Aspettando Daniel Craig: ‘Agente 007 – Una cascata di diamanti’ (1971)

Con il nuovo 007 George Lazemby già pronto a lasciare il franchise dopo un solo film, la EON si ritrovò a dover cercare il nuovo James Bond… di nuovo. Dopo il taglio con il passato fatto dal più cinico Al servizio segreto di sua Maestà si optò quindi per un ritorno al passato e a tutti gli elementi che avevano fatto grande 007, a costo di ricorrere ad un’operazione nostalgia che più pigra non si poteva: richiamare Gert Froebe, che aveva interpretato l’iconico cattivone Goldfinger anni prima, nel ruolo del… gemello di Goldfinger (!) come “nuovo” cattivo del film, richiamare Guy Hamilton, regista di Goldfinger, e richiamare Shirley Bassey a cantare la sue seconda Bond Song dopo… Goldfinger. Dopo qualche sondaggio per il futuro Silente Michael Gambon, che rifiutò in quanto era in cosi pessima forma da “avere le tette di una donna” (parole sue), e Adam West, che rifiutò convinto che il ruolo di Bond dovesse andare solo a un britannico, ai produttori venne la pazza idea di richiamare Sean Connery.

L’operazione nostalgia era servita. Pronti a farsi riattaccare il telefono al primo “Ciao Sean, come stai?”, i produttori si armarono di coraggio, la promessa di un cachet più elevato, e proposero il soggetto di Goldfinger 2 – la vendetta a Connery, che stranamente rifiutò. Sapendo che Sir Sean avrebbe accettato solo in cambio dell’indipendenza della Scozia, i produttori iniziarono a disperarsi, ma poi si arrivò a un compromesso: Connery sarebbe tornato in cambio del libero finanziamento di due progetti a sua scelta (che sarebbero stati Riflessi di uno specchio scuro e un Macbeth mai realizzato). Connery era tornato e il soggetto di Goldfinger 2 – la vendetta fu (grazie a Dio) messo da parte. Cosa poteva andare storto?

C’era un piccolo problema, che ormai da 3 film consecutivi era sempre lo stesso: l’aver invertito i capitoli 2 e 3 della “trilogia della SPECTRE”. Il film precedente la saga aveva visto realizzarsi il suo primo finale drammatico, con Bond a tenere inerme tra le braccia la sua moglie appena sposata uccisa dai proiettili della SPECTRE. Si vive solo due volte, che nei libri era il sequel di Al servizio segreto di sua Maestà, ruotava tutto intorno alla vendetta di Bond; ma essendo il romanzo già stato liberamente adattato ancor prima di Al servizio segreto di sua Maestà, ora la vendetta di Bond se la sarebbe dovuta accollare Una cascata di diamanti, ma nessuno aveva voglia di integrare questa logica sottotrama nel plot già esistente del film.

Dunque Blofeld, la vendetta di Bond per la moglie, la SPECTRE, e tutto quello che si era costruito per 3 film distribuiti in 7 anni vennero liquidati… nei primi 10 minuti di film, con Bond che uccide Blofeld senza tanti complimenti. Cioè, Blofeld tornerà a metà film (è spoiler anche se è un film del 1971?), ma il fatto che torni come cattivo solo in relazione al malefico piano del film, e non per i precedenti personali tra i due, è un tantino strano, dal momento che la moglie morta di Bond non viene praticamente mai menzionata. Capisco la collaudata misoginia di 007, ma non fare neanche riferimenti alla moglie morta… Insomma, nessuno sembrava avere idea di cosa farne della saga.

James Bond sulla Luna. Letteralmente.

Una cascata di diamanti è divertente, ma rende palese quanto la saga avesse bisogno di un rinnovo . Connery tornò bello carico, facendo show con una naturalezza impensabile per chi aveva accettato di tornare solo per secondi fini, marcando ancor di più il gap tra lui e Lazemby che, pur recitando in un film migliore, non aveva saputo tenersi il film da solo. Sir Sean, con la sua ironia ed il suo carisma, si resse da solo Una cascata di diamanti, non salvandolo dal dimenticatoio ma indubbiamente dalla noia, molto più di quanto (non) avesse fatto in Si vive solo due volte, che pagò pesantemente la sua stessa stanchezza e quella della saga in generale. Per non parlare della folle scena in cui Bond che irrompe in un set dove si sta inscenando lo sbarco sulla Luna, per poi rubare il finto Rover lunare per scappare dai cattivoni nel deserto, mettendo in dubbio l’effettivo sbarco di appena 2 anni prima con amabile arroganza. Ora… io so che siamo andati sulla Luna. Ma, se Sir Sean Connery ci dice il contrario, non può che essere una menzogna.

Dopo un decennio di successi al cinema, Una cascata di diamanti portò a casa la pagnotta dimostrandosi un film godibile, incassando soldi perfettamente in linea con gli altri film, e pregando che il pubblico fosse ancora abbastanza narcotizzato da non ripensare al film il giorno dopo, facendosi venire il dubbio se non fosse il caso di dire basta ad una saga che stava iniziando a viaggiare sui binari del copia e incolla.

Tra le poche piacevoli novità ci fu una piccola anteprima di quello che si sarebbe assistito il “nuovo” cinema d’azione degli anni ’70. Pur avendo fatto da precursore al genere action, la saga di Bond non si è mai distinta per innovazione o particolare pericolosità degli stunt stile Tom Cruise sui Mission Impossibile, se non in rari casi; eppure Una cascata di diamanti fu il primo a mostrare nel mondo di 007, seppur per poco, le innovazioni tecnologiche degli anni ’60 che permisero ai film hollywoodiani di osare un po’ di più: rampe, airbag, cannoni ad aria, nuove auto più aerodinamiche, e tutta una altra serie di innovazioni che qui si mostrano a singhiozzi (come l’inseguimento tra Bond e le auto della polizia di Las Vegas, breve e semplice, ma impensabile fino a pochi anni prima), ma che nei film di Roger Moore saranno più centrali con stunt sempre più impressionanti, fino a raggiungere picchi di spettacolarità caciarona nel corso nel decennio come su Blues Brothers o 1941 – Allarme ad Hollywood.

Una cascata di diamanti è da molti considerato il peggiore del ciclo Connery, ma per chi scrive il fatto stesso che Connery sia sorprendentemente più in forma che in film più celebrati come Licenza di uccidere o Si vive solo due volte lo elevano abbastanza da non essere il peggiore del suo ciclo, ma “solo” uno dei più sacrificabili della saga in quanto portatore di ben poche novità. Certo, 7 omicidi sono un po’ pochi… ma mettere in dubbio lo sbarco sulla Luna, il liquidare tutto quello che accade nel film con una battuta (alcune degne di Geronimo Stilton, ed è un complimento), qualche trovata venuta fuori direttamente da Una pallottola spuntata, il compiere alcuni degli omicidi più alla John Landis di tutta la saga, l’avere accanto la Bond Girl meno vestita di sempre e meno “forte e indipendente” di tutte porta il Bondometro inevitabilmente verso l’alto. Quanto? Difficile quantificare, ma sicuramente alto. E con questo Sean Connery girò il suo ultimo Bond. Di nuovo. E qualche anno dopo sarebbe tornato sui suoi passi riprendendo il ruolo. Di nuovo.

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