I morti non muoiono, il film brutto fatto apposta per fregarvi

Con l’uscita di Tenet ci siamo trovati di fronte all’ennesima dimostrazione che ad un Autore pop non si perdona niente. Anzi, è una caccia allo strafalcione. Che poi io sono il primo a trovare difetti al cinema di Nolan, che c’entra, però che succede quando a sbagliare sono gli “alternativi”? Gli autori cosiddetti “non convenzionali”? Succede che qualunque strafalcione narrativo troverà la sua assoluzione se celato da una bella confezione laccata, una di quelle che assicurino la presenza di fotogrammi splendidi, perfetti per il nostro raffinato Instagram.

È il caso ad esempio di Midsommar, un film tanto affascinante visivamente quanto zeppo di problemi narrativi: ci sono immagini belle e c’è il logo della A24 in apertura, quindi va bene, mica come Nolan che ha fatto i film di Batman. Certo, poi succede anche con produzioni “grosse” che sanno darsi bene un tono, vedasi Joker (comunque più bistrattato di molti colleghi “furbetti” proprio per via della sua matrice popolare). Sono meccanismi inconsci che colpiscono tanto la critica (non tutta, ma molta) quanto il cinefilo relativamente colto e attento, e questa cosa non cambierà mai.

Ecco però cosa si può fare per mettere alla prova questi dogmi, se non per altro almeno per farsi qualche risata: garantirsi la nomea di Autore “alto”, girare un film bruttissimo apposta e vedere che succede.

I morti non muoiono di Jim Jarmush ha tutta l’aria di essere un grosso scherzo, e sono vari gli indizi in favore di questa tesi: la recitazione sciatta, il discorso meta-cinematografico posticcio, il sadismo con cui il ritmo soporifero uccide qualunque gag potenzialmente divertente di quella che è stata venduta al pubblico come una commedia-zombie un po’ pazzerella; ma soprattutto il didascalico, desolante monologo finale di Tom Waits, che rimarca un concetto lasciato già intendere nemmeno troppo sottilmente durante il film: noi siamo già zombie, prima ancora di essere contagiati, poiché parte integrante di una società folle e materialista.

Impossibile credere che un autore intelligente come Jarmush possa davvero ritenere importante un messaggio così abusato, come è impossibile credere che un film con protagonista una schiera così vasta di talenti comici riesca a non far ridere mai neanche per sbaglio: è fatto apposta. È un giochino fatto tra amici, che probabilmente se la staranno ridendo nel leggere le recensioni, sia positive che negative (ma soprattutto quelle positive).

È attraverso questa chiave di lettura che il film potrebbe avere la sua sola speranza di trovare una ragion d’essere: quando il nome di un Autore è così consolidato, quando – diciamolo – si entra nelle grazie di una certa critica e di un certo pubblico, fino a che punto si può tirare la corda e riuscire comunque a venir presi sul serio? Se è questo il giochino, già solo il fatto che esista una sola persona al mondo che ha trovato il coraggio di tessere le lodi di questo non-film, significa che ha funzionato. E per questo, se non per altro, ha tutta la nostra stima.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *