Rocketeer era il film giusto (ma neanche troppo) uscito nel momento sbagliato

C’è stato un tempo in cui la Disney non era sinonimo fredda macchina malefica, un tempo prima di Disney Channel, prima di Darth Bob Iger, dove era una major come un’altra: una compagnia che non aveva problemi a produrre film più “sperimentali” e molto lontani dal suo target di base, ossia bambini e famiglie (come nel caso della Miramax, storica produttrice dei film di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez, all’epoca proprietà della Disney), che non riciclava costantemente la formuletta sicura, che non imponeva uno stile predefinito e standardizzato per ogni film castrando la libertà creativa dei registi, che era ancora sprovvista di quell’istinto arraffone che l’ha portata a comprare Pixar, Marvel, Star Wars, Fox e Indiana Jones, rovinandoli quasi tutti (sulle ultime due c’è ancora tempo, ma metto già le mani avanti). Le capitava di incassare persino qualche flop immeritato, come nel famoso caso de Il pianeta del tesoro.

Insomma, un major come tante: creativa, fallibile, umana, e che al momento più buio della sua storia, gli anni ’80, aveva risposto con uno dei suoi migliori, gli anni ’90, il cosiddetto “Rinascimento Disney”.

In quel periodo di sperimentazione, molto prima del MCU, la Disney aveva prodotto la sua prima trasposizione di un fumetto in un momento storico dove produrne uno profumava più di flop annunciato che di successo, Dick Tracy. Il secondo cinefumetto made in Disney arrivò l’anno dopo: Rocketeer, primo vero supereroe a debuttare al cinema dopo Superman e Batman.

Negli anni ’90 ci furono una serie di cinefumetti sugli eroi degli anni ’30, come il già citato Dick Tracy, The Shadow e Phantom, sicuramente perché più facili da portare sullo schermo dei colossi Marvel e DC. Spesso Rocketeer viene considerato parte dello stesso filone per la sua ambientazione anni ’30 e per l’uscita ravvicinata ai suddetti film, ma in realtà è una falsa credenza: Rocketeer è infatti un fumetto del 1982, che degli anni ’30 ha solo l’ambientazione. La Disney vide del potenziale per una trilogia, ma poi non se ne fece nulla.

Un “film figlio del suo tempo” e altre frasi ovvie e banali

Rocketeer è un film un po’ sempliciotto e dallo svolgimento abbastanza elementare, che oggi potrebbe apparire banale e scontato per l’inevitabile paragone coi trecento cinefumetti usciti negli ultimi anni. Ma mai come in questo caso la sua data di uscita diventa imprescindibile per giudicarlo con criterio, cosa che spesso si tende a scordare quando si parla di un film col senno del poi, perché ogni volta che sento dire “Questo film è invecchiato male” o “E’ troppo figlio del suo tempo” mi viene un ictus… MA DAI??? (o “You don’t say?” come diceva quel meme che non faceva mai ridere) TUTTI I FILM SONO FIGLI DEL PROPRIO TEMPO E TUTTO INVECCHIA!!! O VOGLIAMO DEFINIRE ALIEN RIDICOLO PERCHE’ NAVI E ALIENI SONO FATTE COI PUPAZZETTI??? Scusate il caps, ma come ho detto l’incapacità a collocare un film in un contesto storico mi fa venire un ictus, perché è qualcosa che nella mani sbagliate può diventare persino pericoloso, come testimonia il recente caso di Via col vento “razzista”.

Gli unici casi in cui “invecchiato” può avere un senso è quando l’elemento in questione risultava datato persino per i propri tempi, come gli effetti speciali di Superman IV. Cosa centra questo con Rocketeer?

C’entra perché nel 1991 l’unico film di supereroi ad avere la struttura da storia di origini che oggi definiremmo “classica” ce l’aveva avuta solo il primo film di Superman nel 1978 perché… beh, perché l’aveva inventata lui. Dal ’78 al 2002, prima che lo Spider-Man di Sam Raimi ripetesse ad alti livelli gli “insegnamenti” del Superman di Richard Donner, ogni cinefumetto tendeva ad iniziare con l’eroe già formato, lasciando agli spettatori la scoperta del personaggio tramite la new entry nella storia –Vicky Vale su Batman, Wolverine e Rogue su X-Men, la tizia di cui non ricordo il nome su Blade – o con le origini sintetizzate in un brevissimo prologo, come per The Shadow e Phantom (parlo di produzioni di un certo livello, motivo per cui non ho parlato di Steel e Spawn).

Superman aveva applicato al cinefumetto la Bibbia della narrazione, Il viaggio dell’eroe di Christopher Vogler (figlio de L’eroe dai mille volti di Joseph Campbell), e definì uno standard qualitativo e narrativo che tutt’oggi non sono solo i cinefumetti a seguire, ma l’intero cinema commerciale, facendolo apparire apparentemente assodato e “scontato”: una struttura che prima ancora dello Spider-Man di Raimi ritroveremo, fuori dall’ambito dei cinefumetti, sempre con la Disney nel suo Rinascimento degli anni ’90 con Aladdin, Hercules, Tarzan, fino ad arrivare a Il Pianeta del tesoro… tutti film che nonostante una lo schema consolidato risultano riuscitissimi e mai davvero la fotocopia dell’altro.

O come il caso del già citato Spider-Man, che aveva tutto tranne che una trama particolarmente complessa, ma che veniva elevato così in alto (aldilà del lato tecnico che poteva contare sulla regia di Raimi) soprattutto dai suoi personaggi. Che è dove invece Rocketeer canna alla grande, perché una storia semplice va benissimo, a patto che non sia semplice tutto il resto.

Rocketeer si complica la vita facendo le cose semplici

Rocketeer ha intuizioni molto carine (e persino una leggera reminiscenza di Dick Tracy, con il personaggio di Lothar truccato da cartone animato), come quella di sfruttare nella storia figure davvero esistite, da Howard Hughes (interpretato da Terry O’Quinn, il John Locke di Lost) come alleato, a Errol Flynn come cattivo. In realtà quest’ultimo nel film tecnicamente non c’è, ma il cattivo del film, Neville Sinclair è una palese e per nulla velata parodia di Errol Flynn e delle accuse postume – uscite proprio negli anni ’80 tramite una biografia non autorizzata – che fosse in segreto una spia nazista, cosa intuibile anche per chi non conosce la storia già nella sua prima apparizione, dove è impegnato a girare la scena più famosa di Robin Hood.

A fare Sinclair è la miglior cosa del film, ossia Timothy Dalton, che con il suo carisma crea un certo gap tra lui e tutto il resto del cast senza neanche troppi sforzi. Intendiamoci, il cast è pieno di gente esperta, da Alan Arkin, a Paul Sorvino, a Jennifer Connelly (che all’epoca oltre all’essere la donna più bella del mondo aveva già collaborato per Dario Argento, Dennis Hopper e Sergio Leone pur avendo appena 20 anni), ma azzoppata da una scrittura inesistente dei loro personaggi.

Il problema di Rocketeer infatti non è nella sua estrema semplicità, ma nei contorni, quelli che consentono a una cosa semplice di risultare più elaborata. Partendo da un Billy Campbell (cugino di Bruce Campell) alle prime armi e non abbastanza carismatico per il ruolo di protagonista, fino ad estendersi a personaggi troppo meccanici e che sembrano più ingranaggi di sceneggiatura piuttosto che persone. Ma per il secondo problema è facile risalire ai due sceneggiatori, Danny Bilson e Paul De Meo.

I due, che in contemporanea scrivevano anche l’ottima (e per niente trash come si crede) serie TV di Flash del 1990, avevano ricevuto svariate pressioni dalla Disney, timorosa che il film non potesse avere il successo sperato: se da una parte c’era un certo potenziale di merchandising, dall’altra un cinefumetto era tutto tranne che territorio sicuro, e Rocketeer, che era costato cifre non indifferenti, non si vendeva di certo da solo col nome come Batman e Superman.

I due ottennero dai piani alti forti ridimensionamenti di scrittura, creando una sceneggiatura di cui neanche loro erano soddisfatti, ma portando a casa anche qualche vittoria, come i pesanti riferimenti nazisti ad Errol Flynn, e il setting temporale (la Disney temeva che l’ambientazione anni ’30 avrebbe attratto poco il pubblico più giovane, ma i due li convinsero rammentandogli degli incassi stellari di Indiana Jones). Proprio la trilogia di Indy fu la principale fonte d’ispirazione per il regista Joe Johnston – o in generale per chiunque facesse un film avventuroso anni ’30, vedasi La mummia di Sommers – che, dopo una vita spesa dietro gli effetti speciali della Lucasfilm, con Rocketeer diresse il suo secondo film, grazie alla quale 20 anni dopo sarà nominato regista del primo film di Capitan America per i temi e le atmosfere simili.

Il prossimo franchise della Disney?

Intendiamoci, sennò sembra che ce l’ho con Topolino prescindere: tutte le major rompono le palle al comparto artistico, e anzi su Rocketeer la Disney lasciò molta più libertà di quanto non faccia ora, ma è indubbio che le (pure legittime, visti i tempi) riserve che avevano per un genere ancora semi-inesplorato li portò a giocare fin troppo sul sicuro, col freno a mano tirato per la paura, e senza osare o trovare soluzioni più originali. Cosa che, guarda caso, avevano invece portato al successo Batman e Superman. Il film floppò pesantemente, e secondo la Disney parte della responsabilità fu anche del poster Art Deco del film che, nonostante fosse oggettivamente bellissimo, non metteva in evidenza i nomi degli attori (neanche quello di Timothy Dalton, nome di un certo richiamo visto che all’epoca era ancora il James Bond in carica) senza neanche far intendere che si trattasse di un film. Fu creato un secondo poster più adatto, ma era troppo tardi.

Nonostante questo, Rocketeer con gli anni si costruì un certo seguito, soprattutto negli anni 2000, coi cinefumetti sempre più radicati ad Hollywood, ed è da anni al centro di rumor che lo vedono come prossimo reboot di stampo supereroistico: dal primo Rocketeer quello di oggi è un cinema molto diverso, più aperto a certi tipi di film (anche di qualità parecchio inferiore), la Disney stessa è molto diversa, in peggio artisticamente parlando, ma in meglio in senso imprenditoriale. Dunque chissà se le due cose non diventino equazione di un futuro successo.

2 pensieri riguardo “Rocketeer era il film giusto (ma neanche troppo) uscito nel momento sbagliato

  • Novembre 12, 2020 in 4:03 pm
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    Si vocifera che il nuovo Rocketeer sarà una ragazza di colore, dato che il protagonista originale, Cliff Secord, verrà dato per morto in guerra. Signori, non ho altro da aggiungere.

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  • Novembre 12, 2020 in 8:44 pm
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    Si, avevo letto. Diciamo che è coerente con la politica della Disney degli ultimi anni. Non è comunque detto che si faccia, negli ultimi anni la Disney ha fermato e riavviato più volte il processo al ritorno di Rocketeer.

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