I mostri classici Universal: Dracula (1931)

L’avvocato Renfield si reca in Transilvania per discutere d’affari con un certo conte Dracula, anche se durante il viaggio più persone terrorizzate tentano di dissuaderlo. Dracula si rivela infatti un famelico vampiro, che manipola Renfield, lo trasforma in una sorta di schiavo e lo obbliga condurlo a Londra alla ricerca di nuovo sangue. Lì il conte, mentre cercherà di soggiogare la giovane Mina, verrà ostacolato da Abraham Van Helsing, brillante scienziato che crede nel sovrannaturale.

Non importa se non avete letto il romanzo di Bram Stoker o se non avete visto nemmeno un singolo film sul personaggio: è difficile non sapere chi sia il conte Dracula. Altrettanto difficile – nonostante le diverse versioni più o meno riuscite – non associarlo al volto dell’ungherese Bela Lugosi.

Non si tratta della prima incarnazione del personaggio (quella è il Nosferatu di Murnau) né della più spaventosa (sempre Murnau), ma della più centrata commercialmente, la prima a entrare davvero nel cuore degli spettatori.

Un po’ di storia.

È il 1924. Due anni dopo Nosferatu, in Inghilterra il commediografo Hamilton Deane adatta il testo di Stoker semplificandolo e presentando un Dracula meno ripugnante e più affabile, interpretato da Raymond Huntley. Lo spettacolo – una sorta di macabro giallo da camera che utilizza trucchi scenici ed assordanti effetti sonori – è un’esperienza esaltante per il pubblico, e sbarca presto in America (a Broadway) adattato da John L. Balderston. Ad interpretarlo è proprio Bela Lugosi, che è da poco espatriato in America e parla pochissimo l’inglese, ma impara le sue battute e scopre che il suo marcato accento dell’Est funziona alla grande per il ruolo. Lugosi piace fin da subito, per le donne è praticamente un sex symbol (non ridete, succede anche ai tronisti) e non a caso: a suo modo è il primo a restituire il sinistro erotismo di fondo del personaggio. La critica liquida lo spettacolo come una robetta puerile, ora vai a sapere se a torto o a ragione, ma non ha importanza: Dracula è considerato finalmente materiale da Cinema.

1930. Nonostante l’iniziale riluttanza del produttore Carl Laemmle Jr. (lui vuole Lon Chaney, che però muore di lì a poco), Bela Lugosi ottiene la parte nell’adattamento cinematografico per la Universal. La regia viene affidata a Tod Browning, regista molto attivo durante il periodo del muto e alla sua prima esperienza col sonoro, mentre come direttore della fotografia viene assunto Karl Freund, innovatore con all’attivo diversi classici del cinema espressionista tedesco come Metropolis e L’ultima risata e al quale dobbiamo l’invenzione della unchained camera, o più in breve dei movimenti di macchina: è infatti lui a incoraggiare riprese in cui la mdp venga sganciata dal suo supporto, abbandonando la sua abituale staticità. Introduce questa importantissima innovazione proprio ne L’ultima risata, dove per ottenere dinamicità monta la cinepresa su una bicicletta.

Freund si rivela più che fondamentale, prendendo di fatto il posto di Browning come regista per gran parte del tempo. Browning è infatti pochissimo a suo agio con il passaggio al sonoro, e si nota chiaramente. I tempi ad esempio sono spesso parecchio dilatati e sembrano ancora obbedire alle esigenze filmiche del muto, mentre in generale si nota la mancanza di una mano registica solida: molte scene di dialogo vengono sbrigate in maniera dozzinale (c’è ad esempio uno scambio di quattro minuti tra Van Helsing e Mina in cui il primo è ripreso tutto il tempo di spalle) e non fosse per l’atmosfera comunque suggestiva, gli abbellimenti di Freund dietro la macchina da presa e le interpretazioni di livello (oltre a Lugosi abbiamo gli ottimi Helen Chandler, Dwight Frye ed Edward Van Sloan) Dracula risulterebbe abbastanza faticoso da guardare. Nonostante le pezze che ci ha messo Freund poi è tecnicamente abbastanza “frenato” anche per l’epoca, fatto che ci conduce alla mia parte preferita di questa storia.

<<Yo soy Dracula>>

A inizio anni ‘30 il pubblico latinoamericano vuole vedere i film sonori nella propria lingua, ma il doppiaggio non è ancora un’opzione, quindi la Universal realizza delle versioni in lingua spagnola con troupe ed attori completamente diversi. Uno dei casi più famosi è appunto quello di Dracula, girato nello stesso periodo della versione in inglese e usufruendo degli stessi set. E pure meglio!

La versione in spagnolo di Dracula diretta da George Melford merita di essere riscoperta, soprattutto vista la sua natura bizzarra: la troupe ha infatti modo di assistere alle riprese del film di Browning, di constatare la plateale mancanza di organizzazione e la pochissima voglia di sperimentare. Decide quindi di fare le cose meglio, puntando su un’esecuzione più vivace ed ispirata, sui movimenti di macchina e sulle atmosfere. Certo il conte del simpatico Carlos Villarías non è all’altezza di quello di Lugosi, e infatti ci si chiede quanto potesse uscirne ancora meglio quest’ultimo con un’esecuzione così fresca e innovativa, ma il confronto tra le due versioni è materia di studio per qualsiasi aspirante regista: sono due film tutto sommato complementari, ed è interessante vedere come nonostante tutto vinca in fascino la versione che conosciamo tutti.

Ma è merito quasi esclusivamente di Bela Lugosi, che trovò il ruolo della vita – a sua detta sia una benedizione che una condanna – e gli regalò il suo volto incredibile, perfetto anche senza l’ausilio di un make-up elaborato e impresso per sempre nell’immaginario collettivo.

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