Il più strano, il più incompreso: 007 – Vendetta privata (1989)

Vendetta privata è il film meno Bondiano di tutta la saga, e letta così dovrebbe sembrare un difetto, specie per chi come me è fan della saga, oltre che dare ragione ai molti che lo definiscono tra i peggiori film di Bond mai realizzati… ma non è così. In un franchise solitamente quando un film è completamente antitetico alla formula a cui siamo abituati si tende a storcere il naso, vedendo il suddetto capitolo quasi come la pecora nera della famiglia, ma se parliamo di una saga che all’epoca aveva raggiunto il 16esimo film in 27 anni, e che aveva brillato per innovazione e rischio
giusto in 3-4 occasioni, l’essere completamente diverso dal solito film Bondiano a mio avviso è un pregio, al netto di quanto goffo possa essere stato il tentativo. Che poi goffo neanche lo è.

Gli anni ’80 sono il decennio dove l’action la fa da padrona, e Bond, che il genere lo aveva praticamente inventato, era stato a guardare i vari colleghi Stallone, Seagal, Schwartzenegger, Van Damme & co. sorpassarlo su ogni fronte. Stanca di stare a guardare, la EON optò per un film che seguisse di più il filone dell’action di quegli anni. In questo caso gli unici assenti sono i Ray-Ban e i bicipiti grossi come cocomeri. Essenzialmente perché essere sboroni come gli americani è impossibile, figuriamoci per un britannico.

Persino il poster orrendo (uno degli esempi di fotomontaggio più brutti di sempre insieme al poster italiano di Highlander 3 e quello di Bimbo Ragno: Homecoming) ribadì la vicinanza all’action più sporco e cattivo degli USA, con che James Bond appare per la prima volta senza il solito smoking.

I primi 20 minuti pre-crediti sono, insieme a Casino Royale e La morte può attendere, tra i migliori di tutta la saga. Non perché siano i più fomentosi, i più spettacolari, o quelli con la qualità registica più alta, ma perché spiazzano e stupiscono. Come gli action Made in USA, Vendetta privata è un film… di vendetta (tu guarda un po’), e già basterebbe questo a differenziarlo da ogni film di 007, da sempre indirizzati verso la nuova missione di turno: Felix Later, storico amico e collega della CIA di 007, dopo essersi sposato nei
primi minuti di film, viene rapito da Pablo Escobar Franz Sanchez, il re della cocaina, gli viene uccisa la moglie e… viene gambizzato dagli squali di Sanchez (gli squali tritaumani sono un vecchio feticismo dei villain di Bond)! Bond si vuole vendicare, M gli dice “No”, e Bond allora si dimette dal servizio segreto per poter ammazzare tutti senza doversi sorbire cazziatoni dal capo. Se sembra l’inizio del tipico action anni ’80 è perché vuole consapevolmente esserlo, con spionaggio e servizi segreti ridotti ad uno screen time minimo in favore di una vecchia sana e spartana vendetta. Solo Q ha il suo solito screen time, perché sono pur sempre gli anni ’80, e una vendetta andava resa glamour per forza.

Vi ricordate quando nei film c’erano i cattivi?

Il villain, Sanchez, è colombiano, gestisce tutta la cocaina del mondo, e siamo nel 1989: vi basta fare 2+2 per capire che è essenzialmente Pablo Escobar. Ah, e dice anche esplicitamente “plata o plomo”, perché agli sceneggiatori non importava minimamente di non essere sgamati.

Gli anni ’80 sono gli anni in cui le tensioni tra URSS e Occidente si iniziano lentamente a placare, e dunque nei film i sovietici ormai non sono più i cattivoni mangia-bambini a cui si era abituati. Ma i produttori non dovettero disperare a lungo per tappare questo “buco”, visto che grazie a Pablo Escobar si stava affermando una nuova figura da sfruttare come villain adatto ad ogni occasione, un villain che poteva essere spogliato di umanità molto più dei sovietici e portato all’estremo senza polemiche o implicazioni politiche e razziali: quello del miliardario signore della droga.
Preferibilmente sud-americano: dopotutto sono gli anni del Reaganesimo, cosa c’era di più cattivo di un uomo che non parlava a stelle e strisce?

Da Arma Letale a Robocop, se eri uno sceneggiatore all’epoca lo spacciatore di portata mondiale era il villain perfetto, potevi fargli fare di tutto senza rimorsi o polemiche dai circoli più intellettuali: uccidere bambini, violentare donne, o sputare sulle vecchiette senza che qualcuno ti accusasse di aver esagerato… nessuno ti avrebbe rotto i maroni per aver partorito una macchietta dall’assoluta mancanza di umanità. In una parola: il tipico villain anni ’80, cattivo semplicemente perché… serve un cattivo e basta. Una figura che decisamente mi manca, soprattutto in questo momento storico in cui ci si sente in colpa a scrivere un cattivo che sia cattivo e stop (tradotto: vedere oggi il Joker diventare un cucciolone incompreso della società mi fa venire un ictus). Passata l’epoca Escobar, il cinema sarà orfano di cattivoni evergreen fino all’11 Settembre, dove i malefici Terroristi (con la T maiuscola) al cinema prenderanno il testimone dei sovietici e di Escobar. Ma non mi dilungo…

Non che i signori della droga come villain non fossero mai esistiti (anche il cattivo di Vivi e lascia morire 16 anni prima lo era), ma ormai avevano preso ufficialmente il testimone dei sovietici. A proposito di Vivi e lascia morire, proprio dal romanzo originale di Fleiming gli sceneggiatori riciclarono qualche elemento, dal cattivone spacciatore a Felix Later gambizzato da uno squalo, al contrario del film dove fu “risparmiato”. Ironia della sorte, qui a vestire i panni di Later è David Hedison, che lo aveva già interpretato in Vivi e lascia morire, primo e unico caso dove Later è stato interpretato per 2 volte dallo stesso attore nonostante sia un comprimario semi-fisso. Sanchez è, appunto, un cattivo di ruolo senza alcuna sfumatura. E nonostante questo è un villain carismatico come non si vedeva dai tempi di Blofeld e Goldfinger. Nessun cattivo tipicamente Bondiano dai contorni fumettosi che vuole dominare/distruggere il mondo… ma un cattivo finalmente VERO, di cui si sentiva parlare ogni giorno al TG, che ad un improbabile raggio laser preferisce usare metodi più rustici, semplici (per quanto “semplice” possa essere uno squalo privato come trita-umani) e brutali per uccidere, forte di una nuova dose di realismo che mancava alla saga: quel realismo brutale che Dalton aveva tanto desiderato quando decise di interpretare Bond, dove il pericolo e la violenza in quanto realistici sono molto più tangibili, dove se qualcuno vuole ucciderti lo fa con freddezza e senza tanti fronzoli.

Proprio per questo è probabilmente il film di Bond più violento, con le morti più crude, e con una maggior freddezza intorno alle scene più forti, senza la minima ironia o leggerezza.

Il Bond incompreso. Sia il film, che Timothy Dalton

Vendetta privata è un film tanto reazionario quanto divertente, dove lo scopo non è né stupire con trama elaborata o trovate fantasiose tipiche della saga (anche se abbiamo sempre degli stunt impressionanti, una delle poche cose in cui la saga il 27 anni ha sempre alzato il tiro), ma solo divertire senza pensarci troppo, uno scopo che la saga non si era prefissata come obiettivo principale da fin troppo tempo. Tenta di fare qualcosa di diverso, riuscendoci senza voler per forza passare alla storia o essere ricordato a tutti i costi, che forse è un po’ il motivo per cui è ingiustamente considerato tra i peggiori della saga (gli ultimi film di Moore a mio avviso erano molto peggio). Anche se qualche trovata va ricordata tranquillamente, come Bond che evita un missile con un’impennata laterale usando un’autocisterna di almeno 10 tonnellate (!!!). Il film non fu un successone, anche a causa dell’ingenuità nel farlo uscire a Giugno 1989, un mese decisamente bollente, visto che si scontrò in pieno con colossi come Arma letale 2, Indiana Jones e l’ultima crociata, Ghostbusters 2, e soprattutto, col primo Batman di Burton.

Non è forse tra i migliori della saga, o di quelli più accattivanti che possono far nascere interesse per Bond, ma è uno dei pochi a tentare di fare qualcosa di diverso, e divertire nel farlo. E in una saga lung(hissim)a come quella di Bond, a maggior ragione dopo il ciclo Moore che peccherà proprio nel fare l’esatto opposto, non è cosa da poco. Purtroppo fu anche l’ultimo 007 di Timothy Dalton, un grandissimo Bond arrivato troppo presto, a cui mancò solo un debutto col botto o un film che lo consacrasse (come Vivi e lascia morire per Roger Moore, GoldenEye per Pierce Brosnan, Casino Royale per Daniel Craig) e che fosse cucito sulle sue caratteristiche per essere ricordato come avrebbe meritato.

Anche se, merito soprattutto del Bond di Craig costruito sulla falsariga di quello di Dalton, è stato fortunatamente molto rivalutato nel corso degli anni, venendo universalmente riconosciuto come un Bond tanto sfortunato quanto riuscito nonostante i suoi soli 2 film, arrivando spesso ad essere
considerato da molti il migliore di sempre dopo Connery e Craig. Anche se, sul piano della fisionomia di come James Bond “dovrebbe” essere, a mio avviso sta persino sopra loro due.

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