Il primo film dei Fantastici 4, girato per non uscire mai

Il primo film de I Fantastici 4 non costò 50 fantastiliardi, ma un milione di dollari. Non uscì nel 2005, né mai.

Non era mai stato pensato per uscire nelle sale, o almeno non da Bernd Eichinger – presidente della Constantin Films –, il produttore che nel 1992 riuscì ad accaparrarsi i diritti di sfruttamento per il fumetto Marvel creato da Stan Lee e Jack Kirby.

Tutti gli altri nomi coinvolti, dal cast tecnico a quello artistico, lavorarono duramente con un budget irrisorio – ripeto, un milione di dollari, quando ad esempio la versione del 2005 ne è costati 100 – pur di portare a casa il miglior risultato possibile.

La loro determinazione non andò mai scemando, nemmeno di fronte alle avversità più assurde, ed il film alla fine riuscirono a finirlo, senza però sapere che non se ne sarebbe fatto niente.

La realtà è che venne girato solamente per permettere ad Eichinger e alla Constantin Films di tenersi i diritti. Non aveva importanza farlo uscire, l’importante era far partire la produzione. Il tempo stringeva e bisognava farlo anche in fretta. Solo un uomo era così pazzo da poter accettare un lavoro del genere.

Roger Corman presents… The Fantastic Four

Eichinger andò a chiedere una mano a Lloyd Kaufman – presidente della famigerata Troma Entertainment – e a Roger Corman, i due “padrini” del cinema low-budget, famosi per i loro film girati a ritmi serratissimi. Il primo rifiutò per via della sua amicizia con Stan Lee, il secondo accettò immediatamente.

The Fantastic Four sarebbe stato prodotto dalla New Horizons di Roger Corman, il cosiddetto “Re dei B-Movie”. Appellativo abbastanza “sminuente”, in realtà: si tratta infatti, e senza esagerazione, di una delle figure più importanti nella storia del Cinema americano.

Roger Corman, a differenza di altri pionieri del cinema indie, era infatti anche dotato di uno spiccato talento imprenditoriale: risentito per lo scarso riconoscimento datogli quando lavorava come story editor alla Fox, si mise in proprio nei primi anni ’50 e cominciò a prodursi e girarsi i film da solo, dando forma e affinando nel tempo una macchina produttiva dalle regole semplici – girare velocemente e a costi bass(issim)i –, che riuscì a rimanere sempre fedele a sé stessa.

Nel giro di una quindicina d’anni aveva già prodotto un centinaio di film, e non sono pochi i nomi grossi che hanno mosso i primi passi grazie a lui.

Tra i registi abbiamo Ron Howard, Peter Bogdanovich, Francis Ford Coppola, Jonathan Demme, Joe Dante e sì, anche Martin Scorsese girò uno dei suoi primissimi film (Boxcar Bertha) da lui.

Tra gli attori abbiamo gente come Robert De Niro, Jack Nicholson, Peter Fonda, Dennis Hopper. Gli ultimi tre recitarono (e l’ultimo curò anche la regia) in Easy Rider, il capostipite della New Hollywood, che inizialmente avrebbe dovuto produrre proprio Corman e che aveva certamente qualche debito con due suoi film, I selvaggi e Il serpente di fuoco.

Quindi, per citare Peter Bogdanovich, “la New Hollywood sarebbe stata difficile da immaginare senza Roger Corman”.

Per anni Corman fu abile ad intercettare i cambiamenti e a settare nuovi trend. Girò o produsse film di mostri e di fantascienza, poi sui problemi razziali, sul movimento hippie… Fondò la sua casa di distribuzione, la New World Pictures, nel 1970, e con essa – tra le altre cose – distribuì in America film di gente come Ingmar Bergman, Federico Fellini, François Truffaut, Akira Kurosawa.

Si parla insomma di un vero amante del Cinema, la cui particolarità fu quella di coltivare i talenti che avrebbero reso grande la Hollywood moderna senza però mai fare il grande salto assieme a loro. Devoto alla sua vecchia formula, tornò ad essere più semplicemente il Re dei B-Movie quando l’industria hollywoodiana cominciò a produrre film “cormaniani” ad alto budget, quindi – per riassumere – quando arrivarono Lo squalo e Star Wars.

I film pensati alla sua maniera non erano più attrazioni “da drive-in”, ma grandi eventi. Le produzioni cormaniane a bassissimo budget divennero insomma sempre più di basso profilo, e molte erano destinate al solo mercato dell’home-video.

Parliamo però di un uomo che ama troppo quello che fa, e continua farlo anche oggi alla veneranda età di 94 anni. Non era insomma tipo da lasciarsi intimidire da un progetto come I Fantastici 4: girarlo con solo un milione di dollari? Perché no.

La produzione

Si iniziò in fretta e furia. La sceneggiatura, scritta da Craig J. Nevius, era pronta in men che non si dica. A dire il vero fu anche molto apprezzata per la sua aderenza al materiale originale: i personaggi – oltre al quartetto – erano tutti quelli che un fan avrebbe voluto vedere, dal Dottor Destino ad Alicia Masters, passando anche per l’Uomo Talpa, poi convertito per problemi di diritti in un personaggio inventato di sana pianta, Il gioielliere (che tornerà a far danni su Boris).

Venne assunto il regista, Oley Sassone. Il casting iniziò nel primo dicembre del ’92 (tra gli attori che si presentarono abbiamo persino Mark Ruffalo) e finì in breve tempo; gli attori cominciarono a girare solo due settimane dopo essere stati scelti.

Questi erano: Alex Hyde-White (Reed Richards/Mr. Fantastic), Rebecca Staab (Sue Storm/La donna invisibile), Jay Underwood (Johnny Storm/La torcia umana), Michael Bailey Smith (Ben Grimm/La cosa), Joseph Culp (Il Dottor Destino). Avete mai sentito parlare almeno di uno di loro? Ecco, esatto.

Si trattava in larga parte di attori con una certa esperienza (Jay Underwood aveva preso parte a film per famiglie come Io e zio Buck di John Hughes), ma che dovevano prendere ancora davvero il via. Anche Oley Sassone aveva diretto solo piccole cose. Un film tratto da un fumetto così importante sembrò a tutti l’opportunità definitiva, anche al netto di magagne evidenti.

La troupe era infatti costretta a girare in un magazzino pericolante, nel quale fino a poco prima un’altra troupe stava girando Carnosaur (una chiara imitazione cheap di Jurassic Park), altra produzione cormaniana.

Lo “studio” dove venne girato il film

I soldi erano davvero pochissimi, e la maggior parte andò via per la creazione del make-up de La cosa, con relativa testa animatronica. I costumi vennero realizzati alla bell’e meglio, i set erano improvvisati. Nello stabile c’erano i topi e poi c’era Lucy, una gatta che li ammazzava e li portava per regalo a membri della troupe. Strano, se pensiamo a quel che i film di supereroi sono diventati oggi.

Nel ’92 un film tratto da un fumetto Marvel era tutt’altro che una certezza, come suggeriva l’esistenza di una produzione così scalcinata per uno dei loro fumetti di punta. I personaggi della Casa delle Idee avevano avuto trasposizioni modeste, nel migliore dei casi.

La serie Tv de L’incredibile Hulk era stata un successo, ma per il resto avevamo avuto il goffo Spider-Man anni ’70 con Nicholas Hammond, un improbabile film sul Dottor Strange, Howard e il destino del mondo, Il punitore con Dolph Ludgren (che da noi diventò “vendicatore”), Il Capitan America del 1990 (girato in larga parte in Italia e tra i nostri film del cuore)… in molti casi produzioni disastrose, in altre semplicemente modeste, appunto.

In ogni caso, la Marvel – oggi il faro dell’intrattenimento di massa – non aveva grosse aspettative per le sue trasposizioni. Stan Lee visitò persino il set più volte, per dire quanto basso volasse all’epoca.

Le riprese finirono in fretta come si confà ad una produzione cormaniana, poi arrivò il “bello”.

Post-produzione e promozione

Arrivato il momento di post-produrre e cominciare a promuovere il film, i soldi finirono. Oley Sassone e il montatore Glenn Garland (futuro collaboratore assiduo di Rob Zombie) dovevano montare il film quasi clandestinamente, mentre la promozione fu – assurdo ma vero – tutta a spese degli attori. Corman non sborsò più un centesimo.

Il cast se ne fregava della plateale “povertà” del tutto, credendoci così tanto da volersi accollare l’onere di spargere la parola e creare l’hype. Presenziarono a convention, fecero comparsate nelle fumetterie, in radio, andarono a trovare bambini malati all’ospedale. Ed effettivamente l’hype nacque. I fan erano davvero entusiasti all’idea di vedere il film.

La post-produzione era però a un punto morto. Il tizio assunto per gli effetti speciali si fregiava di aver curato gli effetti di Independence Day, ma uscì fuori che era solo uno dei tanti animatori. Da solo combinò un disastro, realizzando delle animazioni che non stavano né in cielo né in terra tipo questa qua:

Alla fine Sassone e Garland si rivolsero ad un piccolo studio chiamato Mr. Film, dove un artista finì gli effetti visivi facendo il miglior lavoro possibile con i pochissimi soldi a disposizione. Ovviamente i risultati potete immaginarli, ma era giusto che il film venisse finito.

Un altro aspetto incredibile è quello delle musiche composte dai fratelli David ed Eric Wurst, che si innamorarono così tanto del progetto da pagare l’orchestra e lo studio (niente meno che i Capitol Records) di tasca loro. Il risultato – tra echi di Jurassic Park e addirittura di Batman – La serie animata – è fantastico, e potete trovarlo integrale ed in ottima qualità su YouTube.

Alla fine, dopo gli sforzi immani di tutti, sembrava che finalmente il momento decisivo fosse arrivato. Era uscito un trailer niente male, c’era una locandina, i giornali ne parlavano e arrivò anche la promessa di una premiere al Mall of America a Minneapolis. Corman voleva distribuirlo in 500 sale. Poi arrivò la doccia fredda: il film era stato requisito.

Morte e rinascita di The Fantastic Four

Bernd Eichinger era riuscito nel suo intento: la produzione del film era durata abbastanza a lungo dal permettergli di prendere accordi con le persone giuste, e nel giro di una decina d’anni la mega-produzione targata Constantin Film e 20th Century Studios Fox si concretizzò.

Roger Corman fu “liquidato” con un assegno da un milione di dollari, mentre la troupe – che i soldi ce li aveva rimessi – dovette subire l’umiliazione di vedersi sottrarre il film e poi scoprire che non era mai stato concepito per uscire da nessuna parte. Una situazione avvilente e senza senso.

Nel ’93 Avi Arad – l’allora presidente della Marvel Enterprises – scoprì dell’esistenza del film. Non ne fu entusiasta. Stando alle sue parole avrebbe comprato l’unica copia del film per 2 milioni di dollari (il doppio del suo budget) e poi l’avrebbe distrutta. Abbiamo imparato con gli anni a non amare questo signore, ma la speranza è che questa cosa non sia vera.

Così sperano anche Oley Sassone, Glenn Garland ed il cast, che però si sono almeno goduti la rivalsa dopo l’inaspettata diffusione di versioni bootleg del film. Non si sa precisamente da dove queste siano uscite fuori (secondo Sassone da un laboratorio a cui chiese di realizzare una copia in VHS del film), ma di sicuro diedero modo al film di essere visto, nonostante la loro qualità visiva infima, e di essere apprezzato.

Ad oggi The Fantastic Four è un autentico cult, e da alcuni è addirittura considerato il miglior film sui personaggi di Lee e Kirby. A vederlo saltano all’occhio le magagne di una produzione affrettata e realizzata in estrema economia, ma anche l’affetto con cui è stato realizzato. Non tutti gli attori sono il massimo, ma l’idea di “famiglia” che è alla base delle storie del quartetto ideato da Lee e Kirby emerge eccome, perché il film ha il cuore al posto giusto. E poi Il Dottor Destino, se messo a confronto con le versioni cinematografiche successive, ci fa un figurone.

E quindi sì, se l’alternativa è il film di Josh Trank noi ci teniamo volentieri Roger Corman, con la speranza che un giorno la versione restaurata del film possa vedere la luce in home video. Se lo meritano, quei pazzi che hanno lottato così tanto per regalarcelo. Nel frattempo lo possiamo ammirare qui:

Eddie Da Silva

Cantante di un gruppo Garage Rock e, occasionalmente, un intellettuale.

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