Il più ambizioso: Dracula di Bram Stoker (1992)

Alzi la mano chi non conosce Dracula. Nessuno? Ovviamente… stiamo parlando di uno degli archetipi più famosi di sempre, talmente ‘ovvi’ che pensare abbia ‘solo’ 123 anni fa strano. Quello che i meno interessati all’argomento non sanno è che – come per Frankenstein e tanti altri mostri – la visione che abbiamo di Dracula è dovuta al suo equivalente cinematografico degli anni ’30 piuttosto che al romanzo originale di Bram Stoker, al punto che ormai la sua immagine ‘tradizionale’ è associata al volto di Bela Lugosi. Come si poteva negli anni ’90 rilanciare Dracula sotto una luce moderna, inedita, e che non si facesse offuscare dalla versione classica?

– Ambientiamolo nel 2000 con un pò di Nu Metal a suon di Linkin Park, Disturbed e System of a Down?
– Idea assolutamente idiota, facciamolo! Hai 50 milioni di budget.

Questa fu più o meno la nascita di Dracula’s Legacy.
Ma 8 anni prima di Dracula’s Legacy qualcuno aveva già avuto l’idea di riportare Dracula al cinema, stavolta in modo più sobrio e senza Nu Metal. Vai a capire il perché.

Quel qualcuno era Francis Ford Coppola, di cui neanche perdo tempo a scrivere la filmografia. Dopo aver quasi rischiato il manicomio stando dietro ad Apocalypse Now, gli anni ’80 con Coppola non furono generosi: ogni singolo film degli 8 che girò in quel decennio fu fatto solo per pagare i debiti accumulati con il flop atomico di Un sogno lungo un giorno, ed ognuno si rivelò un flop a sua volta (ad eccezione di Peggy Sue si è sposata). Una scia di insuccessi che lo portò a malincuore dirigere Il Padrino III, unico vero salvagente economico dopo quasi 10 anni. Pur venendo considerato (in modo anche esagerato) un filmaccio e lanciando per primo il dogma “il terzo capitolo è sempre il peggiore”, Il Padrino III liberò Coppola dai debiti, che però avevano ormai segnato per sempre la sua vena artistica, e il primo film a risentirne fu proprio la sua nuova occasione di rilancio: Dracula.

Morale della favola: non dirigete mai Un sogno lungo un giorno.

Per differenziarsi da qualsiasi incarnazione precedente, il nuovo Dracula si propose come una versione (quasi) completamente attinente al romanzo, armato dell’arrogantissimo titolo Bram Stoker’s Dracula (della serie “Dracula siamo noi”), e di un elevatissima ambizione produttiva che non circondava il vampiro per eccellenza da 60 anni: per la prima volta dagli anni ’30 Dracula tornava ad essere una operazione ad alto budget. L’affascinante idea di Coppola era infatti quella di un Dracula realistico e meno folkloristico, con costumi e scenografie da vero e proprio affresco storico, con un cast all-star e l’ambiziosa promessa di un nuovo Dracula “definitivo”. E in caso di flop ci sarebbe sempre stato Il Padrino IV.

Nonostante tutte queste premesse, il Dracula di Coppola è in parte una grossa occasione mancata. La cosa più riuscita, talmente impressionante da evitare la bocciatura al film, è proprio la sua potenza scenografica. L’ambizione che c’è dietro è sempre palpabile, e la maggior dose di realismo in questo Dracula non toglie il fascino e il sovrannaturale delle precedenti versioni più folkloristiche… anzi, addirittura le amplia. Ma non resta nulla di più, visto che a livello di contenuti, beh, si vede che Coppola non se l’era passata benissimo gli anni prima. Non che non sia un film lineare, ma troppo spesso la visione di Coppola di trasformare il film in un sogno erotico (parole sue) crea confusione, lasciando così tanto spazio a sequenze oniriche (o quasi) che non sempre è chiaro cosa stia succedendo davvero e cosa sia solo una suggestione.

Certo, rendere il film onirico e sensuale era sua intenzione dichiarata, niente di lasciato al caso, ma Dracula è una di quelle storie dove una certa linearità – a discapito della propria visione artistica – è richiesta; e a fare il contrario, come in questo caso, si dà l’impressione di essere più frutto della paura di risultare poco artistico e troppo ‘commerciale’.

La cosa più goffa del film però resta il suo incredibile abuso di effetti speciali, il che è abbastanza paradossale, visto il rifiuto di Coppola di usare CGI: talmente categorico che al primo “Francis, quello che vuoi per questo film non si può fare senza CGI” licenziò la crew degli effetti speciali per
poi assumere il figlio Roman ad occuparsene. Qualche battuta sul fatto che noi italiani andiamo avanti solo a raccomandazioni?

La goffaggine non è nell’aver preferito i cari vecchi effetti pratici (che anzi, reggono più che bene), ma proprio nell’utilizzo degli effetti digitali nei momenti meno opportuni: dagli inutili cerchi di fuoco all’ingresso del castello di Dracula (ma a che servivano?), alla sposa di Dracula che cade nel vuoto – tramite sovrapposizione di immagini – dentro (letteralmente) la lettera di suicidio…

…. fino ai flashback alle spalle dei primi piani dei personaggi… e tutta una serie di intuizioni estetiche (debitrici anche verso Sam Raimi e i B-Movie di quegli anni) più adatte alle vignette di un fumetto o a produzioni con altre ambizioni artistiche.

Keanu, che mi combini?

E poi c’è la prova di Keanu Reeves, talmente dannosa da avere persino un capitolo a parte nella pagina inglese del film su Wikipedia. Al caro Keanu vogliamo tutti bene, e non perché dia da mangiare ai barboni, lasci il posto alle vecchiette sugli autobus, o abbia trovato una cura per il Covid… semplicemente ispira simpatia a pelle, e avere Matrix e Point Break sul curriculum di certo non guasta. Ma per quanto ci siamo tutti affezionati, non è un segreto che in fatto di recitazione non sia una cima, e che metta spesso il carisma a fare da tappabuchi. E poi c’è Dracula, dove il tappabuchi ha un buco a sua volta.

Non che fosse alle prime armi: solo l’anno prima aveva lavorato in produzioni importanti come Point Break e quella recita da teatro di seminterrato che è Belli e dannati, ma la sua prova in Dracula è qualcosa che rischia di minare la credibilità di tutto il film. Reeves è letteralmente impassibile per tutto il tempo, a prescindere da qualunque cosa accada: per quanto Dracula gli urli disperatamente “Sono un vampiro!” in ogni scambio tra i due, la sua faccia di pietra non demorde, rimanendo talmente ferma da non rendere mai chiaro lo stato d’animo del suo personaggio, o se abbia capito le cose inquietanti che succedono intorno a lui, ammazzando di fatto anche parte della narrazione. Se qualcuno si chiede “Ma è davvero cosi terribile?”, basti pensare che Reeves stesso si pentirà di aver partecipato al film, riconoscendo la sua prova disastrosa. Coppola, ancor più schietto, ammetterà di averlo scelto solo per attirare il giovane pubblico femminile.

Tolto Reeves, tra i pregi del film troviamo un cast carismatico (Anthony Hopkins nella seconda parte del film salva una barca che non stava affondando ma comunque navigando quasi senza meta), un’atmosfera gotica mai più ritrovata nei film vampireschi venuti dopo, e soprattutto… un’ambizione da blockbuster imponente che raramente si è più vista in un horror.

Per fare una metafora calcistica, Coppola sta al suo Dracula come un difensore sta ad una partita in cui prima fa autogol per poi rimediare segnandone uno a sua volta: strafare così tanto da dover essere responsabile sia dei pregi che dei difetti. Se sono proprio alcune scelte di regia (e di casting) a far zoppicare il film in molte occasioni, al tempo stesso sono proprio le sue trovate, la sua ambizione e la sua visione a salvarlo, con costumi e scenografie che si rivelano i veri protagonisti del film (che non a caso fecero incetta di premi) e creano un’atmosfera talmente suggestiva da far passare volentieri sopra al pastrocchio.

Pur con difetti riconosciuti dalla critica, il film riuscì comunque nel suo intento: sfornare un nuovo Dracula che avesse successo senza farsi schiacciare e condizionare dalla versione di Lugosi, che fosse moderno e classico al tempo stesso, e svecchiare un po’ il tema vampiresco. Ah, e anche far incontrare Keanu Reeves e la Bellucci prima del punto più basso (o persino alto) di Matrix Reloaded. Oltre all’avere il merito non scontato, in virtù della sua atmosfera, di creare interesse nel recuperare il romanzo originale. Sperando che almeno lì Keanu Reeves sia meno terribile.

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