Ammettiamolo: Spider-Man 3 è un bel film

«Spider-Man 3 non esiste!!!»

Ho sentito pronunciare questa frase un’infinità di volte e l’ho letta sotto ogni discussione possibile sulla trilogia di Sam Raimi. L’ho pronunciata anche io. Ogni volta che la sento (o la leggo) ripenso al motivo per cui l’ho fatto: puro, semplice conformismo. Ne abbiamo già parlato prendendo in analisi la trilogia prequel di Star Wars, o più di recente i Batman di Joel Schumacher. Che sì, sono film con i loro problem(on)i e non siamo qui per negarlo, ma il discorso – che parlando di questo film vorremmo definitivamente chiudere – è che quando pensate che questa ostilità sia dettata da un amore troppo grande per la saga con cui siete cresciuti, è vero solo in parte. È anche un meccanismo di difesa minimizzante, superficiale.

Spider-Man 3 ha goduto e gode tutt’ora di una fama immeritata. Al netto dei suoi problemi lampanti non è solo un film “che ha comunque qualcosa da dire” e “al quale si vuole bene nonostante tutto”: è un buon film. Che lascia intravedere un potenziale che – se i produttori non avessero spinto su certi aspetti – avrebbe potuto portare ad ottimo film, e ad una chiusura perfetta del cerchio.

A rivederlo infatti c’è lo stesso lavoro sofisticato di regia dei primi due capitoli, stavolta ancora più consapevole ed ambizioso: le varie sequenze spettacolari sembrano guardare alla scena del treno di Spider-Man 2 e dire «facciamo la stessa cosa, ma per tutto il film», e non avranno lo stesso impatto ma sono davvero potenti e ben orchestrate. Oserei dire che sono le ultime grandi sequenze action viste in un cinecomic. Esagerato? Pensateci bene: Christopher Nolan nei suoi Batman se la cavava meglio con altro, l’azione era pigrissima, mentre l’MCU è solido mestiere senza guizzi. Pensate alla scena in cui Spider-Man salva Gwen Stacy da una gru impazzita, o al primo scontro tra Spider-Man e l’Uomo Sabbia: roba che non è invecchiata di un giorno, e un impiego sapiente e ragionato del budget allora senza precedenti. Che altro? Gli interpreti sono in forma, sia nei momenti drammatici che non, il dramma è sempre sincero e toccante mentre l’umorismo è efficace e mai invasivo… insomma dai, è un film di Sam Raimi, sarebbe cieco non riconoscerne la classe.

Il suo aspetto più interessante e coraggioso è però la decostruzione del personaggio di Peter Parker/Spider-Man. Peter in questo film è sorprendentemente stronzo, prima ancora che arrivi il simbionte a far emergere davvero il suo lato oscuro. Il ragazzo sensibile ed empatico al quale eravamo abituati si è trasformato in un insopportabile ego-maniaco: nei primi due film si strugge perché non può stare con Mary Jane, mentre qui – una volta che sono finalmente una coppia – è talmente preso da sé da non riuscire a capirla. Si spinge così oltre nell’ignorare i sentimenti di MJ da baciare come nulla fosse Gwen Stacy (un’aggiunta posticcia e francamente incomprensibile alla galleria dei personaggi) durante una cerimonia di premiazione pur di compiacere il pubblico, replicando esattamente il famoso bacio a testa in giù del primo film.

Nel film precedente soffrivamo assieme a Peter perché non riusciva a ottenere ciò che desiderava, mentre qua che l’ha finalmente ottenuto ci tocca scoprire che forse non ne era davvero degno. Ed è spiazzante. Abbiamo quindi un’evoluzione inaspettata e insolita, ma davvero intelligente: anziché viaggiare su binari sicuri e continuare a dipingere il suo eroe come un umile ed incorruttibile ragazzo di quartiere, Raimi (qui sceneggiatore assieme al fratello Ivan) ragiona sugli effetti della fama e della vanità.

E quando il simbionte si attacca a Peter/Spider-Man, regalandogli un appariscente nuovo look insieme a più forza e più spacconeria, ci troviamo di fronte al momento in cui il film tira fuori più coraggio. Spider-Man ha appena scoperto che L’uomo sabbia è il vero assassino di suo zio, ma non lo vuole affrontare per consegnarlo alla giustizia: vuole ucciderlo. Dopo un violento scontro è convinto di averlo fatto, ed è contento. Questo non è un semplice momento buio del personaggio, è proprio portarlo a toccare il fondo moralmente. E di nuovo, è spiazzante.

Quando Spidey passa per tutti questi errori e il film si trova infine a tirare le somme, si fa strada il tema del perdono: Peter perdona l’assassino di suo zio, Harry ed MJ perdonano Peter. Non è un finale in pompa magna, ma è intimo e triste. E l’ultimissima scena, che chiude il film su una nota agrodolce, è splendida.

Ma ora tiriamole noi le somme. Vi dico brevemente cosa non funziona: Venom. Sfatiamo una volta per tutte questo mito secondo cui il problema di Spider-Man 3 sarebbero le scene in cui Peter balla, che «oh mio Dio sono troppo ridicole». Quelle scene sono fatte apposta per far ridere, sono in linea con un camp al quale la trilogia non è mai stata estranea e hanno una precisa funzione narrativa, che piacciano o meno: la spacconeria del personaggio diventa talmente fuori controllo che semplicemente – mentre se la sente più calda che mai – si rende ridicolo. È comicità dell’imbarazzo, alla quale Tobey Maguire si abbandona con una convinzione da applausi.

Insomma, dicevamo, colpa di Venom. Sappiamo che non doveva esserci, sappiamo che il produttore Avi Arad fece pressioni e abbiamo anche visto che Raimi ha provato a dargli comunque un senso, pur non sentendolo nelle sue corde. Strano da una parte, perché poteva essere un buon veicolo per il suo talento horror, ma il personaggio non gli piaceva e non lo voleva e purtroppo si vede che ci mette meno cuore che per gli altri. Al contrario L’Uomo Sabbia – umanizzato come il Doc Ock del film precedente – è un villain di tutto rispetto (l’animazione è ancora oggi clamorosa, peraltro) e regala alcune delle scene più emozionanti del film (su tutte la sua “nascita”). Putroppo a un certo punto gli tocca farsi da parte per lasciare spazio a Venom, ed è proprio lì che il film vacilla di più, arrivando frettolosamente ad uno scontro finale prima del quale certi archi narrativi – ai quali non è stato dato il tempo di respirare – si risolvono in maniera piuttosto sciatta (esempio emblematico: il maggiordomo che risolve il conflitto tra Harry e Peter).

Se alla fine non tutto gira come dovrebbe è per la troppa densità dell’insieme. Spider-Man 3 presenta infatti diverse storyline ugualmente accattivanti, ma che semplicemente non riescono ad amalgamarsi e a regalare uno spettacolo coeso ed un crescendo esaltante come per i due film prima. Ma, nonostante lo sforzo produttivo per trasformarlo in un blockbuster brutto come tanti altri, il talento e le menti dei nomi coinvolti erano troppo grandi per non farsi strada. E comunque più avanti al cinema di supereroi (e a Spider-Man in particolare) è andata molto peggio.

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