RIPASSONE #6: L’impero colpisce ancora (1980)

Ci siamo quasi. Tra tre giorni approderà nelle sale Star Wars: Episodio IX – L’ascesa di Skywalker e noi siamo quasi alla fine del nostro RIPASSONE. Dopo il primissimo Guerre Stellari, eccoci arrivati a quello che da molti è considerato il film migliore dell’intera saga: L’impero colpisce ancora.

Ve ne abbiamo già parlato: nel 1977 il successo di Guerre Stellari fu così gigantesco da lasciare spiazzati tutti quanti, primo tra tutti George Lucas. Lucas se la passò brutta durante la realizzazione del film, così determinato ad ottenere ciò che voleva ma così scoraggiato dalla sufficienza con cui il suo progetto veniva trattato dai suoi collaboratori. Nessuno sembrava crederci. I suoi amichetti registi di punta della New Hollywood (nome a caso: Francis Ford Coppola) videro un montato preliminare e gli dissero: “Ma che cazzo stai a fa’!?” (tranne Steven Spielberg, non a caso il migliore di tutti). Ma George non mollò. La sua unica preoccupazione era farcela nonostante tutto, portare a casa il suo film.

Successe poi che Guerre Stellari fu il film di maggiore incasso di sempre, uccise il nichilismo imperante della New Hollywood e pose le basi per quello che Hollywood sarebbe diventata e che è ancora oggi. Forse era il caso di fare un sequel.

Suonerà ironico, visto che Star Wars è ancora oggi il franchise più di richiamo che esista e visto che è in mano alla Disney, ma George Lucas non aveva nessuna intenzione di rispondere agli Studios, non voleva sentirsi dire cosa fare per rendere più appetibile commercialmente un film. Teneva così tanto a questa indipendenza che, approfittando dell’enorme credibilità acquisita dopo l’uscita del primo Star Wars, decise di auto-finanziarsi il sequel. L’Impero colpisce è ancora è, a tutti gli effetti, un film indipendente. Certo, un indipendente particolarmente costoso: inizialmente 25 milioni di dollari (già più del doppio di Guerre Stellari), diventati poi 33.

Con in mano una libertà creativa oggi praticamente impensabile per un film del genere, Lucas decise di non dirigere (ci pensò il bravo Irvin Kershner) ma di supervisionare l’intero progetto, completamente frutto della sua visione. L’impero colpisce ancora fu un sequel inedito per l’epoca, non una blanda ripetizione dello schema che aveva funzionato la prima volta ma un film che osava e portava il racconto in direzioni inedite. A livello spettacolare alzò il tiro, puntando su set ancora più belli ed effetti speciali della Indistrial Light & Magic ancora più all’avanguardia di quelli (premiati con l’Oscar) del film precedente.

Oltretutto finì anche per essere probabilmente il film più importante e decisivo dell’intera saga: è qui che scopriamo che Darth Vader è il padre di Luke Skywalker, che conosciamo Il maestro Yoda e che troviamo il discorso definitivo sulla Forza. Qui insomma vengono poste le basi per un franchise che ha all’attivo 11 film, una serie live-action, diverse serie animate, un universo espanso fatto di libri e fumetti ed una schiera infinita di fan talebani pronti ad uccidere.

Tie’, guarda che hai combinato.

Personalmente ad ogni re-watch resta il capitolo che riguardo con più piacere: lo trovo il più suggestivo visivamente (la prima parte nel gelido pianeta Hoth, l’addestramento Jedi nelle paludi di Dagobah) ed il più divertente, con dei twist che oggi ormai sono cultura pop ma che al momento della sua uscita devono essere stati decisamente spiazzanti. Poi il fatto che non avesse un vero finale ma lasciasse tutto molto sospeso lo rende anche forse il primo esempio di sequel “episodico”, con una sua personalità marcata ma pensato come capitolo di transizione prima di un gran finale che era già nella testa di Lucas.

Ed è anche il film dove Mark Hamill dimostra più che mai di che pasta è fatto. Se Harrison Ford e Carrie Fisher danno colore alla loro love story nel miglior modo possibile ( – “Ti amo” – “Lo so”, una pensata di Ford stesso, fu un inevitabile istant-cult), Hamill si deve accollare la parte più difficile del film: l’addestramento Jedi. Di fatto in quel segmento del film Hamill recita da solo. Pare che i dialoghi di Yoda, manovrato ed in seguito doppiato da Frank Oz, fossero a malapena udibili dato che Oz era ben nascosto per rendere credibili i movimenti del pupazzo. Pupazzo dall’aspetto buffo che rischiava di non far funzionare il film: Lucas stesso lo definì un salto nel vuoto, la troupe non era sicura che il pubblico l’avrebbe preso sul serio, e se Hamill non ci si fosse calato con così tanta concentrazione probabilmente la cosa non avrebbe funzionato. Ma lo fece. Hamill è là assieme a Bruce Campbell nella mia Top 2 degli attori che avrebbero meritato delle carriere di Serie A e Dio solo sa perché si sono ritrovati per decenni a fare cosette per nulla all’altezza del loro talento da fuoriclasse (anche se Hamill almeno è la voce definitiva del Joker).

Ovviamente il film, che aveva sforato di non poco il budget, incassò così tanto da coprire immediatamente i costi, fu un fenomeno equiparabile al film precedente ed anzi rese ancora più deciso l’affermarsi di Giorgione ad Hollywood. Un personaggio strano, George Lucas, deciso a perseguire la più totale libertà creativa e l’indipendenza dagli Studios ma con idee che non potevano fare a meno di fargli incassare il mondo e di trasformarlo sostanzialmente in ciò che odiava. Certo è che ha approfittato della sua posizione sempre più privilegiata per fare i film che voleva esattamente come li voleva, e nel bene e nel male gli dobbiamo i successivi quarant’anni di cinema di intrattenimento fracassone Made in Hollywood.

E che immagine spettacolare.

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