possiamo solo guardare e sperare nella grazia dei Titani. Ma attenzione, non è finita! Esistono i personaggi inutili creati con lo stampino: un peccato non usarli, no? Dunque aggiungiamo agli ecoterroristi i soliti personaggi inutili standard tipo lo scienziato che vuole essere cool, il novellino, l’ufficiale dell’esercito fissato con le bombe che serve solo a peggiorare la situazione… Doveva essere un film di mostri giganti che si menano mentre noi umani ammiriamo increduli, è semplice. Purtroppo ci toccano invece le svisate filosofiche e ‘profonde’ scritte con in piedi. Strano non sia stato candidato a nessun Oscar.

Ad uscire con la dignità intatta sono solo un paio di soldati e il grandissimo Ken Watanabe. Il Dott. Serizawa, come nel primo film, aiuta a creare il mito e l’atmosfera intorno ai Mostri, presentandoli al pubblico per quel che sono: epici e leggendari. Ed è proprio lui che ci regala uno dei momenti più belli della saga con la commovente frase “Addio, vecchio amico”, seguita dal suo grande sacrificio.

Parole e sacrificio di cui sentiamo tutto il peso e la potenza, perché l’ammirazione che il nostro scienziato prova per il Re dei Mostri è sempre dipinta molto genuinamente e non può non arrivare dritta al cuore dello spettatore, che in quella frase ritrova tutta la gratitudine e la speranza che il dottore pone in Godzilla. Speranza che non possiamo non porre anche noi nel Lucertolone. Dott. Serizawa è uno di noi, mentre i restanti personaggi sono gli idioti scontrosi che troviamo nella sezione commenti di un qualunque social.

L’operato del buon dottore e altri elementi sparsi aiutano di certo a creare quell’aura di epicità intorno ai Titani, assicurandoci ogni singola volta che appaiono sullo schermo uno spettacolo che lascia a bocca aperta, ma non sono affatto l’aspetto più decisivo. No, perché i meriti principali sono della quantità dell’azione e degli scontri, superata solo dalla loro incredibile qualità.

Di predatore alpha può essercene uno solo, e per il titolo di Re dei mostri Godzilla – con l’aiuto dell’alleata Mothra – deve sconfiggere Ghidorah, che ha dalla sua parte il demone di fuoco, Rodan. Fanno diversi camei buona parte dei restanti mostri: Behemoth, Scylla, Methuselah per citarne alcuni, tutti storici alleati e nemici passati di Godzilla. Ciascun mostro che appare nel film, protagonista e non, è eccellentemente realizzato, dal design all’effettiva resa spettacolare. Una gioia sia per i fan storici che per quelli nuovi.

Che dire, laddove il primo film ci lasciò desiderosi di altro, il prodotto del 2019 ci accontenta egregiamente, persino sullo schermo di casa. Le parti con i mostri sono talmente splendide che tutta l’immondizia presente in questo film non riesce ad affossarlo. Se si potessero scindere gli elementi positivi e negativi della pellicola in due film separati ad uno darei ZERO su cento, mentre all’altro darei un forte abbraccio, rivolto in special modo ai mostri e a Ken Watanabe.

I servizi streaming non possono e non devono sostituire le sale cinematografiche. Un film come Godzilla: King of the Monsters è nato per essere visto al cinema, perché l’esperienza di sala per un film del genere è tutto. Anche se i segmenti umani fossero scritti meglio, uno spettacolo simile ha bisogno di essere restituito in tutta la sua imponenza.

La sala cinematografica è sinonimo magia. Al contrario di entrambe le parti di Harry Potter e i doni della morte. Rimpiangerò a vita il non poter vedere Godzilla vs Kong al cinema. Bello o brutto che sia. Purtroppo questa volta è dettato da un qualcosa fuori dal nostro controllo, ma confido nel fatto che presto avremo possibilità di tornare in sala. Se Pacific Rim 3 non esce al cinema faccio un macello.

Arnob Mobin Muktadir

Pilota di Robot giganti. Amante di film e videogiochi. Supereroe. Povero.

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