Freddy vs. Jason: Il crossover dall’Inferno

È il 2003. Fa strano a pensarci, ma il franchise di Nightmare è a malapena ventenne. Quello di Venerdì 13 invece i vent’anni li ha superati (nasce nel 1980), e Jason Voorhees è a tre film di vantaggio su Freddy Krueger, ha ammazzato più gente ed ha pure annunciato il crossover nel nono capitolo, Jason va all’inferno.

Prima che questo scontro tra titani abbia effettivamente luogo passano però 10 anni. L’idea di un crossover aleggia negli studi della New Line fin dal 1987 e Sean S. Cunningham (creatore di Venerdì 13) spinge per più di un decennio perché venga realizzato, ma i franchise di Nightmare e Venerdì 13 continuano ad andare per le loro rispettive strade e comunque non esce fuori una premessa decente su cui basare il film. Diversi trattamenti vengono presentati ai produttori, finché non vince quello di Mark Swift e Damian Shannon, fini conoscitori di entrambi i franchise che riescono a condensare 20 anni e passa di mitologia in due ore e allo stesso tempo a settare le premesse (sceme, come è giusto che sia) perché i due se le diano di santa ragione.

Il grande Robert Englund torna nel ruolo di Freddy Krueger un’ultima volta, mentre Kane Hodder – interprete di Jason per la maggior parte dei film della saga – si vede soffiare il posto dallo stuntman Ken Kirtzinger, perché dai piani alti arriva l’ordine di trovare un Jason ancora più grosso del solito. Dirige il regista cinese Ronny Yu, uno che sa come fondere autoironia e horror puro: suo La sposa di Chucky, quarto capitolo del franchise de La bambola assassina e per chi scrive decisamente il migliore, ben diviso tra momenti di sublime humor nero e violenza creativa e brutale. Infine viene assemblato alla bell’e meglio un cast di giovinastri più o meno simpatici a fare da carne da macello e siamo pronti per la festa.

Freddy vs. Jason è un film estremamente divertente. È quello che dovrebbe essere: un tributo a due icone del cinema horror, una strizzata d’occhio sinceramente affettuosa verso i fan ed uno slasher che si degna di essere bello cattivo come si deve. Complice la presenza di Yu dietro la macchina da presa, troviamo un’ottima dose di gore e di violenza. L’ironia e l’umorismo spesso goliardico non mancano affatto (anzi), ma quando arriva il momento di sfoderare l’horror il sangue gronda, e gli stupidissimi protagonisti hanno le morti atroci che vogliamo vedere, eseguite con l’arroganza e la grinta che ci si aspetta da due idoli come Freddy e Jason.

Certo, bisogna ricordarsi che è un crossover, che è un evento, più che un film. E quindi magari sarebbe bene soprassedere sugli scivoloni di cattivo gusto, tipo un Freddy vermone (in una terribile CGI) che fuma erba. Che, se dobbiamo spezzare proprio una lancia a suo favore, fa comunque molto ridere.

Ma parliamone un attimo per bene. Perché Freddy e Jason vogliono darsele? Ce lo spiega Freddy nel prologo, servendosi di immagini d’archivio dai 7 film precedenti della saga di Nightmare: Freddy è stato dimenticato, gli abitanti più anziani della cittadina di Springwood hanno fatto in modo che venisse rimosso dall’inconscio collettivo, e se i più giovani non conoscono la sua favoletta lui semplicemente non può esistere. E già in questo Shannon e Swift, a dispetto del loro approccio cazzone, dimostrano di aver colto l’essenza di Freddy per come lo aveva concepito Wes Craven.

A questo punto Freddy decide di servirsi di Jason, facendogli maciullare un po’ di carne giovane in quel di Springwood per poi “prendersene il merito”, risvegliando negli abitanti del posto la paura per il suo mito. Più Jason ne uccide, più Freddy acquista forza, ed è a tanto così dal poter tornare a far danni. Ma Jason non si ferma! Una volta che attacca a uccidere proprio non riesce a smettere. Quindi Freddy vuole spaccarlo in due perché gli frega le vittime, essenzialmente. Bellissimo.

Mentre il film lascia maturare l’antagonismo tra i nostri eroi si comporta anche da slasher in piena regola, ricordando nell’andamento più un capitolo di Nightmare che di Venerdì 13 (a quest’ultimo prende in prestito giusto la promiscuità dei protagonisti adolescenti); fatto non casuale vista la mano pesante di Robert Shaye, produttore storico del franchise di Freddy. In un certo senso è il vero addio in pompa magna alla saga da parte di Robert Englund, che dopo il sofisticato e metacinematografico Nightmare – Nuovo incubo di Wes Craven – che rinnegava la deriva cialtrona degli ultimi capitoli – torna un’ultima volta ad interpretare il Freddy “giullare”, ma con una direzione sicuramente più brillante che nel pessimo Nightmare 6 – La fine, in cui era assurto ormai a figura cartoonesca senza quasi più il minimo appeal horror. Englund si diverte visibilmente un mondo ed emana lo stesso, inscalfibile carisma. E risulta chiaro che non c’è altro Freddy possibile all’infuori di lui, come l’orribile remake prodotto da Michael Bay – pur avvalendosi dell’ottimo Jackie Earle Haley – confermerà qualche anno più tardi.

Il film è un addio anche al ciclo classico di Venerdì 13, con un Jason incazzato nero e che mena come un fabbro. Quando si entra nella fase finale e i due cominciano a spaccarsi di legnate nessuno dovrebbe rimanere insoddisfatto: c’è il sangue (tanto), c’è il Nu Metal come in ogni cafonata anni 2000 che si rispetti, ci sono le fiamme e ci sono anche un po’ di sani eccessi da cartoon. Al cinema deve essere stato uno spasso, peccato che all’epoca fossi ultraminorenne.

Per i fan di queste due icone pop è impossibile non divertirsi. Per chi avesse voglia di uno slasher pazzo, anche. Tra le altre cose è un bel promemoria di come nei primi anni 2000 l’horror mainstream non disdegnasse affatto il sangue. Fa specie che sia colpa della stessa New Line, produttrice del film, se oggi abbiamo principalmente storiacce di spiriti che fanno “BU!” e uno magari dovrebbe anche spaventarsi. Poi all’epoca sicuramente ci si lamentava anche di un film come questo bollandolo come “cazzata”, ignari della deriva insipida che avrebbe preso il genere di lì ai prossimi (quasi) vent’anni. Oggi avere un film simile al di fuori di un contesto di nicchia sarebbe impossibile, ed è un peccato. Non sarebbe male offrire alle masse una bella carneficina fatta come si deve, una volta tanto.

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