Ma qualcuno se lo ricorda Van Helsing?

L’altro giorno ho rivisto Van Helsing. Ecco quel che ricordavo di del film, consumato dall’età di 8 anni fino almeno ai 10 e poi mai più rivisto: era il mio film preferito. Senza se e senza ma. Questo perché La mummia, dello stesso regista – il grandissimo Stephen Sommers –, era stato a sua volta il mio film preferito, immediatamente scalzato dal sequel La mummia – Il ritorno e poi, appunto, da Van Helsing. La ragione è presto detta: pensavo che La mummia mi avrebbe fatto paura (parlava di una mummia), poi l’ho visto e mi ha divertito, quindi mi sono sentito quello grande a cui non facevano paura ‘ste cose. Idem col 2. Quanto a Van Helsing… beh, non mi avevano fatto paura nemmeno tutti quei vampiri, lupi mannari e frankenstein. Era ufficiale, stavo crescendo.

La vera ragione per cui adoravo questo film, però, era il suo altissimo tasso di coattagine: l’eroe aveva delle armi pazze, tra cui delle seghe circolari all’altezza del polso con cui mozzare parti del corpo ai mostri. Era persino interpretato dal tizio che aveva fatto Wolverine nei due X-Men (allora erano solo DUE!), ed il secondo X-Men – visto al cinema – fu il film che mi insegnò a dire le parolacce. Wolverine diceva “cazzo” quando scopriva che una sua nemica aveva gli artigli come lui: il massimo. O almeno così credevo. Il massimo non era quello, ma Hugh Jackman che in Van Helsing tranciava un braccio a Mr. Hyde, o ammazzava i vampiri con una mitragliatrice balestra, o si trasformava in lupo mannaro e ammazzava la sua amata a caso. CAPOLAVORO!

Ma rivisto adesso com’è? Beh… se ci seguite da un po’ saprete quanto vogliamo bene a questo genere di film, però che macello che è Van Helsing. Certo, va detto che ho riso come un idiota a guardarlo, però quasi mai quando era previsto che lo facessi.

Comunque forse sto dando per scontato che tutti sappiano bene di cosa parlo… Per i giovanissimi: Van Helsing è un film che la Universal produsse per cavalcare l’onda del successo della saga de La mummia con Brendan Fraser, che nasceva come revival di uno dei tanti mostri classici che la nota casa di produzione aveva in scuderia. A differenza di altri revival di mostri fatti negli anni ’90, La mummia si era rivelato vincente per un motivo molto semplice: era un blockbuster leggero perfetto per gli adolescenti. E fu un successone.

Certo, anche il Dracula di Francis Ford Coppola ed il Frankenstein di Kenneth Branagh erano andati bene, ma restavano il frutto della visione di due autori sensibili; La mummia e La mummia – Il ritorno invece funzionarono in quanto adorabili cafonate: due blockbuster fracassoni all’insegna del divertimento e degli effetti speciali digitali, gli stessi effetti che all’epoca (almeno qua in Italia) bastavano a tantissimi giornalisti per promuovere a pieni voti un film (“un trionfo di effetti speciali!” è una frase che avrò letto non so quante volte). La formula da replicare era quella, insomma, ed in questo caso bisognava prendere i vecchi film di Tod Browing e James Whale e declinarli ad avventure per tutta la famiglia, possibilmente annegandoli in un immaginario coatto.

Per dire, se vi andate a vedere gli extra del DVD (o Bluray se siete ricchi), scoprirete che Stephen Sommers ha chiesto al team responsabile per gli effetti speciali di dare ai mostri un look “da rockstar”. Che uomo, signori.

Secondo me comunque c’era di mezzo il trauma dell’Hulk di Ang Lee (filmone, lo dico a scanso di equivoci), prodotto sempre dalla Universal, che probabilmente a quel punto s’era detta che per portare a casa un buon risultato commerciale con un blockbuster per adolescenti era meglio interpellare un bambinone senza vergogna invece del regista di Tempesta di ghiaccio. Con loro sommo piacere, questo Avengers dei mostri classici Universal (tra i presenti: L’uomo lupo, il mostro di Frankenstein, Dracula) avrebbe lottato con tutti i mezzi a sua disposizione per non sembrare mai, nemmeno per sbaglio, un film intelligente. Fu non solo una cafonata, fu la cafonata.

Stephen Sommers ebbe l’intuizione di chiamare il film “Van Helsing”, come il dottor Abraham Van Helsing che notoriamente aveva combattuto Dracula nelle varie versioni cinematografiche. Ma Van Helsing non sarebbe più stato un vecchio! Niente più Edward Van Sloan, Peter Cushing o Anthony Hopkins. Via pure il nome “Abraham”, troppo da matusa: il protagonista si sarebbe chiamato Mirko Van Helsing. No, scherzo, Gabriel (che comunque…). Non sarebbe stato nemmeno più un professore, ma un cacciatore di taglie tamarrissimo coi capelli da rockstar (appunto) che andava a far fuori mostri per conto del Vaticano (!).

A onor del vero l’inizio alla James Bond non è male, e l’idea del Vaticano come MI6 e di un frate come “Q” di turno è simpatica, l’unica cosa genuinamente spiritosa del film. Quando Van Helsing viene spedito in Transilvania per uccidere Dracula e ha inizio l’avventura, però, arriva il trionfo dell’umorismo involontario.

Momenti sulla carta serissimi e con evidenti ambizioni drammatiche vengono affossati dalla regia e dalle interpretazioni sopra le righe. Arrivano poi scorciatoie di sceneggiatura elementari e gridate col megafono e, per chiudere in bellezza, il tutto viene annegato in un tripudio di effetti speciali digitali così onnipresenti e così stucchevoli da essere battuti solo dieci anni dopo con The Amazing Spider-Man 2 di Marc Webb, che riuscì anche ad essere globalmente ancora più cretino di questo film (ne parleremo, un giorno). Comunque gli effettoni disturbano più per il loro utilizzo che non per la loro qualità, per l’epoca più che decorosa. Il vero “so bad it’s so good” di Sommers resta ancora questo qua:

Ad ogni modo, nel bene e nel male Van Helsing è un film votato completamente allo spettacolo. Un polpettone che abbandona presto per strada ogni logica, ogni idea di narrazione (ad un certo punto le cose, semplicemente, succedono) ed ogni desiderio di approfondimento psicologico dei suoi personaggi, rendendo però così ancora più ridicolo il finale in cui la bella di turno (Kate Beckinsale) muore. Sì, muore: dai, non è uno spoiler. Muore e non solo: compare sorridente nel cielo sotto forma di nuvola subito dopo (giuro).

Stavolta insomma va detto: questo è un film brutto. Simpatico ma brutto. O forse brutto ma simpatico. Sommers voleva fare la sua macedonia di mostri e si è divertito, da come cita i classici Universal si capisce che è un fan, e se non molto è già qualcosa. Vicino al suo credit come regista e sceneggiatore c’è scritto che ha dedicato il film al padre: Van Helsing sarà pure un’idiozia stordente, ma a differenza di tante idiozie stordenti a cui le major ci sottopongono di solito almeno è un atto d’amore. Questo non significa che lo rivedrò ancora in futuro, ma è stata una divertente rimpatriata.

Eddie Da Silva

Cantante di un gruppo Garage Rock e, occasionalmente, un intellettuale.

2 pensieri riguardo “Ma qualcuno se lo ricorda Van Helsing?

  • Novembre 15, 2020 in 12:12 pm
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    Mah, quando lo vidi io, avevo già passato la ventina. Buona l’idea di partenza, ma con una trama poco interessante, il peggior Dracula di sempre (e includo anche Leslie Nilsen), e l’inutile morte di Kate Beckinsale imperdonabile!).
    Ad ogni modo, di Sommers ricorderei anche la sceneggiatura di Gunmen (1994), divertente B movie action con Christopher Lambert e Mario Van Peebles appena prima di Highlander 3.
    Mi permetto di linkare una mia rece, se gli amministratori permettono.
    http://www.pelapatatecomics.it/sogno-di-b-movie-tamarri-in-una-notte-di-fine-estate-gunmen-1993/

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    • Novembre 15, 2020 in 8:53 pm
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      Sì, diciamo che in generale non lo si può prendere sul serio, è un film scritto e girato da un bambinone. Se si è ragazzini (come eravamo noi quando uscì) può avere il suo perché. Di Gunmen parleremo prima o poi, grazie per aver condiviso con noi l’articolo!

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