Venom non è bello, piace

È stato massacrato praticamente all’unanimità, ma il tanto bistrattato Venom è l’abominio di cui si parla? Sì, ma no.

È una creatura “strana”, prima di tutto perché è strano fare un film su Venom senza Spider-Man (senza nemmeno riferimenti a Spider-Man!), poi perché è curioso notare come si sia riuscito a sbagliare tutto lo sbagliabile e a regalare comunque due ore di intrattenimento non pienamente disprezzabile.

Andiamo con ordine. Il primo sbaglio di Venom a mio avviso è una cosetta che potrà apparirvi un capriccio, ma che in realtà ne ha stroncato sul nascere le enormi potenzialità: il rating. Doveva essere un horror in piena regola e gli serviva il Rated R (il vietato ai minori di 17 anni non accompagnati in America), ma uscendo sotto il notoriamente pudico PG-13 si è dato artisticamente la proverbiale “zappa sui piedi”: i momenti i in cui il nostro mostrone/antieroe mangia la faccia alla gente sono smorzati, l’insieme è platealmente annacquato. Sicuramente qualcuno di voi starà pensando “eh, ma gli incassi!”. Mi sembra che Deadpool, per quanto brutto, abbia creato un più che discreto precedente per i cinecomic vietati ai minori, incassando cifre importanti. Ma non dovrebbe stupirci l’assoluta mancanza di attenzione verso l’aspetto prettamente artistico: produce pur sempre Avi Arad, l’uomo che non credeva nemmeno in Sam Raimi.

Comunque il film riesce ad indisporre praticamente da subito, con una sequenza davvero brutta che ci mostra l’arrivo del simbionte, il parassita alieno che contagia gli umani e li trasforma in mostri simili a rettili. La scena, pensata come l’inizio di un horror anni ’80, sulla carta sarebbe anche giusta per settare il tono del film, ma la sciatteria della messa in scena fa temere il peggio per lo spettacolo che seguirà.

Poi entra in scena Eddie Brock, che non è il tipo viscido ed opportunista delle storie disegnate, bensì un giornalista d’inchiesta incorruttibile ed “in cerca della verità”, tanto per non smentire il problema che ha Hollywood con gli antieroi: vuole portarli sullo schermo, ma non vuole che abbiano caratteristiche da antieroi. Geniale. Tom Hardy, però, è davvero azzeccato per la parte e ci crede fortissimo, quindi ci si passa più o meno sopra.

Impossibile invece passare sopra alla pessima caratterizzazione e resa cinematografica del villain, uno scienziato che, scoperto di questo simbionte, decide di utilizzarlo per creare una simbiosi con gli esseri umani e renderli in grado di vivere nello spazio: Riz Ahmed è così fuori parte da mettere imbarazzo, e poco gli vengono incontro i dialoghi patetici da cattivaccio di terz’ordine, con tanto di citazioni bibliche fuori luogo che sperano di far sembrare il tutto vagamente affascinante. Va detto che è una miniera d’oro di umorismo involontario, talmente scemo nello snocciolare massime da villain “filoso” (“Pazzo? Pazzo è il modo in cui la gente vive oggi!”… È tutta colpa di Heath Ledger se scrivono cattivi così) da fare il giro.

Dopo qualche altra discutibile scelta di sceneggiatura avviene però il contagio di Eddie Brock, che diventa finalmente Venom: da quel momento in poi il film a suo modo ingrana. I duetti tra Eddie ed il “parassita” (che odia essere chiamato così) creano momenti divertenti e ci mostrano tutta la bravura di Tom Hardy in una performance schizofrenica e folle che non può lasciare indifferenti. Certo avrebbero dovuto costruirgli intorno un film più all’altezza, ma ha davvero l’aria di divertirsi un mondo.

Tra l’altro, se la CGI è mediamente scarsina e di dubbio gusto, Venom risulta invece pienamente convincente, sia nella resa estetica che nei movimenti.

Si fa insomma strada tra la sciatteria diffusa quel poco di cuore che basta a distinguere un filmaccio come questo dalla produzione media Marvel/Disney: i film più “riempitivi” del MCU non saranno così brutti, ma questo perché sono così poco che non riescono ad essere nemmeno quello. Semplicemente “non sono”. Questo almeno è brutto. La speranza adesso è che il sequel spinga sulle poche cose che funzionano e aggiusti un po’ il tiro.