Il film dimenticato del Tarantino-verse: Curdled – Una commedia pulp (1996)

Curdled – Una commedia pulp

Ah, le meravigliose tradizioni italiane di una volta… quando un film sbancava i botteghini e le produzioni successive del suo regista/attore dovevano per forza avere qualche rimando alla loro hit più famosa nel titolo. Curdled – Una commedia Pulp deve il suo sottotitolo – forte del nome di Quentin Tarantino tra i produttori – al successo mondiale di Pulp Fiction di due anni prima; tralasciando poi che “pulp” ha un significato molto più ampio di quanto Pulp Fiction abbia fatto intendere al pubblico, è il “commedia” a suonare davvero fuori posto, ma vabbè serviva qualcosa per attaccarci il “pulp” col nastro adesivo. Comunque…

Nei 3 anni che separarono il trionfo di Pulp Fiction dalla “delusione” (per il pubblico dell’epoca) di Jackie Brown, Tarantino era il nuovo prodigio di Hollywood. Due soli film e aveva già inaugurato un inconfondibile stile copiato, imitato e omaggiato ovunque; pubblico e produttori volevano più roba “alla Tarantino” e tra Assassini nati, Una vita al massimo e Dal tramonto all’alba venivano ben accontentati. Fu cosi che nacquero tutti gli stereotipi per cui un film viene banalmente definito ‘Tarantiniano’ (film con sangue, gangster e più di 2 “fuck” tra i dialoghi = Tarantino). Nel triennio ’94-’96 si era all’apice del “Tarantinismo”, un fenomeno di cui beneficiarono anche piccole produzioni spinte da Tarantino stesso, tutti film che senza il suo nome associato ben pochi avrebbero visto, come Killing Zoe, Four Rooms e il meno conosciuto Curdled. Il film non è male, ma per capire meglio i suoi difetti bisogna prima conoscere la sua origine:

Curdled inizialmente era un cortometraggio di 20 minuti su Gabriella, una giovane ragazza sudamericana che dopo aver assistito a un omicidio da piccola rimane affascinata dai serial killer e dal loro modus operandi. Si trova quindi un lavoro in una ditta di pulizie di scene del crimine per
poter soddisfare più da vicino la sua passione per i cadaveri, rimanendo particolarmente colpita dal Blue blood killer, un assassino che ha come marchio di fabbrica quello di tagliare la testa alle sue vittime con una katana. Purtroppo non essendo l’incipit di un nuovo Highlander, non sentirete mai il Blue blood killer decapitare urlando «NE RESTERA’ SOLTANTO UNO».

Tarantino restò molto colpito dal cortometraggio e contattò il regista Reb Braddock per convincerlo a trasformarlo in un lungometraggio a sue spese. A colpirlo non fu solo il corto ma anche l’attrice protagonista Angela Jones, a tal punto dal volergli dare un ruolo molto simile su Pulp Fiction, quello della tassista sudamericana che scorta Bruce Willis tempestandolo di domande su cosa si provi ad uccidere un uomo con fare affascinato. Non avessero nomi e caratteri diversi si potrebbe persino speculare che siano lo stesso personaggio visto l’interesse morboso per la morte dei due personaggi e l’abitudine di Tarantino di includere tutto nello stesso universo; e tecnicamente nel Tarantinoverso Curlded ci rientra pure, dal momento che vengono esplicitamente citati da una giornalista i fratelli Gecko di Dal tramonto all’alba. La giornalista è Lois Chiles tra l’altro, la prima Bond girl a fare sesso nello spazio e a mezz’aria su Moonraker.

Braddock accettò e riscritturò sempre Angela Jones, che si dimostrò molto versatile nell’interpretare un ruolo molto simile a quello di Pulp Fiction ma con altre caratteristiche (qua è ingenua e un po’ infantile, su Pulp Fiction quasi inquietante). A restare affascinato dalla Jones stavolta ci fu pure Slash dei Guns ‘n Roses, che la definì la sua più grande fonte di ispirazione per la sua esecuzione pop latina dei titoli di testa. I due si misero anche insieme per un periodo, e se sei riuscita a convertire Slash al pop latino significa che è vero amore.

Il film è godibile e proprio per la sua modesta durata (1 ora e 20) scorre liscio. Forse fin troppo.

Probabilmente non era troppo convinto del diventare un vero e proprio regista, o non era nelle sue corde, ma il grande salto di Braddock dai corti ai lungometraggi non può definirsi riuscito: la sensazione è proprio quella di un cortometraggio di 20 minuti spalmato per 1 ora e 20, non perché
sia annacquato, ma proprio perché non succede nulla che non potesse essere narrato in metà del tempo. Invece che usare il corto come base di partenza si limita a fare un auto remake nel senso più letterale del termine. A perderci in questo sono sopratutto i personaggi: chi ne esce peggio è sicuramente il Blue blood killer, che nonostante sia il secondo personaggio più importante del film non ha la minima scrittura alle spalle; lui uccide perché… boh, è previsto che lo faccia. La pochezza della sua scrittura la si vede proprio nella scena in cui il killer scopre la fascinazione che Gabriella subisce per il suo “lavoro” di assassino, portandolo a sentirsi compreso e in sintonia con lei, salvo poi cambiare idea all’improvviso e tentare di ucciderla senza motivo, solo perché serviva più pathos. Sono le tipiche motivazioni dietro ai personaggi che in un corto puoi permetterti di tralasciare, ma che in un film fanno tutta la differenza del mondo. Persino la collega di Gabriella ha più caratterizzazione e scrittura del Blue blood killer. Anzi, è proprio l’unica ad averne oltre alla protagonista.

Curdled in conclusione è proprio questo, un film non malvagio e che non annoia, ma più in generale un tentativo fallito di passare da una buona base al livello successivo con tutte le rogne in più che ne conseguono. Dopo un’ora di film si ha costantemente la sensazione che manchi qualcosa proprio perché sprovvisto di una struttura filmica: quello che in un film comune sarebbe successo in una mezz’ora qua succede dopo un’ora. Ma considerando che la filmografia di Braddock si è fermata proprio a Curdled potrebbe essere stata semplicemente mancanza di vero interesse nel passare al cinema “dei grandi”: basti pensare che dal 1996 ad oggi il suo lavoro si è limitato al produrre un paio di cortometraggi e nient’altro. Un vero peccato, visto che a spingerlo ad Hollywood c’era proprio il nome più caldo del momento.

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