Highlander merita più rispetto

Quando si parla di quella che io amo chiamare “la Hollywood di Italia 1” come fosse un movimento artistico stile New Hollywood o Nouvelle Vague, ossia di quella schiera di film degli anni ’80 e ’90 che su Italia 1 hanno accompagnato i pomeriggi/serate della mia generazione per tutta l’infanzia, i nomi sono abbastanza noti: cult come Ghostbusters, I Goonies, Space Jam, Karate Kid, Ritorno al futuro, Indiana Jones, le quadrilogie di Batman e Superman, Beethoven, Mamma ho perso l’aereo, un qualsiasi film di Spielberg, eccetera. Eleggere il migliore è impossibile, visto che siamo tutti legati a ognuno di loro in un modo o nell’altro, anche solo preferire uno ci fa sentire come se stessimo facendo un torto all’altro.

Ma se non si può decretare il migliore si può decretare il più rappresentativo? Quello che più di tutti può racchiudere (più o meno) tutto il cinema di quegli anni? Mi prendo l’arroganza di decretarlo io: Highlander.

Highlander, che ho sempre amato sin da piccolo, rappresenta tutto il cinema di quegli anni, che coi suoi pregi e i suoi difetti era un cinema oggettivamente migliore di oggi, un cinema che amava sperimentare, rischiare a costo di risultare ridicolo, e che raramente si riciclava.

Highlander è il glam rock con punte metal, è il fantasy che torna di moda dopo anni di oblio, è il cult che si rovina da solo con sequel trash e imbarazzanti, è i Queen, è il cult che prima di diventare tale floppa malissimo, è la New York zozza e notturna degli anni ’80 pre-Giuliani, è il wrestling al Madison Square Garden, è Sean Connery che inizia costantemente a fare il ruolo del mentore, è l’arrivo dei videoclippari nel cinema, è il cattivo così sopra le righe da diventare comico, è il concept geniale per cui oggi Hollywood farebbe cento reboot in nome della nostalgia anni ’80… insomma, Highlander non è un film degli anni ’80, Highlander è gli anni ’80.

Non c’è un singolo aspetto dello zeitgeist di quegli anni che non troverete in Highlander, ad esclusione della legge non scritta (o forse lo era?) in vigore all’epoca secondo cui ogni scontro finale/scena chiave dovesse avvenire dentro una fabbrica/complesso industriale con catene, fumo, gas, scintille e se possibile anche con acido o lava (seriamente: Arma Letale, Commando, Batman Cobra, Robocop, Roger Rabbit, Terminator 1 e 2). In compenso un setting simile appare nel primo scontro a New York tra MacLeod e il Kurgan.

E il fatto che tra tutti i cult di quegli anni sia uno dei pochi a non essere così abusato e sputtanato da finire su Stranger Things me lo ha fatto amare ancor di più negli anni. Abbastanza da appendermi il poster in camera (sono serio, sta sopra quello di Rocky) e da scaricare la serie TV completa degli anni ’90. Sì, quella che andava in onda alle 3 di notte su Italia 1 durante le mie innumerevoli notti insonni.

Un film che parla di spade e di Scozia ma che non è Trainspotting

Highlander è tutto quello che il pubblico e i produttori Hollywood vorrebbero oggi: un franchise epico/fantasy su cui poter basare mille sequel, prequel e spin-off (cosa in effetti già fatta), l’ambientazione anni ’80, i Queen ogni 10 minuti, e un po’ di medioevo sparso qua e là che ormai equivale automaticamente a Game of Thrones così come 10 anni fa i film storici equivalevano a 300.

Manca solo Keanu Reeves protagonista ed ecco il pacchetto completo di quello che internet vuole nel 2020 (e il bello è che Keanu Reeves per il ruolo sarebbe pure adatto). La trama di base gira intorno ad un antica razza esistente da millenni e dalle origini sconosciute, nota semplicemente come “Immortali”, che sono – incredibile – immortali.

Condannati a vivere in eterno, gli Immortali devono partecipare all’Adunanza, un rituale con svariate regole secondo cui devono combattere tra di loro e uccidersi a vicenda nei secoli finché non ne resterà solo uno, il vincitore della Ricompensa (in cosa consista nessun Immortale lo sa). Ogni volta che un Immortale ne uccide un altro, ne assimila anche l’anima, l’esperienza e le conoscenze. L’unico modo per uccidere un Immortale è decapitarlo, motivo per cui si affrontano con delle spade, spesso nascoste sotto lunghi impermeabili.

Da questa sinossi si giunge a due conclusioni: una è affermazione, l’altra è una domanda. L’affermazione è che Highlander è uno dei concept più originali della storia del cinema, talmente originale e coerente coi miti anglosassoni del ciclo Arturiano (da questo punto di vista, l’ambientazione scozzese è azzeccatissima, per non dire mirata) da sembrare davvero una mitologia dall’esistenza millenaria, piuttosto che un idea di un giovane sceneggiatore americano degli anni ’80.

La domanda invece è: com’è possibile che da un film che gira tutto intorno al mozzare teste abbiano tratto un cartone per bambini nel 1994?

Negli anni ’80 musica e cinema si incrociano sempre di più grazie al debutto di MTV, creando un ponte tra i cosiddetti “videoclippari”, che inizieranno a influenzare sempre di più la regia, e il mondo di Hollywood. Senza MTV non avremmo mai avuto No easy way out con Stallone che piange in macchina su Rocky IV, per fare un esempio, il che avrebbe reso questo mondo decisamente più povero.

Tra questi videoclippari c’è Russel Mulchay, che dopo essersi fatto una certa reputazione come regista di videoclip negli anni ’80 (anche per big come Duran Duran, Elton John, AC/DC, Def Leppard, Rolling Stones e Paul McCartney), prima di Highlander diresse solo Razorback, film che parla di un cinghiale gigante che mangia e ammazza tutti. “Videoclipparo” è usato spesso a sproposito e in modo dispregiativo, ma mai come nel caso di Highlander tutte le caratteristiche del videoclip tornano utili, visto che il più grande pregio del film, oltre che il suo concept così spettacolarmente metal, è dato dall’impatto visivo delle scene, e di come sappiano comunicare tutto tramite il dono della sintesi e della potenza delle immagini.

Insomma, basta vedere i primi 10 minuti per accorgersene… nessuno spiegone su chi o cosa siano gli Immortali, nessuna introduzione, solo due uomini nella New York notturna degli anni ’80 che si affrontano in un parcheggio deserto con delle spade: un’immagine talmente assurda e anacronistica che già si capisce quanto dietro ci debba essere qualcosa di più grande e fuori dalla nostra comprensione. È la sintesi delle immagini, la voglia di rischiare e la rinuncia a qualsiasi spiegazione razionale in favore del sense of wonder e della voglia di stupire il pubblico, anche a costo di risultare goffo: è la definizione di Cinema. O almeno di quello divertente e che è destinato a diventare iconico sin da subito.

Gli unici spiegoni, comunque a certo punto necessari, saranno quelli di Sean Connery: dopotutto, poteva mancare da un film che si chiama Highlander – gli highlander sono gli abitanti delle highlands, le catene montuose scozzesi – l’uomo col tatuaggio “Scotland forever” sull’avambraccio, nonché simbolo vivente della Scozia? Sì, avete capito bene: ”Highlander” non è la traduzione inglese di “immortale” come questo film ci fa credere da sempre. Io ci ho messo solo 25 anni per capirlo.

Ramirez… Juan Sanchez Villa-Lobos Ramirez

Dopo aver dato addio a 007 appena 3 anni prima, Sean Connery con Highlander entra definitivamente nella seconda fase della sua carriera, la fase del “Sean Connery è più bello adesso che da giovane”, quella che lo vede reinventarsi come nuova figura del mentore/figura paterna, che riprenderà su Gli intoccabili e Indiana Jones e l’ultima crociata pochi anni dopo, aumentandone il dosaggio man mano che la barba crescerà per dargli ancor più aria di saggezza.

Ma nonostante Sir Sean sia scozzese e il film parli di un Immortale scozzesem, lui non interpreta uno scozzese, ma Juan Sanchez Villa-Lobos Ramirez, un egiziano dal nome spagnolo (!). Al contrario, Connor MacLeod (nome oggettivamente fighissimo), lo scozzese protagonista, è interpretato da Christopher Lambert, attore francese dal nome inglese, che dovette impararsi l’inglese apposta per il film con conseguente pronuncia stramba. Le nazionalità sballate saranno una caratteristica di tutta la saga insieme agli inguardabili capelli lunghi che Lambert deve tassativamente mostrare in tutti i film, seppur per una sola scena.

Divertente pensare quanto col clima di politicamente corretto che adesso vige ad Hollywood le nazionalità sballate della saga oggi verrebbero accusate di non-inclusività, razzismo, e whitewashing. Ma anche di transfobia, tiè, cosi giusto per non farci mancare niente.

Questo whitewashing coinvolgerà anche Kane, il villain di Highlander 3, che nonostante sia un guerriero mongolo proveniente dalla Mongolia di 500 anni fa è… afroamericano. Ma essendo nero, dubito qualcuno possa accusarlo di whitewashing. Occidental-washing l’ha già inventato qualcuno? O posso andare alla SIAE?

Perchè Highlander è un capolavoro

Highlander è uno dei miei film preferiti, uno di quelli che mi ricordano quanto una buona idea e un certo occhio per l’estetica possano elevare un film all’immortalità (battutona).

Eppure, nonostante questo, non riuscirò mai a capire perché non venga valutato con gli stessi criteri dei suoi “colleghi” oggettivamente peggiori, come quel vuoto e pallosissimo spot per l’arruolamento di 2 ore che è Top Gun – che senza Tony Scott sarebbe tra i film più cestinabili dell’epoca -, venendo a volte bollato come figlio di un Dio minore.

Di Highlander infatti sento spesso dire: “Divertente ma con dei difetti”, “Bello ma non un capolavoro”, ma soprattutto – questo è il peggiore – “È un cult ma non è un capolavoro”, come se “capolavoro” debba essere un termine imprescindibile per renderne la visione degna.

Ma soprattutto, come se i cult fossero per forza “capolavori”. Highlander è quello che deve essere: non deve essere Kubrick, non deve essere Hitchcock, deve semplicemente intrattenere, stupire per la sua creatività, dare qualcosa che valga la pena ricordare, e far sperare che film analoghi possano avere la sua stessa attenzione per i dettagli… questo basta a rendere un film degno. Tutti criteri che Highlander, col suo oggettivo impatto sulla cultura pop, dalle frasi iconiche (“Ne resterà soltanto uno”), alle influenze sul linguaggio (quando accennavo al fatto che tutti credono che “Highlander” significhi “immortale” in inglese non scherzavo) rispetta in piena regola.

Perché con gli anni, sopratutto ora che il cinema è diventata una moda, vedo sempre più estremizzazioni, severità, presunzione e conformismo nei giudizi, con termini sparati a caso perché letti da qualcun altro (“buco di sceneggiaturaaaaa”), che magari portano gli stessi a chiudere un occhio davanti ai difetti o alla “non-capolavorosità” dei cult maggiormente “accettati” e che gli altri definiscono intoccabili.

Perché coi pretenziosi criteri moderni, se uscissero oggi i cult che tanto amiamo, verrebbero massacrati da un generazione di conformisti: Karate Kid sarebbe “un filmetto per adolescenti”, Blues Brothers “una trashata”, I Goonies “non all’altezza di Kurosawa”, Indiana Jones “una americanata”, Ritorno al futuro un “filmetto divertente”, Ghostbusters “ridicolo”, e L’Impero colpisce ancora “una stronzata che rovina la saga”.

I cult che tanto amiamo non sono meno trash (termine che in questo caso uso volutamente a sproposito e in senso lato) di Highlander. Perché Ghostbusters, guai a chi me lo tocca, non è un capolavoro nel senso stretto del termine. Ghostbusters è un capolavoro per quello che deve e che vuole essere, cosi come Highlander. Dunque se Ghostbusters & co. sono capolavori, allora anche Highlander lo è parimenti.

Tra l’altro non sono il solo a pensarlo visto che i Queen, che avrebbero dovuto comporre una sola canzone per il film, una volta visto un primo montaggio ne rimasero talmente entusiasti da dedicargli un intero album pieno di canzoni con riferimenti al film. Avessi avuto la voce di Freddie Mercury, io di album gliene avrei dedicati pure due. Non sia mai che avessi potuto salvare Highlander 2 dallo sfacelo.

2 pensieri su “Highlander merita più rispetto

  1. Ho letto con attenzione, un tributo notevole al film che più mi ha colpito da ragazzo. Lo avvicino a Ladyhawke nella mia personale collezione di film preferiti. Ma Highlander è più diretto, più Sci-fi, e la colonna sonora fa capire che di film preferiti ne resterà solo uno…

  2. Figurati, io nella loro bruttezza apprezzo persino il 2 e il 3. Endgame e il 5 devo ancora vederli, che essendo scollegato dai film e legato alla timeline della serie TV devo prima rivedere tutta quella.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *