Di Caprio e il vizietto dell’eroina: Ritorno dal nulla (1995)

The Amazing Leonardo.

Povero Leonardo Di Caprio… per anni si è dovuto sorbire gli insulti di quelli che (come me) per andare contro le masse dovevano sminuirlo perché dopo Titanic era diventato l’idolo delle ragazzine urlanti e quindi automaticamente “lo Scamarcio de Los Angeles”, gli stessi che (come me)
hanno dovuto scusarsi una volta visto di che pasta era davvero fatto. Nel mio caso fu quando vidi al cinema a 12 anni quel capolavoro di The Departed, e da lì caddi nella trappola della favola che troppi raccontano, e cioè che Di Caprio era un belloccio senza particolare talento diventato improvvisamente fenomeno una volta incontrato Scorsese nel 2002. Cazzata.

E il bello è che per vedere il vero talento di Di Caprio non c’era neanche bisogno di guardare la sua carriera post-Titanic (che poi ho scoperto essere pure bello!), ma quella pre-Titanic, una fase di carriera in cui prima della doppietta “Titanic/Romeo+Giulietta” Di Caprio non solo non faceva ruoli per cui qualche ragazzina potesse sbavare, non solo faceva ruoli in film tutt’altro che famosi, ma faceva ruoli dove già giganteggiava in modo incredibile per la sua età e, nonostante fosse ancora relativamente poco famoso a Hollywood, il suo nome era già ricercato dai big, a tal punto da essere il prescelto di James Cameron per il suo Spider-Man mai realizzato, e che sarebbe dovuto uscire proprio quell’anno.

Purtroppo quest’ultimo progetto non sapremo mai come sarebbe venuto fuori, possiamo solo fantasticare sulla scena all’inizio del film in cui vediamo Di Caprio girare per Forest Hills (il quartiere di Peter Parker) con i suoi amici. Sigh. Ritorno dal nulla è forse il film della sua fase di carriera di attore “non ancora maturo” (ma de che) dove impressiona di più, ritrovandosi a soli 20 anni a fare un ruolo tutt’altro che semplice come l’eroinomane.

Il film è tratto da una storia vera. Di Caprio è Jim Carroll, leggendario poeta e musicista della scena artistica underground newyorchese; la vicenda si svolge negli anni in cui Carroll è “solo” una grande promessa del basket, frequenta una scuola cattolica e scrive poesie a tempo perso. La sua carriera nel basket sarà stroncata dalla scoperta dell’eroina insieme ai suoi amici Mickey (Mark Whalberg che tra droga, furti, risse e carcere interpreta praticamente se stesso pre-Hollywood) e Pedro, che lo seguiranno nella strada che li farà diventare dei tossici disposti a tutto pur di rimediare l’eroina, dai furti al prostituirsi.

“Oh chicco, ce l’hai 1 euro? Ho la macchina ferma senza benzina”

L’argomento della droga a Hollywood era stato affrontato raramente, nulla che andasse oltre gli hippy, con rare eccezioni nel parlare di droghe pesanti nel panorama più “mainstream” come Panico a Needle Park con Al Pacino. Poi arrivò il boom dell’eroina negli anni ’80. Con la sola eccezione ironica e grottesca di Trainspotting, i film che parlano di tossicodipendenza hanno spesso l’approccio à la “film che ti fanno vedere con la scuola per farti capire che è sbagliato”: dramma, lacrime disperate di genitori, musiche tristi e ancora lacrime disperate di genitori. Ritorno dal nulla ne è il pieno stereotipo. Soprattutto nel finale semi-metacinematografico, con Di Caprio che narra la sua storia sul palco di un piccolo teatro, che ci fa sentire ancora di più come se avessimo assistito a una pubblicità progresso anti-droga.

Va criticato per il suo muoversi su binari stereotipati, scontati e forse moralistici? Per niente, sia perché fu uno dei primi film di stampo “mainstream” (tra virgolette, non fu una produzione ambiziosa) ad affrontare un argomento relativamente nuovo per il cinema, quindi ancora esente dal “già visto”, e sopratutto perché pur muovendosi sui binari che si conoscono a memoria del “film sulla droga” gode di un Di Caprio magnetico nonostante i suoi soli 20 anni, del non farsi problemi ad avere momenti crudi ed espliciti, degli anni ’90 che rendono sempre tutto più bello, e di un’atmosfera tetra, sporca, claustrofobica e pessimista che indirizza lo spettatore nel degrado e nella decadenza più di quanto non faccia la trama tra siringhe e sesso nei bagni della metro per comprarsi una dose (mai sottovalutare la potenza delle scenografie, mannaggia ai vostri green screen). La cosa che colpisce più del film, al netto di un soggetto che non lascia mai troppe libertà, è proprio la sua claustrofobia, la New York sporca e degradata ben lontana da quella che conosciamo oggi, ma che fino alla giunta Giuliani (arrivata proprio l’anno prima del film, nel 1994) era l’assoluta normalità e la cartolina principale che arrivava all’estero della Grande Mela; oltre che un generale degrado troppo spesso ripulito, infiocchettato, e reso più soft da altri film che trattano il medesimo argomento.

Ironia della sorte, il ruolo di Jim Carroll fu prima proposto a qualcuno che per eroina c’era morto davvero, e per giunta in un locale in cui anche Di Caprio era presente, ossia River Phoenix, che i più giovani conosceranno come “il fratello di Joaquin”.

Videogiochi, musica Rap e altre perversioni.

Il film fu accolto in modo abbastanza tiepido, ma tornò sulla bocca di tutti alla fine degli anni ’90 a causa della strage del liceo Columbine. Nel film c’è infatti una sequenza onirica in cui Di Caprio sogna di entrare nella sua scuola armato di fucile a pompa, per poi iniziare a sparare a raffica sui preti e su tutti gli studenti, esclusi i suoi amici. Dopo la Columbine questo film, insieme a Natural Born Killers, fu accusato di aver influenzato la mente dei ragazzi che si erano macchiati della strage, con Jack Thompson in prima linea a chiedere danni per le famiglie dei ragazzi per 33 milioni di dollari.

Ma chi è Jack Thompson? In America è abbastanza conosciuto, qui in Italia lo conoscerete solo se siete grandi fan di GTA. Vi ricordate quando all’uscita di San Andreas (di ogni GTA in realtà) i media si facevano profeti della giustizia e ci accusavano di essere potenziali assassini solo per aver comprato il gioco? Ecco, in America i profeti in questione non sono Studio Aperto o Mamma RAI, ma Jack Thompson. Avvocato e attivista che indossa un orologio di Batman, ha accanto alla targa della macchina una foto di Batman e manda ai suoi “avversari” foto di Batman perché, cito testualmente le sue parole, “Mando ai miei avversari foto di Batman per ricordargli che sono il Batman della situazione. Proprio come Bruce Wayne aiuta la polizia nei film, io aiuto la legge.” e che da 30 anni è in guerra con oscenità sataniche come videogiochi e musica Rap, a tal punto da tentare di bloccare l’ascesa sul mercato di Straight Outta Compton nel 1988 e intraprendere una guerra con Luther Campbell, ex leader dei 2 Live Crew, da lui definito “come il Joker”. Ah, il lucidissimo Jack Thompson è stato radiato dall’albo degli avvocati nel 2008. Per motivi che adesso davvero mi sfuggono.

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