Ocean’s Eleven è il film più cool del mondo

Ci sono i capolavori, i grandi film, i cult, e poi i film preferiti, quelli che chissenefrega di qualsiasi analisi critica oggettiva. Ocean’s Eleven per chi vi scrive appartiene all’ultima categoria. Anzi, a tutte e quattro messe insieme.

Di norma odio gli inglesismi quando non necessari, o quando un equivalente italiano già esiste, ma in questo caso nessuna traduzione italiana può descrivere quello che è l’aggettivo più consono a questo film: cool. La traduzione letterale “fico” non esprimerebbe quello che voglio dire, quindi stavolta cederò all’inglesismo. “Cool” solitamente è inteso per descrivere qualcosa di stiloso, appariscente nel rimanere comunque sobrio, e di classe… insomma, per dirla nel modo più italiano possibile, qualcosa che “abbia stile”. E Ocean’s eleven è probabilmente il film più cool del mondo.

Non tutti lo sanno, ma si tratta di un remake di Colpo grosso, film del 1960 con Frank Sinatra, Dean Martin e altri membri del Rat pack, e appartiene a quella ristretta cerchia di film capaci di eguagliare o superare l’originale, come La mosca, La cosa o Scarface. Ma a differenza loro, Colpo grosso non condivideva la stessa aurea di classico, rendendo di fatto il trademark “Ocean’s” più riconducibile a Clooney e compagnia, che col film di Sinatra condivide giusto il nome del protagonista, il plot di base coi casinò derubati in contemporanea, e qualche gag presa in prestito, come quando su Ocean’s Twelve il personaggio di Julia Roberts viene scambiata per Julia Roberts (!), riprendendo la stessa gag di Colpo grosso dove a Dean Martin viene detto di assomigliare a Dean Martin.

Colpo grosso fu uno dei più grandi manifesti del Rat pack originale, il gruppo formato da Frank Sinatra, Dean Martin, Sammy Davis Jr., Peter Lawford, e Joey Bishop, da cui prenderanno ispirazione per il nome il Brat pack degli anni ’80 e il Frat pack dei ’90.

Sul gruppo è stato anche fatto un film televisivo diretto da Rob Cohen, chiamato proprio The Rat Pack, dove – ironia della sorte – Sammy Davis Jr. è interpretato da Don Cheadle, che proprio su Ocean’s Eleven fa parte degli Undici. Ironico anche come proprio Ocean’s Eleven abbia sancito la nascita e massima espressione del quarto e ufficioso “pack”, il super-gruppo formato da Brad Pitt, George Clooney, Matt Damon (ma anche Sodebergh e Casey Affleck), un’amicizia tanto solida fuori dallo schermo quanto centellinata al cinema, ma abbastanza costante e funzionale da rimanere impressa in ogni singola occasione, come Clooney e Pitt che su Burn After Reading (picco massimo del Bradpittismo insieme a C’era una volta ad Hollywood), pur condividendo la scena per pochi secondi, restano la cosa più memorabile del film e cristallizzano il climax in un singolo folle momento.

Un film che più classico non si può

L’originale è il classico film con Sinatra che Rai 3 può mandare in onda di domenica pomeriggio, quello che risalendo a 60 anni fa non può essere valutato con criteri “attuali”, a causa di un linguaggio cinematografico incompatibile con gli standard moderni. E se invece qualcuno avesse voluto provare a ripetere quel tipo di cinema, quello della Golden Age di Hollywood? Con i ritmi del Terzo millennio, ovvio, ma senza ostentare un ricercato stile vintage e ritrovando lo spirito del cinema de – come direbbe Max Pezzali – gli anni di “che belli erano i film”? Beh, ci pensò Steven Sodebergh.

Ocean’s Eleven è quasi letteralmente un film del 1960 portato nel Terzo millennio, dove l’unico accenno alla modernità del tempo è relativa alle misure di sicurezza dei casinò che gli Undici rapinano.

Molti film pre-anni ’70 che oggi consideriamo “classici” a posteriori possono avere una struttura apparentemente semplice ed elementare, figli di un’epoca (quella pre-New Hollywood) in cui generalmente non erano ancora richiesti personaggi più tormentati e “veri”, con archetipi abbastanza classici, tanto da sembrare più maschere che personaggi, per quanto fossero figure riscontrabili in quasi ogni film.

Ocean’s Eleven è infatti un film che sulla carta può sembrare scritto senza troppi sforzi, dove l’umanità dei personaggi e le loro quasi assenti sfumature psicologiche possono risultare tutte uguali e poco approfondite in favore delle dinamiche della maxi rapina. E lo sono, ma semplicemente perché… non serviva altro.

Come si faceva un tempo, Ocean’s Eleven fa della sintesi e del carisma dei suoi interpreti i suoi punti fermi. Il carattere dei personaggi emerge in base al loro ruolo di pedine all’interno del colpo piuttosto che con spiegoni e scene di quotidianità (Matt Damon è il figlio d’arte con la voglia di farsi un suo nome, Pitt il ladro annoiato dalla routine, Eddie Jamison il nerd smanettone, Casey Affleck e Scott Caan i fratelli litigiosi, e così via): personaggi che non traspirano emozioni, neanche nei momenti più critici e tesi del colpo, e che al netto del carisma dei singoli attori non sono massimi esempi di scrittura, ma pezzi di un puzzle, perfetti incastri di un film che basa tutto sulla coralità nonostante lo starpower del trio Pitt-Clooney-Damon possa oscurare gli altri.

Ed è proprio la coralità e il carisma mostruoso che gente come Pitt riesce a trasudare anche solo mangiando patatine (la famosa gag di Pitt che mangia compulsivamente in tutti i suoi film qui è elevata alla centesima) che si rivela la vera legittimazione al retrogusto retrò di Ocean’s Eleven. Una specie di operazione nostalgia, ma fatta con classe. Perché nel film stesso non c’è niente che non si possa risolvere con una giusta dose di classe. Il cinema migliore di tutti, si sa, è quello che non necessita di spiegarsi e che ha il dono della sintesi.

Il vero fuoriclasse del film

Insomma, se per “classico” vogliamo intendere il cinema di una volta, della cosiddetta Golden Age di Hollywood, Ocean’s Eleven non è un classico del Terzo millennio, è un classico nel Terzo millennio. Sembra effettivamente un film d’altri tempi, quasi un film d’epoca riprodotto shot-for-shot ma con i big del momento, così tanto che persino esteticamente lascia stizziti pensare sia del 2001 e non di qualche anno prima. E il fatto che Soderbergh in origine lo volesse girare in bianco e nero non fa che confermare quanto scritto sopra. Anche se il vero fuoriclasse del film, figura decisiva nel dare al film tutto quello stile, è un uomo in particolare: David Holmes.

Dalla sua purtroppo ha una filmografia relativamente ristretta e quasi sempre relativa a Sodebergh, ma le musiche di Holmes elevano molto più di qualsiasi cosa gli intenti di Ocean’s ad essere un film del passato trapiantato nel presente, colmando il gap temporale di 41 anni con Colpo grosso con una colonna sonora a metà tra Funky, Jazz e Soul che sembra composta 40 anni prima, e che basterebbe ad allietare la più depressa delle giornate a chiunque; sentire tracce come “Swat team exit”, “Gritty shaker”, “Museum camera”, “Chicago, IL”, o il tema principale (ora che vi ho dato i nomi non avete scuse, precipitatevi su Youtube, mi ringrazierete dopo) e ricordarsi di quanto oggi nei film si tenda a snobbare la colonna sonora mi fa venire un ictus.

Generalmente ho due feticismi cinematografici: i film ambientati tutti in una notte – che è poi il motivo per cui stravedo per film come I guerrieri della notte o American graffiti – e i film che ruotano tutti intorno a un colpo, da I soliti ignoti a Fast and Furious 5 (non pensavo li avrei mai citati nella stessa frase), quelli meglio noti negli USA come “caper/heist movie”. Appartenendo al secondo caso, Ocean’s Eleven è per forza di cose uno dei miei film preferiti, uno di quei film che con stile e sintesi può compensare qualsiasi altra mancanza. Mancanze solo presunte si intende, visto che Ocean’s Eleven semplicemente difetti non ce li ha e basta. Come potrebbe mai avere dei difetti un film con delle musiche del genere? Stiamo scherzando?

E poi avete mai visto un cast più all-star di così? Insomma, George Clooney, Brad Pitt, Matt Damon, Julia Roberts, Andy Garcia… altro che Avengers, probabilmente per pagare i cachet di tutti il colpo a Las Vegas – con la scusa delle riprese – si sarebbe dovuto eseguire sul serio, anche se di soldi da buttare ce ne dovevano stare parecchi visto l’acquisto dei diritti di Take my breath away per usarla… 10 secondi. Ma non fu necessaria una vera rapina per pagare i vari cachet, visto che praticamente tutti si tagliarono la solita paga pur di partecipare al film. Valli a biasimare.

A proposito di heist movie, sempre Clooney parteciperà l’anno dopo a Welcome to Collinwood, secondo remake americano de I soliti ignoti (riprendendo il ruolo che fu di Totò), prodotto sempre da Sodebergh e diretto dai fratelli Russo.

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