James Bond e la MTV Generation: Solo per i tuoi occhi (1981)

Come già detto in precedenza, la qualità della saga di 007 è sempre stata altalenante: un passo falso e poi si rimediava. Dopo Moonraker, apice del ciclo camp di Roger Moore, toccava dunque tornare seri, prendendo ispirazione (come tutti i Bond con ambizioni più seriose) da Dalla Russia con amore e Al servizio segreto di sua maestà. Proprio quest’ultimo film fu l’unico diretto da Peter Hunt, fino ad allora montatore principale della saga, che nominò John Glen come suo successore ufficiale in cabina di montaggio; e proprio come Hunt, Glen verrà promosso da montatore a regista del franchise (dirigendone ben 5, record per i Bond) dopo le sue esperienze avute come regista della seconda unità di varie produzioni di rilievo come il Superman di Richard Donner. A sostituire Glen al montaggio ci sarà John Grover, che a sua volta diventerà regista della saga dopo l’addio di Glen. Scherzo, a lui toccherà restare un umile montatore.

Sapevate che MTV una volta faceva addirittura musica?

L’ennesimo schizofrenico cambio di tono è chiaro sin dal prologo pre-titoli, dove 007 porta dei fiori sulla tomba della moglie morta su Al servizio segreto di sua maestà: in 12 anni e 6 film l’unico riferimento alla parentesi più tragica della saga (abbastanza strano se consideriamo che il pubblico
aveva salutato 007 vedendolo fare sesso nello spazio 2 anni prima). Ah, seguirà immediatamente l’ennesimo, inspiegabile, inutile ritorno di Blofeld (mai nominato per questioni di copyright sull’affaire Thunderball/Spectre/McClory), nemesi Bondiana per eccellenza che muore per la 300esima volta in modo anche un po’ tragicomico, promettendo a 007 una catena di supermercati in cambio della sua pietà, mentre il main theme di Bond scorre rifatto in chiave Disco. Come detto, la saga è decisamente schizofrenica. Ed è solo il prologo pre-Bond song!

E proprio gli iconici titoli di apertura della saga furono involontariamente anticipatori di come di lì a poco il cinema e musica si sarebbero influenzati a vicenda: For your eyes only, composta dal mitico Bill Conti (compositore anche di tutto il film), durante i titoli di testa fu accompagnata dall’immagine vera e propria della cantante Sheena Easton, trasformando di fatto in un vero e proprio semi-videoclip gli iconici titoli di testa (che a loro modo erano già dei precursori del videoclip). Proprio il mese dopo l’uscita del film nel mondo fu lanciata MTV, che con i suoi video musicali cambiò il modo di pensare di tutto il mondo dell’intrattenimento, incluso il cinema, creando un connubio tra musica e immagini che si riverserà su tutto il decennio successivo: basti pensare che senza MTV, non avremmo Rocky IV. O gli anni ’80 in generale. I due eventi sono probabilmente scollegati, ma è bello notare come, ancora una volta, la saga di Bond con i suoi quasi 20 anni di vita fosse stata nuovamente testimone dei tempi e dei costumi che cambiavano.

Dopo una prima parte in Spagna, l’azione si sposta nella Cortina che 2 anni dopo avrebbe ospitato le riprese di Vacanze di Natale (avesse aspettato 2 anni Bond avrebbe dunque incontrato Jerry Calà e Christian De Sica), inaugurando una fase del film tanto spettacolare per i suoi stunt quanto gratuita nella sua stessa spettacolarità, in una fase del film che sembra più uno spot per le Olimpiadi invernali (in mezz’ora Bond affronta tutti in scontri/gare di sci, slitta, pattinaggio su ghiaccio, e persino in una Hockey su giaccio), e dove Bond affronta il terzo inseguimento in scii negli ultimi 6 film (praticamente la media di un film sì e uno no) rimarcando quanto, senza follie come la Star Warswave di Moonraker, l’ispirazione e le novità inizino a scarseggiare.

Poi verso fine film c’è una spettacolare sequenza tra i monti della Grecia dove Bond rischia ripetutamente di cadere mentre è sospeso nel vuoto. Fine. Il film è essenzialmente tutto qui.

Un “James Bond Gratest Hits” un po’ spento.

Solo per i tuoi occhi non è malvagio in senso stretto, soprattutto grazie alle sue lodevoli intenzioni di distaccarsi dalle esagerazioni di Moonraker, ma ha la sfortuna di essere capitato nella fase più di stanca della saga, quella degli anni ’80, dove Bond faticherà più che mai ad uscire dal senso di “già
visto”, vedendosi costretto a riciclarsi in continuazione e a rifugiarsi in stunt sempre più elaborati pur di non far chiedere al pubblico se il biglietto pagato non fosse per un film già trito e ritrito.

Insieme ai successivi Octopussy e Bersaglio mobile formerà infatti il trio dei Bond più dimenticabili e dimenticati, senza farsi notare per particolari intuizioni, lasciando anche che le cose migliori del film – come l’inseguimento tra le montagne di Cortina – siano rielaborazioni di elementi già esplorati e abusati… qualcosa che aveva funzionato per La spia che mi amava, ma che già al secondo tentativo appariva stantio e dimenticabile a dispetto dei suoi spettacolari stunt, unici veri sussulti del film. Che non si fosse in una grande fase per la saga lo si può intuire anche dal fatto che nelle intenzioni della EON c’era la volontà di rifare Thunderball, che venne evitata solo grazie alla già citata controversia sui diritti (che porterà 2 anni dopo al non canonico Mai dire mai).

Ai tempi Moore andava per i 55, e i segni della sua stanchezza già si stavano vedendo su Moonraker. Il problema è che, per ancora un po’, il pubblico continuerà a reagire bene (Solo per i tuoi occhi incassò appena una dozzina di milioni meno di Moonraker, che era il più alto incasso della saga), evitando ai produttori eventuali svecchiamenti della saga a partire da Bond stesso, tenendo la saga in apnea praticamente fino all’arrivo di GoldenEye nel 1995, e di mezzo il recasting di Timothy Dalton come unica vera ventata d’aria. Capitata però nel momento sbagliato. Però i primi 5 minuti di film fanno un sacco ridere, e vanno visti per forza per capire perché qualcuno, 20 anni dopo, avrebbe inventato Austin Powers.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *