Birds of Prey è il miracolo che non ti aspetti

Quello che Suicide Squad avrebbe voluto essere e La fantasmagorica rinascita della DC.

Un divertente cafonata salvata da James Wan, un gioiellino di ispirazione Spielberghiana ingiustamente sottovalutato, e infine un autentico miracolo: è un caso che la DC rispettivamente con Aquaman, Shazam e Birds of Prey sia rinata da quando ha smesso di inseguire i Marvel Studios? Già, “un autentico miracolo” è la definizione più adatta di Birds of Prey. Come lo
definireste sennò un film figlio di quell’atrocità di Suicide Squad e della finta emancipazione femminile Hollywoodiana che riesce a non essere un disastro semi-insopportabile, ma addirittura un film validissimo?

Il fatto che Margot Robbie ci tenesse cosi tanto da figurare anche come produttrice è ben palpabile, dal momento che l’impressione generale è proprio quella di un film fatto con la volontà di dare effettivamente qualcosa al pubblico, e non solo per sfruttare un marchio popolarissimo nel modo più pigro.

Una lezione a Capitan (e a tutta la) Marvel.

Il “Joker e io ci siamo lasciati” del trailer non lasciava presagire nulla di buono a livello tematico, un po’ perchè Harley Quinn deve tutti i tormenti del suo personaggio al suo essere assoggettata al Joker, e un po’ perché di questi tempi ad Hollywood l’emancipazione femminile è fin troppo usata in maniera ostentata e superficiale, mascherata da battaglia civile; aggiungiamo il fatto che la Quinn si tagliasse persino i capelli (lo storico espediente stereotipato Hollywoodiano che sta per “donna forte e indipendente”), una promozione quasi nulla nonostante la popolarità del personaggio, ed ecco che il disastro era servito.

Ma basta fare un respiro profondo per prepararsi al peggio, arrivare alla fine del film, e riprendere a respirare realizzando che questo “peggio” non c’è mai stato, e che anzi aveva dei pregi decisamente non scontati per un blockbuster.

Che nel 2020 un blockbuster possa proporre donne cazzute, divertenti, piene di carisma (la Cacciatrice di Mary Elizabeth Winstead si ritaglia il ruolo più divertente del film con uno screen time minimo), e con una chimica insospettabile, senza mai urlare all’inferiorità maschile come Capitan Marvel nella sua lotta al nuovo villain insospettabile di Hollywood – il patriarcato – non è scontato. Purtroppo. Così come non è scontato il fatto che nel 2020 un blockbuster possa far parte di un universo condiviso e campare unicamente della sua personalità fregandosene del tono degli altri prodotti affiliati (cosa che nei fumetti succede da sempre ma che i Marvel Studios sembrano ignorare).

E un villain sulla carta talmente anonimo (caratteristica sempre più comune dei villain) che Ewan McGregor deve dare una versione made in USA de lo Zingaro di Jeeg Robot per farcene ricordare il giorno dopo, riuscendoci con un certo stile.

“C’è una ragione che cresce in me
E l’incoscenza svanisceee”

Una lezione (anche) a Jared Leto. E a Joquin Phoenix.

Harley Quinn, da brava equivalente femminile del Joker, è una psicotica omicida con punte di macabra ironia. Niente “è LA SOCIETAAAA'” che l’ha resa pazza come per il Joker post-Ledger, niente “i veri cattivi sono quelli del governo” di SuicideSquadiana memoria… una cattiva e basta. Nulla di più semplice. E la forza della Quinn di Birds of Prey è proprio questa, la stessa forza che ne ha scandito l’inarrestabile successo di cui gode dagli anni ’90: il non cercare chiavi di lettura artificiosamente profonde, o scuse per giustificare i suoi gesti più folli per creare una sorta di empatia verso quello che è da 80 anni oggettivamente un mostro (Ledger, Phoenix… sto guardando voi, e sono indeciso chi fissare di più).

Put on a happy face

Certo, lo fa sicuramente col freno a mano tirato (Harley Quinn uccide una sola volta in tutto il film), ma non perde mai il suo ruolo di cattiva in tutta la storia, diventando un’eroina semplicemente perché c’è sempre un pesce più grosso e cattivo di lei. E non è “LA SOCIETAAAAAAAA’”.

In sintesi, Birds of Prey è il miglior film sul Joker mai fatto (non “il miglior Joker”, perché altrimenti un certo Jack Nicholson mi farebbe danzare col diavolo nel pallido plenilunio). Questo perché riesce con successo a sparare a raffica l’ironica follia di Harley Quinn, regalandoci un’ottima alternativa al Joker di Todd Philips e Joaquin Phoenix, che è sì un ottimo film, ma privo della vera anima pulsante del personaggio. Personaggio a cui, volenti o nolenti, devono tutto l’enorme successo avuto dal film, che non avrebbe di certo goduto della stessa considerazione se fosse stato intitolato ‘Arthur’ (come avrebbe voluto quell’ARTISTA di Phoenix). Insomma, è un film che grida con fierezza di venire dai fumetti. Avete presente quelle bizzarre storie dove i personaggi volano, sollevano macchine e parlano in delle nuvolette? Beh, Joker viene da quelle, non da un saggio di Sigmund Freud come qualcuno vuole far credere, e questo non lo rende meno affascinante.

Aveva capito questo Tim Burton, facendo abbracciare appieno al suo Joker la sua folle anima fumettosa senza vergogna, e ha capito questo Birds of Prey, che fregandosene di qualsiasi senso di colpa per il suo provenire da un fumetto (anzi, peggio… Harley Quinn in realtà viene dal CARTONE ANIMATO di Batman! Todd, Joaquin, vi prego rimediate e fate un film sulla Quinn come saggio sulla Sindrome di Stoccolma!) delizia con scene d’azione decisamente creative, un Rated R sfruttato in modo funzionale e non come scusa per dire un paio di parolacce in più, sequenze piacevolmente folli che non si vedevano dai tempi del Batman di Joel Schumacher (è un complimento) come lo scontro finale coi cattivoni tutti inspiegabilmente in maschera, e una protagonista che, oltre al far (finalmente) ridere non era riuscita a fare su Suicide Squad, non si sente in dovere di impartire lezioncine morali.

Ed è sicuramente più Joker di quel bamboccio di Leto, piacevolmente liquidato nell’intro animata con una rappresentazione del Joker classico a discapito del suo.

PS: dal momento che “puddin” (il nomignolo che Harley da a Joker, da sempre tradotto alla lettera “budino”) in italiano non significa niente, non sarebbe il caso di tradurlo come si è sempre fatto?

Va be’, sono piccolezze. Un gran bel cinecomic, se non l’avete ancora visto fatelo. E non abbiate paura di divertirvi.

1 pensiero su “Birds of Prey è il miracolo che non ti aspetti

  1. Solo applausi. Condivido ogni singola riga, compresa quella sull’adattamento. Trovo ridicolo che un film bello come questo sia sottovalutato e non incassi mentre Endgame e altre medio rate simili hanno un successo strepitoso. Mah.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *