Troppo vecchio per morire giovane: 007 – Bersaglio mobile (1985)

Per Roger Moore, all’uscita di Bersaglio mobile, era tempo di spegnere 57 candeline, con i 2 anni che lo avevano separato da Octopussy a dargli più rughe di quanto ne avesse bisogno il personaggio. Avete letto bene: a 57 anni, Moore era ancora James Bond. E nessuno sembrava accorgersi che il mondo era andato avanti.

Intendiamoci, vedere i vecchi leoni mettere da parte i loro acciacchi e la loro età per dare due lezioncine agli arroganti giovani (e ho solo 25 anni!) è qualcosa che mi ha sempre esaltato da quando a 10 anni lessi Il ritorno del cavaliere oscuro, che è poi il motivo per cui godo più nel vedere Harrison Ford fare Indiana Jones a 70 anni piuttosto che veder cedere il ruolo ad un Chris Pratt qualsiasi… ma vedere un Moore così vecchio fare Bond era uno spettacolo ormai ridicolo. Che ci si fosse spinti un po’ troppo oltre è chiaro già dal prologo, con Bond che dopo essere sopravvissuto al quarto inseguimento di scii negli ultimi 8 film (non è proprio una fase di grande inventiva
per la saga) si lascia andare ad un esibizione di Snowboard, ultima moda degli anni ’80, come fosse Chris Evans su I Fantastici 4 con l’incredibile scioltezza che solo un 57enne su una tavola da Snowboard può avere… per poi mostrare tutti i suoi limiti fisici durante i combattimenti senza stunt!

Una scena talmente inadeguata all’età di Moore che l’ironico contrasto scena sulla neve/California Girls dei Beach Boys in sottofondo non fa neanche ridere. E se il giocare sull’età avanzata di Bond con ironia aveva funzionato con Connery (che in realtà era pure più giovane di Moore!) su Mai dire mai, vedere Bond fare lo scavezzacollo a 57 anni fa pensare più a nonno Joe di Boris piuttosto che a un Ritorno del cavaliere oscuro in salsa MI6.

1985 e non sentirli

Ma non era solo Moore a contribuire all’invecchiamento della saga, o qualche comprimario (la Miss Moneypenny di Lois Maxwell, qui all’ultima apparizione, ne aveva 58 a sua volta), o un continuo riciclarsi di film in film… era proprio tutta la saga a odorare di vecchio! Sarà che da noi europei la cultura pop, sempre lanciata per forza di cose dagli USA, tende sempre ad arrivare più tardi (provate a paragonare i nostri anni ’80 con quelli yankee)… non lo so, fatto sta che vedere un qualsiasi film action degli anni ’80, ossia l’epoca d’oro del genere, e poi vedere film Bondiano dell’epoca poco dopo, fa inevitabilmente sembrare il secondo di 10 anni più vecchio: provate a guardare Bersaglio mobile con la consapevolezza che solo nei 5 anni precedenti il cinema action aveva visto sbancare Rambo, Commando, o Indiana Jones, e ditemi che effetto vi fa.

Prima di tutto, per far stare la saga al passo coi tempi, la EON tentò di giocarsi la carta “VIP che piace ai giovani” per il villain, proponendo il ruolo a David Bowie – che rifiutò all’ultimo -, e a Sting, che oltre a cantare guarda un po’, facevano anche gli attori. Nonostante ciò alla fine il ruolo andò a Christopher Walken, praticamente uno dei pochi villain di Bond a fare carriera anche dopo. Ah, e anche Dolph Lundgren, che avrà qui un piccolo ruolo prima di diventare Ivan Drago qualche mese dopo.

Visto che ingaggiare un protagonista più giovane era troppo sensato, nonostante i rifiuti di Bowie e Sting la EON cercò sempre nella musica il primo passo per svecchiare al saga, a partire dall’idea di cambiare le sonorità tipiche della Bond song si apertura, ingaggiando i Duran Duran per comporre quella che è tutt’oggi nella top 3 delle Bond song più popolari e – per l’epoca – atipiche di sempre, che mise da parte la tradizionale sonorità pop della saga in favore di una più giovane New wave/Synthpop. Una “rivoluzione” musicale nata proprio dal bassista dei Duran Duran John Taylor durante un party in cui, ubriaco, disse al produttore Albert Broccoli “Quando assumerai qualcuno di decente per farti le canzoni?”.

Ovviamente ringiovanire il contorno non bastò a compensare le troppe primavere di Moore, e il povero Sir Roger fu lasciato a sé stesso senza neanche il supporto di un soggetto accattivante, di un modo interessante di sfruttare la sua vecchiaia, o di un film con un minimo di ambizione, lasciandolo esposto agli spernacchiamenti dei critici sulla sua età. Moore stesso a distanza di anni descriverà Bersaglio mobile come il suo film peggiore, affermando di aver avuto ai tempi “400 anni di troppo per il ruolo”.

Il flop che salvò la saga

Se ho parlato quasi solo dell’età di Moore è per un semplice motivo: stavolta non è un difetto tra tanti, ma il difetto trainante che fa perdere automaticamente in credibilità qualsiasi cosa si vede sullo schermo, che già con un Bond più giovane non avrebbe brillato per novità o altro, ma che anzi avrebbe continuato a vagare nell’anonimato più totale in cui la saga si ritrovava imprigionata. Se con i peggiori film precedenti, come Moonraker o L’uomo dalla pistola d’oro, la saga se l’era cavata con un po’ di trash e di politicamente scorretto a rendere i film tutto sommato divertenti seppur ripetitivi, Bersaglio mobile sarà l’ultimo della trilogia peggiore di Bond, quella iniziata con Solo per i tuoi occhi, proseguita con Octopussy, e terminata appunto con Bersaglio mobile, un trio che avrebbe potuto seppellire la saga er sempre se non fosse stato per un inspiegabile feedback positivo del pubblico. Grazie a Dio stavolta il film floppò davvero: dopo un buon weekend di apertura finì come il peggior incasso della saga di Bond (contando l’inflazione) obbligando, stavolta davvero, la EON a rinnovarsi e lanciare Bond negli anni ’80 con solo 7 anni di ritardo.

E poi insomma, dopo 12 anni e 7 film diversi forse era davvero il caso di andare oltre Moore. Si chiuse cosi il ciclo Moore, condannato a dividere gli appassionati tra chi lo considera il peggior Bond a causa del ritrovarsi sfortunatamente nel periodo di maggior crollo qualitativo della saga, e chi invece lo considera tra i migliori, grazie soprattutto all’aver cresciuto più di una generazione ricoprendo il ruolo per ben 12 anni, record eguagliato proprio da Daniel Craig quest’anno.

Arriverà poi Timothy Dalton, il primo Bond a immergersi per davvero nei cambiamenti del mondo all’alba del 21° secolo. Finalmente.

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