The Phantom sottovaluta il suo enorme potenziale

Avrà anche 84 anni, si sarà pure fatto superare in fama da molti altri personaggi, ma cavolo, il fascino del concept di Phantom è qualcosa che nessuno è mai riuscito ad eguagliare.

Per chi non lo sapesse, Phantom è stato creato nel 1936 da Lee Falk, già papà di Mandrake, ed è storicamente il primo eroe a indossare un costume. Sin da piccolo Phantom mi ha sempre affascinato particolarmente, un po’ perché la maschera mi ricordava il Robin di Chris O’Donnell (idolo della mia infanzia fatta di domeniche pomeriggio su Italia 1), un po’ per il costume oggettivamente spettacolare, e un po’ grazie al cartone di Phantom 2040, che forse quelli che da piccoli frequentavano Blockbuster nei primi anni 2000 conosceranno; ma soprattutto per il concept, qualcosa che tutt’oggi resta un unicum per fascino e originalità: nei fumetti Phantom non è un solo uomo, ma una stirpe, una discendenza, un costume che viene tramandato di padre in figlio ininterrottamente da 500 anni, e per cui i suoi avversari sono convinti si tratti di un solo uomo immortale.

Il Phantom protagonista delle storie degli anni ’30 è in realtà il 21esimo a indossare il costume. Il fatto che personaggio del genere non abbia già un franchise da duecento film giuro che non mi fa dormire la notte.

Il primo a voler fare un film su Phantom fu, rullo di tamburi… Sergio Leone. Proprio QUEL Sergio Leone, che da lettore di fumetti da ragazzino era intenzionato a fare un film su lui e Mandrake (dopo essere già stato vicino a dirigere Flash Gordon). Poi morì nel 1989, lasciando tutti i suoi progetti incompiuti. Chissà se con la firma di Leone la critica avrebbe avrebbe considerato legittimi i fumetti al cinema con qualche anno di anticipo, o in generale accettato i fumetti come forma d’arte (sì, Servillo, sto guardando te), di certo se un Autore come Leone si fosse messo a dirigere un film su un tizio in calzamaglia i cinefili più snob sarebbero andati incontro a una crisi esistenziale, cosa che mi avrebbe fatto godere non poco.

Il film fu proposto poi a Joel Schumacher (che per vederlo dirigere Phantom avrei dato volentieri un rene), e infine andò a Simon Wincher, che si era dichiarato grande fan del personaggio. Così come prese a cuore il ruolo anche Billy Zane, che per riprodurre fedelmente Phantom passò ore e ore a studiarsi le pose e il modo di muoversi del personaggio nelle strip, preferendo ammazzarsi di palestra per un anno e mezzo piuttosto che indossare un costume imbottito, come suggerito dai produttori, per essere il più credibile possibile in tempi in cui cambiare fisicità per un attore non era così usuale come oggi.

La cosa è ben visibile: Phantom è palesemente fatto con l’attenzione di chi ha a cuore il materiale di partenza, ma manca della maliziosità di chi vuole andare “oltre” per far capire al mondo perché ama cosi tanto quel materiale. Detta così pare un po’ una supercazzola, ma andiamo con ordine…

La più grande trasposizione mai fatta su Phantom in realtà andava in TV

Il film di Phantom parte col presupposto di voler imitare Indiana Jones, che è un po’ quello che facevano tutti i film d’avventura ambientati negli anni ’30, da Rocketeer a La mummia. E ci sta, Indiana Jones è una di quelle cose che non stancheranno neanche tra 100 anni e guai a chi lo tocca; ma stavolta, visto l’enorme potenziale del personaggio, intraprendere una strada già battuta è stato parecchio limitante.

Il film è divertente, ben riuscito, e come detto presta molta attenzione al fumetto originale (tutta la trama è un mix delle primissime storie di Phantom, da “La fratellanza Singh” a “La banda aerea”), ma alla fine è “solo” uno dei tanti film d’avventura che volevano fare il verso a Indiana Jones. Forse quello che c’è riuscito meglio di tanti altri colleghi (come Rocketeer) ma, appunto, è “uno dei”, mentre il personaggio di Phantom non è affatto “uno dei”.

Phantom ha un fascino incredibile, ed un concept che si presta a innumerevoli chiavi di lettura che vanno ben oltre il semplice film divertente, o il semplice tentativo di rievocare Indiana Jones.

Per far capire meglio cosa intendo tirerò fuori quella che invece è stata la miglior trasposizione di Phantom mai fatta: nel 1996, anno di uscita del film, parallelamente in TV andava in onda Phantom 2040, cartone animato iniziato 2 anni prima (da noi non arrivò mai in TV, ma era molto diffuso nei vari Blockbuster), ambientato in un futuro cyberpunk, e che narrava del 24esimo Phantom, il pronipote di quello classico.

Al contrario dei suoi predecessori, questo Phantom non ha mai conosciuto il padre, dunque ignora la sua particolare eredità, venendone a conoscenza solo a 18 anni, con una sua vita già ben definita. Dunque, seppur spinto dal senso del dovere, combatte a malincuore una battaglia magari giusta, ma che non sente davvero sua, soffre il paragone coi suoi 23 predecessori, e non sa se indossa il costume per effettivi meriti o solo per il cognome che porta. Insomma, è pieno di dubbi, insicurezze, e soprattutto ha paura di vivere una vita non sua, ma dei suoi antenati. Una paura che lo accomuna a Maxwell Madison Jr., uno dei villain del cartone che, come lui, ha ereditato una crociata anti-Phantom che non gli appartiene, ma che in virtù del suo cognome è chiamato a rispettare: sono entrambi uno specchio reciproco, figli dei loro padri, e condannati a raccoglierne la pesante eredità.

Phantom 2040 trattava tematiche anche complesse per un cartone indirizzato generalmente ai bambini, motivo per cui fu accostato alla serie animata di Batman di quegli anni (forse il più grande complimento che una serie animata possa mai ricevere), ben più adulta rispetto agli standard medi. Phantom 2040 parlava del peso dell’eredità, di retaggio, e dell’influenza dei padri nelle storie dei figli, un’interessantissima chiave di lettura moderna legata indissolubilmente non solo all’affascinante idea di base di Phantom, ma all’idea che distingue Phantom in generale da qualsiasi altro personaggio mai concepito.

Mettiamola così: molti altri eroi potevano prendere il posto di Phantom nel film del 1996, ma NESSUNO poteva prendere il suo posto su Phantom 2040, perché a rendere speciale e interessante quest’ultimo erano elementi che appartengono solo e soltanto alla creatura di Lee Falk, che il cartone, conscio dei suoi mezzi, aveva saputo valorizzare e modernizzare.

Il film è come un premio Nobel che si accontenta di un 7 in pagella

Il dramma di quel particolare Phantom è una reinterpretazione del cartone, e di per sé non era affatto presente nei fumetti (come è ovvio che sia visto che stiamo parlando di storie degli anni ’30, dove le sfaccettature psicologiche dei personaggi non esistevano), e proprio per questo, come dicevo prima, il film manca di consapevolezza, come non fosse completamente coscienzioso dei propri mezzi, come se non cercasse di andare “oltre” la semplice trasposizione per far capire quanto Phantom sia un personaggio unico e che non ha bisogno di imitare altri eroi.

Il film di Phantom non tira i fili più interessanti del suo enorme potenziale, relegando le tematiche che più gli appartengono, come il confronto genitoriale, a Billy Zane che parla in modo sbrigativo col fantasma del padre in un paio di occasioni. Il seguire troppo le orme di Indiana Jones fa prendere al film persino una piega surreale (come quella dei teschi magici) che poco si sposano con i fumetti originali, molto più vicini alle classiche storie pulp dell’epoca che al fantasy.

Visto come film a parte resta comunque meritevolissimo di essere visto, e del filone dei revival del pulp anni ’30 in voga all’epoca è forse il più riuscito, mostrando dei tecnicismi anche piuttosto avanzati persino per il ramo più mainstream del cinema degli anni ’90.

Le coreografie dei combattimenti sono più elaborate della media dell’epoca in film del genere (per riavere dei combattimenti coreografati a dovere bisognerà aspettare che Daredevil cada nella Matrix-wave), e persino il costume di Phantom era discretamente all’avanguardia: oltre all’essere realizzato magnificamente è la primo vero costume che si vedrà tra il Superman di Reeve e lo Spider-Man di Maguire, senza corazze o tute in pelle come per Batman, Blade e X-Men. Un ulteriore prova di quanto ci fosse la voglia di rendere omaggio al fumetto nel modo più sincero possibile. E poi il teaser poster era tra i più belli mai visti in un cinefumetto:

Il film floppò pesantemente (tanto che in Italia arrivò solo in home video): vendere un cinefumetto che non avesse nomi pesanti come Batman, Spider-Man o Superman non era affatto semplice, e il fatto che molti membri del cast non fossero conosciuti al grande pubblico influì di certo. Billy Zane ha avuto un’ottima carriera, ma non è uno di quei nomi che chiunque conosce, Treat Williams (che riesce a rendere il villain del film divertente e a salvarlo dall’anonimato) idem, Catherine Zeta De Zorro (battuta che prendo orgogliosamente dai Cesaroni) era ancora poco conosciuta, mentre Kristy Swanson, che 4 anni prima aveva interpretato Buffy nel film prima che venisse riconvertito nella ben più fortunata serie TV con Sarah Michelle Gellar, si fermerà praticamente a Phantom.

Un po’ come tutti i film-omaggio sugli eroi pulp, come Rocketeer e The Shadow, Phantom ebbe un grande successo nell’home video, costruendosi uno status di cult tra appassionati, anche qui in Italia, grazie ai vari passaggi televisivi pomeridiani nel weekend che elevano Phantom a grande classico di quella che io amo chiamare “La Hollywood di Italia 1”. Pur non avendo la potenza visiva di The Shadow, Phantom è forse il film che più merita il suo status di cult, quello che mostra meno sbavature ad essere rivisto, e che anzi centra ottimamente la scopo che si era prefissato, con una sola grande colpa: l’essersi accontentato.

Si è parlato spesso di un ritorno di Phantom al cinema (ci si andò vicini nel 2008 con un progetto chiamato The Phantom Legacy), ma ogni tentativo non è mai andato in porto (tranne per un orrenda miniserie TV del 2010, andata in onda su Italia 1 una sola volta e grazie a Dio mai più riproposta). Forse grazie al boom dei cinefumetti (che non accenna a esaurirsi) gli si darà un’altra occasione, forse no. Ma fidatevi, NESSUNO meriterebbe una seconda chance più di Phantom, uno dei personaggi più originali mai creati. E questo, che i produttori si sveglino o meno, nessuno potrà mai toglierglielo.

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