Connery vs. Moore ROUND 1: Octopussy – Operazione piovra (1983)

A 55 anni e col livello qualitativo della saga in netta discesa, Roger Moore decise di dire basta al ruolo di James Bond. Era inevitabile: chiunque avesse visto gli ultimi 3 film doveva essere cieco per non accorgersi di un Moore sempre più spento e meno stimolato dal ruolo, e si decise quindi di virare ufficiosamente verso altri candidati, con Timothy Dalton e James Brolin (padre di Josh) in lizza, con tanto di screen test e biglietti pronti per Londra (dove si sarebbe girato) per quest’ultimo. Ma poi l’annuncio shock: la concorrenza, ossia Kevin McClory, l’uomo che possedeva i diritti di Thunderball, avrebbe fatto un film di 007 non canonico, slegato dalla saga ufficiale della EON chiamato Mai dire mai, con protagonista un “nuovo” James Bond… Sean Connery! Due 007 diversi si sarebbero dunque scontrati a suon di incassi nello stesso anno, e per contrastare “i rivali” con lo
schockante ritorno di Connery/Bond dopo 12 anni, la EON giocò sul sicuro implorando Moore di tornare prima che la sua sostituzione con Brolin fosse resa ufficiale. Moore accettò, e il 1983 sarebbe stato dunque l’anno del derby inglese più colossale di sempre: più di Liverpool-Manchester United e di Beatles-Rolling Stones messi insieme… grazie a Mai dire mai e Octopussy, Sean Connery contro Roger Moore!

Sapevate che a 52 anni si è più vecchi che a 55?

Per definizione spesso la concorrenza è un bene, un elemento che obbliga entrambe le parti a tirare fuori il meglio per distinguersi. Nessuno dei due lo farà, rimandando qualsiasi voglia o tentativo di svecchiare un franchise che aveva appena già 21 anni. Il risultato finale di Octopussy è praticamente lo stesso dell’80% dei Bond di Moore, talmente intrappolati in un senso di deja-vù che io stesso ho spesso il dubbio di scrivere sempre le stesse cose: una formula matematica con villain dimenticabili, pochi momenti memorabili quasi tutti riconducibili al camp di quegli anni, con qualche nuovo spettacolare stunt, qualche battuta scema e ritorno alle leggendarie one-liner di Moore (le ultime due cose sono un pregio), e scene d’azione ben girate, ma lontane dall’eccellenza del genere che dovrebbe rappresentare la saga che il genere action l’ha praticamente inventato, soprattutto considerando quello che i suoi “colleghi” stavano iniziando a fare in quegli anni (appena 2 anni prima Spielberg con I predatori dell’arca perduta aveva dato lezione a tutta Hollywood su come si girano scene d’azione), compensando per lo meno con degli stunt di alto livello – cosa che per fortuna la saga non abbandonerà mai – che però, proprio in virtù della loro spettacolarità, renderanno sempre più evidente la sproporzione tra i 55 anni di Moore e la credibilità nel vederlo impegnato in certe scene d’azione senza neanche avere l’accortezza di farci auto-ironia, cosa che al contrario farà Mai dire mai, che sull’età avanzata di Connery/Bond baserà tutte le gag. E tutto questo nonostante Connery fosse anche più giovane di Moore!

Praticamente l’unica “novità” è il tanto atteso ritorno dei sovietici come i cattivoni. Anzi, del comunismo in generale se contiamo il prologo dove 007 affronta la Cuba di Castro con parecchi anni di ritardo. Dopo aver affrontato per una quindicina d’anni SPECTRE, spacciatori, nani, cugini di
Ian Fleming, squali umani, e tanti altri, Bond torna ad affrontare la sua vera nemesi come non faceva da anni, tornati solo su La spia che mi amava come alleati (!): gli anni ’80 saranno infatti l’ultima opportunità di Bond di affrontare l’Unione Sovietica, visto che da lì a poco l’occidente avrebbe conosciuto un netto scongelamento nei rapporti coi sovietici, fino ad arrivare alla sua definitiva caduta del 1991. Un cambiamento nella politica mondiale che influenzerà anche la saga del guerrafreddafondaio per eccellenza.

#metoo, pensaci tu

Può sembrare strano dal momento che stiamo parlando dell’icona retrograda per eccellenza, ma persino James Bond negli ultimi film aveva messo un po’ da parte la sua storica ironia politicamente scorretta, prendendosi una relativamente piccola pausa dal trattare le donne come incapaci e le altre culture come materiale di cui sghignazzare. Su Octopussy tornò più prepotente che mai, prendendosi gioco del mondo indiano più di quanto non avesse fatto di quello orientale su L’uomo dalla pistola d’oro, e persino concedendosi un piccolo momento alla Bart Simpson, inquadrando le tette di una segretaria dell’MI6 con zoomate da commedia sexy italiana anni ’70 proprio mentre Q gli spiega come il suo smartwatch ante litteram possa ricevere immagini della suddetta telecamera. Alla faccia delle censure e dei ridicoli disclaimer pre-film di cui ultimamente si parla tanto. Così tanto che viene quasi da pensare sia un complotto per rialzare le vendite dell’home video messo in crisi da streaming e pirateria. Scherzo.

Momenti poco convenzionali ci sono, come Bond che affronta tigri, elefanti, sanguisughe e l’intera fauna indiana, o Moore costretto a mordersi la lingua nel dover interpretare 007 che si concia da pagliaccio (sul serio) e che si sposta da una liana all’altra con l’urlo di Tarzan (non imitando l’urlo,
ma usando la stessa traccia audio dei film degli anni ’30 nonostante la bocca sia visibilmente chiusa!), ma restano tutti elementi appartenenti al camp del Bond Mooriano, e nulla che davvero dia una ventata inedita all’agente doppio 0 o che possa salvare Octopussy dalla striscia peggiore che la saga abbia mai avuto, quella iniziata da Moonraker e finita – in parte – con Zona pericolo 2 anni dopo.

Chi vinse il derby?

Octopussy uscì a Giugno 1983, vincendo in una ventina di milioni la sfida con Mai dire mai (che usci’ ad Ottobre), portando a casa incassi abbastanza standard per la saga. E sappiamo tutti quanto accontentarsi dei soliti rassicuranti incassi ad Hollywood sia sinonimo di ripetere la stessa formula all’infinito finché il pubblico non si stanca e ti fa floppare. Proprio per questo toccherà sorbirsi un altro film (il successivo Bersaglio mobile) che si porterà appresso gli ormai usuali problemi della saga, che stavolta – finalmente – flopperà davvero, obbligando la MGM a rinnovare davvero 007 per la prima volta dopo quasi 20 anni. Anche perché ormai era tutto il mondo a cambiare impetuosamente. E come si dice, chi non si adatta si estingue.

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