Finiamola di demonizzare il doppiaggio italiano

Quanti di noi hanno imparato l’inglese più con film e videogiochi che con le ore di inglese a scuola? Più o meno tutti. La possibilità di scegliere la lingua originale con sottotitoli affiliati è ormai una realtà che mette in crisi doppiatori e addetti ai lavori. Ma è sorto un problema con tutta questa scelta, ossia l’elitarismo verso chi i film preferisce vederseli doppiati, non per un’ignoranza di qualche tipo ma semplicemente per scelta personale, non diversa dalla scelta di vederlo in lingua originale.

Chi vi scrive non ha mai avuto problemi con l’inglese, anzi. A dire il vero sono “costretto” a usarlo per questioni di lavoro tutti i giorni, e ho avuto il piacere di “scoprire” la lingua originale da quando l’uomo inventò il Mulo a metà degli anni 2000, quindi capisco il piacere che dà il sentire la vera voce di un attore, i doppi sensi che in italiano possono risultare intraducibili e le vere intenzioni di regista e sceneggiatore tramite una semplice battuta… ma, seguendo la tendenza degli ultimi anni di inglesizzare ai limiti dell’assurdo termini perfettamente esistenti in italiano (sapevate che la tecnica di ringiovanimento che usano la Marvel e The Irishman in italiano non viene chiamata “ringiovanimento” ma “de-aging”? No? Purtroppo ora ne siete a conoscenza) è nata la fastidiosa tendenza a sminuire la propria lingua, una lingua ben più ricca e difficile del povero e “semplicistico” inglese, e la conseguente credenza che un popolo che guarda film doppiati sia un popolo non evoluto, di ignoranti e di trogloditi, dimenticandosi che il doppiaggio è attuato anche in paesi considerati “più all’avanguardia di noi” come Spagna e Francia. Con la piccola differenza che il loro doppiaggio fa schifo, e il nostro ha fatto scuola.

La voglia di vedere film in lingua originale con sottotitoli per molti magicamente sparisce quando si parla di film in lingue che internet non può averci insegnato come tedesco, giapponese o spagnolo, chiarendo una volta per tutte che la lingua originale è “l’unico modo” con cui si può vedere il film solo finché abbiamo un minimo di conoscenza della lingua in questione.

Ogni giorno il mio lavoro mi obbliga a stare a contatto con i turisti e di conseguenza a parlare e sentire inglese tutto il giorno, e la parte difficile del lavoro è proprio che le gravi carenze d’inglese ce le hanno tutti. Ma gravi. Spesso mi ritrovo a farmi capire coi gesti verso persone che non capiscono neanche quando gli dico a che ora tornare da me, e se avete buona memoria saprete che i numeri e il leggere l’orario in inglese sono l’ABC della materia in stile “the cat is on the table”, e per alcune persone con cui ho a che fare persino questa sembrerebbe una frase complicata; stiamo parlando di persone benestanti, che non hanno favelas o paesi in guerra nel loro background a giustificare la scarsa istruzione. Morale della favola: l’ignoranza in inglese è diffusa ovunque, e quello che fuori dall’Italia sia un paradiso dove tutti sappiano l’inglese come seconda lingua e che le macchine volino è un falso mito.

Si parla sempre del Nord Europa come esempio di popoli che parlano l’inglese come seconda lingua già da quando sono ancora feti, dimenticandoci che il Nord Europa non è il mondo e che in definitiva non siamo tutti uguali. Se io parlo bene inglese non è detto che qualcun altro sia altrettanto bravo. Io sono una zappa in matematica (provateci voi a capire le moltiplicazioni), ma nessuno mi dà dell’ignorante. “Sì ma con internet e i media che ci sono oggi come fai a non capire l’inglese?”

Beh, siamo tutti geni della fisica solo perché l’uomo è andato sulla Luna?

Doppiaggio didn’t kill the Hollywood stars

Si dice che non si può valutare la spontaneità, le emozioni del momento e i sentimenti di un attore nel preciso istante in cui recita la sua battuta, ignorando che gli attori stessi si ridoppiano e l’audio che sentiamo non sempre è quello originale (per quanto ne sappiamo il celebre ed emozionante “Ho visto cose che voi umani…” Rutger Hauer potrebbe anche averlo ridoppiato in studio poco dopo essere arrivato secondo a una gara di chi mangia più ciambelle in mezz’ora). Questa però è già un’opinione più rispettabile, anche se un attore non è solo la sua voce. La recitazione è fatta di silenzi, pause, movimenti, espressioni e persino di non espressioni, perchè Clint Eastwood o Harrison Ford il loro carisma lo devono alla loro presenza e non alle corde vocali, perchè la scena finale de Il laureato rimane impressa pur non avendo nessun dialogo, perchè Sally Hawkins su La forma dell’acqua si può benissimo valutare anche se interpreta una muta; e proprio per questo
definire “ingiudicabile” un attore doppiato è un’estremizzazione. Il doppiaggio non dà ovviamente una visione a 360 gradi sulla sua prestazione, ma il sostenere che sia una mancanza di rispetto verso il lavoro dell’attore e pietra tombale sulla performance è pretenzioso. Perchè dirlo nel 2020 con Netflix ed infinite altre comodità a disposizione ci fa dimenticare che sono polemiche nate negli ultimi anni, e dubito che prima degli anni 2000 De Niro, Brando o Al Pacino fossero “Impossibili da giudicare” fuori dagli USA.

Poi certo, i criteri per valutare una recitazione di questi tempi sembrano sempre più sballati, visto che si è arrivati a valutare l’uomo da 500 espressioni e campione di overacting Nicolas Cage ”monoespressivo”.

Ma soprattutto, non tutto vale la visione in lingua originale, perché non tutti gli attori fanno “un accento così particolare che devi vederlo in originale per apprezzarlo” né tutti sono Daniel Day Lewis. Ad Hollywood i cani non mancano mica, e fin troppe volte si ritrovano i nostri doppiatori a fargli da salvagente, perché se Hayden Christensen che interpreta il villain più iconico di sempre, non un ruoletto ininfluente, e si “salva” in corner è solo grazie a un Francesco Pezzulli.

Il problema non è il doppiaggio, ma l’esecuzione.

Alcune critiche sul doppiaggio sono condivisibili, ma lì si entra in un’altra sfera, non in quella della domanda “il doppiaggio è giusto?”, ma negli evidenti peggioramenti che ci sono stati recentemente. Va fatta innanzitutto una distinzione tra “traduzione” e “adattamento”: tradurre è semplicemente riportare una parola nella propria lingua, mentre l’adattamento, come dice la parola, adatta alle proprie esigenze linguistiche un intero concetto, e per quanto sembrino simili sono cose completamente diverse. Insomma, il motivo per cui “A clockwork orange” al cinema è stato tradotto “Arancia meccanica” invece del più letterale “Arancia a orologeria” per intenderci.

Il doppiaggio moderno sembra completamente ignorare le esigenze della propria lingua, limitandosi a tradurre alla lettera frasi e modi di dire tipicamente USA che in italiano stonano parecchio per non dire che sfociano nel ridicolo, mentre una volta la soluzione era trovare un’alternativa adatta per sposarsi meglio con l’italiano, piuttosto che riprendere alla lettera la frase a costo di suonare ridicolo, perché sentire su Baby Driver “That’s not cool” (cioè “così non va bene”) venire tradotto “Non è fico”, ignorando che “cool” oltre che “fico” significa anche “va bene” è grave, soprattutto considerando che una sfumatura diversa di “cool” l’ho saputa cogliere io che non sono nessuno e non faccio l’adattatore di mestiere.

Ci sono ovviamente cose difficili da adattare e da capire, come su Blackkklansman, con il suo continuo giocare con la differenza tra la parlata afroamericana e quella americana classica, che non funge solo da contorno ma da vero punto focale del film. Intraducibile, certo, perché gli afroitaliani non hanno una parlata accostabile a quella afroamericana per far arrivare le gag e il concetto del film anche agli spettatori dello Stivale. Non impossibile da adattare però, perché come già detto sono due “arti” diverse: la traduzione è una cosa oggettiva, al contrario dell’adattamento che può essere modificato a proprio piacimento, dove le limitazioni delle differenze linguistiche possono essere aggirate tramite la propria creatività e fantasia. Un’arte a parte insomma.

Quante volte una frase ci suona ridicola o “strana”, e dopo aver pensato al suo equivalente inglese pensiamo “Ah ok, a pensarci in inglese ‘sta cosa ha senso”? Una marea. Ma la cosa curiosa è che per i film del passato, diciamo di almeno una 15ina di anni fa, raramente succedeva, perché la priorità era trovare l’ adattamento più naturale, non ricalcare pigramente.

La colpa non è unicamente di adattatori o doppiatori, visto che spesso sono le stesse fenomenali e impeccabili voci di 20 o 30 anni fa, ma della fretta, dovuta sopratutto dalla nascita di internet. Una volta i film stranieri arrivavano molto più tardi di oggi, con tempistiche che oggi sembrano bibliche ma che erano la normalità: nel 1999 La Minaccia Fantasma sembrava l’evento del secolo… il ritorno al cinema dopo 16 anni di assenza della saga più popolare di tutti i tempi in un’epoca in cui il ritorno di un franchise non era la norma come oggi ma anzi era più unico che raro, in America uscì a Maggio e da noi a Settembre.

Uno Star Wars che esce con 4 mesi di ritardo oggi sarebbe impensabile, ancor di più se pensiamo che lo stesso Star Wars (come i film Marvel) da noi esce regolarmente persino con qualche giorno d’anticipo rispetto agli USA. Avere più tempo a disposizione regalava ai doppiatori una maggior cura, sia nel dargli una loro impronta sia nel trovare gli adattamenti migliori, senza la fobia degli studios per la pirateria ad imporre di far uscire il film il prima possibile; se la Disney avesse annunciato l’uscita de L’ascesa di Skywalker a Marzo 2020 piuttosto che a Dicembre 2019 saremmo arrivati a vederlo in sala dopo averlo già abbondantemente scaricato in triplosuper 57k prima ancora di capodanno.

Ma soprattutto ci si tende a scordare che siamo italiani, l’inglese non è la nostra madrelingua, quello che per loro suona di impatto non è detto che lo sia anche per noi e viceversa: perche “La donna che visse due volte” è più di impatto di “Vertigo”, perchè “L’attimo fuggente” è più di impatto di “Dead Poet’s Society”, perchè “Il petroliere” è più di impatto per un italiano di “There will be blood” perchè “Total Recall”(Atto di forza) e “Unforgiven”(gli Spietati) non sono traducibili, e perchè, e qui mi salteranno tutti addosso, “Se mi lasci ti cancello” è più di impatto di “Eternal Sunshine of the spotless mind”.

“COOOOOOOOOOOSAAAAAA????????”

Già, ho preso l’esempio di titolo-bestemmia più noto. Non più bello, non più giusto, non più fedele, ma più d’impatto, perché… udite udite, per un distributore un film va prima di tutto venduto. Se voi foste dei produttori, ve la sentireste di far uscire in Italia un titolo lungo, “complicato” e – se non si è visto il film – apparentemente insensato come “Eternal sunshine of the spotless mind”? O peggio ancora nella sua traduzione “Eterna letizia della mente candida”. Inutile dire che non incasserebbe un centesimo, e sono dinamiche di cui a noi spettatori non fregherà nulla, ma a cui i distributori devono pensare non per “rovinare” un film con il titolo, ma anzi per fargli un favore rendendolo più commercializzabile; e sinceramente, cos’è più vendibile tra “Se mi lasci ti cancello” e “Eternal sunchine eccetera”? Persino io non riuscirei a dire il titolo originale più di 3 volte senza poi stancarmi.

Si poteva fare di meglio? Sicuramente, sono il primo a pensarlo. Si poteva trovare un titolo diverso ma comunque più inerente al film? Eccome, ma dire queste due cose è ben diverso dal processo alle intenzioni che si fa sempre. Perché questo è ormai… un processo alle intenzioni. Qualsiasi titolo o traduzione si faccia ormai, brutta o giusta che sia, verrà criticata sempre e comunque, dimenticandosi che in passato ci si sono prese libertà di traduzione ben più grandi eppure amatissime come “Il mattino ha l’oro in bocca”. E col clima di grido allo scandalo a tutti i costi che c’è oggi persino “Uomo Ragno” o “Guerre Stellari” verrebbero accusati di aver completamente travisato il senso del nome originale.

1 pensiero su “Finiamola di demonizzare il doppiaggio italiano

  1. Interessante articolo. Conosco film che sono stati apprezzati dagli addetti ai lavori più della versione originale . Due esempi: Forrest Gump e Una poltrona per due. Merito dell’adattamento.
    Una nota personale. Ho notato che da qualche anno si stanno diffondendo modi di dire in Italiano derivati da traduzioni troppo letterali dall’Inglese.
    Hanno un senso, ma in Italiano non esistono. Mi viene in mente, tanto per fare un esempio, ” Ci sto provando!”

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