Bram Stoker + Gerard Butler + Nu Metal = Dracula’s Legacy (2000)

Qualcuno si ricorda il cinema Nu Metal? Legittimato da Matrix (a livelli mai più eguagliati), abbracciato in pieno da Fast and Furious e La regina dei dannati, elevato da XXX, all’apice sul remake di Rollerball, portato al termine da Daredevil, e riproposto fuori tempo massimo con Blade Trinity… la parentesi dell’influenza del Nu/Alternative Metal nel cinema è stata breve e intensa quanto il genere stesso, accompagnando qualsiasi film commerciale tra il 1999 e il 2004 a suon di Limp Bizkit, Korn, Downing Pool, Marylin Manson, Rob Zombie, Saliva, e Linkin Park, unici a sopravvivere oltre il fatidico 2005, vero spartiacque dove gli anni 2000 virarono verso altri lidi sia a livello musicale che cinematografico. Odiato all’epoca sia dai puristi del Rock che dell’Hip Hop, ma amato da chiunque sia nato dalla fine degli anni ’80 in poi (se avete meno di 35 anni e non vi sono mai piaciuti almeno una volta i Limp Bizkit, state mentendo), il Nu Metal è l’ultimo vero genere a lasciare il segno al cinema, complice la triste evoluzione che ha avuto al musica nel non essere più un fenomeno culturale.

Cosa avevano in comune (quasi) tutti i film citati prima? Metal a tutto spiano, ostentare l’essere cool ed eXtremi per il terrore di sentirsi vecchi, aggressivi e giovani a tutti i costi, pieni di riferimenti sessuali gratuiti/misogini, e che si riempivano la bocca di termini complicati come “cyber”, “hacker”, “hard disk”, “software” per urlare al mondo quanto fossero moderni e al passo coi tempi, ereditando la tendenza del decennio precedente, lanciata dal cyberpunk, a sparare la parola più futuristica possibile… questo era il cinema commerciale dei primi anni del 2000. Poteva un nuovo film su Dracula girato e ambientato nel 2000 tirarsene fuori? Spoiler: certo che no.

Dracula’s Legacy (in America è Dracula 2000, in altri paesi uscì col comico titolo di Dracula 2001) è tecnicamente un sequel del romanzo di Bram Stoker, e già l’idea di ambientare Dracula nell’epoca moderna non era tra le più azzeccate. Al contrario degli altri mostri classici, Dracula e Frankenstein appartengono alla categoria dei miti impossibili da modernizzare, troppo debitori alla loro epoca per rinunciarvi: un’epoca dove la Transilvania e i Carpazi potevano ancora essere luoghi misteriosi e sconosciuti, e con ancora abbastanza mistero nel mondo che il cosiddetto “sense of wonder” la faceva da padrona nella narrativa fantasy.

Senza contare che entrambi sono considerati capolavori del romanzo gotico, una corrente strettamente legata a tempi ormai andati… tutti elementi che nel mondo globalizzato di oggi, fatto di internet e smartphone, dove abbiamo persino immagini satellitari da Marte (!) cozzano inevitabilmente con quel senso di meraviglia di cui si cibavano entrambi i Mostri. E proprio la necessità di quel senso di meraviglia d’altri tempi spinse saggiamente La mummia di Stephen Sommers (che poteva comunque essere modernizzata più di Dracula e Frankenstein) ad essere ambientata negli anni ’20.

Bela Lugosi, Christopher Lee, Gary Oldman… Gerard Butler?

Oltre a questa premessa, parte della scarsa efficacia del film è anche da imputare a Gerard Butler, così poco a suo agio nei panni di un vampiro aristocratico da sudare freddo dallo sforzo persino durante un baciamano, che ci regala forse il Conte meno aristocratico e più coatto mai visto al cinema insieme a quello di Dominic Purcell su Blade Trinity, con cui tra l’altro condivide una scena simile di “scoperta” del 2000, in cui il Dracula di Butler, dopo un secolo di sonno, ammira su uno schermo il videoclip dei Monster Magnet pieno di sesso, metal, e tutte quelle cose che il 2000 voleva essere, per commentarlo con un “Bellissimo…”. Decisamente più sobrio di Blade Trinity, in cui il Dracula di Purcell “scopre” il 2000 in un negozio che vende dei vibratori con sopra disegnata la sua faccia (ci credereste che chi ha scritto la scena dei vibratori draculeschi ha anche scritto Batman Begins?).

Anche se Butler non andrebbe valutato tanto come Dracula quanto come… Giuda Iscariota, che alla fine del film si scoprirà essere la vera identità di Dracula. Proprio QUEL Giuda, già colpevole di aver tradito Jim Caviezel ne La passione di Cristo.

Non che i personaggi intorno a lui se la cavino meglio, con il solo Johnny Lee Miller a suscitare reazioni, non per meriti di scrittura, ma per il suo passato come Sick Boy di Trainspotting a circondarlo di simpatia, e il “furto” di una scena ad Highlander a strappare una risata, dove decapita un vampiro urlando “NON ROMPERE MAI LE PALLE A UN ANTIQUARIO!” (su Highlander Christopher Lambert tra una testa mozzata e l’altra fa l’antiquario a sua volta). Forse reminiscenze della serie TV stessa di Highlander, apice della carriera di regista di Patrick Lussier prima di dirigere questo film.

Dunque: un romanzo impossibile da modernizzare senza perdere di efficacia… apice del cinema Nu Metal… la ricetta perfetta per un disastro. Ma visto che non si vive di soli film di qualità, o si rischia di annoiarsi (e pure di diventare noiosi), Dracula’s Legacy è un film con zero (ma proprio zero) pretese, che dura il giusto, scemo quanto basta, e strappa la risata sia del tipo “che brutti i 2000”, che del tipo “che belli i 2000”, con un maggior intrattenimento se appartenete alla seconda categoria come il sottoscritto, ammiratori di un cinema brutto ma bello ormai estinto, da ammirare rigorosamente con una pizza a domicilio.

Ma Dracula’s Legacy è anche figlio di una visione dei vampiri che molti hanno additato al film sbagliato…

No, Twilight non ha “rovinato i vampiri”.

Prima che Twilight fungesse da capro espiatorio e venisse accusato di aver rovinato i vampiri con facce troppo pulite e romanticismo spicciolo (ricordate il mai divertente meme “E’ comunque una storia migliore di Twilight?”) c’erano stati altri film (giustamente) più celebrati a sancire questa trasformazione, a cui forse sarebbe toccato la stesso marchio di “film che hanno rovinato i vampiri” se fossero usciti in tempi più recenti come il povero Twilight (che tra l’altro non ho mai visto completo, per cui non ho alcun interesse a difenderlo).

Se il primo a dare sex appeal ai vampiri fu il Dracula di Christopher Lee, gli anni ’90 furono il decennio dove i vampiri si affermarono definitivamente come creature seducenti, giovani e cariche di riferimenti sessuali, “colpa” anche del Dracula di Francis Ford Coppola, che aggiunse una componente romantica al personaggio. Il vampiro aristocratico e mostruoso alla Nosferatu o alla Bela Lugosi era ormai tramontato in favore dei vampiri bellocci, giovani, persino adolescenziali, e romantici di Intervista col vampiro, del primo Blade, di Buffy, o di quello di Coppola.

Dracula’s Legacy non è nient’altro che l’incarnazione del vampiro “moderno” dell’epoca, misto agli stereotipi del cinema Nu Metal citato prima per formare un mix letale di comicità involontaria ed esagerazioni tipiche dei tempi. Che anzi, sono persino tenute a freno, lasciando l’onore di portarle alte quasi solo a Gerard Butler tra sesso a mezz’aria e altre perle; lasciando tutto quello non relativo a lui nell’anonimato e nella scrittura pigra più assoluta (ma il figlio di Van Helsing, in un’ora di film, a cosa è servito?) e qualche battuta con leggero livello di misoginia (elemento
fondamentale del cinema Nu Metal). Quale battuta? “A me non interessano le parole dolci, io voglio solo succhiare” detto da una vampira, ovviamente donna. Battuta di una misoginia tale da poter riempire un intera trilogia.

Ah, la trilogia in effetti ci fu: Dracula Ascension e Dracula – Il testamento (in originale rubarono il titolo italiano di Dracula’s Legacy), che uscirono direttamente in home video nel 2003 e nel 2005. Ma ormai era troppo tardi, il Nu Metal era già morto. Purtroppo.

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